Anteprima del libro "Coaching Indispensabile" di Steve Bavister e Amanda Vickers

Hai solo cinque minuti?

Il Coaching è sempre più popolare, e il suo valore è compreso e apprezzato grandemente da individui e aziende. Il numero di persone che diventano Coach è in costante crescita e molte aziende oggi considerano il Coaching un’essenziale abilità di management e di leadership. Il Coaching è diventato finalmente prassi comune e accettata. Il Coaching è senza dubbio uno dei modi più efficaci e mirati di aiutare le persone ad apprendere e a svilupparsi.

Quasi certamente stai leggendo questo libro perché sei interessato al Coaching. Magari vorresti diventare un Life Coach. Forse ti interessa il Coaching Aziendale. O magari invece sei un manager che vuole fare da Coach al proprio staff.

Qualsiasi sia la ragione del tuo interesse, fai parte di un movimento in crescita, una tendenza che non è una moda passeggera, ma una trasformazione duratura che sta avendo un grande impatto per il successo di persone e aziende.

Perché diventare Coach?

Perché diventare Coach? Ci sono molte ragioni. Una della più comuni, e ovvie, è di natura economica. Se fai le cose per bene, puoi guadagnarti da vivere bene facendo il Coach, soprattutto se riesci a entrare nel redditizio mercato del COACHING AZIENDALE.

Per molte persone è l’occasione per cambiare stile di vita. Vogliono lavorare per se stesse o fare qualcosa di più soddisfacente che le faccia sentire realizzate. Molti lavori, carriere e professioni consistono in di noiose routine, mentre i Coach spesso sentono di rendere il mondo migliore, una persona e una sessione di Coaching alla volta.

Molte persone sono “nate per essere Coach” e fanno già Coaching in modo istintivo. Trovano facile ascoltare gli altri e aiutarli ad aprirsi e a discutere questioni, problemi e sfide della loro vita. Ma il Coaching è più di una semplice conversazione. Per essere efficace richiede FOCUS, STRUTTURA e SPINTA, elementi necessari perché il tutto non si riduca a una piacevole chiacchierata. Chiunque può fare il Coach. Ci sono però certe qualità e caratteristiche che possono aiutare a essere più efficaci e ad avere maggiore successo. Qualità come la CURIOSITÀ, la PAZIENZA e la CAPACITÀ di entrare in CONNESSIONE con gli altri ed essere EMPATICI. Bisogna poi anche essere capaci di motivare alle sfide e di fornire una visuale accurata della situazione del cliente, a partire dalla quale andare avanti.

Ma cos’è esattamente il Coaching? È una buona domanda, alla quale non è facile rispondere in quanto non c’è una singola definizione comunemente accettata. Ci sono molti approcci diversi e manca una standardizzazione. Nella nostra definizione “il Coaching è un processo collaborativo in cui i clienti scoprono autonomamente le proprie risposte grazie all’uso mirato di domande”.

Alcune persone potrebbero vederla come una definizione da “puristi” e in parte potremmo essere d’accordo. Un simile approccio “non-pilotato” va bene in teoria, ma nella pratica spesso c’è più input da parte del Coach, a seconda delle preferenze e dei bisogni del cliente. Tuttavia, quando il Coach tende a pilotare troppo la persona, non è più Coaching: superato un certo confine diventa Mentoring.

Life Coaching

Ci sono svariati tipi di Coaching diversi. Il più conosciuto è forse il LIFE COACHING, in cui le persone lavorano su problematiche che le bloccano nella vita o che causano loro preoccupazione. Il BUSINESS COACHING - conosciuto anche come Coaching Aziendale - è invece quello che dal nome ci si aspetterebbe: Coaching in ambito lavorativo, pagato dall’azienda. L’EXECUTIVE COACHING riguarda invece i vertici aziendali: quadri, amministratori delegati, direttori, ecc.

Ci sono inoltre altre nicchie come il Coaching per la carriera, quello per la gestione del tempo, per le relazioni e il Coaching per la sicurezza di sé, solo per elencarne alcune.

Se sei interessato a diventare un Coach, la buona notizia è che puoi farlo: non sono obbligatorie né qualifiche, né esperienza per “mettersi in proprio” o cominciare a fare Coaching all’interno di un’organizzazione. È un ambito ancora poco regolato, il che è anche il motivo per cui alcuni ancora non lo prendono del tutto sul serio. Questo libro ti porterà lontano nel tuo viaggio per sviluppare le tue conoscenze sul Coaching. Ovviamente però avrai maggiori probabilità di avere successo e di essere efficace se ricorri a dei corsi di formazione.

Uno dei modi per avviare l’attività è quello di partire facendo il Coach part-time, affiancando questa attività al tuo lavoro preesistente. Molte persone interessate a ricevere Life Coaching saranno comunque libere solo la sera o nel fine settimana: considera quindi di offrire sessioni il sabato o durante un paio di sere infrasettimanali. Se e quando ti troverai ad avere più clienti che tempo per seguirli, potrai considerare se lasciare il tuo altro lavoro e passare a fare il Coach a tempo pieno.

Perché non buttarsi subito? Perché può volerci del tempo per creare un volume di lavoro sufficiente a coprire le spese. A meno che tu non abbia fenomenali abilità di marketing, la maggior parte dei tuoi incarichi arriveranno tramite passaparola e questo non succederà dal giorno alla notte. Strategie utili per avviare I'attività comprendono: informare tutte le persone che conosci (Facebook e email sono i veicoli più semplici per farlo), creare un semplice sito web, creare attivamente una rete di contatti nella tua zona.

Entrare nel mondo del Coaching Aziendale può essere invece una sfida di proporzioni maggiori, a meno che tu non lavori già come consulente o formatore. Le aziende vogliono Coach dinamici che capiscono il mondo del business e che sono in grado di fare rapidamente la differenza e aiutare il cliente a superare gli ostacoli e i momenti di stallo. Hai buona probabilità di successo solo se hai anche tu esperienza di lavoro in azienda, a un livello sufficientemente alto, e se parli il linguaggio del business (ROI, KPI, ecc.) in maniera convincente. Ti servirà anche esperienza nell'utilizzo di diversi strumenti di PROFILING, come MBTI, Insights, Firo B e DISC.

Se lavori in azienda e vuoi fare Coaching alla tua squadra e ai tuoi colleghi, la situazione è più semplice: nulla ti impedisce di cominciare subito, che ci sia già una cultura aziendale di Coaching o meno. È importante però capire che è difficile, se non impossibile, essere Coach dei tuoi diretti sottoposti. Avere una posizione di potere su di loro cambia la dinamica della vostra interazione. Questo però non significa che tu non possa usare le abilità di Coaching con il tuo staff: molti leader e manager lo fanno con grande efficacia.

Per alcuni, infatti, il Coaching diventa lo stile di management di normale utilizzo. Lo impiegano in tutta una serie di situazioni: aiutare un collaboratore che chiede una mano, valutare i risultati, dare feedback e così via. Si tratta semplicemente di saper cogliere le occasioni. Per i manager può essere una sfida trovare il tempo per fare Coaching. Spesso nell’immediato sembra più rapido dare “consigli” e impartire istruzioni: puoi però risparmiare molto tempo, sul breve e specialmente sul lungo periodo, se scegli un approccio di Coaching.

Per lo più il Coaching viene fatto faccia a faccia, ma è diffuso anche il Coaching al telefono e attualmente si ricorre sempre di più a soluzioni tecnologiche tipo Skype, per comunicare a grande distanza. Alcuni Coaching lavorano anche via mail, ma è cosa relativamente rara.

L'ambiente e il coaching

L’ambiente in cui fai Coaching dovrebbe essere un luogo privato, tranquillo e piacevole. Questo può non sempre essere possibile nel Coaching Aziendale, dove puoi essere costretto a sistemarti in una sala riunioni. Cerca di non fare mai Coaching con il tavolo che ti separa dal tuo cliente: sposta le sedie in modo che non vi siano barriere tra di voi.

Il numero complessivo di sessioni va concordato con il cliente, e con lo sponsor aziendale se si tratta di Business Coaching. A meno che non si tratti di una questione contenuta e specifica, gestibile magari in una singola sessione, punta a fissare un numero di incontri che va da tre a sei. Puoi sempre terminare prima se avete già raggiunto l’obiettivo desiderato, oppure estendere la durata dell’intervento se c’è ancora da fare.

La prima sessione introduttiva dovrebbe essere più lunga delle altre. Circa tre ore di solito è la durata giusta. Serve più tempo perché bisogna conoscersi, discutere come si lavorerà assieme e quali questioni saranno esplorate. Potreste anche voler discutere esperienze precedenti che la persona ha avuto col Coaching - cosa ha funzionato e cosa no - in maniera da poter adattare il tuo stile di conseguenza. Altre importanti questioni comprendono la riservatezza, soprattutto in ambito di Coaching aziendale e la presa di responsabilità: spesso il cliente si impegnerà a compiere delle azioni tra una sessione e l’altra e dovete concordare come e se monitorarle.

A volte la persona ha chiaro ciò su cui vorrebbe lavorare, a volte no. Nel secondo caso molti Coach usano la RUOTA DELLA VITA per aprire la discussione. È uno strumento semplice ed efficace che isola rapidamente un’area chiave dove son presenti sfide e potenziale. Quest’ambito viene a volte detto di “focus primario”. Esiste una versione leggermente differente da usare nel Business Coaching, detta RUOTA DEL LAVORO.

Dovrete anche concordare quanto tempo far passare tra una sessione e l’altra. All’inizio non dovrebbe essere più di un mese e probabilmente non meno di due settimane. Se farete diverse sessioni, le ultime saranno più distanziate tra loro, ma raramente si aspetta più di sei settimane.

Una cosa fondamentale nella prima sessione è connettersi col proprio cliente e CREARE RAPPORT. Lavorerete a stretto contatto e dovrà potersi fidare di te e delle tue capacità. Rispecchiare la persona in più modi possibile - linguaggio non verbale, emozioni, voce, energia generale - aiuterà a far partire le cose col piede giusto.

Un Coach alle prime esperienze puoi sentirsi inizialmente “in alto mare” e incerto della direzione da prendere: può quindi essere una buona cosa avere una struttura da seguire. Questa ti conferirà più sicurezza di te mentre cerchi di orientarti. Un eccellente e ben noto modello è il GROW - acronimo di Goal, Reality, Options e What will you do (Obiettivo, Realtà, Opzioni e Cosa farai). Considerando queste quattro aree, non necessariamente in questo ordine, aiuterai la persona a formulare un piano per arrivare da dove si trova a dove vuole arrivare.

Le sessioni successive sono costruite a partire da quella iniziale e, se tutto fila liscio, le cose si fanno via via più facili. Attenzione però che a volte ci sono dei periodi di apparente calma piatta, in cui sembra di non fare progressi. Addirittura può sembrare di perdere terreno. È normale. Aspettati di avere delle battute di arresto lungo il percorso e discuti con il cliente la possibilità che si verifichino, in modo che non si scoraggi o non rimanga deluso quando accade.

Stabilire e rivedere gli obiettivi è una parte importante del Coaching. L’approccio SMART può essere molto utile per fare in modo che tutto sia specificato e misurabile quanto necessario.

Un processo ancora più robusto è quello degli "obiettivi ben formati” della PNL, che a sua volta permette di anticipare gli ostacoli e le risorse.

Le domande nel coaching

Il Coaching è tutto una questione di porre domande: domande potenti e di qualità, capaci di aiutare la persona ad attivare le proprie risorse, elaborando le proprie idee e le proprie soluzioni. Le migliori domande sono aperte, semplici e non guidano il cliente in una particolare direzione. Porre questo tipo di domande può essere una sfida per un Coach alle prime armi, dato che siamo generalmente abituati invece a dare consigli.

Essere davvero curiosi riguardo all’altra persona e mettere da parte le proprie opinioni e i propri giudizi è la chiave per avere successo. Devi aiutare la persona a esplorare, anziché farle da guida turistica portandola nei luoghi che tu consideri importanti. Le domande dovrebbero sondare e chiarificare, ma devi anche ascoltare attentamente le risposte. Questo richiede capacità di ascolto più profonde di quelle di una normale conversazione di tutti i giorni. Anche se il cuore della pratica del Coaching è porre domande e ascoltare, a volte può essere utile introdurre strumenti e tecniche che fanno espandere il cliente e portano i suoi pensieri in nuove direzioni.

Potresti aiutare i clienti a identificare tutte le cose che causano loro frustrazione o irritazione, oppure assisterli nel rielaborare abitudini di pensiero poco funzionali utilizzando strumenti presi dalla terapia cognitivo-comportamentale. La visualizzazione può essere usata per riprogrammare la mente inconscia, e puoi aiutare il cliente ad approfondire il modo in cui concepisce un problema o una situazione esplorando punti di vista multipli.

A volte il tuo cliente vorrà creare una nuova abitudine. Uno dei modi più facili per farlo è aiutare la persona a programmarla regolarmente, magari anche solo dieci minuti al giorno, fino a che diventa una cosa naturale. Contestualizzare una nuova abitudine in termini di “esperimento” è un altro semplice metodo per permettere alle persone di spingersi comodamente al di fuori dello spazio abitudinale in cui si sentono a proprio agio.

Molte persone limitano se stesse in ciò che possono raggiungere e realizzare, semplicemente perché sono bloccate in uno schema comportamentale che continua a ripetersi. Portare l’attenzione dei tuoi clienti sul loro uso di parole come “devo”, “ho bisogno”, “bisogna”, “sempre” e “mai” li aiuta a prendere coscienza di alcune delle “regole” inconsce che determinano la loro vita.

Il cambiamento nel coaching

Quando avrai fatto Coaching per un po’ di tempo, comincerai a notare tendenze e schemi che si ripetono nei problemi e nelle sfide che le persone vogliono discutere ed esplorare con te. Questioni frequenti riguardano relazioni, direzioni da prendere nella vita, gestione del tempo, felicità, equilibrio tra lavoro e vita privata, emozioni difficili e denaro. Più fai Coaching in questi e altri ambiti, più arriverai a capire la situazione della persona, riuscendo ad aiutarla a trovare la strada per andare avanti.

Il Coaching è tutto una questione di CAMBIAMENTO. I clienti, e gli sponsor aziendali, si aspetteranno che abbiano luogo dei cambiamenti. È ciò per cui pagano, e facilitare quei cambiamenti è tua responsabilità in qualità di Coach. STABILIRE GLI OBIETTIVI è un modo importante per farlo, così come è importante la presa di responsabilità da parte della persona. Un altro aspetto riguarda il fatto di dare alla persona dei “compiti per casa” da svolgere tra le sessioni Soprattutto è importante stimolare la persona a essere il meglio di sé e a mantenere le promesse che fa a se stessa. Come con qualsiasi altra impresa, ci sono potenziali rischi e difficoltà nel Coaching: anticipare questi ostacoli può aiutare a evitarli. A volte è il Coach a essere il problema: quando ha bisogno di essere l’esperto, di diagnosticare il problema, quando vuole aggiustare” il cliente. A volte un Coach non sprona il cliente a sufficienza o lo fa con troppo zelo. A volte il cliente crea un problema, oppure la relazione tra cliente e Coach non funziona come deve Presta attenzione a cosa succede e agisci se il processo di Coaching comincia a deragliare o a perdere spinta.

Quando fai Coaching a qualcuno, intraprendi un VIAGGIO assieme alla persona: è importante che quel viaggio raggiunga una destinazione soddisfacente. Per questo è importante soffermarsi a riflettere sulla strada percorsa assieme. Alla fine del processo vuoi lasciare la persona in una condizione positiva, e rivedere i successi raggiunti è spesso di aiuto in questo senso. Potresti anche voler aiutare la persona a pianificare le prossime tappe del viaggio da svolgere senza di te. Cosa rimane da fare? Quali sono i prossimi passi?

Diventare Coach è a sua volta un viaggio: un viaggio che non finisce mai. Imparerai cose nuove in ogni sessione di Coaching che fai. Più fai Coaching, più diventi bravo. Fai anche in modo di leggere e studiare testi sul Coaching; registra le tue sessioni per analizzarle; frequenta corsi per affinare le tue abilità, c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

Fare il Coach ed essere in grado di aiutare le persone ad andare da dove si trovano a dove vogliono arrivare è un lavoro di immensa soddisfazione personale e potenzialmente anche finanziaria. Costruire la tua attività nel modo migliore e gestire correttamente gli aspetti economici ti permetterà di vivere facendo una cosa che ami. Se incontri delle difficoltà in questo processo, nessun problema: rivolgiti a un Coach per farti aiutare!

Questo testo è estratto dal libro "Coaching Indispensabile".

Data di Pubblicazione: 5 marzo 2018


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