Scopri Qual è la Tua identità profonda

Anteprima del libro "Il Potere del Tuo Vero Nome" di Melanie DewBerry

La domanda fondamentale da porsi è...

Chi sei veramente? Questa è la domanda fondamentale. La domanda che forse ti sei fatto in tutti questi anni. Chi sei senza il tuo titolo di studio, il tuo genere sessuale, il tuo talento, il tuo peso corporeo, il tuo reddito, la tua personalità? Se ti spogli di tutti i piccoli ornamenti che hai aggiunto alla tua immagine pubblica per essere accettato, che cosa rimane? Se ti liberi di tutte le identità che gli altri ti hanno affibbiato, se smetti di smussare i tuoi spigoli per trovare il tuo posto e sentirti sicuro, chi sei? Qual è la tua identità profonda?

E qui che la maggior parte di noi inciampa. Non puoi rispondere a questa domanda con la mente analitica. La mente è portata a dare ospitalità al tuo ego. La tua mente ha due voci: quella dell’anima e quella dell’ego. La mente razionale dell’ego agisce in base ai dati, alle etichette, ai ruoli. La sua funzione è quella di classificare e giudicare le informazioni per poi metterle nella casella appropriata. Essa genera insicurezza, giudizi a posteriori, gelosia e invidia, solo per citare alcune delle sue creazioni. Queste qualità sono accompagnate da una serie di comportamenti. Proprio quando ti rendi conto di essere agitato» l'ego gioca il suo asso nella manica - la giustificazione - che ti fa tornare all’autoinganno. La domanda “chi sei?” appartiene all anima e ti accorgi se è lei a replicare, o se stai lasciando che l'ego e la mente prendano il sopravvento, dal tono della risposta. La risposta dell’anima porta sollievo. Lego vuole che tu sia dipendente, l’anima vuole che tu sia in pace.

Procedendo nella lettura di questo capitolo, scoprirai i modi con cui ti difendi dalla conoscenza di te stesso. Conoscerai i quattro modi con cui ci difendiamo. Questo lavoro sarà impegnativo perché le menzogne e le difese lo hanno reso tale. Far cadere le tue difese sarà una vera sfida perché hai dimenticato cos’è davvero la sicurezza; tuttavia, il sentiero che questo lavoro ti farà percorrere si inoltrerà nell’ignoto. Metterai in discussione il valore che hai attribuito alla sicurezza per affermare i valori che vuoi vivere. Alla fine del capitolo ti verrà chiesto di metterlo in pratica. Lì è dove comincerai a capire la ragione per cui non riesci a sentire il tuo nome. Potresti accorgerti di avere una o più difese con cui ti crei un falso senso di sicurezza. Con la consapevolezza, l’evoluzione ha l'opportunità di portarti oltre le maschere e gli scudi che ti nascondono.

Tu non sei chi pensi di essere

Credimi, tu non sei molte delle cose che ti e stato detto che sei. Bisogna distinguere tra i ruoli che interpreti e chi sei davvero. I tuoi ruoli, come essere un genitore, un dirigente, la sorella più anziana o il pacificatore, non sono le definizioni che l'anima dà di te. Non sono il tuo nome. E nemmeno le etichette di “povero”, “intelligente”, “sexy”, “grasso”, “nero”, “latino”, “migrante”, “maschio” o “femmina”. Ruoli ed etichette cercano di raccontarti una storia, ma in realtà sono un resoconto molto riduttivo di ciò che sei. Anche se vai avanti in base ai ricordi e agli eventi, tu non sei la tua storia, le cose che sono successe nella tua vita finora. Sì, facciamo del nostro percorso un rituale per sapere ciò che faremo o non faremo, diventeremo o non diventeremo, ma il passato non è la tua visione di te stesso. Non sei obbligato a farti scolpire dagli eventi della tua vita. Ecco perché, malgrado tutte le informazioni che riceviamo dalle etichette, dai dati, dalla storia e dai ruoli che interpretiamo, ci sentiamo comunque incompleti.

Per camminare su entrambi i piedi, attivi e fieri di ciò che siamo, qualcosa deve morire.

La morte della personalità

Il primo giorno di pioggia dell’anno, in una deliziosa casa di legno sulle colline di Santa Cruz, in California, stavo partecipando a un corso di scrittura. Raccolti davanti a un caminetto, eravamo un gruppetto di otto persone. Un’altra scrittrice, Dorothy, mi chiese di descriverle il processo per il riconoscimento del nome.

E come tenere la mano di qualcuno che sta morendo. Ti è capitato?”, le chiesi.

"si , annui."

“Quando stai tenendo la sua mano nella tua e stai assaporando quell'istante della vita tra voi. Hai la sensazione che stia accadendo qualcosa di sacro, una comunione di anime. So che sembra strano e magari spaventa, ma la verità è che non siamo consapevoli di quanto sia preziosa e breve la nostra vita e non sappiamo come viverla. Fino alla morte, metaforica e reale, interpretiamo noi stessi. È una strana condanna”. Risi. “Quello che voglio dire, Dorothy, è che fino a quando la morte non si avvicina, non riconosciamo o .non ricordiamo la nostra divinità. Diventiamo quello che abbiamo imparato a scuola, ciò che vogliono i nostri genitori, quello che ci dice il nostro genere sessuale. Oppure ci ribelliamo contro tutte queste cose, ma anche ribellandoci possiamo rimanere intrappolati nella lotta senza riuscire a iniziare il viaggio per ricordare. Per alcuni dei miei clienti, la morte è apparsa nella forma di un divorzio, un cancro, il dover accudire un genitore moribondo o il perdere una posizione professionale mantenuta a lungo. A volte bisogna imparare a dire di no a quelle cose o a quelle persone che sono portatrici di morte. In modo cupo ma necessario, la morte li ha spinti a chiedersi cosa c’era dopo. Li ha aiutati a rispondere alla domanda fondamentale: “Chi sei veramente?”.

Quando vieni nominato, accetti la morte della personalità come tua guida. Le tue informazioni, la tua personalità e il tuo ego non sono fatti per guidarti. Approfondendo questo lavoro, arrivi a comprendere che essere nominato ti fa prendere posizione in favore della tua vita e della vita in generale. Inizi a vedere la bellezza nella storia della tua anima. Abbandoni i sacrifici artificiosi per camminare su un sentiero più sacro. Una volta, su una strada di campagna, trovai un segnale che diceva: l’asfalto finisce qui. Ecco, il Nominato vive all’inizio di una strada non asfaltata, entra in nuovi territori dove la vita è selvaggia ma anche armonica e in continuo mutamento: nascita, morte e crescita. La natura capisce la morte e si arrende a essa affinché il nuovo si manifesti. So che sembra molto profondo e significativo, e in effetti lo è, ma in modo molto umile e concreto. Il tuo nome si radica in te ricordandoti in modo semplice e leggero chi sei e perché sei qui. Stai con il tuo nome, il tuo scopo, il tuo sentiero perché sai che ne hai bisogno. Dato che non ha il tuo nome, nessun altro potrà scrivere la tua vita al posto tuo.

La sola lotta che devi fare è quella per vivere come sei stato creato.

Questo testo è estratto dal libro "Il Potere del Tuo Vero Nome".

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