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Il mondo felice e il reato di opinione

Il mondo felice in una società futura

Corrado Malanga mette inevitabilmente sotto accusa la società di oggi, nel tentativo di costruire, dopo l’analisi dei fatti, un modello alternativo.

Il reato di opinione

Nell’accingermi a correggere le bozze di questo testo, mi sono accorto che esso è un continuo manifestarsi di un ipotetico reato, definito di opinione.

Gli argomenti trattati in questo libro, infatti, descrivono come dovrebbe essere organizzata la società futura, sulla base di canoni coscienziali e non economici o politici.

Per fare ciò, è a mio avviso necessario indicare quali sono i punti della nostra società che non sono armonici con la nostra esistenza, e indicare come sostituirli con canoni comportamentali coerenti con la realtà del Cosmo.

In parole povere, in questo testo, dicendo come la penso sulla società attuale, la metto inevitabilmente sotto accusa, nel tentativo di costruire, dopo l’analisi dei fatti, un modello alternativo.

Tutto questo processo, se espresso a parole e reso pubblico, va sotto il nome di reato di opinione.

Così si esprime il professor Alessandro Spena, associato di Diritto Penale, all’Università di Palermo: «La persistenza, nel nostro diritto penale, di norme incriminatrici di reati cosiddetti di opinione rappresenta un’aporia della quale, evidentemente, non riusciamo a liberarci. John Stuart Mill con tutta probabilità rimarrebbe sorpreso dal fatto che oggigiorno in Italia le cose non stiano granché diversamente da come lui, riferendosi al sistema britannico, le descriveva quasi centocinquant’anni fa. Non bruciamo più gli eretici sul rogo, è vero; ma il nostro diritto dispone ancora che si sia puniti per il fatto di avere, o per lo meno di esprimere, certe opinioni. Eppure, in un qualche senso che non c’è bisogno di precisare in questa sede, oggi non possiamo non dirci liberali, e infatti diciamo di stimare le libertà degli individui quali capisaldi del nostro sistema di valori, incarnato nella Carta costituzionale e in numerose Carte internazionali dei diritti».

Un particolare aspetto del reato d’opinione è legato al fatto che sarebbe un reato esprimere la propria opinione quante volte essa sia lesiva dell’immagine dello Stato o di qualche sua parte.

Sebbene negli ultimi anni si sia “novellata” la legge, poiché sostanzialmente sotto il Fascismo era evidente che esprimersi in qualsiasi modo contro il regime sarebbe stato punito senza troppi riguardi, oggi il legislatore ha voluto dare alla libertà di pensiero più margine d’azione. Ma il problema è - e rimane - a monte, ed è se sia legittimo credere che un’opinione manifesta rappresenti un reato. Ed essa è reato, se induce altri a condividerne i contorni? E ancora, costituisce reato se può rappresentare un pericolo per lo Stato e per la sua sopravvivenza?

Se ne dedurrebbe che durante qualsiasi rivoluzione si sarebbe commesso un reato d’opinione.

Dunque, sostenere che in Italia non esiste - come peraltro in nessun paese del mondo - la democrazia, è un reato o rimane un’opinione personale?

In altre parole, si configura il reato solo quando tu non la pensi come lo Stato; ma ti si lascia pensare e dire tutto, basta che quello che dici non induca altri a capire in che mondo vivi e a prendere provvedimenti.

Un regime parzialmente democratico

Il semplice fatto che possa esistere un reato d’opinione ci dice che non siamo in un regime democratico ma, tutt’al più, parzialmente democratico. Un interessante aspetto da non sottovalutare di questa legiferazione è legato al suo ergersi a difesa delle apparenze. La Costituzione tutela il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. In Italia, pertanto, tutti i cittadini possono esternare liberamente convinzioni, idee e opinioni di qualsiasi tipo (politiche, ideologiche, religiose, ecc.). Si tratta di una libertà fondamentale, propria di ogni Paese democratico. «Questo, però, non significa che ognuno possa dire ciò che gli pare e piace senza alcun freno. Ogni libertà è tale solo se ha dei limiti. Si pensi a chi offende pubblicamente una persona, oppure la accusa ingiustamente di un reato: nel primo caso si tratterebbe di diffamazione, nel secondo di calunnia, entrambe punite dal codice penale».

Quest’ultima frase si presta alla seguente interpretazione: se un ladro ti ruba la borsa e tu gli corri dietro urlandogli «Ladro! Ladro!», il tuo grido rappresenta la segnalazione di un reato che è realmente accaduto, e allora non succede niente; ma se il giudice volesse ritenere che la parola “ladro” rappresenta un’offesa pubblica, allora potresti andare in galera tu e non il ladro, che ti potrebbe accusare di essere stato vilipeso e diffamato.

Se tu dai del cretino a un essere umano che non lo è, si tratta di reato; ma se tu dai del cretino a un vero cretino? Ecco che qui si scopre che siccome non esiste praticamente nessun sistema per misurare la cretinaggine di un qualsiasi soggetto, la tua pur lecita opinione viene condannata. Non solo non puoi dire quello che pensi, ma non lo puoi dire neanche se è la realtà palese.

Siccome esiste la libertà totale di pensiero, ma non esiste la libertà altrettanto totale di manifestare il pensiero con parole e atti, ecco che il legislatore si trova di fronte alla seguente forma di applicabilità della legge, dichiarando: «Puoi pensare quello che vuoi ma non lo puoi dire, perché potresti commettere un reato».

Dunque, se lo Stato commettesse dei crimini e tu te ne accorgessi, non lo potresti segnalare a nessuno, divenendo de facto colluso con esso: saresti cioè un bravo cittadino per la legge dello Stato. Ciò accade sostanzialmente perché il vero significato di “democrazia” è legato all'assenza di un potere governativo. L’unica vera forma di democrazia è quella in cui, nella nostra società, ognuno di noi è padrone e responsabile di se stesso e non esistono limitazioni di sorta che regolino il comportamento umano. Il fare, senza limiti, quello che ci pare è legato al concetto di coscienza e all’idea che tutti facciamo parte della stessa coscienza. Tale approccio rende impossibile qualsiasi azione contro terzi perché sarebbe un’azione contro se stessi.

Ecco di cosa parleremo in questo libro, nel tentativo di tracciare delle indicazioni per la costruzione di un vero Mondo Felice: ma nello scriverlo, ho detto ciò che penso della società di oggi e quindi ho commesso più di un delitto di opinione. Io infatti sostengo che in un mondo fintamente duale non esistono i buoni e i cattivi, gli onesti e i disonesti, ma solamente i non consapevoli di sé; questi rappresentano la maggioranza della popolazione italiana, che siano persone di destra o di sinistra, che appartengano al popolo o alla classe dirigente.

Vorrei avvertire il lettore che potrebbe essere punito dalla legge vigente solo perché ha acquistato e ha fra le mani questo libro.

Data di Pubblicazione: 13 febbraio 2019

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