SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO

Il cammino verso la libertà emotiva: imparare ad amare

Il cammino verso la libertà emotiva

Scopri le basi di Detox Emozionale e una descrizione che riassume l’intero processo leggendo l'anteprima del libro di Judith Orloff.

La tua vita sta per migliorare

Penso che il tuo futuro ti riservi qualcosa di meraviglioso; ti aspetta un periodo in cui si realizzeranno tutti i tuoi sogni.

Tutte le bottiglie in cui hai sigillato i tuoi desideri sono state recuperate.

Ora pensa: cosa desideri sopra ogni altra cosa? La felicità? L’amore? Faticare meno? Una formula infallibile contro lo stress? Come presto scoprirai, possiedi il potere necessario per ottenere tutto ciò che vuoi. O forse hai rinunciato completamente alla speranza a causa delle delusioni che hai avuto.

Anche io ho conosciuto questa sensazione, quando si arriva a pensare “tanto non serve a nulla”. Giusto? No, sbagliato! Questa rassegnazione piena di autocommiserazione ti condanna a rimanere in una situazione senza via di uscita che non ti sarà di alcun aiuto. Spero sinceramente che tu possa tornare a intravedere un’altra meravigliosa possibilità. Certe volte le nuove occasioni si presentano come doni dal cielo. Questo libro è uno di questi, è la fonte della tua libertà emotiva. E come un manto di neve appena caduta, intonso: un nuovo inizio. I primi passi sono davvero indimenticabili. Non scordarli mai. Voglio raccontarti della mia esperienza in prima persona.

La porta per la libertà emotiva si è spalancata per me quando ero adolescente. Era il 1968 e vivevo in California; ero una figlia dei fiori, indossavo magliette dai colori sgargianti, jeans strappati e stivali di cuoio oppure camminavo scalza e frequentavo persone che usavano droghe. I miei genitori erano disperati. Provavano incessantemente a parlare con me ma io sbarravo ogni via di comunicazione.

La mia ribellione non era solo contro di loro, ma rappresentava anche il tentativo di salvare me stessa. Malgrado mia madre e mio padre non avrebbero potuto amarmi di più, trovavo soffocante la loro idea di ciò che io avrei dovuto essere e di cosa avrebbe potuto rendermi felice: club riservati agli ebrei, abiti “decenti”, amici conservatori... Io non ero d’accordo. Certe notti andavo perfino a dormire con addosso i miei adorati jeans (un’abitudine che faceva inorridire mia madre) per sentirmi più libera.

Certe volte non volevo essere ciò che ero (così sensibile); mi sembrava di appartenere a un altro pianeta. Sin dalla prima infanzia avevo avuto molte premonizioni e sogni che spesso si erano dimostrati fondati, come quando avevo predetto la morte di mio nonno e il divorzio dei miei genitori, quando ancora nessuno sospettava che potessero verificarsi questi eventi. Episodi simili mi facevano sentire instabile e confusa. A peggiorare le cose, i miei genitori iniziarono a infastidirsi così tanto che mi proibirono di parlare con loro delle mie intuizioni. Cominciai a credere fermamente che ci fosse qualcosa di sbagliato in me e rimasi sola con la mia paura. Predire gli eventi non era una mia scelta, non potevo evitarlo. In me si agitavano potenti forze e non sapevo come tenerle a freno.

Alla fine, i miei genitori decisero fermamente di dare un taglio alle mie frequentazioni pericolose e di salvarmi dal baratro. In un impeto di coraggiosa solidarietà, mi prepararono le valige, mi costrinsero a salire in macchina e rinchiusero la loro unica figlia nel reparto per adolescenti tossicodipendenti dell’ospedale psichiatrico di Westwood. Ero sconvolta, mi sentivo tradita, e urlai tutta la mia indignazione. Feci il possibile per nascondere la paura. Questo fu l’inizio del mio percorso verso la libertà emotiva.

L’inizio del percorso verso la libertà emotiva

Ho conservato ricordi vividi di ogni istante trascorso in quell’ospedale. Rifiutavo ogni manifestazione di cortesia che mi veniva offerta. All’inizio mi sentivo prigioniera. Non avevo la minima intenzione di collaborare. Sfinivo la pazienza di chiunque. Durante le terapie di gruppo che dovevo seguire ogni giorno mi rifiutavo di parlare. La donna che guidava le sedute, una severa ex motociclista che indossava abiti di jeans, mi interrogava: “Judi (il soprannome che usavo a quel tempo), perché sei così arrabbiata?”. “Io? Sto bene” rispondevo secca, a labbra strette e piena di rancore. Più cercava di coinvolgermi più mi chiudevo, fingendo con tutti, compresa me stessa, di stare bene.

Con il mio psichiatra non mi dimostravo più disponibile. All’ora dei pasti una ventina di ragazzi si sedevano in una caffetteria beige per mangiare cibo gommoso con posate di plastica (quelle in metallo potevano essere pericolose). Mantenni il proposito di restare completamente chiusa in me stessa finché Windy, un’altra paziente hippy che non si toglieva mai la giacca di pelle adorna di lunghe frange, non riuscì ad avvicinarmi. Non sembrava intimidita dalla mia ostilità e io mi lasciai vincere dalla sua innocenza; diventammo inseparabili.

Compagne di prigionia, nel tempo libero ci nascondevamo nella mia stanza, con le finestre sbarrate, per progettare la fuga. Sognavamo a occhi aperti di scappare di notte seguendo gli inservienti che facevano le pulizie per uscire dal reparto in cui eravamo rinchiuse. Poi avremmo fatto l’autostop per raggiungere l’autostrada, che era a pochi chilometri di distanza, dirigendoci infine verso l’ignoto. Senza genitori. Senza sorveglianti. Saremmo state finalmente libere. Anche se non realizzammo mai i nostri progetti di fuga, il tempo trascorso a pianificare, ridacchiare e cantare canzoni dei Rolling Stones, “You can’t always get what you want...but you just might find you get what you need” [Non sempre riesci a ottenere ciò che vuoi... ma potresti trovare ciò di cui hai bisogno] rese la reclusione più sopportabile.

Tuttavia, odiavo il fatto di essere rinchiusa e non trovavo una ragione valida per esaminare la mia vita o modificarla. Ma altre misteriose influenze che non potevo controllare sembravano agire occultamente. Ricordo che, in fondo a una sala con il pavimento coperto di linoleum verde, c'era una porta che si apriva su un cortile recintato dove giocavamo a pallavolo. Attraverso le vetrate protette da una grata penetrava una luce brillante dalla quale non riuscivo a distogliere lo sguardo. Cera qualcosa di meraviglioso in quel bagliore che placava la mia furia, mi rasserenava quando le parole non riuscivano a farlo. Fin da piccola, ho percepito una presenza amorevole che mi seguiva, un amico invisibile che mi offriva il suo conforto. Di solito rimaneva nascosto, ma ora aveva deciso di manifestarsi. Qualcosa in me voleva cambiare e, nonostante la mia resistenza e la mia opposizione, prese forza da solo. Lentamente, miracolosamente, durante i quattordici giorni che trascorsi in quel luogo, mi ammorbidii.

Con l’aiuto di un saggio psichiatra che mi capiva e sapeva come intervenire, realizzai che non ero mai stata davvero libera prima che mi rinchiudessero in quel luogo. Mi ribellavo ai miei genitori senza sapere quale fosse il mio obiettivo. Reagivo ma non ero proattiva. La ribellione e l’emarginazione erano un modo per sopravvivere, non il fine ultimo. Negli anni, questo uomo meraviglioso mi ha insegnato a gestire meglio le emozioni affinché le mie azioni fossero determinate dalla mia vera natura. Mi aiutò anche ad accettare il mio lato intuitivo, fondamentale per comprendere la mia anima. Grazie al nostro lavoro insieme nacque in me il desiderio di studiare medicina per portare l’intuito nella scienza; un tempo non ci avrei creduto se qualcuno mi avesse detto che sarei diventata un medico. Anche se nella mia famiglia c'erano venticinque medici, compresi i miei genitori, non avevo mai pensato di intraprendere questa carriera. Laurearmi in medicina era l’ultima cosa che desideravo.

La vita andò avanti. Vent’anni dopo ero ormai una psichiatra e lavoravo in quello stesso ospedale. La (ex) paziente era passata dall’altro lato della barricata. Mi sentivo deliziosamente sovversiva. Consideravo una fortuna aver vissuto quell’esperienza quando ero più giovane, perché avevo un’idea precisa di come ci si sente quando si viene incarcerati e si è alla mercé di sconosciuti. Non avrei potuto trovare un modo più efficace per sviluppare l’empatia nei confronti delle persone che si trovavano in quella stessa situazione... e imparare ad accettare la compassione che un tempo mi era stata mostrata. Sono momenti preziosi che mi hanno aiutata molto nella mia ricerca della libertà emotiva.

L’ospedale è crollato nel 1994 in seguito al terremoto di Northridge e, devo ammetterlo, mi manca la sua presenza nel paesaggio urbano. I miei genitori non provarono la stessa nostalgia. La mia adolescenza per loro è stata un incubo dal quale non si sono mai ripresi. Anche quando ormai erano anziani, di tanto in tanto riesumavano qualche ricordo di quell’epoca. Con la stessa espressione di terrore che conoscevo molto bene, mi dicevano tra il serio e il faceto: “Judith, non siamo mai riusciti a superare la tua adolescenza.”

Le basi di detox emozionale: l'inizio del tuo processo di liberazione

La vita ti offre ogni giorno numerose opportunità per scoprire e conoscere la libertà emotiva. Ogni successo. Ogni fallimento. Ogni perdita. Ogni vittoria. Il modo in cui superi questi valichi determina il tuo livello di libertà. Voglio che tu inizi a considerare le tue emozioni in modo non convenzionale, a vederle come strumenti di trasformazione (il termine emozione deriva dal latino e, letteralmente, significa “muovere”) anziché pensare che siano solo sensazioni che ti fanno sentire felice o triste. Usale per mettere alla prova il tuo cuore; questo è il nodo centrale. Ciò che vivi, ciò che tutti noi viviamo, ha un fine più alto. L’imperativo di Detox Emozionale ci esorta a coltivare l’amore che vive in noi.

Albert Camus disse: “La libertà non è altro che la possibilità di migliorarsi.” Per rendere questa idea una realtà concreta, devi cominciare a considerare ogni avvenimento della tua vita, sia esso edificante o distruttivo, sconvolgente o banale, come un’occasione per diventare più forte, intelligente e illuminato.

E' questo il punto più difficile per la maggior parte delle persone. Ci vergogniamo quando proviamo paura, quando ci sentiamo inadeguati o soli, come se avessimo fallito in qualcosa o commesso un errore. Non è così. L’idea che le persone debbano essere sempre serene e felici è una falsa aspettativa indotta dalla cultura. Una volta, un paziente che soffriva di depressione si scusò: “Vorrei poter venire da lei per parlare di qualcosa di più spirituale.” Provai dispiacere per lui, ma si sbagliava, proprio come molte altre persone che soffrono e nutrono questa convinzione. Affrontare le emozioni, di ogni tipo, è un atto di coraggio e di crescita spirituale.

Mentre guardi dentro di te, questa è una formula infallibile per liberarti: osa mettere alla prova le emozioni, anche quando credi di avere il diritto di sentirti ferito o deluso. E' uno sforzo che conduce sempre a qualcosa di buono. Resisti strenuamente senza cedere alla tentazione di diventare cinico o di chiuderti in te stesso (per me l’emarginazione è peggio della morte). Indipendentemente da ciò che è accaduto, esiste sempre la possibilità di cambiare e guarire. È un miracolo a portata di mano. Non avere paura, ricomincia a sperare.

Per iniziare, devi comprendere le basi di Detox Emozionale. Ti propongo una descrizione che riassume l’intero processo. Puoi farvi riferimento ogni volta che senti il bisogno di chiarire i tuoi scopi e obiettivi.

Cosa significa detox emozionale?

È la capacità di donare e ricevere più amore. Significa essere in grado, da una parte, di costruire emozioni positive e, dall'altra, di affrontare e superare quelle negative. Per esempio, anziché farti travolgere dalla rabbia quando qualcuno ti ferisce, reagisci in modo più equilibrato ed empatico. Detox Emozionale, la libertà emotiva, prevede un'evoluzione sia sul piano personale sia su quello spirituale. Imparare a lavorare sulla negatività, anziché arrendersi, è necessario per crescere spiritualmente ed elevarsi al di sopra della propria meschinità. Liberarsi significa eliminare gli schemi emotivi controproducenti e vedere se stessi e gli altri attraverso la lente del cuore.

Perché dovrei averne bisogno?

È necessaria per uscire dalla palude delle emozioni negative che, accumulandosi, sconvolgono la tua calma e la tua serenità. Distruggono i rapporti e, alla fine, ti impediscono di godere della felicità e delle meraviglie che il mondo ti offre.

Come posso raggiungerlo?

Le emozioni diventano un trampolino di lancio dal quale si raggiunge una consapevolezza più elevata solo se sei disposto ad apprendere ciò che possono insegnarti. Per esempio, ti mostrerò come diventare più paziente per controbilanciare la frustrazione. Alcune emozioni non possono essere trasformate, come il rimorso, mentre esistono soluzioni per superare altri sentimenti, come la gelosia. L'elaborazione delle emozioni prevede due passaggi. Il primo consiste nell'ammettere serenamente ciò che si prova, anziché cercare di nasconderlo e sottovalutarlo. Il secondo è la trasformazione della negatività. Ti spiegherò diversi metodi per applicare concretamente questo concetto a una gamma di emozioni.

Il risultato

Ti sentirai più felice, flessibile e vitale; inoltre sarai più indulgente con te stesso, i tuoi amici e la tua famiglia. Dimostrerai più pazienza nell'interazione con i colleghi e riuscirai a risolvere i conflitti in modo più efficace. Conoscerai i tuoi istinti più oscuri e il potere del cuore, da sfruttare per superare tutte le situazioni, anche quelle più deludenti. Ti sentirai accudito e protetto da una forza spirituale che ti accompagnerà in ogni istante.

Data di Pubblicazione: 25 marzo 2020

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