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Sufismo Velo e Quintessenza

 
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«Velo» (hijàb) e «quintessenza» (lubàb): due termini che indicano un'opposizione nella sfera simbolistica e dottrinale e che si riferiscono rispettivamente all'esteriore e all'interiore, ovvero alla contingenza e alla necessità...

Taluni hanno creduto giovare alla reputazione del Sufismo, o custodirne il mistero, asserendo che non è un sistema come le filosofìe, bensì un insieme di espressioni e di simbolismi liberamente scaturiti dall'intelletto e dall'ispirazione...

Del resto, non si ritiene che le espressioni dottrinali siano esaurienti, poiché i! loro compito è unicamente quello di offrire i riferimenti per una verità complessa e in considerazione dell'Ineffabile. La qual cosa i moderni non hanno mai compreso, anzi accusano le dottrine antiche di essere insieme dogmatiste e insufficienti...

Ritroviamo in noi stessi tutti questi principi, che conferiscono all'Islam il suo carattere incontestabile e la sua universalità; le loro manifestazioni esteriori traggono ogni significato - nella prospettiva metafisica e contemplativa - dai loro archetipi a un pari trascendenti e immanenti.

(Dalla Prefazione dell'Autore)

AUTORE

Frithjof Schuon è nato a Basìlea nel 1907 da padre originario del Wùttemberg e da madre alsaziana. Dal 1930 al 1932 lavorò come disegnatore d'arte a Parigi, senza tuttavìa trascurare gli studi orientalistici, compreso quello dell'arabo; poco dopo si recò nell'Africa settentrionale per studiarvi il Sufismo: in questo periodo conobbe lo Cheikh EI-Allaoui. Il seguito della sua vita è caratterizzato da una serie di viaggi in vari paesi orientali; fece visita due volte a Guénon al Cairo; un soggiorno in India fu interrotto dalla seconda guerra mondiale. Più tardi, nel 1959 e nel 1963, Schuon soggiornò piuttosto a lungo presso gli Indiani d'America del Nord; strinse amicizia con personaggi eminenti e fu adottato dalla tribù dei Sioux. Fin dalla prima giovinezza Schuon s'interessò alle civiltà orientali ed in particolare anche alla loro arte; collaborò per due decenni con Guénon a «Etudes Traditionneles». Dopo aver vissuto per quarant'anni sulle rive del lago Lemano, si è ritirato negli Stati Uniti.

Le vostre recensioni

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Scritto da: - 3 agosto 2017

L’immaginazione creativa è usata dai sufi per aprire il cuore all’infinito amore divino e ricevere gli abbondanti frutti del suo amore e della sua gioia. Impiegano anche il canto, la preghiera, la danza, la gestualità e la musica per fondersi con la magnificenza divina. L’immaginazione è il dono più grande che Dio abbia offerto all’anima, giacché, spiega Rumi, ci permette di tornare a Casa. Attraverso essa l’anima crea infatti i suoi mondi e gli strumenti che le occorrono per compiere il viaggio. Essendo dotata di libertà, può anche scegliere di procedere nella direzione opposta, ma secondo il pensiero di Rumi ciò non sarà per sempre: un giorno, quando svilupperà la consapevolezza, riorienterà il suo percorso e tornerà sulla strada che conduce a Dio.

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