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Che Cosa c'è di "Diretto" nella Via Diretta?

La Via Diretta - Una Guida per il praticante - Parte 1 - Anteprima del libro di Greg Goode

Il “non progressivo”

Di solito si interpreta il termine “diretto” con il significato di “non progressivo”. In altre parole, non c’è bisogno di perfezionare qualcosa o di diventare qualcosa di diverso. Sei già qualunque cosa tu cerchi di diventare.

Ovviamente, questo non differisce da quanto affermano molti altri tipi di insegnamento non-duale. Molti concordano sul fatto che “il cercatore è ciò che cerca”, e che non c’è bisogno né alcuna possibilità di diventare qualcos’altro. Ma la Via Diretta con il termine “diretto” intende anche qualcos’altro. “Diretto” significa “non mediato” e si riferisce alla presenza diretta e alla chiarezza della tua esperienza, senza l’interpretazione di filtri intellettuali o emotivi. Quello che sembra un processo di filtraggio o di mediazione non lo è affatto. Invece, è già l’esperienza diretta, mascherata da qualcos’altro.

Cos’è l’esperienza diretta? Iniziamo dall’esperienza indiretta. Questa avviene quando si fa l’esperienza di qualcosa per mezzo di qualcos’altro. Ad esempio: fare l’esperienza di Bali leggendo un libro della National Geographic, di Las Vegas guardando James Bond in Agente 007 - Una cascata di diamanti, del fuoco attraverso il fumo, o di una mela attraverso le percezioni che abbiamo di essa come il gusto, l’odore, la consistenza, ecc.

L’esperienza diretta, d’altra parte, è l’esperienza di qualcosa che non viene interpretato o mediato da qualcos’altro. Nell’esperire la “mela”, facciamo esperienza diretta di un colore rosso, una consistenza croccante, un sapore aspro, ecc. Lo stesso vale per l’esperienza di Bali, ciò che ci viene fornito da esperire direttamente sono sensazioni, pensieri e sentimenti che chiamiamo “Bali”. Il nome che le attribuiamo è un’interpretazione. Nondimeno, arriveremo a scoprire che l’esperienza diretta in realtà è più semplice di così. Scopriremo che in realtà nell’esperienza diretta non ci sono affatto degli oggetti e niente che li indichi. È una scoperta meravigliosamente semplice, e il modo in cui arrivarci rappresenta proprio lo scopo di questo libro.

Tutti i vari esperimenti, le osservazioni e visualizzazioni che troverai tra queste pagine non sono modi per diventare consapevolezza, o per ottenere una comprensione intellettuale del fatto che sei consapevolezza. Invece, sono semplicemente modi per esplorare le conseguenze dell’essere consapevolezza. Pensa a queste attività non come se fossero dirette a uno scopo, ma alla stregua dell’esplorazione, di una festa o dell’ascolto di buona musica.

L’approccio utilizzato

Questo libro include degli approcci differenti.

  • Rimanere come consapevolezza, occupando e abitando consapevolmente la tua vera identità e facendo esperienza della conseguente conferma della tua posizione.
  • Ricordare semplicemente che anche il corpo, la mente e il mondo sono consapevolezza. Ovviamente essi, quando li concettualizziamo come oggetti indi-pendenti, sembrano apparire e scomparire. E anche allora, quando arrivano, e transitano per poi svanire, tutto questo avviene all’interno della consapevolezza, che rimane il fattore comune. Il corpo, la mente e il mondo sono inseparabili dalla consapevolezza e non sono mai delle esperienze senza che la consapevolezza sia già in primo piano e al centro della scena. Si può fare esperienza di questo fatto in ogni momento, semplicemente fermandosi e cercando di trovare un oggetto, uno qualsiasi, che sia separato dalla consapevolezza.
  • Stabilirsi nella semplice dolcezza dell’essere consapevolezza, che non ha limiti né confini. È qualcosa alla tua portata in qualunque momento, se ti fermi e te ne accorgi. Il fatto di fermarsi e accorgersene, ovviamente, non avviene in ogni momento, ma la meravigliosa verità che indica è sempre presente.
  • Per lo più, questo libro procederà con quello che l’Advaita Vedanta definisce “tattvopadesha”.

La tattvopadesha è una presentazione logicamente coesa e coerente dell’insegnamento dall’inizio alla fine. Procede dall’estremamente concreto al molto sottile. Comincia con ciò che è semplicissimo e dalle esperienze di separazione apparentemente ovvie, ad esempio l’esperienza degli oggetti del mondo che sembrano diversi da te. Vedrai in che modo questi oggetti non sono nient’altro che consapevolezza. La tattvopadesha prosegue con elementi sempre più sottili dell’esperienza fino ad arrivare alla pura coscienza. I temi che esamineremo includono un’ampia gamma di esperienze e procedere mo in ordine dalle più concrete alle più astratte. Non è necessario che impari a memoria questo elenco e potresti non aver bisogno nemmeno di esplorare tutto ciò che si trova in esso, ma le tipologie di esperienza che indagheremo includono quanto segue:

  • gli oggetti fisici, che di solito vengono considerati una definizione da manuale della realtà;
  • i sensi, che si pensa siano porte naturali e trasparenti di accesso al mondo della realtà fisica;
  • il corpo, cervello incluso, che di solito si pensa essere il contenitore della mente;
  • la mente, che di solito si pensa essere il contenitore della coscienza;
  • gli avvenimenti, che sono una specie di stato di fatto, ma dotati di cambiamenti e movimento;
  • gli stati mentali, compresi quelli emotivi e meditativi, che troppo spesso vengono esperiti come più reali della terra sotto ai nostri piedi;
  • gli oggetti astrali sottili, come causa ed effetto, somiglianza e differenza, spazio e tempo, soggetto e oggetto. Spesso si pensa che questi oggetti sottili forniscano una struttura o un’organizzazione alla coscienza. Vedremo perché non è mai possibile che la coscienza possa essere strutturata o organizzata;
  • la consapevolezza testimone, che inizialmente sembra una grande mente, completa di individualità, memoria e reattività psicologica. Ma con il proseguire della nostra indagine, essa arriva ad essere compresa come qualcosa di sprovvisto di qualunque caratteristica personale, mentale o psicologica. Invece, si realizza che la consapevolezza testimone è chiarezza globale ed è ciò a cui appaiono tutte le caratteristiche;
  • la coscienza pura, ossia la coscienza senza l’aspetto del testimone.

In ogni fase, avremo la possibilità di svolgere degli esperimenti che chiariscono ciò che già sappiamo: quello che sembra diverso dalla consapevolezza è comunque e in ogni momento consapevolezza. È questa la tua felicità.

Separazione - La falsa pretesa di oggettività

Sembra che le cose esistano di per sé, senza dipendere in alcun modo dalla consapevolezza. Le cose sembrano esistere oggettivamente. Non importa quanto qualcosa sia concreto o astratto, sembra che esista. La Grande Muraglia cinese, il calcolo differenziale e la rettitudine morale potrebbero non essere tutte cose fisiche, ma sembrano esistere davvero e indipendentemente dalla mente e dalla consapevolezza.

Riteniamo che l’ambito “oggettivo” sia qualcosa che esiste di per sé e che può essere scoperto e verificato dai percettori “soggettivi”. La nozione di oggettività comporta un insieme di diversi dualismi, come quello tra soggettivo e oggettivo, tra consapevolezza e oggetto, tra contenitori separati di consapevolezza, tra interno ed esterno di un contenitore, e tra “vero” e “falso” o “accurato” e “inaccurato’’. Dalla nozione di oggettività dipendono anche molti altri dualismi.

Questo testo è estratto dal libro "La Via Diretta - Una Guida per il praticante - Parte 1".

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