Scopri il pensiero sincronico in relazione in relazione alla divinazione e alla pratica oracolare leggendo l'anteprima del libro di Marie-Louise Von Franz.

Causalità e sincronicità

Forse conoscete questo fatto curioso: originariamente la divinazione era sempre praticata nelle chiese. Gli antichi ebrei, per esempio, avevano un oracolo divinatorio nei loro santuari di Gerusalemme; in alcune occasioni, quando il sacerdote voleva consultare Yahweh, tentava di conoscere la volontà di Dio attraverso gli oracoli.

In tutte le civiltà primitive le tecniche di divinazione sono state usate per scoprire il volere di Dio, o degli dèi, ma nel tempo questa pratica si è interrotta ed è stata abbandonata; la divinazione è divenuta una pratica oscura, magica, disprezzata. Eppure, oggi, per una piccola sincronicità, questa lezione si tiene nella Kirchgemeinde (chiesa parrocchiale).

La visione del mondo su cui Jung ha voluto riportare l’attenzione e su cui fondamentalmente riposa la divinazione è quella della sincronicità. Pertanto, prima di procedere nei dettagli legati ai problemi della divinazione, dobbiamo ricordare ciò che Jung ha detto della sincronicità. Nella sua prefazione all’edizione inglese della traduzione di Richard Wilhelm dell’I Ching o il Libro dei Mutamenti, Jung sintetizza molto bene la differenza tra il pensiero causale e pensiero sincronico. Il pensiero causale è, per così dire, lineare. C’è una sequenza di eventi A, B, C, D, e tu li ripensi a ritroso domandandoti come mai D accada per via di C, C per via di B, B per via di A, come se ciascuno fosse, rispetto all’altro, una sorta di evento interno o esterno. Proviamo così a rintracciare mentalmente il modo in cui questi effetti sono concatenati tra loro.

Sappiamo dalle comprovate ricerche dei fisici moderni che questo principio, a livello microfisico, non è più del tutto valido. Non possiamo più pensare alla causalità come a una legge assoluta, bensì solo come a una tendenza o preferenza probabilistica. Perciò, la causalità sembra essere un modo di pensare che soddisfa la nostra comprensione mentale di un insieme di eventi, ma non tocca del tutto il cuore delle leggi naturali: semplicemente, essa delinea tendenze generali e possibilità. Di contro, il pensiero sincronico può essere considerato un campo di pensiero, il cui centro è il tempo.

Il tempo riguarda anche la causalità quando normalmente pensiamo che la causa venga prima dell’effetto. Nella fisica moderna, quando sembra che un effetto sia occorso prima della causa, a volte si cerca di ribaltare la questione, dicendo che quello stesso effetto deve essere considerato comunque come una causa. Ma io penso che abbia ragione Jung a dire che in tal modo si estende e si distorce ad absurdum l’idea di causalità a tal punto che essa perde di significato. Normalmente, la causa viene sempre prima dell’effetto, quindi c’è pure un’idea lineare del tempo - prima e dopo - secondo cui l’effetto viene sempre dopo il prima.

Il pensiero sincronico in Cina

Il pensiero sincronico, che in Cina è il modo classico di pensare, è un pensare per campi, per così dire. Nella filosofia cinese questo pensiero si è sviluppato e articolato molto più che nelle altre civiltà; lì la domanda non è perché sia accaduto qualcosa, o quale fattore abbia causato un certo effetto, ma: quali eventi amano accadere insieme, in un modo significativo e nello stesso momento? I cinesi si chiedono sempre: “Cosa tende ad accadere insieme nello stesso tempo?”. Perciò il centro del loro concetto di campo è un istante temporale in cui sono stretti gli eventi A, B, C, D, e così via (Figura 1).

Campo temporale

Richard Wilhelm lo spiega molto bene nella sua introduzione all’I Ching, dove parla di complesso di eventi che occorrono in un certo istante temporale.

Nel nostro pensiero causale noi abbiamo compiuto una grande separazione tra eventi psichici ed eventi fisici, e siamo in grado di osservare solo eventi fisici che producono altri eventi fisici, o che si condizionano a vicenda, a loro volta incidendo su eventi psicologici.

Fino al XIX secolo, nelle scienze si pensava (e quest’idea resiste tuttora in quelle meno sviluppate) che solo cause fisiche potessero avere effetti fisici, e che le cause psichiche fossero le cause di effetti psicologici; ne è un esempio il modo di pensare di Freud: «La nevrosi e l’idiosincrasia di questa donna sono un risultato di un trauma infantile». Questo è lo stesso modo di pensare causale, solo trasposto su un piano psicologico.

La domanda che oggi va posta è se vi siano interazioni tra queste due linee. Esiste qualcosa come una causa psichica di eventi fisici, e viceversa? Questo è il problema della medicina psicosomatica. Le interazioni tra queste due catene di causalità possono essere provate: se leggi una lettera che ti informa della morte di una persona amata, ci saranno degli effetti psicologici; può anche capitarti di svenire, reazione causata non dall’inchiostro e dalla carta, ma dal contenuto psichico della comunicazione. C’è un’interazione causale tra quelle due linee, fisica e psichica, e solo oggi si sta iniziando a studiarla.

In ogni caso il pensiero sincronico, come ad esempio quello cinese, è comunque del tutto diverso. Si tratta di un’articolazione del pensiero primitivo, in cui non vi è alcuna distinzione tra i fatti psicologici e quelli fisici. Quando si chiedono cosa ami accadere nello stesso momento, la risposta è: sia i fatti interiori sia quelli esteriori. Per il pensiero sincronico è altrettanto essenziale considerare entrambe le dimensioni della realtà, quella fisica e quella psichica, e notare che quando si è pensata o si è sognata questa o quest’altra cosa - ovvero ciò che rientra tra i fatti psicologici - allo stesso modo è accaduto questo o quest’altro evento fisico esterno. In altri termini, si è palesato un complesso di eventi fisici e psicologici. Benché pure il pensiero causale sollevi, a suo modo, il problema del tempo, per via del prima e del dopo, tale problema è molto più importante nel pensiero sincronico, perché in esso un preciso istante nel corso del tempo è il momento centrale che dà unità al fatto, il punto focale di osservazione per quel complesso di eventi.

La matematica e la sincronicità

Nelle moderne scienze occidentali, per misurare le probabilità di una sequenza di eventi vengono usati strumenti algebrici - varie matrici, funzioni e curve algebriche. Anche i cinesi usano la matematica per descrivere le loro leggi della sincronicità. Essi usano qualcosa di simile alle matrici matematiche, ma non le astrazioni algebriche: usano i numeri interi naturali (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7); si può quindi dire che la matematica di questo modo cinese di pensare si basi sulle varie qualificazioni contenute nella serie degli interi naturali, sulle leggi comuni che si possono astrarre da essi. Si può usare il 3, il 4 e il 5 per afferrare un insieme di eventi in una forma matematica.

La base scientifica di questa matematica, ovvero della matematica del pensiero sincronico, consiste quindi nella serie degli interi naturali, e ciò si può constatare in tutte le tecniche di divinazione. La più semplice forma di divinazione si basa su un codice binario: sì o no. Si può lanciare una monetina, ottenere testa o croce, e decidere, a seconda, di andare o non andare sul Rigi, oppure di intraprendere qualcosa su cui si è indecisi. Sì o no è l’idea basilare di tutta la divinazione, ma nelle varie civiltà vi sono tecniche variegate attraverso le quali leggere al meglio una situazione in un determinato momento.

Il modo di pensare occidentale ha un orientamento estroverso, vale a dire che per prima cosa guarda agli eventi e solo dopo li astrae in un modello matematico. Il modo orientale, o cinese, consiste invece nell’usare un modello mentale intuitivo per leggere l’evento, vale a dire gli interi naturali. Essi partono innanzitutto dal lancio stesso della monetina, che è insieme un evento fisico e un evento psicofisico. La domanda del divinatore è psichica, mentre l’evento consiste nel fatto che la monetina cade dando testa o croce; in base a questo si possono leggere ulteriori eventi esteriori e interiori. E dunque un approccio del tutto complementare rispetto al nostro.

È importante il fatto che in Cina, come pure Jung ha puntualizzato nel saggio intitolato Sincronicità: un principio di nessi acausali, non ci si limita, diversamente da quanto accade in altre culture primitive, all’uso esclusivo dei metodi divinatori per la predizione del futuro - come ad esempio: devo o non devo sposarmi? Si può chiedere al sacerdote, e questi può rispondere «No, non ti sposerai» o «Sì, ti sposerai». Una cosa simile è praticata in tutto il mondo, non solo ufficialmente, ma anche dalle tante persone che nel silenzio delle loro stanze pescano le carte dei Tarocchi, eccetera, o quando compiono piccoli rituali dicendo per esempio: «Se oggi c’è il sole, allora farò questo o quest’altro». L’essere umano pensa costantemente in questo modo, e anche gli scienziati hanno piccole superstizioni, quando ad esempio dicono a loro stessi che a causa di una bella giornata di sole le cose andranno per il verso giusto. Anche se eliminiamo una cosa del genere dalla nostra Weltanschauung cosciente, l’essere umano primitivo che c’è in ognuno di noi continuerà costantemente, per così dire, con la mano sinistra, a servirsi di simili pronostici; non senza vergogna saremo pronti a negarlo di fronte a chi, tra i nostri cari, si dichiara razionalista, sebbene sollevati nell’apprendere che anche loro fanno lo stesso!

A questo livello, la divinazione non può evolvere e articolarsi: essa rimane una sorta di tecnica primitiva per tirare a indovinare e congetturare riguardo al futuro attraverso vari tecnicismi. E in questo modo, come ho detto, che noi pratichiamo la divinazione ed è così, ancora più apertamente, che è praticata dalle culture primitive. Se in Africa qualcuno vuole mettersi in viaggio, va da un uomo di medicina che lancerà degli ossi di pollo e poi dirà se il viaggio avrà successo o no, dirà se intraprenderlo oppure no, in base a come saranno caduti gli ossi - se più nel settore rosso o più nel settore bianco del disegno tracciato a terra. Prima di ogni grande impresa, come cacciare o compiere un viaggio lungo e pericoloso verso Johannesburg o qualsiasi altro posto, si consulta sempre un oracolo del genere e ci si regola di conseguenza. Noi facciamo la stessa cosa, solo più segretamente; ma in entrambi in casi - menzionerò alcune eccezioni più avanti - ciò non è costitutivo della nostra Weltanschauung e quindi rimane una sorta di pratica primitiva non evoluta, un gioco rituale, per così dire, che non proviamo nemmeno a integrare nella nostra visione cosciente della realtà.

I cinesi, come tutte le culture antiche, conservarono queste tecniche primitive finché non furono proibite. Nella piazza del mercato di ogni città cinese c’erano diversi sacerdoti dell’I Ching disposti a lanciare le monetine o a raccogliere i bastoncini per conto degli interroganti; ma poi questa pratica venne vietata. Nel 1960 Mao pensò di alleggerire la pressione dell’ideologia razionalista sulle masse e vide che c’erano due modi: distribuire più riso o permettere che si tornasse a usare l'I Ching. Tutti coloro che consultò gli dissero che il popolo era più desideroso di praticare ancora l'I Ching che di ottenere più cibo. Il cibo spirituale era insomma più importante - e l'I Ching era il loro cibo spirituale. Così fu permesso per, credo, uno o due anni, e poi bandito di nuovo. E tipico dei cinesi ritenere che addirittura una ciotola di riso - considerando quanto sono solitamente affamati - sia meno importante di riavere il loro amato Libro dei Mutamenti e le sue indicazioni spirituali.

Il punto di vista filosofico

I grandi meriti dell'I Ching sono dovuti a due geni straordinari, vale a dire il leggendario re Wên e il duca di Chou, che svilupparono ciò che originariamente era un sistema oracolare primitivo in una completa Weltanschauung filosofica. Essi trattarono l’oracolo e le sue conseguenze etiche da un punto di vista filosofico; pensarono inoltre alle sue conseguenze e implicazioni psicologiche. E grazie a loro se l'I Ching è diventato la base di una Weltanschauung ampia e profonda. Nei suoi scritti sulla sincronicità, Jung afferma che una cosa del genere è accaduta solo in Cina, ma a me è capitato di scoprire che è accaduto anche nella Nigeria occidentale. Qui vi sono stati alcuni stregoni che, tramite la loro tecnica oracolare - ovvero la geomanzia - hanno sviluppato un’intera filosofia religiosa, naturalmente più primitiva di quella cinese, ma pur sempre una considerazione religiosa e filosofica riguardo all’oracolo altrettanto completa: esso non è stato usato solo come tecnica predittiva.

Questi sono i due casi di cui sono a conoscenza. Probabilmente ce n’è un terzo, ma non sono stata in grado di raccogliere il materiale adeguato; sono riuscita a sapere che è stato scritto un solo articolo al riguardo, ma non sono riuscita a recuperarlo da nessuna parte. Parlo dell’antica civiltà maya, che, come è sempre più evidente, è legata all’Asia centrale, ovvero alla civiltà cinese.

Data di Pubblicazione: 9 gennaio 2020

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