L'Arte dello yoga e dello Sport - B. K. S. Iyengar
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L'Arte dello yoga e dello Sport

Yoga e Sport - Anteprima del libro di B. K. S. Iyengar

L'arte è un'espressione delle umane emozioni

“Molti atleti sono dotati di abilità e resistenza, qualità necessarie per un buon gioco, ma un lancio fatto al momento giusto, può fare la differenza tra uno mediocre e uno da campioni”.

Qualsiasi sport richiede che le capacità e i talenti di un giocatore siano ottimizzati. Nell'azione di un lancio centinaia di muscoli cooperano in perfetta sincronia, insieme alle articolazioni, ai legamenti e ai nervi. Negli sport di squadra la complessità di questa sincronizzazione è ancora maggiore, infatti oltre a questo team interno, vi è quello composto da tutti i giocatori della squadra che devono essere coordinati, in armonia fra loro, per poter vincere.

La mancanza di coordinamento può portare a mancanza di comprensione nel team interno come in quello esterno. La stessa cosa accade sul campo di gioco. Se manca la sincronizzazione tra il vedere la palla e la risposta conseguente, che è un atto che richiede la coordinazione di occhi, polsi, piedi e intelligenza, i risultati possono essere disastrosi sul campo di cricket, di tennis, di ping-pong o di badminton.

L'arte è un'espressione delle umane emozioni e si attua attraverso diversi mezzi. Gli sport, elevando lo spirito, possono essere considerati una forma d'arte. Le emozioni dei giocatori e degli spettatori sono coinvolte parimenti, gli spettatori si esaltano per ogni goal segnato e per ogni buona palla lanciata, per ogni tiro, per ogni presa o lancio in porta. I loro cuori martellano come quello di un velocista, ed è come guardare quest'ultimo mentre taglia il traguardo.

La cultura indiana definisce sei forme d'arte, o shat kalà, considerate necessarie per l'elevazione e la conservazione di un essere umano. Queste sono:

  • Yogika (yoga).
  • Mallika e kridà (malia vidyà, come nel wrestling, e anche tutti gli sport e i giochi).
  • Nàtya (arte del teatro e dello spettacolo).
  • Sangitika (vocale e degli strumenti musicali).
  • Dhanurvidyà (tiro con l'arco e allenamento militare).
  • Vyàvahàrika (tutte le professioni, dall'agricoltura alla finanza, inclusa l'economia agraria, il sistema economico, il mercato, e così via).

Abbiamo detto che lo yoga è la madre di tutte le forme d'arte. Ognuna ha alcune caratteristiche uniche per lo sviluppo e il progresso di chi la studia. Lo yoga dona le qualità per migliorare ogni arte e realizza la capacità di uno sportivo.

Un atleta deve essere dotato di forza fisica e resistenza per far fronte a lunghe ore di pratica o di gioco. Tutti gli sport richiedono sul campo rapidità e prontezza di riflessi. L'arte di malia vidyà sviluppa la forza fisica, la coordinazione e la velocità del praticante.

Il gioco di uno sportivo si perfeziona

Il gioco di uno sportivo si perfeziona quando nei suoi movimenti si sviluppano precisione e abilità e ciò avviene con la pratica dello yoga. Aumentando la velocità di risposta del corpo, sottoposto alla volontà della mente e dell'intelligenza, lo yoga permette a un atleta di diventare esperto nelle proprie azioni.

Il Bhagavad Gita definisce lo yoga come "karmasu kausalam", che significa che lo yoga è "abilità in azione". Nessuna arte può esistere senza le emozioni. Per gli sportivi (kridà) non è diverso; la formazione, la pratica e la tecnica con tribuiscono a sviluppare le abilità, ma l'espressione intuitiva di queste competenze è possibile solo con emozioni sane. Per migliorare il gioco, ogni sportivo ha bisogno di acume mentale e di un atteggiamento positivo.

“L’intelligenza della testa e quella del cuore devono essere coordinate in ciascuna azione e in ogni movimento”.

Molti atleti hanno la capacità e la forza necessarie per fare un buon gioco, ma realizzare un lancio preciso, proprio nel momento giusto è ciò che, in ultima analisi, differenzia un lancio mediocre rispetto a uno vincente. Un commentatore sportivo o un esperto ci mettono poco a criticare un atleta: quel giocatore di cricket avrebbe potuto fare qualcosa di più, e via dicendo. In quel momento l'atleta non ha il tempo di fare un'accurata analisi riguardo al movimento della palla a partire da quando è stata lanciata. Rispondere al lancio è una cosa intuitiva, viene dal cuore.

La recitazione (nàfya) è un'arte che esprime le nostre emozioni. Esalta e rinforza la nostra sfera emotiva. Le emozioni sono molto importanti e danno un senso alla nostra vita; ogni interazione tra noi e gli altri e i vari aspetti del nostro essere sono da esse governati. Lo yoga si occupa dell'importanza del controllo delle emozioni e crea la solidità della sfera emotiva del praticante.

Gli esseri umani dispongono di due tipi d'intelligenza: l'intelligenza della testa e quella del cuore. L'intelligenza della testa è razionale, analitica e logica, mentre l'intelligenza del cuore è emotiva. L'intelligenza della testa aiuta lo sportivo a evolvere negli aspetti tecnici del gioco, mentre l'intelligenza emotiva determina la sua stabilità. Entrambe le intelligenze devono essere coordinate in ciascuna azione e in ciascun movimento.

Lo yoga produce armonia ed equilibrio

Lo yoga produce armonia ed equilibrio tra l'intelligenza della testa e quella del cuore. Possiamo considerare la prima come un'estensione verticale, la seconda come un'espansione orizzontale. In questo modo lo yoga bilancia ritmicamente l'uso del corpo, della testa e del cuore.

Yogàsana come Sàiamba Slrsàsana, Sàiamba Sarvàngàsana, Dwi Pàda Viparlta Dartdàsana, Setu Bandha Sarvàngàsana e Viparlta Karani dispongono in alto il centro emozionale, il che produce il senso di fiducia in sé. In questi àsana la regione del cuore è più in alto della testa e quando il centro emozionale è posto fisicamente più in alto rispetto a quello dell'intelligenza cosciente che risiede nella testa, le emozioni negative che ci disturbano sono poste sotto controllo, come kàma, krodha e moha, lussuria, ira e avidità. Ansia e tensione sono dissipate. Il desiderio di successo, un obbligo per ogni atleta competitivo, si alimenta naturalmente.

Lo sport è come la musica. Deve esservi ritmo nella prestazione di un giocatore. Il coordinamento e la cooperazione tra le squadre, interne ed esterne, diventa essenziale. Per raggiungere un obiettivo, il partecipante di una squadra deve essere addestrato a sviluppare non solo la propria capacità individuale, ma anche quella di lavorare con gli altri; l'esecuzione di un singolo strumento non crea la sinfonia di un'orchestra.

Per creare ritmo serve l'orchestrazione di entrambi i team, quello interno e quello esterno. La musica (sahgltìka) può essere apprezzata solo se ha ritmo. Si ottiene una sinfonia solo quando ogni membro di un'orchestra suona il suo strumento in accordo con lo stesso ritmo. Se uno solo è fuori tempo, il risultato è una cacofonia; allo stesso modo, nell'attività di uno sportivo deve esservi ritmo.

Gli àsana ci insegnano l'abilità e il lavoro di squadra aiutando le varie parti del corpo, della mente e delle emozioni, affinché insieme si muovano ritmicamente. Yoga è ritmo del corpo, melodia della mente; crea la sinfonia dell'anima.

Ogni sport richiede una notevole concentrazione. La mente di un giocatore deve focalizzarsi su quel determinato obiettivo. Un bravo tennista non si accorge della folla che lo osserva, vede solo la pallina. È come Arjuna nel Mahabhórata che apprende l'arte dell'arco (dhanurvidyà), al punto tale che può mirare e colpire l'occhio di un uccellino in volo.

“Yoga è ritmo del corpo, melodia della mente; crea la sinfonia dell’anima”.

Yoga focalizza la mente

Una mente che erra non arriva in alcun luogo. Yoga focalizza la mente. Il saggio Patanjali definisce così lo yoga: "citta vrtti nirodhah", che significa: "yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente e della coscienza". La coscienza include la mente, l'ego e l'intelligenza. La mente è a sua volta governata dal nostro respiro. L'Hatha Yoga PradTpikà dice: "cale vate calarti cittam niscale niscalam bhavet": "la coscienza o citta, si muove insieme al respiro". Se il respiro è quieto, mente e coscienza lo sono di conseguenza. La pratica del prànàyàma, parte integrante dello disciplina dello yoga, conduce il praticante verso dhàrana (concentrazione), che è uno degli otto rami dell'astànga yoga ed è una qualità necessaria per un bravo sportivo.

Con la partecipazione a sport di squadra, dove il legame tra giocatori è estremamente importante, gli sportivi dovrebbero imparare l'arte del giusto comportamento sociale. Quando ad esempio un giocatore si infortuna, ed è costretto a rimanere a lungo in panchina, i compagni di squadra dovrebbero intervenire per aiutarlo a non perdere fiducia e motivazione in sé. Lo yoga ci insegna maitri (gentilezza), karunà (compassione), mudità (gioia) e upeksà (indifferenza).

Quando si instaura un legame di amicizia tra i membri di una squadra, ciascun giocatore automaticamente stimola e incentiva l'altro. È vero anche che il più piccolo malessere può determinare un problema allo spirito di squadra e portare a un rapido tracollo di tutti, anche se la squadra è formata dai più abili giocatori. Non sempre un atleta è in grado di dare il suo massimo. Quando accade, i suoi compagni dovrebbero piuttosto dimostrare comprensione invece di colpevolizzarlo; ognuno dovrebbe sinceramente apprezzare negli altri le buone prestazioni che si presentano. Ormai alcuni sport sono diventati talmente di moda che i media, come anche gli spettatori possono in un attimo decreatare la fine della carriera di un giocatore. Un atleta deve dunque imparare l'arte dell'indifferenza verso tali "'giochi" dei media, imparare a considerare che la notorietà e la fama non sono altro che fenomeni transitori. I critici che un giorno lo mettono sul piedistallo saranno pronti a denigrarlo il giorno in cui non avrà dato il meglio di sé. Egli dovrà imparare a sviluppare upeksà bhàva (l'atteggiamento dell'indifferenza), non nei confronti delle sue abilità, ma verso i commenti altrui.

Non è facile consigliare ai giocatori di non farsi influenzare dai capricci della notorietà, non ci si può aspettare che i giovani, donne e uomini, abbiano quella maturità emotiva che consenta loro di essere indenni alla fama. Certo, sarebbe auspicabile! Quando si hanno critiche costruttive è bene farne tesoro, ma se sono malevole, è senz'altro meglio ignorarle. È importante riuscire a sviluppare l'indifferenza verso tutto ciò che distrae dal proprio lavoro. La pratica dello yoga sviluppa tale qualità in modo naturale; aiuta gli atleti a giocare le loro partite, a prescindere delle opinioni altrui, buone o cattive che siano.

Lo yoga, oltre a conferire salute e resistenza al praticante, rinforza il sistema nervoso; è un ponte tra la mente e la forza di volontà. Se la mente funge da sede della coscienza, quei nervi che hanno origine nella colonna vertebrale agiscono da sorgente per la mente inconscia; lo yoga le consente in tal modo di affiorare in superficie, con fiducia. Costruisce la chiarezza di pensiero e di azione del praticante.

Per raggiungere l'eccellenza in ogni forma d'arte è necessario imparare le basi di quella scienza e, una volta appresa, accompagnarla a una pratica costante, alla dedizione e alla devozione. La pratica accompagnata dalla precisa applicazione di scienza e tecnica diventa apprendimento cosciente e si trasforma lentamente in conoscenza intuitiva. Come l'acqua di un fiume sotterraneo che penetra in profondità e affiora poi in superficie limpida e senza terra, così la mente cosciente deve penetrare in profondità e lasciare impronte permanenti in grado di affiorare al momento del bisogno. Durante il gioco per esempio. Questa è la facoltà intuitiva.

Uno sportivo compie in modo naturale un lancio magistrale nel momento in cui la conoscenza intuitiva e quella appresa, illuminata, emergono in superficie; è allora in grado di stupire se stesso e gli altri con la sua performance. Ed è ciò che differenzia un giocatore abile da uno mediocre.

Questo testo è estratto dal libro "Yoga e Sport".

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