ALIMENTAZIONE   |   Tempo di Lettura: 10 min

Scopri qual'è la Giusta Alimentazione e il Cibo più Adatto per ogni Età

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Anteprima del libro "Figli Sani col Cibo Naturale" di Luciano Proietti

A ogni età, il cibo più adatto

La crescita è la caratteristica specifica dell’infanzia. L'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) considera l’andamento accrescitivo un fondamentale indicatore di salute, sia nel caso del singolo individuo, che delle popolazioni.

La crescita non deve essere intesa solamente come variazione nelle dimensioni e nelle proporzioni corporee, ma come un sistema che comprende, oltre all’evoluzione somatica e biochimica, anche quella psicosociale e affettiva dell’individuo, che interagisce e si adatta all’ambiente.

Si fa presto a dire crescita

Sembra scontato e ovvio parlare di cibo per la crescita, ma ora sappiamo che la crescita di un organismo non è un elemento assoluto immodificabile, indipendente, per tutti i soggetti.

In particolare la crescita di un bambino è una variabile molto relativa, con uno spettro di estensione molto ampio. Gli stessi percentili di peso e di statura che noi pediatri usiamo per valutare la crescita di un bambino, pur prevedendo ampia variabilità tra un minimo (3° centile) e un massimo (97° centile), si sono dimostrati non adeguati e non «fisiologici» in rapporto al tipo di allattamento, materno o artificiale.

Una dimostrazione di questa affermazione è l’incremento in statura che si è verificato nell’ultimo secolo nei Paesi industrializzati, Europa e nell’America del Nord (15-20 cm in media in più del diciannovesimo secolo). Le cause di tale cambiamento sono per lo più ambientali, anche se non è da escludere una componente genetica.

Ma tale incremento è vantaggioso ai fini evolutivi e salutisti? L'OMS, riferendo ricerche svolte nelle università di San Diego e al mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, afferma in un bollettino del 1994 che la longevità risulta essere inversamente proporzionale alla statura e al peso di un individuo: l’aumento della taglia umana è in conflitto con il raggiungimento della speranza di vita massima.

In realtà, i soggetti che raggiungono i cento anni di età sono per lo più femmine, piccole e magre, e anche i soggetti di sesso maschile sono comunque piccoli e magri. La longevità degli individui di bassa statura e di piccolo peso conferma la teoria secondo la quale una riduzione della massa corporea e dell’apporto energetico coincide con una maggiore longevità.

Una specie in evoluzione

L’incremento della massa corporea nell’ultimo secolo, come dicevamo, è dovuto a un cambiamento del tipo di vita che ha comportato la più grande e più rapida rivoluzione evolutiva dalla comparsa dell’Homo sapiens moderno.

Analizziamo qualche dato:

  • Il primo dato che dimostra il cambiamento evolutivo dell’uomo è la durata media della vita, passata dai 25-30 anni nel primo secolo a.C„ ai 50-60 anni del diciannovesimo secolo, agli attuali 76-80 anni, con la prospettiva di arrivare ai 100 anni nell'arco di pochi decenni.
  • Il secondo dato è la mortalità infantile, passata dal 50-60% dell’epoca romana, al 20-30% del diciannovesimo secolo, al 10% degli anni Cinquanta, agli attuali 0,3-0,4% (3-4 neonati ogni mille).
  • Il terzo dato è relativo alle malattie, in particolare alle cause di morte: non più malattie infettive con epidemie periodiche, o denutrizione, o malattie correlate al lavoro, bensì malattie cardiovascolari incidenti stradali, malattie croniche degenerative.
  • Collegato a quest’ultimo dato è quello relativo alle malattie più frequenti, la morbilità, che privilegia le malattie metaboliche e degenerative, dovute a eccessi e a scompensi alimentari e scarsa attività fisica, le allergie da incapacità del sistema immunitario a tollerare i troppi artificiali mutamenti ambientali, verificatisi in un tempo molto breve.

Quali sono gli eventi che hanno modificato così radicalmente le nostre condizioni di vita?

  • La potabilizzazione dell’acqua da bere, nel diciottesimo secolo.
  • La Rivoluzione industriale a metà del diciannovesimo secolo con l’invenzione dell’elettricità, del motore a scoppio ecc.
  • La scoperta dei microbi quale causa delle malattie infettive alla fine del diciannovesimo secolo.
  • La medicina scientifica basata sulla sperimentazione e sulla riproducibilità degli effetti terapeutici.
  • La scoperta dei farmaci «salvavita» (antibiotici, cortisonici, insulina, altri ormoni, vaccini, anestetici, citostatici ecc.) e lo sviluppo delle tecnologie chirurgiche.
  • Le tecnologie alimentari per la conservazione degli alimenti.

Possiamo pertanto affermare che noi abitanti dell’Europa industrializzata stiamo vivendo in un momento storico unico, straordinario, che non ha riscontri nella precedente storia dell’uomo dalla sua comparsa sulla Terra all’incirca un milione di anni fa.

Che cosa caratterizza dunque, rispetto al passato, la nostra attuale condizione di vita?

  • Non soffriamo più la fame, anzi possiamo mangiare a volontà.
  • Non facciamo più fatica fisica.
  • Ci laviamo più volte al giorno con acqua e sapone.
  • Viviamo a temperatura costante, con termosifoni e condizionatori accesi tutto l’anno.
  • Si è modificato il rapporto luce-buio nella nostra vita quotidiana.
  • Consumiamo molto di più del necessario, anzi del superfluo.

Queste caratteristiche, come ben sappiamo, non sono peraltro estese a tutta la popolazione della Terra, ma limitate a una minoranza che abita il cosiddetto Nord del mondo (Europa, America del Nord, Giappone).

Da cosa dipende veramente la salute?

Proprio questa condizione di disuguaglianza ci ha dato l’opportunità di capire cosa possa influenzare il nostro stato di salute e quali siano le cause di alcune malattie.

Un esempio conosciuto da tutti può chiarire bene questo concetto: la peste. Sì, proprio la peste, terribile malattia infettiva contagiosa che noi abbiamo conosciuto, per fortuna, solo attraverso le stupende pagine scritte dal Manzoni ne I Promessi Sposi, e ancor prima dalle opere del Petrarca.

La peste era, fino al Settecento, una malattia che periodicamente scatenava epidemie di vaste proporzioni in Europa, decimando la popolazione senza distinzioni di ceto sociale.

Il fattore causale della peste, a quei tempi sconosciuto, è un batterio, la Yersinia, che viene trasmesso all’uomo dai roditori (topi e ratti) attraverso le pulci che allora convivevano perennemente sul corpo di entrambi, topi e persone. La peste non colpisce più l’Europa da oltre due secoli, mentre altre parti del mondo ne sono periodicamente contagiate. Perché?

Perché in Europa non vi sono più le condizioni affinché il batterio si sviluppi e si diffonda, per cui l’uomo possa essere colpito.

Questo cosa vuol dire?

Che sono le condizioni ambientali, sociali, culturali, economiche, nutrizionali, più che quelle genetiche, a determinare il nostro stato di salute.

Nel corso del Novecento abbiamo imparato, attraverso l’osservazione e la sperimentazione, che ogni evento, positivo o negativo, è determinato da una causa o da una serie di cause la cui conoscenza ci permette di prevedere con buona approssimazione «il futuro».

Per quanto riguarda la salute e le malattie, ci stiamo impegnando per aumentare questa conoscenza e applicarla alla vita di tutti i giorni. Ma per molte malattie conosciamo bene le cause e i meccanismi di insorgenza, eppure non riusciamo a ridurne la frequenza o la gravità.

Un esempio chiarificatore: il fumo di sigaretta aumenta il rischio di ammalarsi al polmone e di malattia cardiovascolare; eppure convincere i fumatori a smettere è molto difficile e pochi ci riescono. Il motivo è che le motivazioni per fumare sono preminenti rispetto alla paura di ammalarsi o di morire.

Con le attuali conoscenze scientifiche, mediche, nutrizionali, psicologiche potremmo facilmente far sì che una gran parte della popolazione occidentale non si ammali, o quasi, e viva in pieno benessere una vita di lunga durata, come mai è successo nella storia dell’uomo.

Abbiamo dunque osservato che la salute è una variabile dipendente dall’ereditarietà, dall’ambiente, dal cibo e dal benessere.

La curva di crescita

Questi fattori intervengono altresì nei primi momenti della vita dell’uomo: la nascita e la crescita.

L’azione per modificare i primi due fattori, ereditarietà e ambiente, non è attualmente fattibile, o perlomeno difficilmente attuabile, mentre il tipo di nutrimento che forniamo ai bambini a partire dalla gravidanza può modificare in modo rilevante l’accrescimento statura-ponderale, lo stato di salute e, conseguentemente, l’incidenza del rischio di patologie dell’età adulta e infine la longevità.

Il processo dell'accrescimento e quello della durata della vita sono strettamente collegati. L’anatomia e la fisiologia comparata ci insegnano che la velocità di crescita e l’aspettativa di vita sono geneticamente determinate, ma possono essere modificate in qualche misura. Convenzionalmente si riconosce che la fine del processo di accrescimento avvenga quando si salda la cartilagine di coniugazione delle ossa lunghe degli arti, per cui la crescita in statura si ferma.

Attualmente nell’America settentrionale e nell’Europa occidentale, il maschio termina l’accrescimento intorno al 18° anno di età e la femmina al 15°. Tale andamento di crescita, in quegli stessi Paesi, era però diverso in epoche precedenti.

Approfondimenti

Una ricerca svolta negli anni Sessanta sui marines americani di 20 anni aveva mostrato come la fine del processo di crescita in quei soggetti avvenisse intorno ai 24-25 anni. Una ricerca simile venne fatta negli anni Ottanta sempre sui marines della stessa età, dimostrando come questi, a 20 anni, avessero già terminato il loro processo di crescita: controllando i soggetti più giovani, si dimostrò come in America la crescita si concludesse intorno ai 18 anni. Questo significa che nel giro di circa 20 anni la velocità di crescita dei maschi occidentali si è modificata evolutivamente in modo straordinario: si è accorciata di ben 7 anni.

Che cosa era cambiato? Essenzialmente il tipo di alimentazione: i marines di 20 anni nel 1960 erano nati nel 1940; quelli degli anni Ottanta e Novanta, nel 1960-70.

La dieta proposta e somministrata ai bambini nei primi anni di vita, in particolare nel primo, è stata completamente modificata: dal latte materno prevalente per 12-24 mesi, con svezzamento dopo i 6-10 mesi e bassa introduzione di proteine degli anni Quaranta, si è passati a una dieta con latte vaccino adattato, svezzamento precoce a 3-4 mesi di età, con elevata e precoce introduzione di proteine animali negli anni Sessanta.

Questo testo è estratto dal libro "Figli Sani col Cibo Naturale".

Data di Pubblicazione: 13 aprile 2018


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