SALUTE E BENESSERE   |   Tempo di Lettura: 9 min

Come gestire le emozioni in maniera funzionale

Scopri come gestire le emozioni

Scopri gli strumenti per rapportarti in modo funzionale alle emozioni, per renderne efficace la percezione leggendo l'anteprima del libro di Cristina Lamberto.

L'emozione ci mette di fronte a noi stessi

Classificare le emozioni in positive e negative è una pratica piuttosto comune: alcuni scelgono da cos’è più utile lasciarsi prendere o da cosa fuggire e, in generale, le persone si concedono solo emozioni che non le sbilancino, che diano loro la carica sufficiente per “tirarsi un po’ su”, o per anestetizzarsi nei momenti bui. Nonostante questo molti individui sono infelici e incapaci di affrontare un problema quando si presenta. Le emozioni non servono a proteggere dalla vita, anzi, è esattamente il contrario. Non c’è emozione vera che non intrappoli e costringa a essere consapevoli e a tirar fuori il meglio di noi. Jung scrive che uno dei problemi della vita è quello di non poter vivere e produrre il meglio di sé senza rimanere intrappolati.

Nel parco giochi delle emozioni positive si disperdono solo energie, ci si trastulla, si passa il tempo, si rende la propria vita inutile. Tuttavia anche ritrovarsi a mani vuote provoca un’emozione forte. Una buona soluzione è aprire le mani, stringere il vuoto, toccare, ascoltare, vedere, usare questa sensazione considerata negativa, consapevoli che l’emozione ci mette di fronte a noi stessi.

Come già detto in precedenza, le sensazioni definite positive e negative sono risposte dell’organismo agli stimoli interni ed esterni, quindi, di per sé, nessuna emozione è buona o cattiva, dal momento che esprime una reazione a ciò che si sta vivendo. Attualmente, l’ansia e l’aggressività sono considerate stati emotivi sgradevoli, perché in molte circostanze rendono l’azione inefficace e la persona insoddisfatta fino ad arrivare, nei casi più gravi, all’esclusione sociale.

Esistono anche dei fattori sociali che alimentano l’espressione inefficace dei vissuti emozionali. L’eccesso di stimoli a cui le persone sono sottoposte, associato alla mancanza di alternative, produce frustrazione. La diffusione dell’incertezza, percepita e vissuta a vari livelli nella vita sociale e in quella burocratizzata, fa vivere il soggetto con il costante sospetto di imbrogli: dalle elezioni politiche fino ad attività che dovrebbero rendere spensierati, come ad esempio il campionato di calcio, tutto è percepito come un complotto. Questo provoca sconforto e fa pensare di non poter più credere a nulla.

Gli individui sono costretti a confrontarsi o scontrarsi su diverse tematiche:

  • l’indecifrabilità del diritto, che instilla il dubbio su ogni tipo di sentenza, incrinando la percezione della giustizia e spesso ostacolando la sua applicazione attraverso la produzione di troppe regole a scapito dei valori condivisi;
  • la confusione riguardo a se stessi, la difficoltà a comprendere il proprio talento o una eventuale vocazione verso un certo tipo di attività o di lavoro, che crea alienazione da ciò che si vorrebbe fare;
  • l’incapacità di distinguere tra infatuazione e innamoramento, che rende fragili i fondamenti della vita di coppia e che spinge verso la disillusione e la sfiducia relazionale e conduce a drammi relazionali devastanti;
  • l’inefficacia operativa degli interventi educativi sui bambini e sugli adolescenti che, invece di potenziare lo sviluppo dell’affettività propongono programmi e protocolli che invadono e corrompono le loro capacità di empatia e di lealtà rendendo i modelli educativi attuali sterili e disumanizzanti.

In questa condizione generalizzata di precarietà e di mancanza di certezze, valori, affetti, il singolo individuo è angosciato, demotivato e spesso invaso da una persistente ondata di emozioni negative che non sa come gestire e affrontare, fino a diventare, nei casi più gravi, pericoloso per sé e per gli altri.

Esistono innumerevoli strumenti per rapportarsi in modo funzionale a queste emozioni, per renderne efficace la percezione e per comprendere il problema alla radice. Un effetto positivo possono averlo i seguenti cambiamenti nello stile di vita:

  • imparare a dormire in modo appropriato e rigenerante;
  • cambiare il proprio regime alimentare riducendo il consumo di caffeina, zucchero e cacao;
  • fare esercizio fisico per scaricare le energie in eccesso;
  • non dare ascolto alle proprie elucubrazioni mentali, utilizzare delle tecniche per interrompere il chiacchiericcio mentale e rendersi conto che non sempre si può essere allegri, felici e spensierati e, soprattutto, che si possono esprimere anche emozioni come rabbia, tristezza, odio, insofferenza, le quali hanno la loro funzionalità e ci rendono più reali e in sintonia con il nostro Sé più profondo.

Le emozioni negative come per esempio rabbia e aggressività si possono trasformare in una carica emotiva che rende la persona fortemente ricettiva, attenta e concentrata su ciò che sta per fare.

Frasi chiave

Per aiutare le persone a disinnescare queste emozioni a favore di azioni positive si possono usare delle frasi chiave come:

  • “rilassati, non tutto dipende da te. Anche se non sei perfetto, puoi essere amato e apprezzato”;
  • “ricordati di essere e non solo di fare. Stabilisci ciò che per te è più importante e agisci secondo i tuoi tempi”;
  • “ti capisco, spesso nella vita incontriamo stati d’animo che non riusciamo a spiegarci: tu accettali e attraversali”;
  • “tutto ciò che ti circonda ti tocca profondamente, sei una persona bella e sensibile, impara a conoscere e apprezzare questo aspetto di te”;
  • “molte persone ti vogliono bene, lascia entrare dentro di te l’affetto che già ti circonda”.

Come già accennato, l’aggressività è un’emozione malvista. Ci si ritrova ad avere esplosioni di rabbia senza un motivo apparente, si inveisce contro i vicini di casa, i familiari, gli automobilisti incastrati come noi nel traffico della città. In nome della sincerità e del culto dello sfogo emotivo, si “vomita” il proprio malessere sugli altri, senza tener conto delle conseguenze, a caccia di una soddisfazione che non arriva quasi mai.

Per gestire efficacemente l’aggressività e renderla funzionale ci sono diversi metodi:

  • allontanarsi quando è inutile e controproducente esplicitarla;
  • distrarsi, quando la causa della rabbia è ineliminabile;
  • chiarire con l’altro ma solo quando lo stato emotivo di entrambi è tranquillo, dal momento che la rabbia esplicita non consente di concentrarsi sulla soluzione del problema;
  • dedicarsi ad attività costruttive e magari fisicamente stancanti, che aiutino a riequilibrare lo stato d’animo;
  • scegliersi un posto tranquillo, in cui rifugiarsi fisicamente, o un luogo immaginario a cui approdare quando sentiamo che l’aggressività potrebbe spingerci verso azioni non ragionate.

Importanza clinica delle emozioni

Diversi studi hanno dimostrato che lo stress e le emozioni negative incidono negativamente sul sistema immunitario, compromettendo l’efficienza di alcune cellule. I dati più significativi sull’importanza clinica delle emozioni provengono da una vasta analisi condotta da Howard Friedman e Boothby-Kewley, in cui sono stati analizzati ed elaborati contemporaneamente i risultati di più di cento studi. I risultati hanno confermato che le emozioni legate alla sofferenza incidono negativamente sulla salute. Più nello specifico, coloro che hanno sperimentato lunghi periodi di ansia, tristezza, pessimismo, sospetto e ostilità hanno il doppio delle probabilità di sviluppare patologie varie. Da questi dati si evince chiaramente che le emozioni negative rappresentano un importante fattore di rischio e di grave minaccia per la salute, sebbene i meccanismi biologici dietro questa relazione non siano ancora del tutto chiari.

Le emozioni sono vita

Senza emozioni che vita sarebbe? Ci sono persone che dopo aver vissuto un’emozione forte cambiano, capiscono qual è il loro talento, risolvono un problema, ma ad altre questo non succede mai, e dopo aver spento il fuoco dell’esperienza resta solo la cenere. È l’emozione a metterci in contatto con il mondo, ad accendere il fuoco, ma nel fuoco si producono due cose:

  • la distruzione, perché ogni cosa che brucia si consuma, diventa cenere;
  • la purificazione, perché il ciarpame brucia e resta la sostanza preziosa.

I saggi non rinnegano la passione, che di tutte le emozioni è la più forte, anzi la cercano e si lasciano catturare perché sanno che dal fuoco della passione scaturisce metaforicamente l’oro.

Quando ci lasciamo trascinare dalle emozioni è probabile che dopo non ci resti che un mucchio di cenere. Certo potrebbe essere rimasto qualcosa di utile, ma per saperlo è necessario cercare, stare lì, non fuggire. Nelle illustrazioni che rappresentano i processi alchemici, i maghi praticano all’interno di un cerchio magico, che rappresenta il cerchio della coscienza. Significa: “so cosa faccio”.

Allo stesso modo dobbiamo tenere il nostro cuore all’interno del cerchio magico, perché se lo escludiamo bruceremo senza ottenere nulla.

Il cibo e le emozioni

Sentimenti ed emozioni forti come paura, collera e dolore interferiscono sensibilmente con i processi digestivi e possono causare disturbi anche a tavola; non a caso è molto importante mangiare in un clima sereno, con la giusta compagnia e, soprattutto, avere pensieri positivi. Ecco perché, ad esempio, è fondamentale non rimproverare mai i bambini a tavola. Tutto ciò che può causare preoccupazione deve essere tenuto lontano al momento del pasto.

Come spiega Yogananda, l’anima si esprime nella persona in base alle condizioni del suo organismo, che a loro volta dipendono dal cibo che consuma. Per questo è importante conoscere gli effetti fisici degli alimenti, ma anche quelli spirituali e psichici (per esempio le ciliegie sono collegate alla gioia e l’uva all’amore divino).

Data di Pubblicazione: 31 ottobre 2018

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