SELF-HELP E PSICOLOGIA

12 regole per la vita: scopri la regola 4

12 regole per la vita: scopri la regola 4

Scopri come individuare e definire te stesso e come esprimere il vero perché della tua vita leggendo l'anteprima del libro di Jordan B. Peterson.

Il critico interiore

Quando molti di noi vivevano in piccole comunità rurali, era più facile riuscire bene in qualcosa. Cera chi veniva eletta “reginetta del college”, qualcun altro vinceva la gara di grammatica, era un mago nei calcoli o una star del basket. C'erano solo uno o due meccanici e un paio di insegnanti. All'interno del proprio regno, questi eroi locali godevano di una fiducia in se stessi generata dalle scariche di serotonina tipicamente sperimentate dai vincitori. Forse è proprio per questo motivo che la maggior parte delle persone che si sono distinte proviene da città di modeste dimensioni. Se vivi in una città da milioni di persone, come la maggior parte di noi ormai, ti troverai circondato da molti individui con le tue stesse capacità. Inoltre, adesso siamo connessi in modo virtuale con tutti e sette i miliardi di abitanti del Pianeta. Gli standard di qualità oggi sono vertiginosamente elevati.

Non importa quanto tu sia bravo in qualcosa, o come valuti i tuoi risultati, c'è qualcuno là fuori che ti fa sembrare incompetente. Sei un bravo chitarrista, ma non sei Jimmy Page o Jack White. Quasi certamente non arriverai nemmeno a esibirti nel pub di quartiere. Sei un bravo cuoco, ma ci sono molti grandi chef. I piatti di pesce della tua mamma, per quanto rinomati nel suo villaggio, non spiccano al giorno d oggi, persi tra degustazioni di mousse di pompeimo e gelato allo scotch e tabacco. Qualche mafioso ha uno yacht più pacchiano del tuo. Un amministratore delegato maniacale ha un orologio a carica automatica più complicato del tuo, con una preziosissima struttura in legno pregiato e acciaio. Perfino l’attrice hollywoodiana più sorprendente si trasforma alla fine nella Regina cattiva, che scongiura in eterno e in maniera paranoica la nascita di una nuova Biancaneve. E tu? Il tuo lavoro è noioso e inutile, le tue capacità di gestire la famiglia sono scarse, il tuo gusto è spaventoso, sei più grasso dei tuoi amici e tutti fuggono dalle tue feste. A chi importa se sei il primo ministro del Canada, quando qualcun altro è il presidente degli Stati Uniti?

Al nostro interno dimorano una voce e uno spirito critici che sanno tutto ciò. E sono propensi a portare avanti, fastidiosamente, le loro idee. Condannano i nostri modesti sforzi. Sono difficili da zittire. Ma la cosa peggiore è che critici di questo tipo sono necessari. Non mancano certo artisti privi di gusto, musicisti che non sanno tenere il tempo, cuochi in grado di avvelenare i clienti, dirigenti affetti da “disturbo ossessivo burocratico”, romanzieri mediocri e professori noiosi e tronfi di ideologia. Le cose e le persone hanno qualità molto diverse. La musica terribile ci tormenta ovunque. Edifici mal progettati si sbriciolano durante i terremoti. Automobili di qualità scadente causano la morte dei guidatori. Il fallimento è il prezzo che paghiamo perché ci siano degli standard e, dal momento che la mediocrità ha conseguenze reali e dure, gli standard sono necessari.

Non tutti abbiamo le stesse capacità né produciamo risultati identici, e ciò non può cambiare. Un numero molto esiguo di persone produce molto.

I vincitori non conquistano tutto, ma se ne accaparrano la maggior parte, e la coda della classifica non è un buon posto dove stare. Le persone sul fondo della scala sociale sono infelici. Si ammalano, nessuno le conosce o le ama. Sprecano la propria vita in quel luogo, e lì muoiono. Di conseguenza, la voce che nella nostra mente ci denigra tesse una trama devastante. La vita è un gioco a somma zero, in cui il guadagno o la perdita di un partecipante è completamente bilanciato dalla perdita o dal guadagno di un altro partecipante. L’inutilità è la condizione di default. Che cosa, se non una cecità ostinata, potrebbe proteggere le persone da critiche tanto sprezzanti? È per queste ragioni che un’intera generazione di psicologi sociali raccomandava le “illusioni positive” come unica strada percorribile per la salute mentale. Il loro credo? Lascia che la menzogna sia ciò che ti protegga. Non si può immaginare una filosofia più triste, miserabile e pessimista: le cose sono così terribili che solo l’illusione può salvarti.

Ecco un approccio alternativo che non richiede illusioni. Se le carte sono sempre contro di te, forse il gioco a cui stai giocando è in qualche modo truccato, magari da te stesso e a tua insaputa. Se la tua voce interiore ti fa dubitare del valore dei tuoi sforzi e della vita, forse dovresti smettere di ascoltarla. Se parla in maniera denigratoria di tutti, a prescindere dal loro successo, quanto può essere affidabile? Forse i suoi commenti sono chiacchiere, non saggezza. “Ci saranno sempre persone migliori di te” è un cliché del nichilismo, come anche “Tra un milione di anni, chi vedrà la differenza?”. La risposta appropriata a questa domanda non è: “Be’, allora tutto è privo di significato.” La risposta giusta è: “Qualsiasi idiota può scegliere un periodo di tempo entro il quale tutto perde di significato.” Persuaderti che tutto è irrilevante non è una critica profonda all’Essere. È un trucchetto della mente razionale.

Molti bei giochi

Gli standard che definiscono il meglio e il peggio non sono illusori né inutili. Se tu non avessi deciso che ciò che stai facendo in questo momento è la migliore alternativa a tua disposizione, non lo faresti. L’idea di una scelta priva di valore è un ossimoro. I giudizi di valore sono una precondizione all’azione. E ogni attività, una volta scelta, ha i propri standard interni. Ogni cosa può essere fatta meglio o peggio. Impegnarsi in una qualsiasi attività significa quindi giocare a un gioco con un fine ben chiaro e definito in termini di valore, che si può raggiungere attraverso diversi gradi di efficienza e finezza, con possibilità di successo o fallimento. I differenziali in termini di qualità sono onnipresenti. Inoltre, se non ci fossero i concetti di meglio e peggio, non varrebbe la pena di fare nulla. Non ci sarebbe valore e, quindi, nessun significato. Perché fare uno sforzo se non migliora nulla? Il significato stesso richiede una distinzione tra bene e male. Come, allora, possiamo zittire la voce dell’autocoscienza critica? Dove sono i difetti nella logica apparentemente impeccabile del suo messaggio?

Potremmo iniziare prendendo in considerazione i termini troppo netti di successo e fallimento. Sei una persona di successo, straordinariamente eccellente o, al contrario, un fallito, del tutto e irrimediabilmente senza qualità. Le parole non prevedono alternative e nessuna via di mezzo. In un mondo complesso come il nostro, però, queste generalizzazioni e questa mancanza di differenziazione sono il segno di un’analisi ingenua, semplicistica o persino malevola. Questo sistema binario annulla gradi e progressioni di valore fondamentali, con conseguenze per nulla positive.

Per cominciare, non esiste un unico gioco in cui si può avere successo o fallire. Ci sono molti giochi e, più specificamente, molti bei giochi, che incontrano i tuoi talenti, ti coinvolgono in maniera produttiva insieme ad altre persone, ti sostengono e possono anche migliorare pian piano. Quello dell’avvocato è un bel gioco. Così come lo sono l’idraulico, il medico, il falegname o l’insegnante. Il mondo rende possibili molti modi di essere. Se non hai successo con uno, puoi provarne un altro. Puoi scegliere qualcosa che meglio si addica alla tua situazione e alla combinazione unica dei tuoi punti di forza e di debolezza. Inoltre, se cambiare gioco non funziona, puoi inventarne uno nuovo. Di recente ho visto un talent show in cui un mimo faceva un numero ridicolo con dei guanti da forno. È stato inaspettato e originale. Sembrava che per lui quel gioco funzionasse.

È poco probabile, inoltre, che tu ti ritrovi a fare un unico gioco. Hai un lavoro, amici, familiari, progetti personali, impegni artistici e attività sportive. Forse puoi pensare di giudicare il tuo successo valutandolo attraverso tutti i giochi che fai. Immagina di essere molto bravo in alcuni, mediocre in altri e terribile in altri ancora. Forse è così che dovrebbe essere. Potresti obiettare: “Dovrei vincere a ogni gioco!”. Ma se vincessi sempre, significherebbe solo che non stai facendo nulla di nuovo o di difficile. Potresti vincere ma non stai crescendo, mentre crescere potrebbe essere la forma più importante di vittoria. Ma vincere nel presente è sempre necessariamente meglio che arrivarci in maniera graduale?

Infine, potresti arrivare a capire che le caratteristiche di molti giochi sono tanto adatte a te, tanto particolari, che il confronto con gli altri è semplicemente inappropriato. Forse stai sopravvalutando ciò che non hai e sottovalutando quello che fai. La gratitudine è realmente importante ed efficace. E anche una buona protezione contro i pericoli del vittimismo e del risentimento. Il tuo collega lavora meglio di te. Sua moglie, però, ha una relazione extraconiugale, mentre il tuo matrimonio è stabile e felice. Chi ha la meglio? La celebrità che tanto ammiri è un alcolista cronico, che guida ubriaco ed è anche un fanatico intollerante. La sua vita è davvero preferibile alla tua?

Ecco come opera il critico interiore quando ti sminuisce con questi paragoni. In primo luogo, sceglie arbitrariamente un singolo campo sui cui organizzare il confronto, ad esempio la notorietà o il potere. Quindi agisce come se quel campo fosse l’unico rilevante. Poi ti paragona a qualcuno che, in quell’ambito, ha raggiunto risultati veramente stellari. Può spingersi ancora più in là, usando il divario incolmabile tra te e il tuo termine di paragone come prova della fondamentale ingiustizia della vita. E così indebolisce con grande efficacia la tua motivazione a fare qualunque cosa. Chi accetta di stabilire così il proprio valore non può certo essere accusato di semplificarsi la vita. Ma anche complicarsi troppo le cose è un bel problema.

Quando siamo molto giovani non siamo né unici né informati. Non abbiamo ancora avuto il tempo e la maturità per sviluppare i nostri parametri di giudizio. Di conseguenza, dobbiamo confrontarci con gli altri, perché gli standard sono necessari. A mano a mano che maturiamo diventiamo sempre più particolari e definiti. Le condizioni della nostra vita diventano sempre più personali e sempre meno paragonabili a quelle degli altri. Simbolicamente parlando, ciò significa che dobbiamo lasciare la casa dove vigono le regole di nostro padre e affrontare il caos del nostro essere individuale. Dobbiamo prendere atto del nostro disordine, senza abbandonare completamente il “padre”, durante il percorso. Dobbiamo quindi riscoprire i valori della nostra cultura, nascosti dalla nostra ignoranza, celati nel polveroso baule del tesoro del passato, recuperarli e integrarli nelle nostre vite. È questo processo che dà all’esistenza il suo significato pieno e imprescindibile.

Tu chi sei?

Pensi di saperlo, ma forse non lo sai. Per esempio, non sei né il tuo padrone, né il tuo schiavo. Non puoi dire a te stesso cosa fare e forzarti facilmente a obbedire, almeno non più di quanto tu possa farlo con tuo marito, tua moglie o i tuoi figli. Puoi orientare i tuoi interessi, ma entro certi limiti. Alcune attività ti coinvolgeranno sempre, mentre altre semplicemente no.

Hai una natura personale. Puoi giocare a fare il tiranno con la tua natura, ma sicuramente ti ribellerai. Con quanta durezza puoi costringerti a lavorare e a sostenere la tua voglia di lavorare? Quanti sacrifici puoi fare per il tuo partner prima che la generosità si trasformi in risentimento? Che cosa ami veramente? Che cosa vuoi sinceramente? Prima di poter definire quali sono i tuoi standard di valore, devi considerarti un estraneo e poi imparare a conoscerti. Che cosa è prezioso e piacevole per te? Di quanto svago, divertimento e riconoscimento hai bisogno, per sentirti più di una bestia da soma? Come devi ricompensarti, per non mordere il freno e non distruggere il recinto? Potresti costringerti ad affrontare la routine quotidiana e sfogare la frustrazione sui tuoi familiari quando torni a casa o guardar scorrere i giorni preziosi senza fare nulla. O potresti imparare a lasciarti coinvolgere in un’attività produttiva e sostenibile. Ti chiedi cosa vuoi? Negozi equamente con te stesso? O sei un tiranno e tratti te stesso come uno schiavo?

In quali occasioni non apprezzi i tuoi genitori, il tuo coniuge o i tuoi figli, e perché? Che cosa potresti fare per migliorare la situazione? Di cosa hai bisogno e cosa vuoi dai tuoi amici e dai tuoi soci in affari? Non si tratta di ciò che dovresti desiderare. Non intendo ciò che gli altri si aspettano da te o i tuoi doveri verso di loro. Parlo di definire la natura del tuo obbligo morale nei confronti di te stesso. Il dovere ne fa parte, perché sei avviluppato in una rete di obblighi sociali. Il dovere è una tua responsabilità, e dovresti fartene carico. Ma ciò non significa che tu debba assumere il ruolo del cane da zerbino, obbediente e innocuo. E così che un dittatore vuole che siano i propri schiavi.

Osa, invece, essere pericoloso. Osa essere sincero. Abbi il coraggio di individuare e definire te stesso e di esprimere il vero perché della tua vita, o almeno di prenderne coscienza. Se, per esempio, permettessi ai desideri oscuri e inespressi che nutrì per il tuo partner di manifestarsi, se fossi anche solo disposto a prenderli in considerazione, potresti scoprire che non sono così oscuri, visti alla luce del giorno. Potresti scoprire, invece, che sei solo spaventato e che quindi fingi una moralità. Potresti scoprire che, se ottieni quello che effettivamente desideri, non ti sentirai tentato e smarrito. Sei così sicuro che il tuo partner non sarebbe contento se gli rivelassi qualcosa in più di te? C’è una ragione se la femme fatale e l’antieroe sono sessualmente attraenti...

Come bisogna parlarti? Che cosa hai bisogno di prendere dalle persone? Che cosa stai sopportando o che cosa fai finta che ti piaccia, quando ti assumi doveri e obblighi? Analizza il tuo risentimento. È un’emozione rivelatrice, che fa parte di una triade malvagia: arroganza, inganno e ri-sentimento. Niente provoca più danno di questa trinità sotterranea. Ma il risentimento ha unicamente due possibili significati. O la persona che prova risentimento è immatura, nel qual caso lui dovrebbe tacere, smettere di piagnucolare e andare avanti, oppure è in corso un sopruso, nel qual caso la persona sottomessa ha l’obbligo morale di far sentire la propria voce. Perché? Perché la conseguenza del rimanere in silenzio è peggiore. Certo, sul momento è più facile rimanere in silenzio ed evitare i conflitti. Ma sul lungo termine è letale. Se hai qualcosa da dire, il silenzio è una bugia, e la tirannia si nutre di bugie. Quando è il momento di respingere l’oppressione, nonostante il pericolo? Quando inizi a nutrire fantasie segrete di vendetta, quando sei avvelenato e la tua immaginazione si riempie di desideri di distruzione.

Un mio paziente, decenni fa, soffriva di gravi disturbi ossessivo-compulsivi. Doveva eliminare ogni piega dal pigiama prima di coricarsi, la sera. Poi doveva sprimacciare il cuscino, quindi sistemare le lenzuola. Aveva sempre qualcosa da fare, ancora, ancora e ancora. Gli dissi: “Forse quella parte di te, quella parte che insiste in modo insano, vuole qualcosa, per quanto inarticolato sia il suo desiderio. Lascia che esprima la propria opinione, quale potrebbe essere?”. “Controllo” rispose lui. Allora gli dissi: “Chiudi gli occhi e lascia che ti dica cosa vuole. Non permettere che la paura ti blocchi, non lasciare che prenda il sopravvento.” Rispose: “Vuole che prenda il mio patrigno per il colletto, lo sbatta contro la porta e lo scuota con tutte le mie forze.” Forse era arrivato il momento per il mio paziente di scuotere qualcuno con tutte le sue forze, ma gli suggerii qualcosa di meno istintivo. Ma Dio solo sa quali battaglie dobbiamo combattere, con onestà e volontariamente, mentre percorriamo la strada che porta alla pace. Che cosa fai per evitare il conflitto, per quanto necessario? Su quali argomenti tendi a mentire, supponendo che la verità potrebbe risultare intollerabile? In quali ambiti fingi?

Il neonato dipende dai genitori per quasi tutto ciò di cui ha bisogno. Il bambino sano riesce ad allontanarsi, almeno temporaneamente, dai genitori, per stringere amicizie. Rinuncia a una parte di sé, ma in cambio guadagna molto. L’adolescente è costretto a portare questo percorso ai limiti estremi. Deve lasciare i genitori e diventare come tutti gli altri. Deve inserirsi nel gruppo, per superare la dipendenza infantile. Una volta integrato, l’adulto di successo deve quindi imparare a essere diverso, nella giusta misura, da chiunque altro.

Fa’ attenzione a paragonarti agli altri. Una volta adulto, sei un individuo unico. Hai i tuoi problemi specifici: finanziari, relazionali, psicologici e di altro genere. I tuoi problemi sono inseriti nel più ampio e unico contesto della tua esistenza. Il tuo lavoro funziona (o non funziona) per te in una certa maniera e lo fa all’interno di una specifica dinamica che coinvolge gli altri settori della tua vita. Devi decidere quanto tempo dedicare a un aspetto e quanto a un altro. Devi decidere che cosa lasciar andare e quali obiettivi perseguire.

Data di Pubblicazione: 22 novembre 2018

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