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La Tradizione Romana

 
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La Tradizione Romana è molto di più di quel che il titolo non indichi. Per prima cosa non è un libro di storia, come comunemente s'intende; si tratta invece, secondo le parole del suo autore, di « una introduzione alla dottrina della Tradizione Romana », vale a dire della Tradizione universale.

Roma, infatti, incarna il luogo fisico e metafisico dell'incontro delle maggiori correnti spirituali antiche: il paganesimo dell'Occidente e il cristianesimo dell'Oriente. Il saggio di Guido de Giorgio, quindi, dopo la descrizione del « ciclo divino », dopo l'illustrazione dello « spirito sacro della romanità », si presenta nel suo originale aspetto propositivo: l'esposizione delle « linee generali di una società costituita secondo le norme di una Tradizione veramente tale », basata sulla « armonia tra Contemplazione e Azione ».

Attraverso una rettificazione che vada « dall'interno all'esterno », sarà allora possibile la restaurazione dello spirito di Roma riprendendo il pensiero, l'aspirazione e l'ideale di Dante. Grazie al recupero di « simboli antichi » ciò potrà essere attuabile anche in un mondo che è apparente dominio della Scienza Positiva e del Numero. Uno di questi simboli è il Giano bifronte, immagine della Romanità intesa come « principio comune e potere unificatore di due tradizioni ricondotte alla loro precisa « distinzione ». La riproposta di questo « libro segreto » del pensiero tradizionale italiano, complesso ma di profonda suggestione, in un momento in cui si vanno riscoprendo « valori » di questo tipo, vuoi essere anche un'opera di chiarificazione e rettificazione, forse anche « costruttiva »

AUTORE

Guido De Giorgio (1890-1957) è stato definito il « miglior discepolo italiano di Guénon » ed è senza dubbio uno dei rappresentanti maggiori e più « nascosti » del pensiero tradizionale nel nostro paese. Conobbe e venne apprezzato non solo da Rene Guénon, ma anche da Julius Evola, con i quali fu in corrispondenza. Ebbe una riconosciuta influenza su quest'ultimo, che parla di luì come « una specie di iniziato allo stato selvaggio » e ne fece conoscere « all'esterno » le idee ospitando suoi scritti su Ur (1928), La Torre (1930) e Diorama filosofico (1939-1942), ora riuniti in Introduzione alla Magia e in L'Instant et l'Eternile. Prima della guerra, Guido de Giorgio scrisse la sua unica opera organica ad ampio respiro, questa La Tradizione Romana che però rimase dispersa e sconosciuta — forse in un'unica copia dattiloscritta — sino al 1973, quando venne stampata per la prima volta in una edizione a tiratura limitata.

Le vostre recensioni

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Scritto da: - 13 agosto 2015 Acquistato sul Giardino dei Libri

Un testo molto denso, con un ricco studio sul simbolismo antico; immancabile nella biblioteca di chi è appassionato/a di tematiche legate alla Tradizione...

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Scritto da: - 26 novembre 2013

Paganesimo e Cristianesimo, politeismo (anche se il paganesimo in realtà non fu una forma di spiritualità "a più divinità" nel senso corrente e volgare del termine) e monoteismo, ebbero in Roma il loro punto di incontro e di scontro ma anche e soprattutto di sintesi; avendo come punto fermo il "tradizionalismo integrale" del Guènon, Guido de Giorgio dimostra come, se mai ce ne fosse ancora bisogno, Paganesimo e Cristianesimo siano due tra i vari adattamenti contingenti assunti dalla Tradizione Primordiale. Proprio per questo suo ruolo di Asse del mondo che la Città Eterna ha avuto nei secoli passati, Roma viene vista dall'autore come l'unico piedistallo possibile per una eventuale e potenziale rinascita dell'Occidente: dal mondo delle Forme a quello del Silenzio (Dio), ogni singolo uomo è chiamato a trovare il suo proprio Centro e da qui tutto l'Occidente a ripartire per ricostruirsi dalle sue stesse rovine. Un appello accorato, un invito a non perdere mai la fede, un invito a lottare contro sè stessi, contro la materialità che ci attanaglia. per dare ciascuno il proprio contributo allo scopo finale. Volgendo lo sguardo alle presenti difficoltà che si incontrano verso una vera Europa unita, viene da pensare quanto attuali sono tutt'oggi le parole del De Giorgio. Un testo che và inquadrato nell'ottica del pensiero guenoniano e che ne approfondisce le tematiche di cui abbiamo fatto cenno.

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