ARTICOLI VARI   |   Tempo di Lettura: 10 min

Archeologia misteriosa: l'Antico Egitto e i collegamenti con il Nord Europa

Archeologia misteriosa

Riscontri archeologici, genetici e toponomastici ti condurranno molto lontano dal Mediterraneo, scopri come leggendo l'anteprima di Mauro Biglino.

Storia e geografia: miti o realtà? La terra d’Egitto e i primi collegamenti “nordici”

I libri di storia ci insegnano che la civiltà dell’Antico Egitto si è sviluppata a partire dal 4.000 a.C. nel nord del continente africano, nell’area della valle del Nilo, concentrandosi in particolar modo nei pressi del delta di tale fiume e lungo tutto il suo corso, andando così a interessare un’area molto vasta suddivisa in Basso e Alto Egitto, a cui si aggiunge la penisola del Sinai, scenario delle peregrinazioni del popolo di Israele.

Nonostante nelle vicende bibliche l’Egitto giochi un ruolo primario, nelle cronache egiziane (secondo alcuni studiosi) non vi è traccia dell’esodo del popolo ebraico da quella terra, evento che di certo non sarebbe passato inosservato; né nel Vecchio Testamento vengono mai citate le piramidi che, nel 1400 a.C., epoca presunta in cui l’esodo potrebbe essere collocato, dovevano già esistere e altre essere in costruzione.

Le spiegazioni per il mancato riferimento alle piramidi potrebbero essere diverse: i discendenti di Giacobbe non poterono mai lasciare il territorio in cui si erano installati e dunque non ebbero modo di vedere quei grandi monumenti; il ricordo potrebbe essere stato inserito in uno o più degli undici libri che l’Antico Testamento cita ma che non sono più ufficialmente reperibili o, infine, tale mancanza potrebbe essere il frutto di una vera e propria "damnatio memoriae" cui sarebbero state condannate visto che la Bibbia è stata scritta, o quanto meno pressoché totalmente riscritta, nel corso dell’esilio babilonese, quando l’Egitto doveva necessariamente essere considerato il nemico e dunque, per una sorta di captatio benevolentiae nei confronti dei regnanti babilonesi, sarebbe stato quanto meno inopportuno ricordare i monumenti che ne celebravano la grandezza.

Nondimeno, noi ricordiamo la nostra scelta metodologica che consiste nel “fare fìnta” che i racconti biblici siano sostanzialmente portatori di vicende realmente accadute.

L’egittologa Lorraine Evans, nel libro Kingdom of the Ark avanza l’ipotesi che i resti di una nave egiziana rinvenuti nella prima metà del ’900 nella regione dello Yorkshire (uk), datati col radiocarbonio 14 al 1400 a.C., e quelli di uno scheletro umano con al collo una collanina quasi identica a quella rinvenuta nella tomba del faraone Tutankhamon, siano entrambi appartenuti alla principessa egiziana Scota, giunta in quelle terre dopo aver lasciato l’Egitto insieme al marito e al numeroso seguito reale.

Dalla ricerca condotta dalla Evans, emergerebbe che la principessa Scota possa identificarsi con la figlia del faraone Akhenaton, che regnò in Egitto intorno al 1350 a.C per poi finire esiliato a causa del fallimentare progetto di imporre al proprio popolo la religione monoteista dedita all’esclusivo culto del dio solare Aton.

Secondo la Evans il nome della Scozia deriverebbe proprio dal nome della principessa egizia, che impose il proprio dominio sia in quella terra che in Irlanda, dove diede inizio alla dinastia reale degli Scotti. L’ipotesi di una radicata presenza di egiziani nel nord-ovest europeo, si armonizza con gli studi genetici condotti dalla Dott.ssa Janet Davey del Victorian Institute of Forensic Medicine in Australia, pubblicati nel numero 117 del Luglio 2018 dalla rivista italiana «Fenix», dai quali emerge che parte degli antichi abitanti della Valle del Nilo erano caratterizzati da capelli rossi o biondi e che mummie risalenti al 3500 a.C., a loro volta dotate di capigliature naturalmente rosse, erano anche caratterizzate da una altezza superiore al normale; uno scheletro di un individuo maschio dell’altezza di 2,15 m è stato rinvenuto nei pressi del lago di El Fayoum.

Esempi di caratteristiche anatomiche inattese

A proposito delle caratteristiche anatomiche, che possiamo definire quantomeno inattese, ricordiamo diversi esempi: la mummia dai capelli rossi della regina Hatshepsut, della XVIII dinastia, trovata nella tomba kv 60 della valle dei re; la mummia di Thuya, sacerdotessa del dio Amon, dai capelli biondo ramati; dipinti della II dinastia che mostrano individui di alto rango con capelli rossi e occhi azzurri, così come un individuo nordico con capelli biondi è rappresentato nella tomba di Saqqara; la dea Nuit bionda dalla pelle bianca; la madre di Amenhotep IV con capelli biondi, carnagione rosea e occhi azzurri; la bionda principessa Ranofri... senza dimenticare i centodue personaggi di alto lignaggio dalle caratteristiche tipicamente nordiche riportati da Clayton nel suo Chronicle of the Pharaohs!. Altri particolari in merito alle caratteristiche fenotipiche e alle conseguenti possibili origini saranno analizzati nel capitolo sesto.

A proposito della considerevole altezza degli appartenenti alle dinastie reali, tra l’altro evidenziata nelle opere raffigurative dell’epoca e che viene interpretata dagli esperti come un simbolo di potenza e non come una concreta caratteristica fìsica, occorre fare alcune considerazioni sull’unità di misura chiamata cubito, in uso presso molti popoli dell’antichità.

Tale unità di misura, corrispondente alla lunghezza dell’avambraccio di un uomo, dal gomito all’estremità delle dita era in uso, presso gli egizi, in due differenti versioni, quello “normale” di 44,7 cm e quello “reale” di 52,36 cm, superiore al precedente del 17%. Fatte le debite proporzioni, se ne deduce che a un uomo non di nobile stirpe, ipoteticamente alto 1,70 m, doveva corrispondere un individuo di stirpe reale alto circa 2 m.

L’eco di una presenza “egizia” si avverte anche nell’area baltica dove, in Estonia, così come riportato nel libro Il meteorite iperboreo dal filologo Karl Kello, leggende popolari narrano delle vicende della figlia di un faraone, discendente del Dio Sole Aton in seguito identificata con santa Katariina, alla quale venne dedicata la chiesa di Karja in cui i simboli della religione cristiana convivono con simboli pagani raffiguranti il sole; nel 1277 le cronache estoni registrano l’annegamento presso l’isola di Saaremaa di un faraone, evento che viene interpretato metaforicamente come la fine del paganesimo a seguito della distruzione dei relativi idoli; a tale leggenda si affiancano quelle della mitologia scozzese e irlandese, citate nel libro Lebor Gabala Erenn del XI secolo sulla presa dell’Irlanda, e nella Historia Brittonnum del IX secolo scritta dal monaco gallese Nennio, che ci riconducono alla già citata principessa Scota.

Riscontri toponomastici

Alle leggende popolari nordiche si aggiungono sorprendenti riscontri toponomastici provenienti dal territorio finlandese, concentrati nell’area meridionale e nella regione della Lapponia, terra del popolo Sami.

A sud ovest della Lapponia si trova la città di Kemi, omonima del nome dell’Antico Egitto (Kemet o Kemi in egiziano copto) che, in lingua sami, viene chiamata Giepma (maa in finlandese significa “terra”), assonante con il nome dell’Egitto.

Nei pressi di tale città sfocia a delta il fiume più lungo della Finlandia dove, sulla sponda opposta a quella in cui si trova Kemi, giace la città di Keminmaa, traducibile come “terra d’Egitto” (essendo Kemin il genitivo di Kemi); il nome di questo importante corso d’acqua, Kemijoki, è a sua volta traducibile letteralmente come fiume Egitto, citato numerose volte nell’Antico Testamento (il termine ebraico “yeor” ci risulta essere una trascrizione dell’egizio i(t)rw e designava il Nilo e i suoi canali), così come il torrente d’Egitto, che in Lapponia trova il suo corrispettivo con un fiume di minore portata chiamato Kemihaara (haara significa “braccio d’acqua”); curioso notare che, mentre nel testo biblico il torrente d’Egitto scorre nei pressi del territorio di Giuda, analogamente in Finlandia scorre non lontano dalle colline di Giuda, Judan Kummut; nella zona centro settentrionale della Lapponia scorre il fiume Nilo - traduzione letterale di Nilijoki - che sfocia nel fiordo Tana, il cui nome combacia esattamente con quello di una delle sorgenti del Nilo africano.

Seppur non menzionati nella Bibbia, citiamo la località “Kairos”, nei pressi del lago Kemi e il “Menesjärvi”, cioè lago Menes, omonimo del mitologico faraone che governò l’Egitto intorno all’anno 3000 a.C. Secondo quanto riportato da Leonardo Paolo Lovari nel libro Manetone - La storia d’Egitto, Eusebio di Cesarea, concordemente con altri antichi studiosi, afferma che Menes di Tini, chiamato “Men” da Erodoto, fu il primo regnante della i dinastia post-diluviana, definita dei “semidèi” (anche a lui, in seguito a indagini somatiche, è attribuito un fenotipo dalle caratteristiche nordiche o quanto meno caucasiche). Oggi, benché non esistano prove certe, Menes viene identificato col faraone Narmer, che regnò nello stesso periodo. Eusebio di Cesarea, a proposito delle incongruenze che emergono sommando la durata dei regni dell’antico Egitto, afferma

«[...] Si deve supporre che forse diversi re egizi governarono nello stesso momento [...] Non è stata una successione di re che occupano il trono uno dopo l’altro, ma diversi re che regnarono nello stesso momento in diverse regioni [...]»

aprendo quindi alla possibilità di una diversa collocazione nello spazio e nel tempo di tali regnanti.

Verso l’estremo sud della Finlandia, sono presenti numerose località denominate Siinainkorpi, letteralmente “terra selvaggia del Sinai” o “deserto del Sinai” o, metaforicamente, la parola korpi può essere usata per significare l’essere “in mezzo al nulla”.

I toponimi individuati in quest’area della Finlandia non corrispondono a un deserto sabbioso, ma a zone disabitate costituite da paludi, prati e foreste, la cui coincidenza con il deserto del Sinai egiziano, si accompagna a un’incredibile simmetria morfologica e toponomastica che non riguarda solo la forma triangolare delle due penisole, ma anche gli stretti bracci di mare che delimitano entrambi i territori.

Va ricordato che il termine ebraico che indica il deserto, midbar, ha come significato radicale quello di “condurre, guidare” nel senso di “condurre al pascolo”, che ci porterebbe a pensare che, al momento del cosiddetto esodo, quel territorio fosse fertile e in grado di mantenere, fornendo cibo, quel grande numero di animali che la Bibbia dice accompagnassero i figli di Israele nella loro marcia verso la cosiddetta terra promessa.

Inoltre, a sud-ovest della penisola del Sinai, si trova la città di El Tor, il cui antico nome era Raithu, mentre a sud del Sinai finlandese, è presente la zona boschiva chiamata Rahittu; il mar Rosso, che costeggia la parte sinistra del deserto egiziano, trova un corrispettivo nel golfo antistante le regioni dell’Ostrobotnia, che simmetricamente costeggia la parte sinistra del sud-Finlandia dove il prefìsso “Ostro” (dal latino ostrum), potrebbe indicare il colore rosso, e non essere un riferimento alla posizione meridionale (dal latino austrum, sud) del golfo rispetto al territorio svedese, come normalmente ritenuto.

Data di Pubblicazione: 3 dicembre 2019

Lascia un commento su questo articolo

Caricamento in Corso...