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Una Vita

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L'autobiografia di uno dei più noti, e certamente il più singolare, fra gli intellettuali italiani e, insieme, l'attraversamento di settant'anni di vita del nostro Paese nei suoi mutamenti antropologici, sociologici, sociali, culturali più che politici, e di un quarantennio di giornalismo. Ma anche un racconto personale, di amori, di passioni, di amicizie, di tradimenti, di illusioni e disillusioni, esperienze che sono di tutti in cui il lettore potrà facilmente riconoscersi.

Un libro crudo, com'è nello stile dell'autore, dall'andamento narrativo giocato sulla memoria, a volte celiniano o proustiano, senza autoindulgenze ma nemmeno indulgenze verso i personaggi, noti o meno noti, che Fini ha incontrato nella sua vita, eppure venato, oltre che da una nostalgia quasi feroce per il Tempo Perduto, da tenerezza e pietas per quell'animale tragico che è l'essere umano.

AUTORE

Massimo Fini è nato a Cremeno (Lecco) da padre pisano e madre russa. Studi classici, laurea in Giurisprudenza a pieni voti e lode con Gian Domenico Pisapia, fa vari mestieri (impiegato alla Pirelli, copywriter, pubblicitario in proprio, giocatore di poker) prima di approdare, nel 1970, al giornalismo, all’«Avanti!» di Milano e poi all’«Europeo» dove rimane fino al 1979. Al «Lavoro» di Genova fa le sue prime prove come editorialista e polemista con la rubrica Contropiede. Dopo un passaggio al «Giorno» di Guglielmo Zucconi, a metà degli anni Ottanta rientra all’«Europeo», dove tiene per undici anni la principale rubrica del settimanale (Il Conformista). Nel 1992 lascia «Il Giorno» per partecipare all’avventura dell’«Indipendente» di Vittorio Feltri. Terminata l’avventura dell’«Indipendente», chiuso «L’Europeo», Zucconi lo riprende al «Giorno», poi diventato «Quotidiano Nazionale» («Il Giorno», «La Nazione», «Il Resto del Carlino»), dove resta fino al 2009, quando Antonio Padellaro lo chiama a collaborare a «il Fatto Quotidiano», dove tiene la rubrica Battibecco. Da anni collabora a «Il Gazzettino» di Venezia. Dal 1985 scrive libri il cui filone principale, salvo qualche divagazione in campo biografico o esistenziale, è una contestazione radicale del modello di sviluppo, sia liberista che marxista, partorito dalla Rivoluzione industriale.

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