Come nasce l'Astrologia

Anteprima del libro "Astrologia Archetipica" di Umberto Carmignani e Simone Bongiovanni

L'astrologia antica

"L’universo non è né reale né non-reale, ma indeterminabile.
Quella che noi chiamiamo realtà non è altro che Maya, cioè la proiezione della nostra mente."
Advaita Vedanta

I più antichi testi scritti che trattano di astronomia e medicina sono i Veda, ma probabilmente le origini dell’astrologia sono molto più remote, poiché in essi è scritto che la conoscenza fu consegnata direttamente dal Dio creatore Brahma a pochi uomini saggi (Rishi) che l’avrebbero distribuita in successione diretta ai loro discepoli e nella sua purezza si sarebbe tramandata oralmente per generazioni e generazioni. La parte dei Veda che si occupa di astronomia e astrologia è chiamata Jyotisha Vedanga, dove Jyotish è una parola sanscrita che significa “Scienza della Luce”.

La parola Veda deriva dalla radice vid- (“vedere, visione, veggenza”): si narra che nei tempi antichi, nell’Età dell’Oro (Satyayuga), gli esseri umani fossero più saggi e fossero in grado di conoscere la realtà in maniera istantanea, connettendosi direttamente alla fonte e canalizzando le informazioni presenti nell’etere.

Forse erano in grado di comunicare tra loro grazie alla trasmissione del pensiero attraverso l’etere e si narra che la sapienza universale fosse conservata in un grande archivio conosciuto con il nome di Memorie dell’Akasha, cui era possibile accedere attraverso il corpo astrale.

Con l’avvento dell’attuale era oscura (Kali yuga) e con il diminuire dei saggi e dei veggenti, a un certo punto gli uomini non furono più in grado di aprirsi alla conoscenza diretta della realtà e, per non dimenticare, divenne necessario imparare a scrivere, a leggere, ad avere dei libri, dove registrare la conoscenza. Fu così che, circa 5000 anni fa, tutto il sapere dell’umanità cominciò a essere trasposto nei Veda.

Certamente, con la perdita della connessione con la Fonte e con la comparsa della scrittura, ciò che veniva scritto cominciò a essere considerato più importante della realtà spirituale; si poté perfino arrivare alla creazione di nuove realtà e verità, questa volta scritte sui libri, giustificandole magari come il frutto di una rivelazione divina, e quindi inconfutabili. A seconda delle verità che occorreva dimostrare in un certo periodo storico, molte informazioni potevano essere aggiunte, altre eliminate e distrutte per sempre.

Si comprende, pertanto, l’importanza e la necessità di riappropriarsi della capacità di percepire la realtà spirituale in maniera diretta, fenomenologica, andando oltre la mera percezione sensoriale e oltrepassando il Velo di Maya, l’illusione fornitaci dalle mutevoli forme del mondo materiale. Separati dalla capacità di “vedere” la realtà, costretti a “studiare”, a “pensare”, a “leggere” e a “scrivere”, da troppo tempo sono venute creandosi una società e una cultura che hanno perso il contatto con la Fonte Originaria della Conoscenza. Abbiamo dato troppa importanza alla mente, abbiamo sviluppato la logica e la filosofia, ma siamo diventati più eruditi che saggi e ci siamo allontanati da quella sola e unica verità con cui un tempo eravamo in contatto.

L'epoca in cui viviamo attualmente è complessa, difficile, contraddittoria, è l’Era del Kali Yuga, o Era del Ferro, iniziata all’incirca 5000 anni fa e caratterizzata da un crescente degrado ambientale, culturale e sociale, c’è scarso interesse per la dimensione spirituale e si tende a identificarsi con il proprio corpo e con i beni materiali. Questo crea tensioni a livelli personale e collettivo che finiscono per sfociare in vasti conflitti che rendono la vita su questo pianeta sempre più complicata.

Tuttavia, a quanto risulta dai testi vedici, esiste un sotto periodo dell’Oro, iniziato circa 500 anni fa e destinato a durare 10.000 anni in cui si và diffondendo una contro-cultura più attenta ai valori dello Spirito e più rispettosa dell’ambiente e dei rapporti interpersonali, un popolo “alternativo” poco interessato alla carriera, al sesso o al denaro, che desidera riscoprire un modello di vita più semplice, naturale e soprattutto crescere ed evolvere a livello personale e spirituale.

L'astrologia mesopotamica

In Occidente le prime tracce di conoscenza astronomica e astrologica risalgono alle civiltà mesopotamiche dei Sumeri, dei Babilonesi e soprattutto dei Caldei: alcune costellazioni ricevettero il loro nome già dal 1800 a.C. e un documento datato 1000 a.C. riporta le descrizioni molto più antiche di 18 costellazioni attraversate dall’eclittica (la linea del moto apparente del Sole nel cielo): in buona sostanza lo zodiaco sembra essere nato in Mesopotamia.

Siamo a conoscenza del fatto che già attorno al 1500 a.C. fosse in uso uno zodiaco basato sulle eclissi lunari e che presso i Sumeri già dal 3000 a.C. fosse adottato un sistema di misurazione sessadecimale che suddivideva il cerchio in 360°. Ma grazie soprattutto al rinvenimento di 70 tavolette del poema Enuma Anu Enlil, incise con scrittura cuneiforme e contenenti quasi 7000 riferimenti astronomici e presagi astrologici, ci è dato comprendere il livello di diffusione e importanza che l’astrologia doveva avere presso i Sumeri. In particolare, la Tavoletta di Venere di Ammi-Saduqa viene fatta risalire al 1750 a.C. e registra le date di inizio e fine del periodo di invisibilità del pianeta Venere (per via della congiunzione con il Sole) in un arco di ventuno anni.

Con l'inserimento delle tribù caldee e l’avvicendarsi dei Babilonesi ai Sumeri, ci fu un cambiamento a livello politico, sociale e culturale. L’astrologia ne trasse grande giovamento, in quanto aumentarono e si infittirono le registrazioni di fatti astronomici, le previsioni e gli studi (come la scoperta del ciclo di Saros, il periodo di diciotto anni al termine del quale si ripetono le stesse eclissi lunari e solari), il calcolo delle orbite di Sole e Luna e le rivoluzioni degli altri pianeti. Ci sono molte conferme inoltre che il termine “caldeo” venisse utilizzato come sinonimo di “astrologo” o di “sacerdote astrologo”, e quasi certamente le conoscenze sviluppatesi nel bacino mesopotamico, soprattutto dall’800 a.C. in avanti, hanno influenzato direttamente l’astronomia ellenistica, egizia e anche persiana/araba.

L'astrologia egizia

Per quel che riguarda l'astrologia e l’astronomia sviluppatesi presso il popolo deg Egizi occorre fare una netta distinzione temporale tra le conoscenze e credenze nate dalla tradizione originaria delle tribù sorte nella Valle del Nilo a partire dal 5000 a.C. eia successiva dominazione persiana (a partire dal 530 a.C.) che ha visto l'integrazione delle conoscenze maturate in ambiente mesopotammo

Risalgono alla prima fase la formazione dei culti delle diverse divinità Ra dio de Sole Osiride, Iside, Toth, Amon e così via), la costruzione di luoghi di culto (com circolo di pietre di Nabta Playa, risalente al V millennio a.C.), delle piramidi (quella di Cheope a Giza è frutto di un preciso progetto astrologo, in quanto alimentata ai punti solstiziali ed equinoziali, nonché riflesso della disposizione delle stelle di Orione) invenzione di orologi astronomici molto accurati (oltre allo gnomone per misurare le ore diurne e le clessidre ad acqua per misurare le ore notturne), a suddivisione del cielo m dodici settori zodiacali (inizialmente raffigurati in maniera diversa).

Nel periodo dinastico (dal 3200 a.C.) era in uso un calendario di 360 giorni , ai cui si aggiungevano cinque giorni (dedicati al Nilo) e ciascun mese era diviso in tre Aecan (periodi di dieci giorni); l’anno egizio cominciava con il giorno in cui la stella Sino appariva per la prima volta all’orizzonte orientale contemporaneamente allo spuntar del sole, secondo il nostro calendario il 19 luglio, data che coincideva con l'inizio dell'inondazione del Nilo (e quindi con l’inizio del periodo fertile).

Dopo la conquista dell’Egitto da parte di Cambise II (figlio di Ciro d grande) nel 525-arrivarono le conoscenze astrologiche sviluppate dai Babilonesi e dal 322 a.C„ con la sconfitta di Dario III nella battaglia di Isso per mano di Alessandro Magno ebbe inizio peri dell’Egitto tolemaico o ellenistico (durato fino all’invasione araba del 652 d.G.J.

In questa fase l’astrologia trova una figura di grande spicco in Claudio Tolomeo che, oltre ad aver definito nell'Almagesto il modello astronomico geocentrico utilizzato per secoli (fino alla rivoluzione copernicana), raccolse la conoscenza astrologica in un’opera fondamentale, il Tetrabyblos.

In quest'ultima, Tolomeo si pone con un approccio rigoroso e scientifico (per dissipare ogni dubbio contro le accuse di stregoneria, magia e cialtroneria di cui evidentemente già allora l'astrologia era vittima) e analizza i movimenti degli astri facendo riferimento alle conoscenze dei Caldei, alla dottrina pitagorica dell’armonia universale e la loro influenza sulla realtà: «Il Sole ha la propria forza agente nel calore (riscaldare), la Luna nella produzione di umidità, Saturno causa il freddo e in parte la siccità, Giove riscalda e crea umidità, Marte essicca. Venete scalda e umidifica, Mercurio genera più secchezza che umidità».

Precursore del metodo scientifico, preciso e matematicamente rigoroso, Tolomeo dà grande importanza ai cicli naturali e al susseguirsi delle stagioni, introducendo il concetto di Segno zodiacale legato appunto ai cicli naturali della Terra e distinto dalle costellazioni celesti, analizzando il Tema Natale e le informazioni in esso contenute inerenti allo sviluppo della personalità, alle dinamiche relazionali e all’effetto dei transiti planetari sulle vicende politiche mondiali.

Questo testo è estratto dal libro "Le Origini dell'Astrologia".

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