SELF-HELP E PSICOLOGIA

Come integrare la figura del gemello embrionale

Integrare la figura del gemello embrionale

Scopri come la percezione del tuo gemello perso in fase prenatale possa cambiare la prospettiva delle cose leggendo l'anteprima del libro di Caterina Civallero.

Il sogno della tartaruga la presa di coscienza

«Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte».
E. A. Poe

Ieri, di ritorno da una passeggiata nei boschi, davanti allo studio incontriamo Tommaso, un giovane amico, figlio di una cara amica, una donna che si ha la sensazione che in un’altra vita possa essere stata una sorella. Di getto ci confida un sogno denso di immagini e simboli che a nostra volta vi raccontiamo:

«Stanotte ho fatto un sogno strano, ero su una spiaggia, c’era una tartaruga che scavava con le zampine e poi veniva risucchiata dal buco che aveva creato, fino a scomparire; lì vicino ho visto una grotta, senza entrarvi mi sono avvicinato al suo ingresso per capire come potesse star su con il peso della sabbia che gravava sul soffitto. Ho compreso che era la volta che sosteneva e costituiva la grotta stessa. Sono rimasto incuriosito da quell’architettura e poco dopo sono tornato a camminare sulla sabbia dove per un tratto ho visto la figura di mia nonna materna che mi accompagnava. Poi si è dileguata, come accade nei sogni. A un tratto ho percepito che dovevo ritornare a casa, e proprio in quel momento ho visto la figura di un ragazzo. Ci siamo guardati e ho provato un dolore infinito, profondo, insostenibile all’idea di non poterlo vedere mai più. Sapevo che lo stavo salutando e che non lo avrei mai più rivisto, per tutta la vita. Soffrivo tantissimo, e potrei comprendere questa sensazione se nel sogno avessi sognato una ragazza, ma non mi so spiegare questo disagio a proposito di un ragazzo».

Gli chiediamo se si ricorda il suo volto, ma ci risponde di no; ci racconta con scrupolo, mentre lo vediamo frugare nella sua memoria, qualche altro particolare molto importante:

«Era un po’ più robusto di me. Ho sentito anche un bisogno fìsico di piangere, sentivo il volto che cambiava forma, gli occhi gonfi, colmi di lacrime che volevano scappare via; non ho mai sognato di piangere, non ho mai pianto o desiderato piangere così, con quell’intensità».

Pochi giorni prima, una sera che eravamo a cena a casa sua, chiacchierammo della sua vita, dell’università e degli amici; delle letture, i suoi gusti letterari, lo sport, e finimmo, seguendo il filo di un suo discorso partito senza sosta, a parlare di quando era piccolo, quando di colpo, senza apparente motivo, scoppiava di rabbia:

«Sentivo una pressione nel petto e di colpo mi pareva di diventare un altro: gridavo, piangevo, ero arrabbiato e distruggevo le cose, soprattutto le mie, ma non i giochi, quelli avrei potuto chiedere a mamma di ricomprarli. Distruggevo i miei disegni, e quelli sapevo che non avrei mai più potuto ricrearli. Avevo trovato un modo per ferirmi, per punirmi, per soffrire, e più soffrivo più provavo rabbia. Mamma ci ha messo anni per capirmi, per capire come prendermi...».

Passammo la sera così. Noi lo ascoltavamo, lui parlava. Non lo interrompemmo se non verso le due di notte quando gli chiedemmo: «Questa rabbia secondo te è maschile o femminile? Rispondi senza analisi».

«E' un uomo» ci disse.

Il mio gemello mai nato

Ieri ci riagganciammo a quella sua affermazione di qualche giorno prima e lo portammo a compiere un ragionamento.

«Ti ricordi quando settimane fa ti parlammo del nostro libro Il mio gemello mai nato? È di questo che parla il tuo sogno Tommaso, è di questo che soffri nel tuo cuore. È questo il messaggio che vogliamo portare ai lettori del nostro libro. Parliamo proprio di quel senso di vuoto, di abbandono, che genera rabbia, dolore e senso di ingiustizia; quel mal di vivere che ci accompagna tutti, che compare nei nostri sogni, nelle nostre giornate, che vive nelle nostre relazioni d’amore e di amicizia e che intacca già da subito, se non integrato, l’esito finale delle stesse. Quando veniamo concepiti accade qualcosa di molto particolare, un evento che ci condizionerà per sempre. Soffriamo di un abbandono che ha origine sin da quando siamo nell’utero materno: concepiti quasi mai soli, soli ci troviamo, poi, a nascere. La perdita del fratello gemello embrionale - un fenomeno di cui si conosce poco, ma di cui si stanno studiando i profondi collegamenti psicologici - retrodata il nostro imprinting emotivo a un tempo antico, in un luogo protetto. Ritornare a quel momento, ricongiungerci con il fratello che manca, ci permette di rafforzarci, di conquistare la nostra vera forza e ci invoglia a percorrere le vie della vita con una consapevolezza acquisita nuova e straordinaria; ci mostra cosa manca davvero quando ci sentiamo soli, vuoti, abbandonati, racconta della sensazione di vuoto e del senso di abbandono che, almeno una volta, tutti provano nella vita. Parla di quel “male di vivere” che ti afferra da dentro, ti prende la gola, preme sul petto e ti toglie il fiato; ti senti morire, strangolato da qualcosa che stringe sempre più. Quando ti guardi intorno, smarrito e in cerca di aiuto, scopri che la vita sembra procedere senza notare il tuo dolore. La sindrome del gemello che resta ti mostrerà vie del sentire che alimentano emozioni molto potenti e ti permetterà di comprendere che non appartengono totalmente a te.

Una volta riconosciute, esse sapranno accompagnarti alla ricerca di quell’aiuto che cerchi o elemosini al di fuori di te. Siamo tutti viaggiatori curiosi o smarriti, confusi da stimoli e trabocchetti, ma sempre alla ricerca di conferme che diventano dipendenze; siamo perennemente impazienti di ricevere risposte a domande che spesso non sappiamo come formulare. La sindrome del gemello che resta è racconto e metafora, è specchio e simbolo e fa luce su quella zona di noi che sovente resta in ombra, per pudore o paura: ci esorta alla conoscenza cancellando, come una spugna, il timore di percepire chi siamo davvero; ci mostra chi pulsa nel profondo delle nostre vene e ci agevola nel percorso di elaborazione di quello stato di sofferenza che sembra non lasciarci mai».

Adesso Tommaso ha visto in faccia la sua rabbia, la sua sofferenza, e gli è comparsa in sogno, slatentizzata da un conversare davanti al fuoco del camino che probabilmente, insieme ad altre coincidenze, ha catalizzato una presa di coscienza.

Ora per il nostro caro, giovane, amico può partire un viaggio, il viaggio di integrazione.

Sarà un viaggio avventuroso o pericoloso tanto quanto lui, che cavalca le onde dell’oceano con la sua tavola da surf. E sarà tanto lungo quanto lui avrà voglia e destino di farlo durare. Ora Tommaso non è solo. Ha con sé la forza di un fratello più robusto, come lui descrive, che sicuramente lo aiuterà a togliersi dai guai e dagli imprevisti molto più facilmente e velocemente. La sindrome del gemello che resta è presa di coscienza, è acquisizione. Siamo soddisfatte di quanto è accaduto, quando gli parlammo del nostro libro ci ascoltò con grande attenzione, ai ragazzi basta poco per comprendere; e sentimmo che aveva compreso.

Il suo inconscio ha compreso e ha risposto per immagini, e dire che il libro non l’ha ancora letto.

La percezione del nostro gemello cambia la prospettiva delle cose

«L’unico uomo che non potrò mai incontrare, lui è quello al quale vorrei dare il mio cuore».
A. Agresti, La casa sul lago del tempo

Certo è anche merito delle musiche di Rachel Portman e del lodevole lavoro del regista Alejandrò Agresti, che nel 2006 dirige La casa sul lago del tempo, film che ancora oggi, a distanza di anni, resta un capolavoro davvero fuori dall’ordinario. Remake di Si-wor-ae, girato nel 2000 dal regista coreano Lee Hyun-seung, che aveva già tentato l’esperimento di descrivere una storia d’amore che va oltre la barriera del tempo, questo film descrive qualcosa di veramente particolare e tenta di dimostrare che l’amore non conosce barriere, confini e regole spazio-temporali.

Quando Kate, interpretata da Sandra Bullock, lascia l’elegante casa sulla riva del lago che aveva affittato, scrive al nuovo affittuario chiedendo che la corrispondenza indirizzata a lei le venga rispedita: stupita, scopre che la lettera con cui l’uomo risponde è datata due anni prima e che in realtà lui, Alex, interpretato da un magnifico Keanu Reeves, è il primo proprietario della casa.

Nasce fra i due una corrispondenza appassionata, delicata e magica, la cassetta della posta diventa uno stargate che li conduce a cercarsi, percepirsi, amarsi, fino al giorno in cui Kate scrive una lettera invitando Alex a un appuntamento. Lui non si presenterà destando in lei un profondo, incolmabile, senso di vuoto che troverà un triste spiraglio il giorno in cui Kate, casualmente, scopre che Alex è morto due anni prima. Senza voler svelare altro di una trama di straordinaria bellezza che va gustata lentamente, non possiamo fare a meno di notare che ancora una volta la cinematografìa sostiene involontariamente le nostre ricerche, permettendoci di offrire al lettore uno spazio di comprensione fatto di immagini ed emozioni. «E se ti innamorassi di qualcuno che non hai mai incontrato?» la domanda provocatoria presente nel film rotea più volte e carambola nel nostro flipper emotivo toccando numerosi bersagli in cerca di risposta.

Ci viene in aiuto anche la piacevole condivisione della collega, counselor e costellatrice, Laura Rubiola che descrive le sue sensazioni dopo aver rivisto il film alla luce di un lavoro di integrazione sulla sindrome del gemello che resta, la recente scoperta che spiega che all’atto del concepimento non siamo soli: in utero con noi, infatti, a dividere il primo nido di vita c’è il nostro fratello gemello embrionale. Pare che madre natura, in una percentuale molto alta di casi, stabilisca che la vita abbia origine in forma duplice. Dopo poche settimane, o di solito entro il terzo mese, avviene una sorta di selezione naturale e a nascere saremo solo noi, ma questa prima esperienza esercita su di noi un vero imprinting emotivo e biologico capace di condizionare tutto il resto della nostra vita. Andremo cercando quel primo contatto originario o andremo evitandolo se il trauma della perdita, vissuto in utero, è stato troppo forte:

«Cosa ho sentito nel rivedere il film La casa sul lago del tempo?

Una cosa ho sentito subito, e cioè, che l’unione tra i due protagonisti era reale.

Ma torno indietro un pezzo: quel film l’avevo già visto molti anni fa e ricordo lo strazio nel vedere due persone separate dal tempo e impossibilitate a trovarsi pur essendosi riconosciute. Ricordo che piansi praticamente per tutta la durata del film, scossa nel profondo, ma senza capire il perché di tanto dolore. Anche ieri ho sentito molta emozione, ma stavolta non ero identificata nella disperazione: percepivo lo sgomento, l’impotenza ma le lacrime sono scese come per manifestare qualcosa che non sono più io.

Sentivo che ciò che provai anni fa, era un dolore inconsapevole: ero totalmente identificata nella bimba che perde tutto e non sa come fare, annichilita e sofferente.

Ieri, invece, ho provato una fortissima emozione: ho pianto sì, ma sentivo che dentro me quel dolore in parte si era sciolto, perché ora so che è vero. Aver vissuto le mie esperienze senza colpe né recriminazioni, mi insegna che non sono matta a credere che davvero può esistere un amore così intenso e profondo che va oltre, molto oltre, il tempo e lo spazio, che supera ogni barriera, ed è realissimo.

Solo ora non lo cerco più, non mi giudico stupida per aver amato tanto... perché cercavo lui!

E nel cercarlo proiettavo qualcosa che non poteva essere in alcun modo soddisfatto da nessuno, perché quel qualcuno ero io».

Un’esperienza irreversibile

Laura, con la sua preziosa testimonianza, sottolinea una condizione personale ben comune alla presa di coscienza del gemello che resta, e della manifestazione del suo campo elettromagnetico con tutte le connessioni biologiche e psichiche.

Il momento della presa di coscienza è un’esperienza irreversibile, quasi contagiosa. Dopo, tutto riluce di un valore differente, amplificato e chiarissimo. Sembra quasi una deformazione professionale la nostra quando spieghiamo gli effetti e le fasi legate alla sindrome del gemello che resta, ma a poco a poco ci accorgiamo che qualcosa nel collettivo sta cambiando. Sempre più persone vivono, sperimentano e riconoscono l’importanza di una corretta integrazione dei fenomeni legati alla presenza del gemello nella propria vita. Il gemello integrato è davvero un valore aggiunto, capace nel concreto di cambiare le prospettive e le valutazioni emotive del nostro intimo bisogno di amare ed essere amati. E un’esperienza, questa del gemello davvero straordinaria. Chissà, magari un giorno esisterà una festa a lui dedicata, il giorno della vera integrazione del proprio gemello, un giorno magico, voluto, atteso, compreso. Nel frattempo, informiamo i più appassionati cinefili, ovvero coloro che si lasceranno attrarre da questa frase del film:

«A volte, mi sembra di essere invisibile, non mi sono mai sentita così quando abitavo nella casa sul lago. Il posto nel quale più mi sono sentita me stessa».

di astenersi dal cercare la casa sul lago del tempo nei dintorni di Chicago, poiché è stata costruita appositamente per il film e poi smantellata, quasi a dimostrare che certi luoghi esistono solo dentro di noi, e vederli, poterli riconoscere, è solo il primo passo per iniziare un grande viaggio, quello volto all’integrazione di quella meravigliosa parte di noi, unica vera esperienza capace di permetterci di amare davvero.

Data di Pubblicazione: 4 aprile 2019


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