Come ci si Lascia Scappare la Realtà - Igor Sibaldi

Come ci si Lascia Scappare la Realtà

Il Coraggio di Essere Idiota - Anteprima del libro di Igor Sibaldi

Come ci si lascia scappare la realtà

Molti grandi autori disprezzano questo punto di vista, e lo ignorano. A Dostoevskij invece piace prenderlo di petto; scrive:

La realtà noi continuiamo a farcela scappare di sotto al naso. Chi ha la forza, chi ha gli occhi per vedere? Eh sì, perché non solo per creare opere d'arte, ma anche semplicemente per accorgersi di un fatto occorre, in un certo senso, un artista. Prendete un qualsiasi fatto della vita quotidiana, anche di quelli che lì per lì non ti balzano agli occhi, e a guardar bene ci troverete una profondità che non ha uguali nemmeno in Shakespeare.

Shakespeare era il suo scrittore prediletto.

E perché ci sono pochi "artisti", quando tutto richiederebbe artisti? Certamente perché chi si accorge di quella profondità trova analoghe profondità in se stesso, e può averne paura. Su questa paura, Dostoevskij fonda la propria di idea di realismo:

sono quelli che ti fanno scorgere ciò che in te c'è di meglio. Ti narrano principalmente destini belli, travagliati magari, ma con finali felici o commoventi: e tu ti ci riconosci volentieri, perché te ne senti nobilitato. In compenso hai la sensazione che un Tolstoj proverebbe simpatia per te, solo a condizione che tu migliorassi nella direzione che lui ti indica.

I grandi autori bruschi - come Dostoevskij - fanno il contrario. Ti fabbricano specchi dei tuoi impulsi peggiori, e tu sorridi in un modo strano mentre li scopri. Poi, per un po', hai fasi di cattivo umore. Ma intanto senti che a questa seconda categoria di autori sei simpatico così come sei. Vorrebbero solo che ammettessi di nascondere tante cose di te.

A chi pensa positivo sia gli uni sia gli altri danno fastidio, appunto perché ti esortano a fare la fatica (sempre grande!) di accorgerti che il mondo di cui ti accontenti non basta al tuo bisogno di felicità. Chi pensa positivo rifiuta questa prospettiva, in base al seguente ragionamento:

Il mondo così com'è è la realtà e volere qualcosa di più è infelicità;

l'infelicità è la mancanza di qualcosa, ma se è qualcosa che non si trova nel mondo così com'è l'infelicità è solo mancanza di realismo;

felicità è invece non sentire alcuna mancanza; dunque essere felici è ammettere che il mondo è la realtà e, dato che noi vogliamo essere felici, noi siamo realisti e non ci interessano le irrealtà che vanno cercando gli scrittori.

Il che contribuisce a spiegare perché nelle epoche di pensiero positivo i grandi autori sono pochi, mentre la scienza, le leggi dello Stato, i notiziari, i prezzi e i segnali stradali bastano a rispondere agli interrogativi e a placare i dubbi della maggior parte delle persone.

Come ci si lascia scappare la realtà

Molti grandi autori disprezzano questo punto di vista, e lo ignorano. A Dostoevskij invece piace prenderlo di petto; scrive:

La realtà noi continuiamo a farcela scappare di sotto al naso. Chi ha la forza, chi ha gli occhi per vedere? Eh sì, perché non solo per creare opere d'arte, ma anche semplicemente per accorgersi di un fatto occorre, in un certo senso, un artista. Prendete un qualsiasi fatto della vita quotidiana, anche di quelli che lì per lì non ti balzano agli occhi, e a guardar bene ci troverete una profondità che non ha uguali nemmeno in Shakespeare.

Shakespeare era il suo scrittore prediletto.

E perché ci sono pochi "artisti", quando tutto richiederebbe artisti? Certamente perché chi si accorge di quella profondità trova analoghe profondità in se stesso, e può averne paura. Su questa paura, Dostoevskij fonda la propria di idea di realismo:

Anch'io sono realista, ma in un senso più alto, proprio perché io le rappresento, quelle profondità dell'anima scriveva in un suo taccuino.

Si può avere paura di quelle profondità per due ragioni, strettamente connesse l'una all'altra.

La prima ragione è che vedendo di più, nelle profondità dell'anima, ci si accorge di essere molto più di quel che si credeva, e dunque di avere vissuto troppo poco finora.

La seconda ragione è che, continuando a esplorare le proprie profondità, ci si accorga che cambiare è impossibile - perché laggiù scopri che qualcosa te lo vieta. Da questo divieto interiore, secondo Dostoevskij, dipendono tutti i tuoi problemi, tutta la tua infelicità.

Questo testo è estratto dal libro "Il Coraggio di Essere Idiota".

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