ALIMENTAZIONE   |   Tempo di Lettura: 8 min

A tavola per coltivare la salute

A tavola per coltivare la salute

Scopri gli effetti dell'iperalimentazione sulla salute del nostro organismo leggendo l'anteprima del libri di Andrea Grieco.

A tavola per coltivare la salute

Parlare di cibo è diventato uno sport nazionale, perlomeno in Italia.

Parlare di cibo e salute è un bene, se però i messaggi che vengono dati sono realmente utili a stare bene ed a “coltivare la salute”; cosa sulla quale, visto il panorama corrente, nutro più di un dubbio. Ci sono eccezioni, certamente, ma sono voci isolate. La maggior parte dei messaggi è un coro di cose scontate, salse fritte e rifritte, tutte basate su premesse anti-scientifiche, come il libro dimostrerà.

Il cibo ha perso la connotazione nutritiva, come mezzo di sostentamento ed è diventato una questione di interessi di vario tipo, economici, di sistema, di pseudo-religioni applicate al cibo, di potere culturale.

Abbiamo abbastanza conoscenze, consolidate negli ultimi venti-trent’anni, per poter affermare che la salute è il risultato di uno stile di vita che comprende nutrizione, attività fisica, integrazione alimentare, buone relazioni con se stessi e gli altri... e con la nostra anima.

Nei Paesi industrializzati insieme al cibo si mangiano “significati”, quelli che gli attribuiamo. Da quando esiste sulla faccia della Terra, l’uomo si è posto solo due domande davanti al cibo: “E commestibile?”, “E potenzialmente tossico e ne devo mangiare poco?”. E sono le stesse domande che, ancora oggi, si pone una parte consistente della popolazione della Terra, vista la penuria di cibo di cui soffre. Noi, abitanti di un Paese industrializzato, per lo più con la pancia piena e prominente, abbiamo tempo di caricare di altri significati il cibo, tutti lontani dalla sua prima funzione: mantenerci in vita.

Veniamo stimolati dalla pubblicità a riempire i carrelli di cibi perlopiù inutili, se non addirittura dannosi. E veniamo condizionati a credere che ciò che fa diventare persone obese e in sovrappeso, siano i soli “cibi spazzatura” e/o lo scarso movimento.

Oggi una delle malattie più diffuse è l’iperalimentazione

Ma come? Mangiare tanto, è una malattia?

Se diciamo “mangiare tanto”, non lo si capisce bene. Se diciamo “mangiamo male e troppo”, diventa più comprensibile.

Uno potrebbe chiedersi: il “mangiare male e troppo”, cosa significa? “Troppo e male” in rapporto a cosa?”

Vediamo di rispondere subito a queste domande.

Mangiare è una funzione fisiologica. Serve per permettere al nostro organismo di vivere. La metafora potrebbe essere quella di considerare il cibo come un carburante per l’auto. E qui salta agli occhi subito una differenza importante. Se abbiamo un’auto che va a benzina, giustamente stiamo attenti a non inserire gasolio, durante un rifornimento... e viceversa.

Siamo talmente allertati sul danno che l’auto ne trarrebbe se ricevesse un carburante sbagliato, che al distributore siamo ben vigili in tutte le fasi del rifornimento. Questo perché ci hanno detto che riempire il serbatoio di un carburante non adatto, comporterebbe un danno al motore, forse riparabile, ma sicuramente con ingente spesa di riparazione (lo sa bene chi ha sperimentato questa distrazione). Quando decidiamo con cosa nutrire il nostro organismo, abbiamo la stessa attenzione? No, e questo per due motivi:

  1. Siamo abituati a mettere nei nostri piatti solo cose che per tradizione, per imitazione (“così fan tutti”) o con suetudine, abbiamo messo da quando siamo nati. Anche sulla quantità di cibo da mettere nel piatto, non siamo mai stati veramente liberi. Chi l’ha detto che i piatti da primo, ad esempio, debbano essere dimensionati in modo da accogliere 100 e più grammi di pasta o riso o cereali in modo naturale, come se fosse scontato e naturale che 100-150 grammi di questi cibi amidacei debbano essere “obbligatoriamente” messi dentro per considerare “decente” quella porzione? E se esistessero solo piatti, come quelli chiamati “gourmet”, grandi ma con una piccola conca al centro in grado di contenere solo 20 di pasta (o riso o cereali)? Potremmo criticare la cosa? No, se sin dalla nascita trovassimo solo questi tipi di piatti per tutta la vita, senza vederne altri, più grandi. L’abitudine fa spesso eclissare ogni riflessione.
  2. Non esiste una cultura nutrizionale. Sarebbe utile che fosse una materia di insegnamento, dalle Elementari alla Facoltà di Medicina. Non esiste e di conseguenza si fanno scelte nutrizionali che non sono basate su vere consapevolezze.

Il sovrappeso e l’obesità

Il sovrappeso e l’obesità potenzialmente sono già malattie in divenire.

Bisogna capire che non si può più considerare il grasso in eccesso una zavorra che uno può anche decidere di tenersi. Qualunque livello di “sporgenza” addominale è un segnale, non solo di potenziali malattie future, ma di una malattia già in corso: l’infiammazione cronica di basso grado.

Il sovrappeso, legato al grasso viscerale, sicuramente aumenta il rischio di malattie muscoloscheletriche da sovraccarico meccanico, di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, di malattie infiammatorie e di tumori (come quelli del colon, del seno, dell’endometrio).

Il tessuto adiposo, oggi chiamato organo adiposo, con tecniche di analisi genomica, ha rivelato un insospettabile ruolo nella regolazione della risposta infiammatoria e nella progressione dei tumori: le cellule immunitarie presenti nel tessuto adiposo, attraverso la modulazione della risposta infiammatoria, favoriscono la progressione dei tumori. In particolare, si è visto che le cellule tumorali si servono dei macrofagi del tessuto adiposo per inviare segnali che le proteggono e ne favoriscono la proliferazione. Non solo, i macrofagi producono mediatori dell’infiammazione, entrando quindi in gioco da protagonisti nelle malattie che oggigiorno sono la principale causa di patologie e mortalità.

Oggi il problema più grosso, su scala mondiale, nel rapporto fra cibo e salute, è l’eccesso di glucosio che entra nel nostro organismo, assolutamente impreparato sul piano filogenetico a gestire la pletora iperglicemica che viene consigliata come “salutare”.

Quando ci sediamo a tavola per mangiare, lentamente, silenziosamente ma inesorabilmente, possiamo decidere per la nostra salute o per le malattie future.

C’è un grosso problema: chi dovrebbe dare i consigli giusti, li dà invece sbagliati.

Ovviamente le generalizzazioni lasciano sempre spazio alle eccezioni, ma che ci sia un problema di informazione sbagliata sulla nutrizione, lo dicono i fatti.

Negli ultimi venti anni l’informazione sul “mangiar sano” si è fatta intensissima. Risultato: mangiamo in continuazione, tre, cinque, fino a sei volte al giorno, invitati a tale iper-nutrizione per “tenere costante l’iperglicemia e l’iper-insulinemia onde evitare i loro picchi eccessivi ”!

Nel corso del libro il lettore comprenderà se merita o no seguire questi consigli.

Spiegherò che la frequenza dei pasti gioca un ruolo fondamentale anche nella velocità dell’invecchiamento, oltre che nel creare problemi di salute.

Tienilo a riposo codesto stomaco

Quando ero piccolo, la mamma mi diceva “Tienilo a riposo codesto stomaco!” o la nonna “Non mangiare fra un pasto e l’altro!”. Sono esempi di una saggezza atavica che si è perduta. Ora si è invitati a mangiare da 5 a 6 volte al giorno!

Oggi sappiamo che meno si mangia e più si disattiva l’infiammazione cronica, vera piaga della salute. Più si mangia, per quantità e frequenza, e più ci si infiamma e si invecchia.

L’aumento dell’infiammazione cellulare ed extracellulare cui si assiste da qualche decennio a questa parte, altera il network ormonale per l’incapacità degli ormoni a svolgere la loro attività recettoriale (di membrana). Gli ormoni, per agire correttamente, hanno bisogno di membrane cellulari integre. E a queste infatti che si legano per poi attivare un secondo messaggero (AMP-ciclico) che concretizza la loro azione biochimica all’interno della cellula.

L’infiammazione cronica dilagante, da iperalimentazione e da disalimentazione (alimentazione sbagliata) mette il sistema immunitario in uno stato di continua attivazione dell’immunità innata, e aggrava quell’attività infiammatoria soprattutto affidata ai macrofagi, che, come un sistema di vigilanza continuo, non ha mai turni di riposo. D’altronde se non fosse così, qualche virus o batterio o altro microorganismo potrebbe aggredirci senza trovare adeguate difese.

Il problema viene dall’intensità di questa attivazione infiammatoria macrofagica di fondo... oggi esagerata, innaturale, generatrice di malattie. Siamo riusciti a far diventare un sistema di difesa indispensabile alla vita quale è l’infiammazione, il principale fattore di genesi delle malattie.

Un’allerta immunologico ed una infiammazione minima di fondo sono state sempre presenti nel percorso evolutivo dell’Uomo. Ciò che non è mai accaduto, se non negli ultimi decenni, è una ipereccitabilità immunitaria ingravescente legata al sommarsi di una serie di concause, fra cui anche la continua secrezione di insulina.

Un sistema immunitario iperattivo determinerà il dilagare dell’attività infiammatoria, che non disattivandosi mai, finirà col danneggiare lo stesso organismo che la sta mettendo in atto. Si parla allora di risposta autoimmunitaria, auto-aggressiva, cioè di una infiammazione rivolta verso componenti proprie dell’organismo stesso.

Data di Pubblicazione: 21 luglio 2020

Lascia un commento su questo articolo

Caricamento in Corso...