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Cannabis: scopri "chi" è

Cannabis: scopri "chi" è

Come riconoscere da subito anche le qualità spirituali di questa pianta fondamentale leggendo l'anteprima del libro di Stephen Gray.

Lei chi è?

Nel corso degli ultimi diecimila anni, e probabilmente da un tempo ancor più antico, la cannabis è stata uno dei protagonisti della storia dell’umanità e in molte culture è stata considerata e sentita come un essere o una divinità. Dico lei, attribuendole il genere femminile, perché è così che nella cultura occidentale, sia in passato che al giorno d’oggi, la maggior parte di coloro che vi entrano in relazione ne fa esperienza.

In Cina, ottomila anni fa, i semi della cannabis erano usati come cibo, mentre duemila anni più tardi veniva coltivato un antenato della Cannabis sativa per utilizzare le fibre del suo stelo nella creazione di corde e nella realizzazione di tessuti. Sappiamo anche che, circa cinquemila anni fa, i cinesi già utilizzavano alcune parti della pianta della cannabis come rimedi medicinali per svariati disturbi. Tremila anni orsono, in Asia centrale e forse anche in zone ancora più lontane, i semi erano ampiamente usati nel corso dei rituali, come offerta nelle invocazioni e deposti insieme ai fiori sulle tombe dei defunti.

La cannabis era anche utilizzata come incenso, in modo che producesse i suoi effetti su tutti coloro che ne respiravano il fumo negli ambienti in cui veniva bruciata. Nello stesso periodo la Cannabis indica era ampiamente diffusa anche nel subcontinente indiano, in cui presero piede sia l’uso rituale che quello medico.

La cannabis e i suoi semi, provenienti dall’Asia, fecero il loro ingresso nel nord Europa duemilacinquecento anni fa e i viaggiatori che percorrevano la via della seta verosimilmente commerciarono e trasportarono ogni cosa relativa alla pianta: dalle storie e leggende sino alla sua medicina. E in Nord America, dal XVI secolo fino a circa ottantanni fa, la cannabis è stata ampiamente apprezzata come straordinaria erba medica e fonte estremamente utile di fibre. Poi la situazione si è letteralmente capovolta: la istituzioni mediche e legali hanno demonizzato la pianta e solo adesso stiamo faticosamente riemergendo da questo assurdo secolo di proibizionismo dei doni della natura.

Sappiamo che nel corso delle ultime migliaia di anni la medicina, il nutrimento e l'incenso pungente della cannabis sono stati tenuti in gran conto, ma non conosciamo granché della storia della sua “personificazione”, di come venisse considerata uno spirito da molte etnie di regioni dell’Asia e dell’Africa. Sappiamo solo che c’erano rituali in cui la si fumava in gruppo, che dalla cannabis si ricavavano oli rilassanti ed efficaci tisane curative e che venivano narrate storie e intonate canzoni su di lei. Esistono alcuni antichi riferimenti letterari che ci indicano come venisse percepita.

Nell’antica Cina, il nome della divinità che risiedeva nella canapa, l’utilissima fibra che si ottiene dallo stelo della cannabis, era Ma. Sia la pianta maschio che quella femmina venivano rappresentate nel pittogramma della canapa sedute dentro un rifugio o una casa. (Le specie della cannabis sono dioiche: producono fiori femminili e maschili su piante separate. Il vento è l’impollinatore che permette al polline maschile di fecondare il fiore femminile.)

La canapa è stata una pianta di fondamentale utilità per centinaia di generazioni di esseri umani. Ma era quindi lo spirito di colei che cresce, colei che ci copre, colei che ci unisce, colei che lega insieme ogni cosa. Nella cultura umana tutte le specie da cui produrre corde e tessuti sono sempre state ritenute fondamentali, e la canapa è stata apprezzata come uno dei vegetali più pratici e funzionali in tal senso fin dai tempi in cui eravamo ancora dei nomadi e ogni cosa cresceva in modo selvaggio. Il ruolo della canapa era ancora cruciale nell’epoca in cui le grandi navi europee salpavano alla ricerca dei tesori del mondo, nonostante gli europei del XVI secolo, di fede prevalentemente cristiana, non tenessero in gran considerazione le divinità naturali che dimoravano nelle piante da cui traevano le fibre per la realizzare le loro corde, vele e bandiere.

Quando una pianta riceve un nome nell’etimologia popolare, ciò indica spesso una forma di rispetto tributato per lungo tempo e rivela il genere con cui una determinata cultura la identifica. Credo che cannabis fosse il nome dato dal tassonomista del XVII secolo Linnaeus, perché la stoffa fatta dalla canapa era chiamata dalla gente comune canvas. Le origini del nome marijuana sono controverse. Ci sono così tante piante di potere in America Latina, alcune con nomi popolari che sono versioni o adattamenti di Mary, Maria o la Vergine, e altre cui viene attribuito il titolo di Santo o Santa. La cultura ispanica era inizialmente composta dai popoli indigeni delle Americhe, stratificata con una mescolanza sincretica di cattolicesimo europeo e alcune influenze dell’animismo africano. La cannabis era una specie del Vecchio Mondo, introdotta nelle Americhe nei primi tempi della colonizzazione da parte degli spagnoli e dei portoghesi, e dagli schiavi africani trasportati sulle loro navi.

I nativi americani hanno una lunghissima relazione col fumo, hanno realizzato la domesticazione di vari tipi di tabacco e inventato la tecnologia popolare della pipa e del sigaro. Il tabacco è tradizionalmente una pianta fortemente spirituale che manifesta vari tipi di spiriti in essa residenti, sia maschili che femminili, che possono essere invocati durante la preghiera. Per coloro che fumavano tabacco come forma di preghiera era quindi naturale riconoscere il potenziale spirituale della cannabis quando veniva fumata e sentire la presenza di qualcuno col quale possiamo parlare. Qualcuno che si manifesta e ci aiuta a comprendere le vicissitudini della vita e a trovare gioia nel momento presente.

Quarantanni fa, sulla costa occidentale del Messico, ho frequentato una popolazione indigena locale e alcuni di loro fumavano cannabis. Alla fine di una lunga giornata, i giovani pescatori facevano qualche tiro, sospiravano e si riposavano sdraiati sulla sabbia, dicendo Ay, gracias, estoy hasta la Madre, ossia «Ho raggiunto la Madre, sono in comunione con lei, sono tra le sue braccia». E da lì che ho iniziato a pensare allo spirito femminile della marijuana, a chi sia la cannabis e a cosa essa possa offrire.

Modalità per incontrarla

Lo sciamanesimo amazzonico ci ha svelato le tecniche di apprendistato con gli spiriti delle piante. Lo scopo è che l’apprendista e lo spirito della pianta imparino a riconoscersi l’un l’altro come alleati. L’apprendista sviluppa una relazione con la specie vegetale e impara a conoscerla a fondo, utilizzando nel corso del tempo svariati metodi di studio - meditazione, osservazione, ascolto - e facendo sincere richieste alla pianta. Se si trascorre un periodo di apprendistato con una pianta e si fanno bene i propri compiti, è possibile conoscere la sua vera medicina. Si possono imparare le sue canzoni e apprendere a pregare con essa, qualunque cosa ciò significhi per ciascuno. Allora, forse, si può lavorare con la pianta - che la si ingerisca o meno - perché si è a conoscenza di come invitare il suo spirito a partecipare. Se si conosce l’essenza interiore della pianta, la si può rendere una vera medicina e si può anche divenire capaci di condividerla con altri.

Esattamente come possiamo imparare a coltivare la cannabis, così possiamo anche imparare ad ascoltarla, a condividere il suo canto. L’apprendista di solito assume l’erba in modo rituale, cerimoniale, come quando riceviamo la visita di un ospite di riguardo e gli prepariamo il tè migliore offrendoglielo nelle tazze del servizio buono, quello che si usa solo in occasioni davvero speciali. In questo caso l’apprendista tira fuori la pipa migliore, l’erba più buona, dà un tocco che abbellisce l’ambiente circostante in modo particolare, mette una musica che crei l’atmosfera giusta. Anche la pianta è un vostro ospite d’onore. State dando un piacere a voi stessi e agli amici con cui la condividete, ma date un grande piacere anche allo spirito della cannabis quando entrate in uno stato d’animo più cosciente e attento per invitarla nel vostro corpo e nella vostra coscienza, nella vostra cerimonia di consapevolezza. Secondo questa linea di pensiero, quando viene invitata in modo rispettoso, la pianta risponde più pienamente. Porta anche dei regali, sia grandi che discreti. Facilita la comprensione e aiuta a liberarci per un momento dagli schemi inconsci che ci tengono legati troppo saldamente.

Come amante delle piante, io stessa ho sviluppato dei metodi per conoscere una specie vegetale. Sono in parte botanica e in parte sensitiva. Quando sul sentiero incontro una specie di pianta a me sconosciuta, cerco di ricordarmi di seguire il rispettoso protocollo che ho sviluppato. Guardo realmente la pianta, cercando di vedere la sua vera forma e struttura, in che modo le sue foglie sono connesse allo stelo, cosa mi ricordano fiori e semi e quali altre specie le crescono vicino. Mi chiedo a quale famiglia appartenga - e posso fare qualche ipotesi se riconosco le caratteristiche distintive di tale famiglia - o magari se già conosco piante che le sono imparentate.

Poi, con la mia voce interiore, le chiedo: «Chi sei?» Le do tempo. Con la mente svuotata e tranquilla, interpreto come risposta la sensazione che nasce in me. Potrebbe essere un’immagine, oppure trattarsi di parole o di un nome, ma per lo più è una sensazione. Mi piace pensare di poter percepire la sensazione della pianta di essere se stessa nel mondo. Ma questo è solo il primo approccio, la stretta di mano iniziale.

Ci vuole molto tempo per conoscere davvero una persona e per le piante vale la stessa cosa. Se giudicassi chiunque incontro esclusivamente sulla base della mia prima impressione, correrei il serio rischio di disinteressarmi di persone che invece sono piacevoli, e probabilmente neppure le conoscerei mai realmente. Per conoscere davvero bene qualcuno, per costruire la fiducia nei suoi confronti e sapere che può avere diversi aspetti caratteriali ma essere comunque un buon amico o un collega affidabile, occorre avere pazienza e attenzione. Con le piante è lo stesso, specialmente con quelle che introduciamo nel nostro corpo e che cambiano il nostro stato di coscienza.

Nel corso degli anni passati a imparare dai popoli nativi e a insegnare a mia volta agli studenti la conoscenza e l’uso delle piante, ho constatato che la maggior parte degli esseri umani ha sviluppato le capacità di percepire, leggere e comprendere gli altri esseri umani. Queste capacità sono spesso intuitive, eppure in grado di rintracciare e archiviare tanti segnali e differenti tipi di dati. Coloro che non hanno studiato morfologia botanica e sistemi tassonomici spesso si sentono perplessi nel “leggere” una pianta. Eppure, col tempo, è possibile imparare a "leggere" una pianta in modo intuitivo semplicemente facendo pratica. Scelgo di cavalcare la via della conoscenza sia scientifica che intuitiva e lo trovo in effetti un modo incantevole di camminare nel mondo della natura.

Come sistema per conoscere una nuova specie o una pianta che pensavi di conoscere già, ti suggerisco di iniziare con un approccio personale, ponendole domande come: «Chi sei? Perché sei qui? Posso inginocchiarmi davanti a te? Possiamo magari conoscerci a vicenda?» Poi, prima di fare qualcosa di avventato tipo mangiarla o strofinarla sul corpo o strappare “l’erbaccia” sconosciuta dal tuo giardino, completa e armonizza la tue sensazioni interiori riguardo alla pianta con ciò che puoi imparare attraverso lo studio e la ricerca; rintraccia informazioni su internet, esamina le fonti disponibili e ricorri all’ausilio di persone esperte. Credo di poter affermare che un’attenzione tranquilla e intuitiva è una tecnica che vale la pena provare, utile specialmente per iniziare una relazione spirituale con la cannabis.

La simbiosi è una relazione che crea beneficio a entrambe le parti, e questo è ciò che si può affermare riguardo alla relazione uomo-cannabis. Nel soddisfare il bisogno umano di fibre, cibo, medicine e di qualcosa che faciliti una percezione più morbida del mondo, la cannabis è diventata chiaramente un alleato indispensabile. Coltivando e diffondendo la pianta in tutto il mondo, gli esseri umani non solo hanno soddisfatto le proprie necessità, ma hanno giovato anche alla stessa Cannabis sativa e Cannabis indica. Abbiamo infatti selezionato tratti particolari per incrementare ognuna delle sue utili caratteristiche: la lunghezza e la forza di trazione delle sue fibre, il nutrimento dei suoi semi, le proprietà antidolorifiche delle sue foglie e cime, e le qualità di apertura nella comunicazione sociale, nell’arte e nello spirito dei suoi fiori resinosi.

Gli esseri umani hanno da subito riconosciuto anche le sue qualità spirituali. La cannabis è stata deposta all’interno delle tombe per millenni, presumibilmente per facilitare la transizione nell’aldilà dei defunti, o come regalo da inviare con lo spirito di colui che stava lasciando questo piano di realtà. Ho sparso le ceneri del mio amato zio nelle onde dell’Oceano Pacifico insieme ad alcune delle migliori cime che ho potuto trovare. Chi può dire come questi doni arriveranno nel mondo spirituale? Quando con i miei figli, ormai grandi, abbiamo sparso le ceneri del loro padre, abbiamo fumato insieme in suo onore per entrare in comunione con il suo spirito, per accompagnarlo nella transizione con la benedizione del profumo della pianta che lui amava di più.

So che molte altre persone fanno lo stesso tipo di rituali. Non solo la cannabis è stata a lungo un vero alleato, che con misericordia allevia le sofferenze dei morenti, ma il suo uso è diventato anche un modo per invocare e onorare gli spiriti di coloro che sono trapassati.

Data di Pubblicazione: 6 agosto 2019

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