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AttraVerso Noi

Storie di Ordinario Risveglio - Anteprima del libro

Spazio-tempo

Apriamo questo capitolo rivolgendoci a te, caro lettore, per dirti che in questo “spazio-tempo” che passeremo insieme, aperto dalle righe che il tuo sguardo sta scorrendo, ci saranno cambi di piano, salti, passaggi di testimone tra due mani che scrivono.

Una visibile, l’altra invisibile.

Ci terremo la mano nello scrivere di storie di questo tempo che spesso lo oltrepassano per modificarne i confini e creare squarci tra le trame di Senso.

Troverai degli scarti temporali, delle esperienze narrate e degli scritti del “passato”, questo per rendere la forma multidimensionale di quello che abbiamo vissuto, e che stai vivendo anche tu, forse senza accorgertene. I momenti di passaggio in questo ordine delle cose sono molti. Avvengono con volumi e intensità differenti. Avvengono “fuori”, nella realtà esterna percepibile, solo quando il nostro mondo interiore è pronto. Quando la consapevolezza si è allargata abbastanza da contenere un nuovo “livello di gioco”. Così, quando la realtà manifesta il cambiamento, la svolta, essa è già avvenuta a livelli sottili, nei sotterranei della nostra consapevolezza.

Potremmo raccontarvi svariati episodi di apertura, di “Risveglio a se stessi”, episodi che segnano la nostra storia personale tracciando dei “guadi”.

Ma scegliamo di raccontarne qui uno, che attraversa un po’ la nostra storia, passando attraverso il primo sguardo che ci siamo scambiati “io”, “Paola”, e “lui”, “Roberto”.

Come in un film, il nostro film.

Era il 27 marzo del 2015.

Lo scenario è il panorama incantato di un evento che ho organizzato con Arte di Essere, all’Astoria Park Hotel di Riva del Garda. Titolo: La filosofia delle Fiabe.

Nessun nome poteva essere più azzeccato.

Io e Roberto ci conoscevamo da anni su Facebook, non ci eravamo mai incontrati, ma sapevamo che sarebbe accaduto.

In effetti ci giravamo intorno da un po’ di tempo, stessi interessi, stesse letture, amici comuni... ma non si era mai creata l’occasione. Evidentemente i tempi non erano ancora maturi.

Vedevo comparire i suoi post su Facebook e ogni tanto li condividevo. Capitava ci scrivessimo qualche messaggio privato, ma nulla di più.

Una presenza costante

A ogni modo lui era diventato per me una “presenza” costante, naturale. Una persona che, anche se non hai mai incontrato, sai che c’è, e sai che, sulla linea del tempo, l’incontro fisico è già scritto. Non sai quando, ma sai che c’è.

Perché... non può essere altrimenti.

Così, quando mi ha scritto per dirmi che sarebbe venuto a questo evento ho sorriso.

“Finalmente” ha sussurrato una voce dentro di me. Un nome già

conosciuto e familiare, Roberto Senesi, che presto sarebbe diventato carne.

Un’immagine che avrebbe presto preso forma.

Nei meandri della memoria vado a pescare quella telefonata, in cui, con quella voce ancora “sconosciuta”, entusiasta, e spudoratamente “romanaccia”, lui aveva accolto con massima disponibilità la mia proposta di dormire in una camera tripla con altri due ragazzi che non conosceva. Cosa di cui in seguito si sarebbe pentito, visto che non avrebbe voluto lasciarmi nemmeno per dormire!

Le tre notti

Le tre notti precedenti al nostro incontro ci siamo “casualmente” ritrovati a scriverci via chat. Io sveglia prima delle 4 del mattino per preparare le ultime cose, lui a fare il turno a lavoro. Guarda un po’ il caso. E così, abbiamo scandito e accompagnato, senza saperlo, le notti che ci separavano, un po’ come ad accompagnare inconsapevolmente un conto alla rovescia già innescato e alle sue ultime battute.

I tanti preparativi per questo grande evento si consumano uno a uno e arriva il tempo di partire e di arrivare in riva al lago con quell’emozione forte che mi accompagna sempre nell’andare incontro a qualcosa di importante. E questo evento era molto importante. Mesi di preparazione intensa, dagli scenari generali ai minimi dettagli che mi piace tanto curare.

Sono nel pieno dei preparativi di un evento di tre giorni a cui avrebbero partecipato oltre 300 persone e molti autori importanti, tutte le camere di due hotel prenotate per gli ospiti. Con Riccardo, Francesco e Gisella, i miei immensi amici, sistemo tutti i dettagli, e ci troviamo nella hall dell’hotel ad accogliere gli ospiti che man mano arrivano. E sembra di essere su un’astronave appena prima della partenza per altri mondi.

È venerdì. Sono circa le 17 e 30, quando lui attraversa la porta vestito di nero, entrando nella hall con il suo trolley nero. Immaginatevi questa cupola di vetro con i pannelli trasparenti che si aprono automaticamente al suo passaggio. È una scena bellissima, come fosse un’entrata in scena attesa da tempi immemori.

Sorride. E questo suo sorridere sembra occupare tutta l’aria intorno. Un luogo magico, pronto per riceverlo, e lui che arriva a occupare proprio questo spazio che lo attende.

Questa immagine è un fotogramma inciso nella mia memoria, come fosse una chiave.

L’ho riconosciuto a distanza e l’ho visto prima che lui si accorgesse di me. Ho aspettato, girandomi di spalle a fare altro. Ho sentito quando il suo sguardo si è appoggiato su di me, di schiena, una sensazione quasi fisica, mi sono voltata, ci siamo guardati e la sua energia mi è arrivata dritta al cuore.

La connessione immediata con un canale che era già aperto. Un punto d’innesto, un attraversamento, un antico riconoscimento. Uno sguardo, per farci entrare in un “ambiente” che già era pronto per noi. Ma questo l’ho capito dopo. Lì c’erano solo sensazioni ancora sottili, leggere e senza forma, lievi e candide come la neve prima di cadere.

Quando mi sono avvicinata per abbracciarlo lui pareva un albero di Natale accesosi dichiaratamente e senza pudore! A me veniva da ridere nel vivere la scena e riuscire a vederla da fuori contemporaneamente. Sentivo questa sensazione sottilmente potente che si faceva strada dentro di me e oltrepassava qualsiasi griglia di senso logico.

Da parte sua la potenza di un rogo acceso da fuochi d'artificio, da parte mia la delicatezza di un ruscello ghiacciato che si scioglie per scendere al mare...

È stato come vedere un sipario aprirsi e poter guardare, finalmente, qualcosa che era in preparazione da tempo, da anni, forse da vite, ma che fino a poco prima risultava nascosto.

Senza conoscerci, senza dirci nulla, già eravamo “insieme”. Ecco l’Amore. L’Amore che attraversa spazi e tempi e che poi arriva per ritrovare e ritrovarsi attraverso uno sguardo. Amore che “sceglie e scioglie” forme diverse per manifestarsi.

Amore che crea il progetto, il film e la strada per potersi manifestare.

Amore che attraversa i vissuti di chi ha scelto per condurli.

Amore che semplicemente accade.

Tempo dopo mi disse che era la prima volta nella sua vita che si era innamorato all’istante. Colpo di fulmine... “Strano per uno come me, che di solito ci mette del tempo”, disse.

“Non dimenticherò mai l’istante in cui i miei occhi si sono posati per la prima volta su di te... pura magia... e se pure il nostro incontro si fosse limitato soltanto a quel momento non potrei far altro che provare gratitudine. Sei un fiore delicato e se mai dovessi scegliere tra mille io non sceglierei altro che te”.

Roberto

Questo testo è estratto dal libro “Storie di Ordinario Risveglio”.

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