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I Colori e la loro Natura

La Magica Leggenda dei Colori - Anteprima del libro di Cristina Aanadi Pacciarini

Colorandia

Colorandia è un luogo luminoso, bellissimo,

pieno di colori che giocano tra loro,

si rincorrono e si abbracciano,

formando meravigliose forme

che cambiano a ogni istante.

È un mondo squisitamente gioioso e divertente.

Vieni con me a conoscerlo!

Si trova sulle ridenti pendici del tuo cuore,

sì, sì, proprio nel tuo cuore,

di te che stai leggendo questa storia!

E questa storia è diversa per ognuno,

proprio perché ognuno è diverso da tutti gli altri.

La costruirai tu stesso attraverso i tuoi sogni,

i tuoi desideri più profondi.

Se non hai ancora scoperto questo luogo magico,

seguimi, cercherò di farti arrivare

proprio lì dove i tuoi nuovi amici

ti stanno aspettando, impazienti di farsi conoscere.

Per entrare nel tuo regno, devi chiudere gli occhi

e penetrare in una luminosa nuvola azzurra:

prova a osservare le tue percezioni.

Senti i caldi raggi del sole che ti abbracciano dolcemente;

senti la leggera brezza

di un venticello primaverile che ti riscalda;

volaci dentro, leggero come un uccellino.

Mentre sei immerso in questa nuvola,

guarda: c’è una porta di cristallo

che riluce sotto i raggi del sole.

Osservala, toccala,

senti com’è liscia e delicata la sua superficie.

Ora aprila, attraversala ed entra nel tuo regno.

Mentre ti addentri, osserva come, piano piano,

le immagini cominciano a prendere forma.

Ora inizi a vedere

una luce dorata che delinea tre torri:

una blu, una gialla e una rosata.

Ognuna ha una forma leggermente diversa.

Fermiamoci qui un istante,

così ti racconto la leggenda

di come, anticamente, si è formato questo regno.

C’erano una volta due bambini, che si chiamavano Luce e

Oscurità e che, come il giorno e la notte, si contendevano il

desiderio di occupare il nostro mondo. I due bimbi volevano essere

sempre in primo piano, così litigavano tra loro per primeggiare.

Talvolta il bimbo Oscurità tendeva degli agguati alla bimba Luce,

gettandole addosso un sacco per non farla brillare.

“Ah, questa poi!” diceva lei, e subito passava alla riscossa: senza

darsi per vinta, spingeva via il bimbo Oscurità…

E così andarono avanti per diversi anni: o c’era Luce o c’era Oscurità.

Poi, come spesso accade, crescendo i due giovani si innamorarono

e non capivano proprio come fosse potuto succedere: da

piccoli non si sopportavano e ora, invece…

Tuttavia, avevano un problema: potevano stare insieme solo

pochi istanti, perché o c’era uno o c’era l’altra. Comunque,

Luce era così bella che Oscurità volle sposarla.

Il giorno del matrimonio vennero incoronati re Oscurità e regina Luce.

Dovevano seguire le loro caratteristiche: la regina Luce doveva

splendere di luce e di vita e il re Oscurità doveva portare

il buio, che invitava tutti a riposare e a ritirarsi in se stessi per

creare il nuovo, che sarebbe poi apparso grazie alla luce della

regina. I due sovrani, però, erano un po’ tristi, perché non

potevano veramente stare insieme nello stesso tempo: o c’era

Luce o c’era Oscurità.

Trascorsero così un po’ di tempo, finché la fata dell’Amore,

intenerita dalla loro unione, con un tocco magico aprì il

cuore agli sposi. Subito essi capirono diverse cose. La regina

Luce comprese perché si fosse innamorata del re: perché amava

profondamente quella parte di oscurità che lei non aveva.

L'Oscurità amava la luce

Anche Oscurità amava la luce, che a lui mancava. Era bello amarsi nella differenza. Amandosi sempre più, un giorno scoprirono che, lasciando spazio all’altro, potevano condividere più a lungo i momenti a loro concessi per stare insieme.

Fu così che impararono a diminuire il loro egocentrismo, che li faceva desiderare di essere sempre in primo piano: la regina imparò a ritirare un po’ la sua luce per far posto al re e lui, a sua volta, imparò a ritirare l’oscurità inchinandosi alla sua regina.

Così facendo, avevano creato due momenti in cui potevano vivere insieme nello stesso luogo, nello stesso tempo. Noi ora conosciamo questi due momenti come il nascere della luce e il nascere del buio. Solo all’alba e al tramonto i due sovrani condividevano alcuni istanti insieme.

Dai momenti d’amore in cui Oscurità e Luce potevano stare insieme nacquero i loro tre figli, che chiamarono: Giallo, Magenta (anche soprannominato “Il Rosso”) e Ciano (anche detto “Il Blu”).

Solo all’alba e al tramonto i principini potevano stare con entrambi i genitori, giocando e dipingendo quei momenti di colori meravigliosi.

Altrimenti, rimanevano insieme alla regina Luce durante il giorno e al re Oscurità durante la notte.

Guardando attraverso un prisma dalla luce verso l’oscurità, si vede nascere come primo colore il giallo; più ci si addentra nell’oscurità, emergono anche l’arancio e il rosso.

Guardando, invece, dallo scuro verso la luce, si vede come primo colore il viola, poi il blu e l’azzurro.

È per questo motivo che la Terra è azzurra quando la si vede dallo spazio, ed è per questo che si generano i colori dell’alba e del tramonto.

Se dipingiamo una striscia bianca su un fondo nero, guardando in un prisma il confine tra bianco e nero appare il giallo, mentre se guardiamo dal nero al bianco si vede azzurro/viola. Allontanandosi con il prisma finché i due bordi colorati si intersecano, si vede il verde.

I tre principi

I tre principi avevano caratteri molto diversi tra loro.

Giallo era estroverso e sempre vestito di giallo.

Aveva un carattere assai diverso dagli

altri principi: era veloce, sempre in movimento,

gli piaceva saltare, giocare, ridere,

correre. Una delle sue passioni era quella di passare dai buchi della serratura, invece di abbassare e capitava spesso che il fratello Magenta, quando non aveva voglia di giocare con lui, si irritasse molto, diventando così ancora più rosso.

Il suo cuore era di un giallo

forte, sfolgorante, e sfumava

quando irradiava fuori di sé la sua luce; nel diffondersi, il colore

diventava meno intenso,

ma vivificava sempre gioiosamente

tutte le atmosfere al

suo passaggio.

abbassare la maniglia ed entrare dalla porta

come fanno tutti. Era gioioso, a volte

perfino un po’ troppo espansivo,

va verso un giallo più chiaro

Indovini di che colore

é la sua pelle?

Gialla, ovviamente!

Guai a chiuderlo entro dei limiti netti! Sarebbe stato come prendersi

gioco della sua vera essenza. Infatti, se cercavano di chiuderlo

in una stanza, lui smetteva di parlare, perché non voleva essere limitato.

lo e proprio perché come Giallo salto ovunque,

esco dalla storia per farmi conoscere meglio da te

e per divertirci un po’ insieme.

Dipingimi!

Segui le mie istruzioni:

prendi un foglio e una spugnetta,

inumidiscila nell’acqua

e poi strizzala per togliere l’acqua in eccesso.

Bagna tutto il foglio davanti e dietro

e prova, con il pennello intinto nel giallo, a dipingere

le mie caratteristiche con le forme che preferisco avere:

per esempio, sono smilzo,

mi piace saltare ovunque,

a volte sono stridulo e, come un lampo,

saetto dentro e fuori

e avanti e indietro.

“Il giallo ci rende più sereni, ed essere sereni significa riempire la nostra interiorità di una maggiore,
intima, vitalità animica. Per mezzo del giallo diventiamo meglio armonizzati con il nostro io.
Diventiamo pervasi di Spirito. È lo splendore dello Spirito”.
(Rudolf Steiner)

Se coloriamo un cerchio di giallo uniforme e lo osserviamo da lontano, vedremo che i contorni esterni del cerchio sono più chiari, mentre il centro sembra più  intenso: il giallo, infatti, è un colore centrifugo, cioè schizza colore dal suo centro verso l’esterno. Il giallo dà la sua forza all’esterno.

Questo testo è estratto dal libro "La Magica Leggenda dei Colori".

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