Che Cos'è la Realtà - Daniele Palmieri

Che Cos'è la Realtà

Autarchia Spirituale - Anteprima del libro di Daniele Palmieri

La prospettiva

Ogni essere vivente, in quanto tale, possiede un punto di vista sul mondo, derivato dalle sue percezioni sensibili (visive, olfattive, tattili, gustative, uditive e, per altri animali, ancora più complesse come può essere, negli squali, la percezione dei campi magnetici). Per l’essere vivente l’oggetto della sensazione (il mondo fuori di lui) non è mai qualcosa che esiste di per sé, bensì un “qualcosa-che-è-per-lui”. Non può darsi un’esperienza del mondo senza un soggetto che esperisce.

Ciò non significa che il mondo non esiste o che è una creazione degli esseri viventi che lo percepiscono; significa che esiste qualcosa che si chiama “mondo” ma di cui, ciascuno di noi, coglie soltanto una prospettiva, quella costruita dalle sue percezioni sensibili.

Utilizzando un esempio che Ortega y Gasset porta in Vitalità, anima e spirito, se ci troviamo di fronte a un edificio con una facciata blu, la nostra percezione sensibile ci rende coscienti del fatto che, dinnanzi a noi, si trova un edificio dalla facciata blu, poiché esso si è inserito nel nostro campo prospettico. Tuttavia, non possiamo in alcun modo sapere come è fatta la facciata posteriore, nascosta alla nostra vista, poiché in quel momento essa “si nasconde” dalla nostre percezione sensibile e non potremo mai avere la certezza del suo colore finché non cambiamo prospettiva. Possiamo ipotizzare che anch’essa sia blu, essendo la cosa più probabile; ma se l’architetto fosse stato un tipo bizzarro, un surrealista, egli potrebbe aver dipinto quella facciata di rosa, oppure verde a pallini rossi e così via. L’unico modo per scoprirlo è muoverci, con il nostro corpo, fino al retro dell’edificio.

Allo stesso modo, la costruzione cosciente del mondo, nell’uomo e in tutti gli altri esseri viventi, è una questione di prospettiva. Vi è un soggetto e un oggetto e il punto di incontro tra queste due realtà è l’esperienza cosciente, che avviene all’interno della mente del soggetto. Tale esperienza è una proiezione virtuale di ciò che i sensi del soggetto recepiscono.

Tutte le immagini che osserviamo con i nostri occhi altro non sono che, appunto, immagini. La realtà che noi crediamo di vedere si svolge nella nostra mente. Come in una sala cinematografica, i nostri occhi proiettano in una piccola anticamera del nostro cervello quanto registrano, il cervello decodifica tutti gli impulsi nervosi derivanti dagli altri sensi e aggiunge a tale visione il suono, l’odore, il sapore. Contemporaneamente proiettori e spettatori, non potremo mai conoscere il vero aspetto della realtà in sé ma vivremo per sempre in un universo virtuale, in un mondo di immagini mentali. Cos’è, dunque, ciò che noi abbiamo sempre chiamato “realtà”?

Per rispondere a tale domanda, non vi è altro punto di partenza che il soggetto stesso, giacché l’esperienza più immediata che abbiamo della realtà è la conoscenza soggettiva. Soltanto partendo dalla prospettiva che ciascuno di noi ha sul mondo è possibile comprendere in che misura la realtà ci viene mostrata e se (e come) è possibile valicare i confini della nostra mente.

La coscienza

La nostra conoscenza del mondo pare limitata dalle pareti della nostra mente; in particolare, dalla nostra coscienza.

Definire la coscienza è un lavoro arduo; essa è una componente effimera della mente umana e vi è un acceso dibattito intorno alla sua natura.

A un livello molto basilare, potremmo definire la coscienza come l’esperienza in prima persona che ciascun essere senziente ha del mondo (sensazioni sensibili) e del suoi stati interiori (emozioni, credenze, pensieri). Essa, dunque, rimanda a due realtà: una esterna e una interna.

A ben vedere, però, per quanto detto in precedenza, la realtà presentataci dalla nostra esperienza come “esterna” è una proiezione interna della nostra mente. Ciò che l’essere cosciente esperisce, dunque, sono stati mentali di due tipi:

  1. Stati mentali personali, (pensieri, emozioni, dolore, piacere etc.) la cui peculiarità è quella di non poter essere condivisi con gli altri (nessuno può provare dolore al posto mio) se non a parole.
  2. Stati mentali condivisi (l’esperienza del mondo esterno) i quali, pur essendo appannaggio della esperienza prospettica che ciascuno di noi ha del mondo esterno, fanno parte di uno “spazio pubblicamente condiviso”, una realtà in cui ciascun essere vivente si muove, come aH’interno di un labirinto, che è l’oggetto e, allo stesso tempo, la “matrice” delle nostre sensazioni sensibili (vista, udito, gusto, olfatto, tatto etc.). È un medesimo oggetto condiviso, in maniera diversa, da tutti gli esseri viventi.

Definire la reale essenza di questa seconda realtà risulta problematico, benché sembri la più ovvia e scontata.

Noi non abbiamo mai esperienza immediata del mondo oggettivo; ogni esperienza è sempre mediata dai nostri sensi. Fu Kant il primo a cogliere questo aspetto dell’esperienza cosciente, distinguendo tra “fenomeno” e “noumeno”. Il noumeno è il mondo in sé, che esiste indipendentemente dal soggetto esperente. Il fenomeno, al contrario, è l’immagine di questo mondo così come appare dal soggetto esperente. Ciò che ci è immediatamente accessibile è soltanto il fenomeno, la nostra costruzione mentale della realtà; la realtà in sé (il noumeno) rimane per noi un mistero.

Tuttavia, nella vita quotidiana diamo per scontato che ciò che vediamo sia “la realtà”. Se, mentre pedaliamo in bicicletta, una macchina ci taglia improvvisamente la strada, non ci domandiamo se questa macchina è “un’immagine della realtà dipendente dalla nostra costruzione prospettica”; inchiodiamo all’istante, per evitare di schiantarci. In generale, viviamo quotidianamente dando per scontato che tutto ciò che si presenta nel nostro campo prospettico sia reale, senza porci troppi dubbi in proposito.

Questo perché l’esperienza prospettica cosciente è “trasparente”. Noi non percepiamo di percepire la realtà; percepiamo la realtà “direttamente”, come se non vi fosse alcun filtro tra noi e il mondo al di fuori di noi.

Ci sono dei casi limite, però, in cui tale trasparenza viene meno e il mondo reale, così come esperito da noi, si mostra per quello che è: una proiezione della nostra mente.

Sono casi in cui si verifica una sorta di “errore”, una falla nel sistema operativo, che rende evidente la natura soggettiva e prospettica del mondo che viviamo.

L’esempio più semplice è quello del miope che, per la prima volta, indossa un paio di occhiali. Assuefattosi nel vedere una realtà sfuocata, nel momento in cui indossa le lenti ecco che esse correggono il suo errore visivo; il mondo torna nitido, svelando al miope che ciò che aveva visto fino a quel momento era soltanto una costruzione imperfetta della realtà, dovuta a una carenza della sua vista.

Tuttavia, vi sono casi ben più pregnanti, in cui il confine tra l’esperienza costruita dalla nostra mente e la realtà in sé si fa molto labile, quasi impercettibile.

Il primo è quello dei sogni; quante volte ci troviamo immersi in un sogno così vivido da sembrarci “reale”? Possiamo vedere delle immagini più o meno confuse che scorrono nella nostra testa come se fossero davanti ai nostri occhi (e, dunque, fuori di noi), quando in realtà esse si trovano tra i confini della nostra coscienza.

Il secondo caso è quello delle allucinazioni. La nostra mente proietta sul mondo reale qualcosa che in realtà non esiste. Tale sovrapposizione può avvenire proprio perché l’esperienza cosciente della realtà si svolge all’interno della nostra coscienza, confine in cui la nostra mente è padrona a tal punto da poter generare entità inesistenti rendendole così vive e tangibili da poter interagire con la proiezione del mondo fuori di noi.

Un tipo di esperienza

Infine, vi è un tipo di esperienza poco conosciuta e poco studiata, che ha carattere ibrido tra sogno e allucinazione: l’esperienza della deprivazione sensoriale. Essa viene indotta in un soggetto per mezzo di “bare” insonorizzate, all’interno delle quali si trova dell’acqua tiepida in cui il soggetto viene immerso, al buio. In questo modo, viene privato della vista, dell’udito e anche del tatto, visto che l’acqua tiepida (e salata) lo fa letteralmente galleggiare.

Cosa accade alle persone che decidono di sottoporsi a tale esperienza? Privando il cervello di ogni contatto sensoriale con il mondo esterno, questo è portato a costruirsi una realtà a sé stante, fatta di immagini, suoni, sensazioni, colori, un vero e proprio universo parallelo. La mente non può fare a meno di costruire una realtà in cui inserirsi, un non-io che, opponendosi a essa, le permetta di affermarsi come un soggetto dai confini definiti. Un fenomeno che avviene quando sogniamo. Il cervello non potrebbe mai passare otto ore senza compiere alcuna attività semicosciente e durante le ore del sonno, quando ci troviamo in uno stato molto simile alla desensibilizzazione, la nostra mente è portata a creare un nuovo mondo con cui confrontarsi. Per questo motivo i sogni risultano confusi e sconclusionati ma allo stesso tempo ambientati in luoghi dai caratteri definiti, che ci ingannano con la loro parvenza di realtà. In tale lasso di tempo la mente genera un universo nuovo, fatto di persone, cose, animali, ma non ha il tempo necessario a organizzarlo in maniera logica e coerente - o, meglio, secondo la logica che regola la nostra esperienza quotidiana. Se il cervello avesse modo di sognare, in maniera perpetua, per più di otto ore consecutive e se il sonno non fosse diviso in fasi di alternanza, la mente sarebbe in grado di generare una realtà coerente, del tutto simile a quella che viviamo tutti i giorni.

Tutti questi esempi permettono di comprendere quanto sia effimero il mondo fenomenico e, soprattutto, dimostrano che la proiezione del mondo all’interno della nostra mente non avviene in maniera meramente passiva. La coscienza non è un semplice ricettacolo di cera sul quale vengono impresse delle impronte con uno stampino, ma un generatore in grado di creare una realtà virtuale; nei casi più semplici, rielaborando i dati sensibili provenienti dal mondo esterno; in quelli più complessi, ingannandoci con delle proiezioni fittizie generate dalla coscienza stessa, una realtà a sé stante indipendente dal mondo (come nel caso delle allucinazioni, dei sogni e delle esperienze di deprivazione sensoriale).

Questo testo è estratto dal libro "Autarchia Spirituale".

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