SELF-HELP E PSICOLOGIA

Come funziona il Metodo Bullet Journal

Come funziona il Metodo Bullet Journal

Scopri come approfondire l’autoconsapevolezza e migliorare la capacità di distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è leggendo l'anteprima del libro di Ryder Carroll.

La guida

Il metodo Bullet Journal non è uno di quegli amici che spariscono nei momenti difficili: mi ha accompagnato nelle diverse stagioni della mia vita, soffrendo e rallegrandosi con me. Si è rivelato utile per i vari ruoli che ho ricoperto nel tempo, per esempio quello di studente, stagista, ragazzo dal cuore spezzato, grafico... Mi ha sempre accolto senza giudicarmi e senza aspettative. Scrivendo il libro ho voluto creare qualcosa che potesse tornare utile allo stesso modo anche a voi. Queste pagine sono pensate per essere il vostro campo base del Bullet Journal, servono a prepararvi per la prima escursione e ad accogliervi al ritorno, quando avrete bisogno di riposarvi, fare provviste e ritrovare l’equilibrio.

Per i neofiti

Se siete alla prima esperienza con il Bullet Journal, benvenuti! Grazie per aver scelto di dedicare un po’ del vostro tempo a questa avventura. Per ottenere il massimo dal libro, vi consiglio di seguire il percorso che propone, dall’inizio alla fine. Si tratta di un percorso partecipativo: impareremo a sfruttare il potere della trascrizione per aiutarvi a imprimere in fretta il metodo nella vostra mente. Avete bisogno soltanto di un foglio di carta bianco, di un taccuino o un quaderno nuovo e di qualcosa con cui scrivere.

Come ho già detto, il metodo Bullet Journal si compone di due parti essenziali: il sistema e la pratica. La Parte seconda di questo libro analizza la pratica, e vi insegnerà i nomi degli ingredienti, spiegandovi in che modo usarli. Come se fossimo in cucina, le prime due parti vi aiuteranno a diventare cuochi provetti. Nella Parte terza e quarta ci immergeremo nella pratica, e vi trasformerete in veri chef. Analizzeremo le origini e gli elementi scientifici che si celano dietro questi ingredienti, cosi che possiate adattare il Bullet Journal alle vostre esigenze personali.

Per i Bullet Journalist esperti e chiunque si trovi a metà strada

I capitoli sono progettati come delle Raccolte indipendenti, imitando la struttura del Bullet Journal. Se avete familiarità con il lessico del Bujo, potete leggere i vari capitoli in ordine sparso, scegliendo quelli che attirano di più la vostra attenzione. In caso contrario, date un’occhiata alla Parte seconda!

Questa sezione analizza nei minimi dettagli il sistema che già conoscete e apprezzate. Qui esploreremo più da vicino le Raccolte e le tecniche, spiegando quali ragionamenti e storie si celano dietro di esse. Poi, nella Parte quarta, applicheremo i concetti appena elencati a un progetto esemplificativo: in queste pagine imparerete ad ampliare e personalizzare ancora di più il sistema. Il sistema, tuttavia, è semplicemente una delle parti che compongono il metodo Bullet Journal.

Le prime parti del libro sono dedicate a come realizzare un Bullet Journal; le parti conclusive illustrano perché realizzare un Bullet Journal.

Se tenete un Bullet Journal da qualche tempo, potreste aver avuto l’impressione che non si limiti ad aiutarvi a organizzare i vostri elenchi. Forse vi sarete accorti che vi ha resi più equilibrati, sicuri di voi stessi, concentrati, tranquilli, persino più ispirati. Ciò dipende dal fatto che questo strumento si basa su varie scienze e filosofie che contribuiscono a conferire un obiettivo più profondo alle nostre vite. Nel corso del libro alzerò il sipario, svelando perché il Bullet Journal è in grado di sortire simili effetti: vi mostrerò un contesto più completo che, oltre ad avvalorare ciò che già state facendo, porterà la vostra pratica del Bujo a uno stadio superiore. Qualsiasi sia il vostro livello di partenza - neofiti o esperti -, questo libro vi permetterà di sbirciare nel cuore del Bullet Journal, dove la mindfulness incontra la produttività per aiutarvi a progettare la vita che volete davvero condurre.

Il perché

La vita intenzionale è l’arte di definire le nostre scelte prima che le scelte altrui ci definiscano.
Richie Norton

La mia prima start up, PaintaPic, è nata in un ripostiglio zeppo di minuscoli barattoli di vernice. Si trattava di un servizio che permetteva di trasformare le proprie foto in illustrazioni divise in sezioni numerate da colorare, complete di tela, vernici e pennelli. All’epoca avevo un lavoro a tempo pieno e impegnativo, quindi mi dedicavo a PaintaPic soltanto la sera e nei fine settimana.

In ufficio un cambio di dirigenza aveva portato a staccare la spina dei progetti creativi che rendevano divertente il mio lavoro. Con il passare dei mesi, la nuova prospettiva diventò davvero limitante, tanto che sentivo di non contribuire in modo significativo al valore dell’azienda. D’altro canto, l’impatto che potevo potenzialmente avere su PaintaPic dipendeva dalla quantità di tempo che ero disposto a investirci. Mi impegnai con tutto me stesso, sacrificando la mia vita sociale per il bene della mia start up, e mi rimboccai le maniche.

Il mio socio convinse il suo capo ad affittarci uno sgabuzzino inutilizzato... che diventò il nostro ufficio. Quella stanzetta buia con una finestra dai vetri opacizzati inghiottì le nostre sere e i nostri fine settimana per quasi due anni; lì, in quello spazio angusto, prendemmo migliaia di decisioni. Ci impegnammo al massimo in ogni singolo dettaglio (compreso il numero di setole dei pennelli). All’inizio, quel duro lavoro ci trasmise una bella sensazione: costruire la società era la nostra droga.

Poi, finalmente, arrivò il momento tanto atteso: il lancio. Spedimmo degli ordini e ricevemmo dei pagamenti: eravamo in attivo. Cosa rara per una start up, ce la stavamo cavando bene fin dall’inizio e senza l’aiuto di investimenti esterni; avevamo successo, per quanto ridotto.

Non appena il sito fu online, effettuai un ordine. Ricordo ancora l’emozione nel trovare il kit nella posta. Eccolo lì, reale e funzionante! Ma nel tempo che impiegai a salire il piano di scale che conduceva al mio appartamento ero già distratto da altre preoccupazioni. Misi da parte il kit, che conteneva un goffo ritratto di un carlino (la nostra mascotte non ufficiale) e che ancora oggi giace da qualche parte, in attesa di essere colorato.

La mia indifferenza contagiò in fretta gli altri aspetti della società, che fu avvolta da una confusione e da una frustrazione profonde. Sulla carta avevo realizzato tutto ciò che, in teoria, avrebbe dovuto rendermi felice; per riuscirci avevo sacrificato un sacco di cose, ma a quel punto non sembrava importante. Non ero il solo a sentirmi così, perché anche il mio socio pareva condividere quell’insoddisfazione. Il processo di creazione della società e il piacere che ci aveva trasmesso ci avevano impedito di vedere la realtà: quel prodotto non faceva per noi e, benché migliorasse la vita dei nostri clienti, non aveva lo stesso effetto sulla nostra. Non avevamo agito sull’onda della passione, ci eravamo semplicemente innamorati della sfida imprenditoriale.

Capire qual è la nostra vera motivazione

Quanto spesso ci ritroviamo in una situazione simile? Lavoriamo sodo a qualcosa per poi provare una sensazione di vuoto, e a quel punto tentiamo di compensare impegnandoci ancora di più: ci diciamo che, forse, investendo altre ore finalmente saremo in grado di goderci appieno i frutti della nostra fatica. Perché ci succede?

Qual è il vero motivo che ci spinge a sollevare quel bilanciere, a seguire quella dieta, a fare tutti quegli straordinari? Vogliamo perdere cinque chili per ragioni di salute o perché siamo invischiati in un rapporto malsano che ci rende insicuri? Forse non ci rendiamo conto del fatto che restiamo in ufficio fino a tardi pur di evitare una discussione seria con il nostro partner; in quel caso possiamo fare tutti gli straordinari del mondo senza ottenere il minimo sollievo, perché stiamo perseguendo l’obiettivo sbagliato. Dobbiamo capire qual è la nostra vera motivazione, prima di metterci al lavoro.

Le nostre motivazioni sono fortemente influenzate dai media. I feed dei social network che frequentiamo sono costellati di immagini di benessere, viaggi, potere, relax, bellezza, piacere e storie d’amore degne di un film, un flusso virtuale che si insinua nella nostra coscienza, inquinando la percezione che abbiamo della realtà e del nostro valore ogni volta che andiamo su internet. Facciamo paragoni tra le nostre vite e questi ritratti perlopiù artificiali, e strutturiamo i nostri progetti nella speranza di ottenere, prima o poi, il biglietto vincente che ci permetterà di accedere a tali fantasie ingannevoli. Ciò che è stato opportunamente nascosto alla vista sono i mesi di pianificazione, i “talenti” in fila in attesa di un’audizione, armati di fotografie, le troupe della produzione, i furgoni parcheggiati in doppia fila carichi di attrezzature, i lunghi periodi di disoccupazione, le settimane di pioggia che hanno bloccato le riprese, le intossicazioni alimentari, i set vuoti quando si finisce di girare. Distratti dal flusso ininterrotto dei media che ci forniscono dei modelli a cui aspirare, rinunciamo alla possibilità di decidere cosa riteniamo davvero importante.

Bronnie Ware, un’infermiera australiana che ha lavorato per anni somministrando cure palliative a pazienti terminali, ne ha registrato i cinque rimpianti più diffusi. In cima alla lista c’era il fatto di non essere stati fedeli ai propri principi. Quando le persone si rendono conto che la loro vita sta per finire e ripensano con lucidità al passato, emergono con chiarezza i sogni che non hanno trasformato in realtà. La maggior parte dei pazienti non era riuscita a realizzare nemmeno la metà dei propri sogni ed era morta con la consapevolezza che ciò dipendeva dalle scelte che aveva (o non aveva) fatto.

Le scelte possono essere di tutti i tipi: giuste, sbagliate, grandi, piccole, felici, difficili, per citarne soltanto alcuni. Possiamo farle in modo superficiale o con consapevolezza, ma cosa significa davvero? Cosa significa condurre una vita guidata da un proposito? Il filosofo David Bentley Hart definisce l’intenzionalità come «il potere fondamentale della mente di concentrarsi su qualcosa [...]: un oggetto, un proposito o uno scopo ben precisi». Il termine deriva dalla filosofia scolastica medievale, quindi vorrei adattarlo e aggiornarlo un po’ ai fini del nostro discorso: l’intenzionalità è il potere della mente di concentrarsi verso ciò che reputa significativo e di agire per perseguire quello scopo.

Se intenzionalità significa agire in linea con i propri principi, vivere con il pilota automatico è il contrario di questo concetto.

Sapete perché fate quello che fate?

Non possiamo essere fedeli a noi stessi e ai nostri principi se non sappiamo cosa vogliamo e, soprattutto, perché. Il processo parte quindi da qui, e richiede che coltiviamo costantemente la consapevolezza di noi stessi. Anche se può sembrare un concetto un po’ hippie, significa semplicemente prestare attenzione a ciò che ci colpisce e risveglia il nostro interesse, e fare caso anche a ciò che invece non ci tocca. Man mano che identifichiamo le cose che ci attraggono, possiamo iniziare a definire con esattezza i nostri sogni, in base a ciò in cui crediamo.

Quando crediamo in quello che facciamo, smettiamo di timbrare il cartellino come automi. Diventiamo più innovativi, creativi e presenti a noi stessi. Oltre a lavorare di più, lavoriamo in modo più intelligente, perché mettiamo il cuore e la mente in ciò che facciamo.

Coltivare questa consapevolezza è un processo che dura tutta la vita e che inizia parlando sinceramente con se stessi: è qui che entra in gioco il metodo Bullet Journal. Potete considerarlo un’autobiografia in divenire, che vi permette di notare cosa la frenesia della vita quotidiana mette in ombra; di ripercorrere le decisioni che avete preso e le azioni che avete compiuto e che vi hanno condotto alla situazione attuale. Vi incoraggia a imparare dalle esperienze passate. Cos’ha funzionato, cosa non ha funzionato, come vi siete sentiti, qual è il prossimo passo? Giorno dopo giorno, diventando assidui testimoni della vostra storia, approfondite l’autoconsapevolezza. Pagina dopo pagina, migliorate la capacità di distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è.

Data di Pubblicazione: 14 novembre 2018

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