Scopri i quattro diversi stadi in cui è suddivisa la pratica meditativa leggendo l'anteprima del libro di Swami Satyananda Saraswati.

La teoria della meditazione

La meditazione è qualcosa di cui molte persone hanno sentito parlare, pochi ne hanno un concetto esatto e solo pochissimi ne hanno fatto esperienza. Come tutte le esperienze soggettive, la meditazione non può davvero essere descritta a parole. Il lettore dovrà cercare di scoprire da solo di cosa si tratta. L’esperienza è reale mentre la descrizione di un’esperienza è in effetti una non-esperienza, soprattutto nel caso della meditazione. Tuttavia, faremo del nostro meglio per fare un po’ di luce sull’argomento.

Definiamo innanzitutto il modo in cui la moderna psicologia ha classificato i diversi elementi della mente. La mente subconscia o inconscia può essere approssimativamente divisa in tre gruppi: la mente inferiore, la mente intermedia e la mente superiore. La mente inferiore è in relazione con l’attivazione e il coordinamento delle varie funzioni corporee quali la respirazione, la circolazione, gli organi addominali e così via. E anche l’area della mente dove hanno origine i desideri istintivi ed è da quest’area che si manifestano complessi, fobie, paure e ossessioni.

La mente intermedia è in relazione con le informazioni che utilizziamo nello stato di veglia. È la parte della mente che analizza, confronta e arriva a delle conclusioni in relazione alle informazioni che riceve. Il risultato di questo lavoro si manifesta alla nostra attenzione conscia secondo le necessità. È questa parte delle mente che ci fornisce le risposte. Per esempio, a volte vi potrebbe essere successo di avere affrontato un problema e non essere stati in grado di risolverlo in quel momento, per poi scoprire che la risposta affiorava alla coscienza in un momento successivo. E il subconscio intermedio che ha risolto il problema senza la nostra consapevolezza. Questo è il regno del pensiero razionale o intellettuale.

La mente superiore è l’area della cosiddetta attività superconscia. È la fonte dell’intuizione, dell’ispirazione, della beatitudine e dell’esperienza trascendentale. È da questa regione che i geni ricevono i loro lampi di creatività. E' la sorgente della più profonda conoscenza.

Nello stato di veglia siamo coscienti solo di certi fenomeni. Siamo coscienti solo di una piccola parte delle attività della mente, di solito nel campo della mente intermedia. È questa coscienza che vi permette di leggere queste parole e di essere consapevoli del loro significato.

Chi ha contribuito in maniera determinante affinché un’altra parte della mente, l’inconscio collettivo, venisse accettato scientificamente, è stato Carl Jung. E in questa parte della mente che abbiamo le testimonianze del nostro passato evolutivo, è qui che sono memorizzate le attività dei nostri antenati e i nostri archetipi. E la parte della mente che ci connette a tutti gli altri esseri umani, essendo il tracciato del nostro passato comune.

Oltre a tutte queste differenti parti della mente vi è il sé, il vero centro della nostra esistenza. E il sé che illumina ogni cosa che facciamo, anche se non ne siamo consapevoli. Molti di noi presumono che il centro del nostro essere sia l’ego, tuttavia l’ego non è niente più che un’altra parte della mente. È il sé che illumina anche l’ego.

Quindi cosa accade quando meditiamo? Quando meditiamo siamo in grado di portare la coscienza alle differenti parti della mente. Normalmente, come già spiegato, la nostra coscienza è confinata nelle attività superficiali in piccole aree della parte intermedia o razionale dell’inconscio. Durante la meditazione siamo in grado di allontanarci dall’intellettualizzazione.

Divenire consapevoli

Di solito, l’esperienza della maggior parte delle persone che cominciano a meditare è quella di vedere apparizioni grottesche, divenire consapevoli di complessi profondamente radicati che forse non sapevano esistessero in loro, comprendere di avere paure di cui non erano consapevoli prima. La ragione è che la consapevolezza sta ora funzionando nel regno della mente inferiore. La consapevolezza ora sta mettendo in evidenza complessi, paure e così via, di cui prima non era cosciente. Prima era consapevole solo della manifestazione di tali paure nella forma di rabbia, odio, depressione e altro. Una volta che tali complessi profondamente radicati emergono, si possono rimuovere ottenendo una maggiore felicità nella vita. Inoltre, durante la meditazione molte persone divengono estremamente consapevoli dei processi interni del corpo. Ciò accade perché la coscienza diviene consapevole delle attività che governano le funzioni corporee.

Gli stadi elevati di meditazione sono difficili da raggiungere se non rimuoviamo la maggior parte della paura compulsiva che abbiamo nella mente inferiore. E' impossibile entrare in profondi stati meditativi perché questi complessi sono così compulsivi che sembrano attrarre automaticamente l’attenzione della coscienza. Sebbene vi siano molti altri posti verso cui la coscienza potrebbe dirigersi, sembra essere attratta come il ferro a un magnete dalle attività della mente inferiore. Sembra che provi un piacere perverso nell’indugiare sulle nostre paure, fobie e ansie.

Nei più elevati stati di meditazione la coscienza si dirige verso la mente superiore o la regione della supercoscienza. La coscienza si eleva oltre il pensiero razionale, consentendoci di vedere le attività che sembrano essere più vicine alla realtà. Colui che medita entra nelle dimensioni di ispirazione e illuminazione. Si cominciano a esplorare le più profonde verità e gli aspetti dell’esistenza. Si entra in nuove sfere, in nuovi territori dell’esistenza che fino ad ora sembravano impossibili e semplice frutto dell’immaginazione.

Il culmine della meditazione è la realizzazione del sé. Questo avviene quando si trascende anche la mente superiore. La coscienza abbandona l’esplorazione della mente e si identifica con il centro dell’esistenza, il sé. A questo punto diviene pura coscienza. Quando una persona raggiunge la realizzazione del sé, significa che è entrata in contatto con il suo essere centrale e ora identifica la sua esistenza, la sua vita dal punto di vista del sé e non più da quello dell’ego. Quando una persona agisce dal centro del proprio essere, il corpo e la mente operano quasi come entità separate. La mente e il corpo cessano di essere il vero lui, sono semplicemente manifestazioni del sé, la sua vera identità. Così, possiamo vedere che lo scopo della meditazione è di esplorare le differenti regioni della mente e alla fine trascendere completamente la mente stessa.

Meditazione attiva e passiva

Vi sono due tipi di meditazione: passiva e attiva. La meditazione attiva è quella che avviene quando si svolgono le proprie attività quotidiane, mentre si cammina, si parla, si mangia e così via. Infatti, l’obiettivo dello yoga è quello di permettere di meditare mentre si è coinvolti nelle attività quotidiane. Ciò non significa che le varie attività non saranno eseguite o che saranno eseguite senza entusiasmo, perché di fatto saranno svolte con maggiore efficienza ed energia. La meditazione attiva può essere sviluppata praticando le tecniche di meditazione passiva illustrate in questo libro, sviluppando l’identità del proprio sé, così come perfezionando le tecniche di karma e bhakti yoga.

La meditazione passiva consiste nell’assumere una posizione seduta ed eseguire una pratica meditativa come quelle illustrate in questo libro. Il suo obiettivo è quello di fermare la mente perennemente irrequieta e distratta e renderla focalizzata così che possa immediatamente seguire un’esperienza meditativa. La meditazione può essere approssimativamente suddivisa in quattro diversi stadi di pratica:

  1. Fissare la mente su una tecnica meditativa, un oggetto, un suono, un’immagine, sul respiro e così via. Questo calma la mente e la rende introversa.
  2. Il successo dello stadio 1 conduce automaticamente al libero flusso di pensieri, complessi, visioni, ricordi, ecc. che affiorano dai regni inconsci della mente. Ora è possibile esplorare la personalità e la mente inferiore rimuovendo i contenuti indesiderati.
  3. Una volta esplorata completamente la mente inferiore, si può iniziare con l’esplorazione del regno del superconscio. Ora inizia la vera meditazione. Il deposito illimitato di conoscenza ed energia che è in ognuno di noi comincia a rivelarsi spontaneamente. Alla fine il proprio essere inizia a sintonizzarsi con il cosmo e con tutto ciò che lo circonda.
  4. Infine viene trascesa anche la mente e colui che medita realizza l’unità con la suprema coscienza. Il traguardo della realizzazione del sé è raggiunto.

Il successo nella meditazione passiva conduce automaticamente alla meditazione attiva poiché tanto più profondamente ci si immerge nella mente durante la meditazione passiva, tanto più facilmente si è in grado di vivere uno stato meditativo costante anche durante lo svolgimento delle attività quotidiane. In effetti, quanto più profondamente ci si immerge nella mente durante la meditazione passiva, tanto più potente sarà l’espressione in superficie nella forma di attività esterna. L’esplorazione della mente la rende più potente. Di fatto, si diventa più performanti nella vita, nel lavoro, nello svago, ecc. e si diventa in grado di realizzare cose una volta ritenute impossibili.

Alla fine la meditazione passiva diventa superflua; ciò avviene quando si ottiene la realizzazione del sé. In questo stadio, l’individuo vive totalmente in sintonia con i propri valori interiori e spirituali più profondi, essendo al tempo stesso in grado di esprimersi e affermarsi nel mondo. In questa situazione, colui che ha raggiunto la realizzazione del sé diviene in grado di vivere una vita spirituale e materiale priva di conflitti. In questo stato si fa esperienza di una continua e spontanea meditazione attiva.

Le persone tendono a identificarsi totalmente con gli oggetti della percezione. Ad esempio, se vediamo un bel tramonto, tutta la nostra consapevolezza è assorbita dal tramonto da dimenticare compietamente la nostra identità. Dimentichiamo il fatto che stiamo facendo esperienza dello spettacolo. Di conseguenza, come possiamo fare davvero esperienza della gioia di un tramonto? L’individuo, il soggetto, colui che fa esperienza, dimentica la propria natura perché è adombrato dall’oggetto della percezione. La coscienza si è identificata con l’oggetto escludendo il soggetto. Il lettore dovrebbe rifletterci sopra ora mentre legge queste parole. Siete consapevoli del fatto che state facendo esperienza di queste parole o vi state completamente identificando in queste parole?

La situazione ideale è quella in cui facciamo esperienza di un tramonto, o di un qualsiasi altro oggetto, non perdendo nel contempo la consapevolezza della nostra identità. Si dovrebbe sentire l’esperienza oggettiva di colui che percepisce. In tal modo il sentimento spirituale dell’esperienza viene elevato; il sé o l’anima ora fa consciamente esperienza dell’oggetto. La beatitudine del sé può ora manifestarsi in risposta all’esperienza oggettiva esterna. Prima la natura del sé era adombrata dall’esperienza dell’oggetto, ora il sé può risplendere in tutta la sua immacolata gloria.

Ciò dovrebbe essere applicato all’intera esistenza materiale. Dovremmo fare esperienza dei fenomeni esterni poiché questo è parte della vita. Inoltre, dovremmo integrare la nostra vita esteriore con quella interiore. In tal modo saremo in grado di godere più pienamente della nostra vita materiale. Al momento, la maggior parte di noi vive una vita quasi del tutto estroversa, ignari dell’oceano di beatitudine presente nelle profondità interiori del nostro essere. Uno degli scopi della meditazione è allontanare la consapevolezza dai coinvolgimenti esterni per dirigerla all’interno. Lo scopo è di dare uno sguardo alla vita interiore per poi connetterla alla vita esteriore.

Questa connessione esiste sempre ma non ne siamo coscienti. La meditazione ci rende coscienti di tale connessione, conducendoci alla pace spirituale e alla felicità. Ci rende consapevoli dell’importanza vitale dell’esperienza soggettiva, della natura essenziale, interiore che è nostro retaggio.

La meditazione è il patrimonio comune di tutti.

È qualcosa che tutti dovremmo e siamo in grado di sperimentare spontaneamente, ma ancora non possiamo a causa del nostro modo di vivere. Siamo in un continuo stato di tensione poiché ancora non conosciamo noi stessi e la nostra natura interiore. Cerchiamo continuamente di fare cose perché sentiamo di doverle fare, anche se contrarie alla nostra natura. C’è un conflitto costante tra come stanno le cose e ciò che invece desideriamo. Siamo sempre motivati a diventare qualcosa piuttosto che semplicemente ad essere. Se solo riuscissimo a creare unità tra ciò che siamo e ciò che desideriamo, la meditazione avverrebbe spontaneamente.

La conoscenza che gran parte di noi sperimenta è una forma di conoscenza intellettuale, derivante dalla parte razionale della mente. Si tratta di una forma di conoscenza relativa, non di vera conoscenza, consistente in un campo limitato di fatti e dati da cui desumiamo teorie, concetti e relazioni con l’ambiente. È il modo di ragionare in termini scientifici, tecnologici, filosofici e altro ancora della mente razionale. L’errore sta nel fatto che le supposizioni iniziali in sé sono giustificate, ma è un tipo di conoscenza che si dimostra errato o incompleto alla luce di nuove teorie sull’argomento. Prendiamo un esempio dalla scienza. La teoria di Newton sulla gravità venne infine accettata come una verità assoluta. Tuttavia, Einstein alcuni secoli più tardi dimostrò con le sue teorie che la gravità non esiste come tale. Ovviamente, questo non si applica solo alla scienza, ma a ogni atto intellettuale posto in essere. Ogni conclusione a cui giungiamo con la mente razionale può essere soppiantata alla luce di nuove informazioni.

Possiamo anche acquisire conoscenza sotto forma di sentimenti, di emozioni. E possibile percepire mentalmente la verità di un’idea; allo stesso tempo si può anche percepire emozionalmente che qualcosa è vero. Molte persone confondono questo tipo di conoscenza con la conoscenza intuitiva.

Oltre alla conoscenza intellettuale ed emozionale, vi è un altro tipo di conoscenza che si raggiunge nello stato meditativo ed è una forma più reale di conoscenza. E la conoscenza intuitiva in grado di comprendere la totalità di una situazione. Diversamente dalla conoscenza razionale che cerca di costruire l’intero quadro mettendone insieme le parti, l’intuizione ne coglie direttamente il tutto, la totalità. Questo arriva dalla parte superconscia della mente, di cui normalmente non siamo consapevoli. Tale tipo di conoscenza non dipende né dall’intelletto né dalle emozioni, entrambe tendenti a colorare o deformare la reale forma di conoscenza. La meditazione non dipende da una proiezione personale: se lo facesse, non sarebbe meditazione.

Durante la meditazione si realizza una connessione tra le regioni più elevate della mente associate con la cosiddetta espansione della coscienza, la parte superconscia della mente e il campo della coscienza o consapevolezza, la cosiddetta coscienza vigile.

Questo collegamento permette a chi medita di percepire attraverso la propria coscienza le più elevate vibrazioni mentali. Pur essendo presenti in ogni momento, tali sottili ed elevate vibrazioni non sono normalmente percepibili. In qualche rara occasione possono essere presenti sotto forma di ispirazione, di illuminazione creativa, di lampi di intuizione e così via. Normalmente non siamo consapevoli di queste vibrazioni, di queste verità e di questa conoscenza superiore a causa dello stato impuro e tormentato della mente. Queste forme elevate di conoscenza, queste elevate vibrazioni vanno oltre le verità e le cause che giacciono aldilà delle manifestazioni che vediamo nella vita di ogni giorno. Durante la meditazione si rivelano i più profondi aspetti della vita.

Data di Pubblicazione: 27 novembre 2019

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