SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 9 min

6 Brevi Essenze di Vita Reale

Essenze Vita Reale

Anteprima del libro "Innamorati di chi Sei, Qui e Ora" di Jeff Foster

In voi non c’è nulla che non va

Amici, fin dal principio, non siete mai stati guasti. Non siete nati nel peccato. Non siete mai stati destinati al secchio della spazzatura. Non c’è mai stato niente che fondamentalmente mancasse nella vostra vita. Pensavate soltanto che ci fosse. Altri hanno cercato di convincervi che non eravate abbastanza, perché a loro volta sentivano di non essere abbastanza. Nella vostra innocenza, e non avendo prova del contrario, ci avete creduto. Così avete passato tutti quegli anni a cercare di ripararvi, purificarvi e perfezionarvi. Avete cercato potere, ricchezza, fama e persino illuminazione spirituale per dimostrare il vostro valore in quanto “me”.

Avete giocato al gioco “Costruire-una-versione-migliore-di-me”, paragonandovi ad altre versioni di “me” e sentendovi sempre inferiori o superiori, ed è diventato tutto così stancante - cercare di raggiungere quegli obiettivi irraggiungibili, cercare di essere all’altezza di immagini in cui comunque neppure credevate del tutto - e sentivate la mancanza del resto profondo di voi stessi...

Ma siete sempre stati perfetti, vedete, fin dal principio. Perfetti nella vostra assoluta imperfezione.

Le vostre imperfezioni, le vostre manie, i vostri apparenti difetti, le vostre stranezze, i vostri sapori unici e insostituibili erano ciò che vi rendeva tanto adorabili, tanto umani, tanto veri, tanto riconoscibili. Anche nella vostra gloriosa imperfezione, siete sempre stati un’espressione perfetta della vita, figli adorati dell’universo, opere d’arte complete, uniche al mondo e meritevoli di tutte le ricchezze della vita.

Non si è mai trattato di essere dei “me” perfetti. Si è sempre trattato di essere perfettamente Qui, perfettamente voi stessi, in tutta la vostra divina stranezza. «Dimenticate l’offerta perfetta», canta Leonard Cohen. «C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce».

Una promessa affettuosa

«Ti ascolterò sempre profondamente, ma non cercherò mai di aggiustarti, ripararti, impedirti di provare ciò che stai provando o darti risposte di seconda mano, memorizzate. Non farò mai finta di essere “colui che sa”, “l’illuminato”, o un qualche missionario di una verità concettuale molto lontana dall’esperienza presente in tempo reale, immediata, diretta. Non abbraccerò il tuo dramma, non indulgerò alle tue storie e alle tue conclusioni mentali e alle tue paure e non le nutrirò, non confonderò ciò che sei con la mia storia su di te, con il mio sogno su chi sei.

Ma, amico, ti incontrerò nelle fiamme dell’inferno, ti terrò la mano, camminerò con te finché avrai da camminare, e non me ne andrò, perché tu sei me, e nei più profondi recessi della nostra esperienza siamo intimamente l’un l’altro, e non possiamo fingere che non sia così.

E quindi, se ti senti confuso, sii confuso, adesso. Se provi paura, sii impaurito. Se sei annoiato, annoiamoci profondamente insieme. Se avvampi di rabbia, avvampiamo insieme per un po’, e vediamo cosa succede».

Quando rompiamo lo stampo, interrompiamo il modello di comportamento obsoleto, e prendiamo l’impegno inatteso di nobilitare l’esperienza presente attraverso una connessione radicale con quello che davvero c’è, senza giudicarlo né allontanarlo, forse sono possibili grandi guarigioni.

Il libro su di voi

Su ogni pagina di un libro, dietro le parole - qualunque cosa le parole stiano descrivendo, qualsiasi cosa stia accadendo nella storia - ce il bianco della carta. Raramente notato, anche più raramente apprezzato, ma assolutamente essenziale, perché le parole siano viste.

In sé, la carta non risente della storia narrata - è lì semplicemente a contenere le parole, senza condizioni. Una storia d’amore, un’epica di guerra, una commedia delicata - alla carta non importa.

La carta non teme la fine della storia, né sente la mancanza di un momento precedente della storia. Le pagine centrali non hanno bisogno di sapere come finisce la storia, e la pagina finale non piange quando il protagonista muore. La carta nemmeno sa che la storia è “finita”. La carta sostiene il tempo ma non è legata al tempo.

Voi non sapete quante pagine mancano nel libro della vostra vita. Non sapete come finirà quest’autobiografia. Dalla prospettiva della mente, “la vostra vita” non è ancora completa, ed il pensiero cerca costantemente di capire quale sia il modo migliore di terminare la vostra storia. Come sbrogliare tutto ben bene? Come risolvere i problemi irrisolti? Come legare tutte le questioni in sospeso? Come aggiustare tutto?

Ma dalla prospettiva della carta - vale a dire dalla prospettiva della vostra vera identità, la coscienza stessa - la vita è sempre completa così come, e non ce nulla da risolvere, e l’inconoscibilità delle cose è la loro soluzione. La storia non dev’essere “completata” nel futuro affinché la coscienza sia completamente presente, adesso.

Semplicemente, la carta incontra le parole esattamente come sono.

Dalla prospettiva della carta, anche se la storia è un’epica, dalla prima pagina all’ultima pagina non è successo proprio niente. L’intera storia si è svolta neH’immobilità perfetta e immutabile. La storia più incredibile mai raccontata.

Perdere la fede

Va bene. Quindi vi sentite in pace, in estasi, nel flusso. State manifestando in maniera perfetta e la vita farà i piani. Vi sta bene tutto quello che accade. Non riuscite ad immaginare di poter soffrire di nuovo, in futuro.

Stacco sulla scena successiva del film della vostra vita. Ce stata una qualche perdita, uno shock, un fulmine a ciel sereno. Siete a letto, ammalati di dolore, o di pena, o di disperazione. È inaspettato, non era previsto. Le avete provate tutte. Non ne funziona nessuna.

Dov e finito il vostro risveglio? Non eravate quelli a cui andava bene tutto, che andavano incontro ad ogni esperienza con equanimità ed un semplice “sì”? Dove sono finiti tutti i vostri progressi spirituali?

Il “me” spirituale si sente umiliato e battuto. Eravate una finta, una frode, una menzogna? Vi siete presi in giro finora? Come tornare al punto in cui eravate?

Non ci tornate. Restate lì. Vi state svegliando da un altro sogno. Il sogno che l’esperienza presente potesse o dovesse conformarsi ad una qualunque immagine o aspettativa. State scoprendo la vostra autorità interiore.

Questa scena non è un errore. Il film della vostra vita non è guasto. State riscoprendo quanto siete vasti, quanto potete accogliere.

Non dovete “stare bene” sempre. Non dovete essere sempre liberi da ogni resistenza. Siete più grandi di questo, illimitati anzi. Per voi non esiste il “sempre”.

Siete lo spazio per il va-bene e per il non-va-bene, l’accettazione e la resistenza. Non avete bisogno di un’immagine fissa e immutabile di voi stessi. Non dovete essere guru illuminati o guerrieri spirituali. Non dovete essere in pace, risvegliati, forti, altamente evoluti, immuni dalla sofferenza. Sono tutte limitazioni false della vostra natura illimitata. Siate semplicemente ciò che siete, non “questo” o “quello”, ma Colui, lo spazio di tutto questo.

Lasciate che la vita vi scalzi ripetutamente dal vostro piedistallo, fino a perdere ogni interesse nei piedistalli.

Siate gloriosamente irrisolti

Non arriverete mai ad un punto della vita in cui è tutto risolto, tutto legato per bene con il fiocco. Il punto è questo. Non c’è “scena finale”, c’è solo il film d’avventura che prosegue, eternamente irrisolto. Si impara ad amare la confusione della vita, la sua natura costante-mente mutevole, la sua imprevedibilità. E si sta come il silenzio immutabile nell’occhio del ciclone, il vasto spazio aperto in cui gioia e dolore, estasi ed agonia, noia e beatitudine possono sorgere e svanire come onde nell’oceano. Non ci sono problemi quando ci si riconosce come spazio di tutto.

Vera accettazione

Dire sì a questo momento, esattamente come, dire sì a voi stessi, esattamente come siete, non significa abbandonare la possibilità del cambiamento. Non significa che le risposte non arriveranno, che la tristezza non se ne andrà, che il dolore non sarà alleviato, che nella scena successiva non ci sarà azione intelligente. Significa essere in completo allineamento con la scena presente, che contiene l’intelligenza di un universo intero. Significa avere profonda fiducia in questo istante della vita - l’unico istante che esista - e lasciar andare le promesse e le idee su come “dovrebbe” essere la vita.

Invece di voler saltare direttamente alla certezza di domani, abbiate fiducia nell’incertezza di oggi. Invece di affrettarvi verso una risposta nella scena successiva, abbiate fiducia nella creatività di questa scena in cui non ci sono ancora risposte. Invece di cercare di correre verso la gioia o la beatitudine del futuro, abbiate fiducia in questo momento presente di dubbio o di dolore, o qualunque sia la forma che l’intelligenza cosmica sta assumendo. La certezza può arrivare oppure no, col tempo, le risposte possono giungere, la gioia può scoppiare oppure no, possono presentarsi momenti eccitanti prima o poi, ma non sorvolate sui tesori di questo istante.

Se arriveranno le risposte, emergeranno dal fertilizzante del non sapere, il ricco terreno del dubbio. Se la gioia mostrerà il proprio volto, emergerà dal dolore toccato in profondità. Se nascerà una nuova vita, crescerà nell’unico luogo d’origine che ci sia: Adesso.

Questo istante è il punto di accesso, il portale, il passaggio della grazia che conduce a tutto ciò che abbiate mai desiderato. Non sorvolate su di esso alla ricerca delle glorie immaginarie del domani.

Questo testo è estratto dal libro "Innamorati di chi Sei, Qui e Ora".

Data di Pubblicazione: 6 marzo 2018


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