SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO

Apprendi Il segreto della forza vitale: La carica

La carica, un'energia vitale

Scopri che cos'è l’energia primaria che scorre in ogni forma di vita leggendo l'anteprima del libro di Anodea Judith.

La carica: Il segreto della vostra forza vitale

La sostanza fondamentale della persona è l’energia. Il movimento dell’energia è vita. Più è libero [...] e più intensa è la vita.
John Pierrakos

Una luminosa energia divina pulsa in tutta la natura, animando ciascuna delle vostre cellule. Il suo splendore brilla nei raggi del sole e nel riflesso della luna. Si trova nel mare brulicante di vita e nel ronzio incessante degli insetti. Stimola l’erba a crescere e i fiori a sbocciare in primavera. Ogni forma di vita la contiene, dipende da essa ed è fatta delle sue vibrazioni. Come l’elettricità in una lampada, l’energia è universale, ma splende attraverso l’individualità di ciascun veicolo, con un’infinita varietà di espressioni.

Gli scienziati l’hanno analizzata, misurandola e quantificandola, ma non sono ancora riusciti a svelare il mistero della sua essenza. Le religioni l’hanno adorata, con centinaia di testi sacri sul suo significato, ma spesso la sua presenza nella vita di tutti i giorni viene dimenticata. Gli innamorati prosperano grazie all’energia, muovendo le montagne quando la scoprono o soffrendo terribilmente quando la perdono.

La cerchiamo come l’acqua e l’aria. Definiamo i nostri umori e aspirazioni in base ad essa. La riconosciamo quando la troviamo ma, allo stesso tempo, ne temiamo la potenza. Senza, la vita diventa meccanica e insignificante. Essendo una forza vitale innata, è sostanzialmente libera, ma è stata sminuita e limitata, se non addirittura soggiogata.

Questa forza vitale ha preso molti nomi. Gli yogin la chiamano prana e la attivano con la respirazione e la postura. Gli agopuntori la chiamano chi o qi e ne equilibrano il movimento attraverso una rete di vie dette meridiani. Anche le arti marziali come il tai chi, il qi gong o il kung fu la chiamano chi e imparano a padroneggiarla con anni di pratica rigorosa.

Freud la denominò libido, mentre Wilhelm Reich, uno dei suoi contemporanei, la ribattezzò energia orgonica e la considerò una forza terapeutica fondamentale che spesso resta intrappolata nell’armatura e negli schemi di comportamento. I guaritori energetici lavorano con la sua manifestazione nel campo sottile intorno al corpo, la cosiddetta aura, e alcuni la chiamano Reiki. Nella saga di Guerre stellari prende semplicemente il nome di Forza, un principio universale di intelligenza cui possiamo attingere per avere sostegno e armonia.

A prescindere dal nome scelto, queste parole descrivono tutte la stessa cosa: l’energia primaria che scorre in ogni forma di vita. In questo libro designerò questa energia con un unico termine generale: CARICA. Questo vocabolo fa parte della vita di tutti i giorni, un concetto in cui persino gli scettici si riconoscono. Citiamo, per esempio, l’espressione carica emotiva, che il terapista può usare con i pazienti senza impantanarsi nelle filosofie esoteriche: «Questa esperienza sembra avere una forte carica emotiva per te». Questo uso frequente, tuttavia, non ne riduce la natura mistica, perché più impariamo a coltivare e a gestire la carica, e più essa rivela il suo profondo potere.

Mi piace considerare l’equivalente inglese di «carica», CHARGE, un acronimo di Consciousness Having a Really Genuine Experience, ossia «la coscienza che vive un’esperienza davvero autentica».

Quando la carica scorre dentro di voi, lo capite. Forse tremate o rabbrividite, ridete o piangete, siete emozionati o spaventati, ma senza dubbio vivete un’esperienza. Sentite l’energia che fluisce nel vostro corpo. Cattura tutta la vostra attenzione e si colloca al centro dei pensieri. Forse gradite la vitalità e l’euforia oppure trasalite per lo spavento, ma sicuramente fate un’esperienza autentica.

Anche la carica bloccata o non equilibrata è reale e può causare problemi di ogni tipo. Può indurvi a dire le cosa sbagliate o addirittura impedirvi di parlare. Può tenervi svegli di notte o farvi passare la voglia di alzarvi la mattina. Può rivoltarsi contro il corpo, provocando malattie.

La carica della paura può dissuadervi dall’andare avanti con la vostra vita. Quella della rabbia può distruggere i matrimoni o addirittura scatenare guerre. La mancanza di carica può sfociare nella depressione, mentre il suo eccesso può rendervi ansiosi. L’espressione inconscia della carica rabbiosa o sessuale di un genitore su un bambino può determinare gravi ferite.

Sul fronte positivo, la carica non solo ci anima, ma aumenta anche la sensibilità, la consapevolezza e la vitalità del corpo, intensificando l’esperienza. Governa gli impulsi e le ambizioni e rafforza la motivazione dei lavoratori e il potere dei partiti politici. E l’energia che si cela dietro l’attrazione e che dà un po’ di pepe alle relazioni.

La carica guida l’esperienza e l’espressione delle emozioni.

La sua gestione corretta è indispensabile per avere successo nella vita, ma è anche lo strumento per capire chi siamo davvero come esseri viventi pieni di energia, ciascuno con la sua espressione unica della forza vitale. Essendo un aspetto centrale dell’incarnazione, la carica è alla base di molte esperienze mistiche. Conferisce significato all’esperienza e rende la vita degna di essere vissuta.

Per essere sani abbiamo bisogno di un flusso equilibrato di carica nel corpo. Dobbiamo essere in grado di generare la carica quando ci serve energia, di sentirne il pulsare e il movimento quando ce l’abbiamo, e di calmarla quando è eccessiva. Dobbiamo imparare a sfruttarne il potere per raggiungere gli obiettivi, ma soprattutto ne abbiamo bisogno per l’esperienza profondamente umana di essere vivi e connessi l’uno all’altro e alla fonte di tutta la vita.

Quali sensazioni dà la carica?

La carica è un insieme di sensazioni fisiche. Può assumere la forma della scossa che provate dopo aver bevuto un caffè o aver percepito un tenue calore quando qualcuno vi abbraccia. Può essere lo stimolo derivato da una bella chiacchierata o l’eccitazione formicolante scatenata dal tocco di una certa persona. Può attraversare il corpo come l’emozione di un bambino la mattina di Natale e far venire la tremarella a una sposa il giorno delle nozze. Quando discutete con un parente di un argomento delicato di politica o di religione, potreste avvertire nell’addome una carica che vi innervosisce all’istante.

Quando è condizionata dall’emozione o legata a ferite o traumi, la carica può causarvi un peso sullo stomaco o un nodo alla gola, impedendovi di comunicare se non addirittura di deglutire. Il suo insorgere può determinare improvvise vampate di calore o farvi arrossire, mentre la sua repressione può scatenare brividi di freddo. Può provocare tremori alle gambe o generare una tensione cronica nel collo e nella mandibola.

Ogni emozione è accompagnata da un certo grado di carica. La rabbia è un’impetuosa carica di autodifesa che vuole sfogarsi all’esterno, mentre la tristezza è una carica pesante che si muove verso l’interno. Quando avete paura, i muscoli si contraggono, la mente diventa iper-vigile e il respiro affannoso. Può darsi che il cuore vi martelli nel petto, che lo stomaco faccia le capriole o che la mandibola sia cronicamente serrata. Questi sintomi fisici possono essere innescati da un’emozione, ma sono alimentati dalla sua carica.

In realtà, la forza di un’emozione è pari a quella della sua carica. L’irritazione è una carica piccola, la collera è più forte, mentre l’ira è così intensa da sfuggire a ogni controllo. A seconda della carica associata all’evento, possiamo versare qualche lacrima davanti a un film triste oppure essere scossi dai singhiozzi per la perdita di una persona cara. Come le emozioni assumono diverse forme ed espressioni, la loro carica ha diverse intensità e caratteristiche nel corpo e nel comportamento.

Quando ricordiamo un trauma passato, possiamo avvertire la carica come un violento movimento nell’addome o negli arti, oppure reprimerla al punto di sentirci intorpiditi. La percepiamo nel cuore quando proviamo un’attrazione sentimentale, e questo tipo di carica può far ruotare i nostri pensieri intorno al partner quando invece dovremmo concentrarci sul lavoro. Durante l’eccitazione sessuale proviamo infine una carica erotica.

Quando blocchiamo o soffochiamo un’emozione, ne blocchiamo contemporaneamente la carica, e questo riduce la forza vitale e ha conseguenze fisiche come dolori o malattie. Ma possiamo anche sprecare energie preziose esprimendo emozioni eccessive, scaricandole su un amico, sul partner o su un bambino indifeso. Esamineremo il legame tra carica ed emozioni nel capitolo 12 e l’influsso della carica sulle relazioni nel capitolo 24.

Certe volte la carica ha una connotazione più mentale. Può donare ispirazione o intuizioni improvvise, oppure gettare la mente in una confusione caotica. Può assumere la forma di un fastidioso critico interiore che si rifiuta di tacere o di una preoccupazione costante che non se ne va nemmeno quando non c’è nulla di cui preoccuparsi. Ogni tanto si manifesta con pensieri ripetitivi, impulsi compulsivi o con l’incapacità di ragionare lucidamente.

La carica è positiva o negativa?

La carica è sostanzialmente neutra, ma la avvertiamo come positiva o negativa a seconda di come ci attraversa, soprattutto quando scendono in campo le emozioni. La carica della paura, per esempio, può spingerci a entrare in azione oppure paralizzarci. La rabbia può essere costruttiva, se espressa in modo calmo e deciso, oppure causare gravi danni. L’eccitazione sessuale, seppure generalmente piacevole, potrebbe non essere appropriata in un dato momento. O ancora, possiamo essere il bersaglio della carica sessuale altrui, il che può essere positivo o negativo a seconda che la desideriamo oppure no. Dipende tutto dal contesto.

Da bambini abbiamo ricevuto dai nostri genitori una carica sia positiva sia negativa, sotto forma di attenzioni amorevoli e premurose o di urla e punizioni. Possiamo essere stati figli unici trascurati o essere cresciuti in una famiglia con molti fratelli rumorosi e turbolenti. I genitori possono aver gestito bene la loro carica, diventando custodi efficienti della nostra infanzia vulnerabile, oppure essere caduti in squilibri come la depressione, l’ira, la violenza o le dipendenze, nel qual caso iniziamo a considerare la carica negativa.

Mentre crescevamo, i commenti dei genitori hanno influito persino sulla nostra possibilità di avere quella carica, sfociando in schemi che persistono tuttora in età adulta. Quando qualcuno ci ordina di stare fermi e di tacere, o ci punisce per uno sfogo emotivo, impariamo a trattenere la carica e a giudicare negative le nostre emozioni. Forse siamo così abituati a farlo da aver perso il contatto con la carica. Gli incoraggiamenti o le critiche, l’accoglienza calorosa o il rifiuto, influiscono sulla nostra visione della carica e sul modo in cui la esprimiamo nel mondo.

La carica sarà anche neutra, ma assume la forma che le diamo, plasmata da convinzioni, emozioni ed esperienze. In parole povere, seguirà le strade tracciate dalle abitudini emotive e fisiche, che possono essere positive o negative. Se siete rilassati e soddisfatti, la carica sembrerà una semplice vitalità o addirittura una gioia. Se tendete a essere paurosi, probabilmente una carica intensificata innescherà sensazioni associate alla paura, inducendo la mente a cercare qualcosa da temere.

Come organismi, possiamo sopravvivere solo quando la carica è abbastanza equilibrata. Se è troppo bassa, non riusciamo a muoverci. Se è troppo alta, ci sembra di essere sul punto di esplodere. Per avere una vita equilibrata dobbiamo gestire e bilanciare la forza vitale.

Come fa la carica a bloccarsi?

Da bambini siamo pieni di carica, ma non sappiamo come gestirla in un mondo civile di comportamenti «adeguati». A scuola dovevamo stare fermi e zitti dietro il banco quando il nostro corpo aveva bisogno di correre qua e là e di fare rumore. Nei bambini, un eccesso di carica è difficile da gestire anche per i genitori più benintenzionati, e il suo flusso naturale è spesso criticato, mortificato o punito. «Cosa ti prende? Perché non riesci a stare fermo?» (oppure: taci, obbedisci o adeguati come necessario...).

Di conseguenza abbiamo imparato a contenere la carica, a ignorarne gli impulsi e le sensazioni insistenti, imprigionandola nei muscoli anche mentre il nostro corpo si sviluppava durante l’infanzia. Naturalmente, un certo contenimento è necessario perché, se seguissimo tutti gli impulsi infantili del momento, non potremmo vivere in una società civile. Spesso, tuttavia, impariamo fin troppo bene la lezione della repressione e la vitalità ne risente.

Fondamentalmente, dobbiamo capire come gestire la carica, ma non soffocandola o sbarazzandocene. Invece possiamo convogliarla nei tessuti e nei canali sottili del corpo. Convogliarla significa conservarla e trarne nutrimento, inviandola ai muscoli e alle cellule. Come una batteria, possiamo metterla da parte per usarla in seguito. Lo facciamo sciogliendo i blocchi abituali che abbiamo costruito contro di essa. È in questo che consiste il processo di guarigione.

Data di Pubblicazione: 29 ottobre 2018

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