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Signor Parkinson

 

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Una poetica simbiosi tra madre e figlia che trasforma la tristezza della morte in un delicato inno alla vita dove la forza dell’amore è in grado di compiere miracoli inimmaginabili e abbattere barriere insormontabili come la paura dell’assenza e del silenzio eterno della morte.

Luisa godeva di ottima salute, una maestra elementare di provincia sulla cinquantina dotata di un carisma eccezionale con cui sapeva mettere ogni bambino a proprio agio. Una donna dallo spirito indomabile, dall'allegria contagiosa e dotata di un incredibile amore per la vita.

Nella primavera dell'anno 2006 venne colpita da una malattia misteriosa, un inarrestabile degenerazione della corteccia celebrale che fu diagnosticata dai medici come un'atipica sindrome di parkinsonismo.

Alcuni giorni in seguito al suo ingresso in ospedale Luisa cadde in un sonno profondo e in quella dimensione sopravvisse per diverse settimane trasformandosi a poco a poco in una misteriosa sorta di baco da seta completamente paralizzata e prigioniera del suo stesso corpo dove sopravvivrà a lungo in una dimensione a noi sconosciuta e parallela alla nostra. Un mondo dove non esistono parole, sospesa tra la vita e la morte.

Monica, la sua fragile figlia decide di comune accordo con il medico che si occupa dell'appoggio psicologico della sua famiglia di scrivere una lunga lettera sotto forma di diario a Parkinson per esprimergli tutto il suo rancore, dando così finalmente un identità seppure immaginaria al devastante male che ha colpito la madre trasformandolo così in un essere da poter combattere. Esso spera che instaurando un dialogo giornaliero con il fautore del suo atroce dolore, Monica si possa riscoprire più forte nell'animo e attraverso la potenza della scrittura riuscire a trovare una giusta correlazione tra gli eventi dando in questo modo un senso a tanta sofferenza.

Ha inizio così questo dialogo con un uomo immaginario e malvagio che ha distrutto la loro vita ma ben presto questo gioco terapeutico si trasformerà in qualcosa di utile e produttivo. Piano, piano spogliata dal suo dolore, Monica sarà in grado di offrire tutto il suo aiuto possibile alla madre che procede a piccoli passi verso la fine, offrendole lei stessa il suo prezioso appoggio e tutta la sua forza interiore per accettare la triste verità che talvolta la morte non è sempre negativa, sarebbe molto peggio pensare al dolore come ad una abitudine di vita.

Affronteranno insieme con coraggio il triste dilemma se continuare a a vivere oppure abbandonarsi al proprio destino già designato! Nascerà una poetica simbiosi tra madre e figlia che trasformerà la tristezza della morte in un delicato inno alla vita dove la forza dell'amore è in grado di compiere miracoli inimmaginabili e abbattere barriere insormontabili come la paura dell'assenza e del silenzio eterno della morte. Insieme scopriranno che nonostante la vita sia una sola se vissuta bene può essere abbastanza.

Sua figlia la condurrà alla ricerca della grande cortina di vetro che le separa dall'altra parte della vita e rifiutando ogni forma di accanimento terapeutico capiranno che molte volte è molto meno doloroso morire che continuare a vivere!

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