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Chi è un Preadolescente?

L'Età dello Tsunami - Anteprima del libro di Barbara Tamborini

Una fase di nuove sfide

Chi è un preadolescente? - Scene dalla preadolescenza

Il primo giorno alle medie:

Non dimenticherò mai il mio primo giorno alle medie. Mia madre mi aveva accompagnato nel grande cortile della scuola, a duecento metri dalle elementari.

Non vedevo i miei ex compagni dall’inizio delle vacanze estive e adesso me li ritrovavo tutti lì. Alcuni erano identici a come li avevo lasciati. Altri erano completamente cambiati. Sembravano persone diverse. Era come se l’estate che ci aveva separati fosse entrata nei loro corpi con la forza di un uragano. Apparivano più alti e snelli. Giorgio aveva il viso pieno di foruncoli. E le ragazze! Si intravedevano nuove forme sotto le magliette attillate. Ridevano fra loro, raccontandosi a bassa voce cose che sembravano divertenti ed eccitanti allo stesso tempo. Erano complici, condividevano segreti e soprattutto si tenevano a distanza da noi maschi, guardandoci dall’alto in basso.

A me non era successo niente di particolare in quei tre mesi. Ero andato al mare insieme alla mia famiglia, come al solito. Avevo ritrovato gli amici di ogni estate e giocato con loro. Le gare con le biglie erano il nostro passatempo preferito. Sì, una volta avevo ottenuto il permesso di nuotare da solo fino alla boa, ma mamma era rimasta sul bagnasciuga a guardarmi finché non ero tornato a riva. Nel mio corpo nulla era cambiato. Tutto sembrava tacere. Ero rimasto lo stesso di tre mesi prima. Tanti miei amici, invece, si erano letteralmente trasformati. Io sarei mai diventato come loro?

Forse state sorridendo, mentre vi torna in mente il vostro primo giorno di scuola media. Di sicuro, però, leggendo questo racconto avrete già ben chiaro di cosa e di chi vogliamo parlare in questo libro: ci interessa indagare insieme a voi il mondo della preadolescenza e i suoi abitanti. Per semplicità, abbiamo deciso di far coincidere la preadolescenza con i tre anni di frequenza della scuola media o, per essere precisi, quella che oggi si chiama scuola superiore di primo grado. Per entrare subito nello spirito giusto, provate a ricordare come avete vissuto voi i due riti di passaggio che decretano l’inizio e la fine di questa fase della vita: il primo giorno di scuola media e la scelta della scuola superiore, divenuta realtà quando, dopo gli esami di terza media, avete visto il vostro nome affisso in bacheca, con accanto la scritta «Promosso» e il voto ricevuto.

Scene dalla preadolescenza

Addio scuola media!

Ho appena letto il mio voto in bacheca e non ci posso credere: è fatta! Adesso relax assoluto e poi si parte con una nuova vita. Finalmente si va al liceo. Penso a qualche mese fa, quando bisognava iscriversi alla scuola superiore e mia madre sembrava impazzita. A casa avevano inviato un volantino con gli indirizzi delle scuole della provincia e le date degli open day per andare a visitarle e a chiedere informazioni ai professori. Mi ricordo ancora lo sguardo di mamma quando le ho messo tra le mani il foglio. Per me era solo una lista di indirizzi e date, ma lei ha cambiato colore e poi ha detto: «Ci siamo. Dobbiamo muoverci per non farci trovare impreparati. Dalla scuola superiore che sceglierai dipenderà tutta la tua vita. Non devi fare errori».

Sentirla parlare così mi mise un po’ di ansia, ma in fondo me l’aspettavo che avrebbe reagito in questo modo: dopotutto era mia madre, era normale che si preoccupasse. Quello che non sapeva era che io avevo già deciso da tempo. E mi ero informato bene.

Durante l’estate della seconda media avevo parlato con un po’ di animatori del centro estivo. Avevo chiesto quali scuole frequentassero, cosa gli piacesse della loro scuola e cosa no. Poi, all’inizio della terza media, era venuto in classe uno psicologo esperto di orientamento. Mi era molto piaciuto il lavoro che aveva fatto con noi. Ci aveva dato da compilare due test e quando aveva chiamato la mamma per incontrarla e parlare dei risultati, mi ero presentato anch io al colloquio. Ero portato per lo studio, aveva detto, e in particolare per le materie scientifiche. Il liceo scientifico sarebbe stata un’ottima soluzione, nel mio caso. A quel punto, mia madre aveva iniziato a tempestarlo di domande su quale fosse l’istituto migliore in zona, quali indirizzi di studio proponesse ogni sede e qualche consiglio per fare la scelta migliore. Lo psicologo aveva sorriso, le aveva detto di stare tranquilla e magari di partecipare agli open day per verificare di persona le offerte delle varie scuole.

Io, però, nel frattempo mi ero portato avanti. C'erano due persone che avrebbero fatto la differenza: Lucia e Roberto, i miei migliori amici. Lucia forse mi piace anche un po (ma non ho ancora avuto il coraggio dirglielo, e non sono nemmeno sicuro che sia vero). Comunque, avevo parlato con loro. Anche loro erano bravi nelle materie scientifiche e avrebbero scelto il liceo scientifico. Avevamo deciso: ci saremmo iscritti tutti alla stessa scuola, saremmo rimasti uniti. Quel pomeriggio, avevamo stretto un patto speciale: nessun genitore avrebbe potuto dividerci, facendoci cambiare idea. Lucia aveva osservato che probabilmente sarebbe andata nello stesso liceo di sua sorella: aveva già tutti i libri di testo e suo padre non avrebbe potuto fare due viaggi per accompagnarle al mattino. Il suo destino era segnato. E anche il nostro, sebbene mia madre lo ignorasse.

Andai con lei a cinque open day differenti, per poi ritrovarmi iscritto alla scuola superiore che avevo già scelto. E che tra poco rappresenterà la mia nuova sfida.

Questi due momenti possono essere identificati come parentesi che aprono e chiudono una specifica ed effervescente fase della vita nella quale, per la maggior parte dei ragazzi, si verifica una moltitudine di cambiamenti relativi al corpo, al loro mondo interiore e alle relazioni sociali. Inoltre, aspetto importante e che procura non poche ansie ai genitori (che invece dovrebbero viverlo con orgoglio e positività), si verifica anche lo sviluppo sessuale (almeno nella maggior parte dei soggetti), con alcune piccole differenze di genere. I dati dicono che nelle ragazze il primo ciclo mestruale (menarca) compare tra gli otto e i tredici anni, mentre nei ragazzi la prima emissione di sperma (spermarca), per polluzione notturna o in seguito a masturbazione, avviene tra i nove e i quattordici anni.

Molte domande, poche risposte

In preadolescenza capita spesso che i ragazzi e le ragazze non si sentano ancora né carne, né pesce: per loro e per chi li circonda la fatica quotidiana è capire come ci si deve comportare nelle diverse situazioni. Noi adulti dobbiamo sostenere i giovani quando si trovano davanti a una scelta, incoraggiarli a buttarsi nella nuova sfida che la decisione comporta, a esplorare un territorio ignoto fino a quel momento.

Quasi sempre, le domande che i nostri figli si trovano a fronteggiare a quest’età non sono dubbi amletici sull’“essere o non essere”, ma quesiti molto più urgenti e concreti: come posso sopravvivere al primo giorno di scuola? Come mi devo vestire per evitare che mi prendano in giro ? Che cosa devo fare per non essere preso di mira dai ragazzi più grandi?

È il tempo della concretezza, delle domande a breve termine, del fare qualcosa prima ancora di domandarsi se sia giusto o sbagliato. L’azione, più del pensiero, è la spada del giovane guerriero che, reduce da un lunghissimo periodo di addestramento protetto, ora per la prima volta affronta la realtà da solo, o almeno prova a farlo. È finita l'infanzia, in cui mamma e papà decidevano tutto: vestiti, gite, amici, programma della festa di compleanno. È ora di complicarsi la vita, e di complicarla un po’, di conseguenza, anche agli adulti di riferimento, che nel grande caos creatosi spesso vivono emozioni molto intense, condite da una certa dose di preoccupazione. Ansia, paura, rabbia si alternano nella mente del genitore con la stessa velocità e intensità con cui si accendono nel figlio, in quella corsa sulle montagne russe delle emozioni che spesso è la preadolescenza.

“Sarò in grado di reggere alle sue richieste e alle sue intemperanze?” si domandano molte mamme e papà. “Riusciremo a permettergli di crescere senza correre troppi rischi, proteggendolo quando ce n’è bisogno, ma dandogli anche la giusta dose di fiducia?”

Non esiste risposta certa a queste domande. E anche cercando in letteratura, tra i libri pubblicati per i genitori, non è facile trovare risorse valide e facilmente reperibili. Davanti a questa carenza di teorie, modelli e riferimenti validi, noi genitori possiamo, però, affidarci a qualcosa che nessuno potrà mai negarci: la nostra esperienza personale. Tutti noi siamo stati preadolescenti, anche se adesso ci sembra che sia passata un’eternità. Osservare un figlio che vive la stessa transizione è un ottimo pretesto per rispolverare la consapevolezza di cosa significhi provare a smettere di essere un bambino e costruire un modo tutto nuovo di stare al mondo.

Questo testo è estratto dal libro "L'Età dello Tsunami".

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