EDUCAZIONE E FAMIGLIA   |   Tempo di Lettura: 7 min

3 Modi in cui il Proprio Figlio Percepisce il Mondo - Differenze tra Introversi e Estroversi

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Anteprima del libro "I Mantra della Maestra Annamaria" di Annamaria Saterini e Anna Coda

Vuoi che tuo figlio diventi ciò che è?

Poniti queste domande:

1. "Conosco veramente mio figlio?"

"Lo vedo per quello che è?"

Molti genitori non vedono e non conoscono il bambino che hanno davanti; spesso vedono il loro bambino immaginario. Quando, durante i colloqui, chiedo ai genitori di raccontarmi il loro bambino, mi rispondono: “Anch’io da piccolo non stavo mai fermo”, “E timido come me”, “Ho iniziato a parlare tardi anch’io”. Ma ogni bambino è diverso dall’altro e anche dal suo genitore.

Spesso tendiamo a trasferire i nostri pregi e i nostri difetti sui figli.

Soffermati e domandati se la percezione che hai è legata alla ricerca di una similitudine del tuo carattere, di un difetto dell’altro genitore o di un parente, oppure se davvero tuo figlio è così.

Quando arriva a scuola un bambino, io cerco di osservare se è estroverso o introverso, così da potermi relazionare con lui in modo adeguato.

Bambini introversi

  • Hanno bisogno di tempo da soli per capire i loro stati d’animo
  • Condividono le loro emozioni solo con poche persone
  • Si sentono privi di energie dopo essere stati in un gruppo numeroso di persone
  • Hanno bisogno di tempo da soli per ricaricare le energie
  • Spesso parlano dei fatti accaduti solo dopo qualche tempo
  • Imparano guardando, leggendo o ascoltando gli altri
  • Considerano lo spazio personale un bene prezioso e non amano invasioni

Come insegnante sto attenta a non abbracciarli subito, a non inondarli di parole, a usare un tono di voce bassa, a non gesticolare troppo.

Questi bambini comunicano più con gli occhi che con le parole, per cui a volte devo indovinarne i bisogni dalla loro espressione. Ma se riesco a entrare nella loro “orbita”, divento la loro maestra per sempre.

Bambini estroversi

  • Fanno tante domande
  • Imparano meglio facendo
  • Condividono le loro emozioni mentre le stanno vivendo
  • Hanno bisogno di conferme continue
  • Trovano la soluzione ai problemi parlandone con altre persone
  • Hanno bisogno di parlare con qualcuno per capire i loro stati d’animo
  • In compagnia si ricaricano

Questi bambini comunicano con le parole e con il corpo sempre in movimento. Con loro mi avvicinerò per parlare, scherzerò, li toccherò, li abbraccerò spesso e so che verranno loro da me quando ne avranno bisogno.

"In che modo percepisce il mondo mio figlio?"

Ognuno dispone di un canale sensoriale preferenziale per intendere il mondo e per relazionarsi con le persone. A scuola cerco di osservare che canale di comunicazione predilige ogni bambino.

Il bambino visivo

Ottimo osservatore, vede i movimenti e le cose intorno a sé senza tralasciare nulla, gesticola quando parla, utilizza un canale verbale, usa un tono di voce alto, nelle frasi impiega verbi legati alla vista.

Ha un livello alto di energie, è inquieto e attento, coglie tutti i dettagli e molti aspetti minori che altri non notano nemmeno.

Ha bisogno di un posto tranquillo per concentrarsi.

Sorride molto e guarda se sorridiamo anche noi.

Il bambino uditivo

Ottimo ascoltatore, è rilassato, comunicativo e dotato di grandi talenti per esprimersi; ama conversare e ricorda dettagliatamente tutte le parole che ascolta. Si ricorda se l’hai salutato o no.

Il bambino cinestesico

Nonostante sia tranquillo, il bambino cinestesico ha un gusto speciale per le emozioni e per tutto ciò che riguarda i lavori manuali.

Ama mettersi alla prova con il senso del tatto, del gusto e dell’olfatto.

Socialmente è molto espressivo, cerca la vicinanza e gli abbracci; il contatto fisico in generale è per lui necessario. È spontaneo e ha la tendenza a cercare le emozioni in prima persona.

È chiaro che tutti abbiamo una mescolanza di queste tre dimensioni e che, soprattutto da adulti, sappiamo dosarle in differenti situazioni, ma c’è sempre la predominanza di un senso sull’altro. Il senso più sviluppato sarà determinante per il modo in cui acquisiamo nuove conoscenze e nozioni. Anche i nostri gusti e i nostri interessi hanno a che vedere con queste dimensioni visto che, in qualche modo, i sensi sono collegati alla nostra personalità.

Le nostre relazioni saranno facilitate se incontriamo e conosciamo persone che hanno un modo di percepire il mondo simile al nostro; perfino con i figli si può avvertire questa sintonia.

Confesso che io parlo molto, gesticolo e abbraccio tutti, sono la maestra preferita dai bambini più esuberanti, mentre la mia collega riservata, che usa un tono di voce basso, è la preferita dei bambini più timidi, più uditivi. Quando c’è qualche momento di crisi, a seconda del bambino guardo se è meglio che intervenga io oppure chiamo la collega: “Alessia, intervieni tu, Valentina ha bisogno di te”. Impara, scopri, conosci il metodo che usa tuo figlio per affacciarsi al mondo e relazionati al meglio con lui. Solo così potrai riconoscere quello che è e permettergli di diventare un altro da te.

Lascia che tuo figlio possa diventare ciò che è

Quanti genitori hanno continuato ad amare il figlio “sognato”, dimenticando di amare quello “reale", in carne e ossa, che stava davanti a loro. Invece, la più grande forma d'amore è l’amore che lascia libero l’altro di essere ciò che è: “ti amo per come sei” e non “ti amo perché sei come io voglio che tu sia”.

Un figlio non è né un oggetto narcisistico che serve all’adulto per gratificarlo né deve essere ciò che I adulto non è riuscito a essere, tantomeno essere una sua copia.

L’amore vero è sempre “etero”, cioè per il diverso da noi e non per l’uguale a noi.

Incontrare il diverso significa incontrare un “altro da me”, non un doppio, non un uguale che riporta a se stessi.

Il più gran dono da fare a un figlio è questo: lasciare che diventi ciò che è. Il bambino felice è quel bambino che sente la possibilità di diventare ciò che sente di essere (di esprimere il suo desiderio su come essere) e di essere riconosciuto e valorizzato dai genitori per ciò che è.

Affinché questo accada il bambino deve innanzitutto essere visto e rispecchiato dai genitori perciò che è. Ecco perché il genitore deve essere in sintonia con il figlio, “captare il suo vero sé, riconoscere come si sente, quali sono le sue attitudini, i suoi punti di forza e di debolezza, i suoi bisogni e le sue paure: ogni bambino infatti è unico. Così un bambino sentirà di andare bene così com'è, di non dover incarnare il desiderio dei suoi genitori.

La “salute mentale”, cioè lo stare bene psicologicamente, è innanzitutto data dal poter esprimere il nostro vero sé e non un falso sé, cioè diventare ciò che gli altri vogliono che siamo. Un bambino, infatti, pur di essere riconosciuto e amato baratta il suo vero sé con l’amore dei suoi genitori: se intuisce che per far felice la mamma e il papà deve essere in un particolar modo o fare determinate cose (per esempio deve essere molto bravo a scuola, molto simpatico, suonare il piano, essere forte e farcela da solo), lui le farà, perché non può vivere in un ambiente che non lo ama e non lo apprezza.

Incarnare un falso sé può portare nella vita adulta a una sofferenza psichica, perché significa essere ciò che non si è (per esempio scegliere un lavoro solo perché piace agli altri, sposare un uomo perché incarna il modello di consorte che piace ai nostri genitori ecc.). Non c’è cosa più dolorosa (e che può portare a patologia psichica) dell’andare contro se stessi, contro ciò che siamo. La clinica di oggi è piena di disturbi da “falso sé”, dato che viviamo in un contesto in cui il “super io sociale” chiede all’individuo di essere in un determinato modo (prestante, potente, efficiente), disinteressandosi di ciò che veramente la persona è.

Questo testo è estratto dal libro "I Mantra della Maestra Annamaria".

Data di Pubblicazione: 6 marzo 2018


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