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Tubutsch

 

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  • Prezzo € 6,20
  • Tipo: Libro
  • Pagine: 78
  • Formato: 10,5x18
  • Anno: 2000

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Pubblicato ai suoi esordi su "Die Fackel", Ehrenstein fu anzitutto un irregolare nella cultura austriaca del primo Novecento: anomalo già in quanto "espressionista viennese" e anomalo per il suo ebraismo eterodosso e per il suo socialismo individualistico. L'autore offre una inconfondibile versione del monologo interiore in una prosa che trascorre dall'assurdo stralunato, al grottesco-esilarante, al disperatamente nichilistico.

«Mi chiamo Tubutsch, Karl Tubutsch. Dico il mio nome solamente perché non possiedo altro se non questo nome»: così si presenta il protagonista di questo racconto che, quando apparve nel 1911, doveva suonare azzardato e provocatorio. E la sua carica, occorre aggiungere, è rimasta intatta. Bastano poche righe ed eccoci nel territorio di una certa «prosa assoluta» - quella di Gottfried Benn o di Carl Einstein -, costruita come una sequenza di gemmanti associazioni e dissociazioni, in un continuo oscillare fra registri che vanno dall'assurdo di livida tonalità al grottesco esilarante, al disperatamente nichilistico.

A parlare non è un soggetto integro, ma lembi di un soggetto che vagabonda per le vie di Vienna. Tutto si collega attraverso brevi e imprevedibili scariche di elettricità verbale. E ovunque sentiamo l'accento dell'espressionismo più puro, dolente ma privo di patetismo. Lo stesso accento che domina nel Suicidio di un gatto, l'altrettanto folgorante racconto che qui si accompagna a Tubutsch.

AUTORE

Albert Ehrenstein (Vienna 1886 - New York 1950), poeta, scrittore, critico letterario e teatrale, redattore delle case editrici Kurt Wolff e Fischer, pubblicò, oltre che su «Die Fackel», su «Der Sturm», una delle principali riviste dell'espressionismo. Dopo il 1918 intraprese lunghi viaggi attraverso l'Europa, l'Africa e l'Asia, dedicandosi alla traduzione della lirica cinese. Nel 1932 emigrò in Svizzera e nel 1941 in America, dove morì dimenticato e in estrema povertà.

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