ALIMENTAZIONE   |   Tempo di Lettura: 8 min

Come nasce La Via della Leggerezza

La Via della Leggerezza

Scopri il concetto di leggerezza non solo intesa come peso corporeo o massa grassa ma come condizione esistenziale, che coinvolge mente, cuore e spirito.

Come nasce La Via della Leggerezza

Questo libro e la ricerca che racconta nascono da un'idea di Enrica Bortolazzi, ispirata durante una camminata alle prime luci del giorno nei magici boschi del Casentino, risalendo la via che conduce al santuario della Verna, lo stesso in cui san Francesco, dopo quaranta giorni di digiuno, ricevette le stigmate, consacrando definitivamente la sua santità agli occhi del mondo. Quei boschi sono stati la cornice naturale di diversi incontri, meditazioni e confronti tra Franco Berrino, Daniel Lumera ed Enrica Bortolazzi. È in quei luoghi sacri che il seme di questo lavoro è stato piantato e innaffiato attraverso il silenzio, la cura, la contemplazione e il contatto con la natura. Le ispirazioni più autentiche e profonde avvengono quando meno le cerchiamo, quando la nostra mente è libera, leggera, intensamente presente e disponibile al miracolo della vita.

C'è un termine particolarmente affascinante che descrive il fenomeno secondo cui scopriamo qualcosa d'imprevisto nell'intento di cercare qualcos'altro: serendipity (serendipità). Fu coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole nel XVIII sec., e rientra pertanto nella categoria delle parole d'autore. Il termine trae origine da Serendip, l'antico nome persiano dello Sri Lanka. Walpole lo usò per la prima volta in una lettera scritta nel 1754 a un amico inglese, ispirato dalla fiaba persiana I tre principi di Serendippo, scritta da Cristoforo Armeno. In questa fiaba i protagonisti fanno tante scoperte e hanno una serie di intuizioni guidate dallo spirito acuto e dalla loro capacità di osservazione, che li salvano in più occasioni.

Anche nel mondo della scienza la serendipità indica le scoperte che avvengono mentre si è proiettati a cercare qualcos'altro. Una nuova scoperta scientifica ottenuta mediante serendipità è totalmente diversa rispetto all'ottenimento di una conferma sperimentale di un evento previsto e teorizzato ma mai osservato prima. Esempio celebre è la scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming a causa dell'errata disinfezione di una provetta. Un altro caso storico di serendipità è la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo, in cerca delle Indie.

Così come accade nella scienza e nella storia, può anche capitare che un ricercatore dello spirito, camminando lungo il sentiero della consapevolezza alla ricerca della bellezza, della pace e della gioia, scopra casualmente un sublime stato di leggerezza esistenziale. Leggerezza nel corpo, nell'energia vitale, nelle emozioni, nella mente e nel cuore. Una leggerezza che permette all'entusiasmo, alla passione, alla gioia e all'amore di manifestarsi liberamente. Fu così che, cercando il cammino interiore verso il santuario della Verna, Enrica, Franco e Daniel trovarono la Via della Leggerezza.

Questo libro parla di una leggerezza che non è solo questione di peso corporeo e di massa grassa: si tratta piuttosto di una condizione esistenziale, che coinvolge mente, cuore e spirito. La leggerezza di chi sa vivere autenticamente; di chi non rimane attaccato al passato; di chi sa perdonare; di chi sa guarire le proprie ferite più profonde; di chi sa amare davvero; di chi vive nella gratitudine; di chi coglie ovunque la bellezza del creato, divenendone testimone consapevole; di chi sa leggere oltre le apparenze l'invisibile trama universale che conduce all'amore.

Quando la nostra mente diventa silenziosa, pura e aperta, allora le intuizioni più potenti e raffinate trovano spazio per arrivare a luoghi molto elevati e portano con sé doni, consapevolezza e speranza nella vita di tante persone. In questo modo l'ispirazione giunge a noi lungo il cammino di questa vita: contemplando attraverso il silenzio, con gli occhi puri di un bambino, la bellezza dell'esistenza.

La Via della Leggerezza è l'esempio di come a volte siano le (idee delle) donne a fecondare gli uomini, e non viceversa, almeno sul raffinato piano dello spirito.

È così che nel settembre del 2018 dall'incontro al santuario francescano della Verna l'idea di Enrica Bortolazzi trovò terreno fertile, gratitudine e riconoscenza nella mente e nel cuore di uno scienziato e di un mistico unendo tre persone apparentemente diverse in un cammino di ragione, anima e cuore comuni. Un cammino che inizia nel luogo dove scienza e coscienza si incontrano, per servire la vita e l'uomo. Ci auguriamo che queste pagine possano esservi utili.

Ovvio, ma non troppo

Le ricerche scientifiche hanno dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che chi è obeso, e anche chi è in sovrappeso, ha un maggior rischio di ammalarsi:

  • di infarto,
  • di ictus cerebrale,
  • di diabete,
  • di cancro, in particolare di neoplasie dell'endometrio, della mammella (solo dopo la menopausa), dell'intestino, dello stomaco (solo del cardias), dell'esofago (solo ade-nocarcinomi), della colecisti, del fegato, del rene, dell'ovaio, del pancreas e della prostata,3
  • di calcoli biliari,
  • di artrite,
  • di cataratta,
  • di apnea notturna,
  • di infertilità,
  • di impotenza.

Paradossalmente, tuttavia, solo negli anni Duemila gli scienziati hanno riconosciuto il ruolo importante dell'alimentazione nell'aumento di peso. Nel gruppo di lavoro convocato in febbraio 2001 a Lione dall'Agenzia intemazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per valutare la relazione fra obesità e neoplasie, tutti gli esperti, fuorché uno, erano concordi per non menzionare nel rapporto finale il ruolo del cibo, nemmeno del cibo spazzatura (fast food e soft drink), nel causare l'obesità.

Dopo una lunga discussione si concluse che, nonostante i sospetti sul cibo spazzatura, occorreva riconoscere che nessuno studio scientifico ne aveva dimostrato la responsabilità. Effettivamente, gli studi disponibili allora erano di tipo trasversale (cross-sectional), e vi si confrontavano le abitudini alimentari dei grassi e dei magri.

Gli studi sullo zucchero, per esempio, mostravano sistematicamente che i grassi ne mangiano meno dei magri. L'industria dello zucchero gongolava, ma si trattava della cosiddetta causazione inversa: contrariamente agli scienziati, che credono solo a quello che è dimostrato, i grassi sapevano bene che lo zucchero fa ingrassare e cercavano di ridurlo (o dichiaravano comunque di mangiarne meno, magari dimenticando di segnalare nei questionari quello che mangiavano di notte).

Occorrevano studi prospettici che reclutassero persone sane, non in sovrappeso, che raccogliessero le loro abitudini alimentari e le seguissero nel tempo per registrare chi poi sarebbe ingrassato e chi no.

Il primo studio, sui bambini americani, fu pubblicato su "The Lancet" proprio mentre il gruppo di lavoro sull'obesità era riunito a Lione: mostrava che il rischio di diventare obesi aumentava del 60% per ogni lattina di bevande zuccherate consumata al giorno. Seguirono numerosi studi prospettici (e anche sperimentali) che dimostrarono inequivocabilmente il ruolo obesiogeno dello stile alimentare occidentale (troppi carni, zuccheri, farine raffinate e troppo pochi alimenti ricchi di fibre).

Obesità e sovrappeso sono definiti dal rapporto fra peso corporeo (in chili) e altezza (in metri) al quadrato. Per esempio, un ragazzone alto 2 metri che pesa lOO kg ha un indice di massa corporea (IMC, o BMI in inglese) di lOO/(2x2) = 25.

Il normopeso è convenzionalmente definito da un IMC compreso fra 18,5 e 24.

Il sovrappeso da un IMC fra 25 e 30.

L’obesità da un IMC >30.

Circonferenza (salva)vita

La circonferenza vita è altrettanto (e più) importante dell'indice di massa corporea (IMC) come indicatore di rischio di ammalarsi e morire di malattie croniche. A parità di massa corporea il rischio di morire - sia di cancro sia di malattie cardiovascolari - aumenta linearmente con la circonferenza vita. La circonferenza vita è un indicatore di obesità addominale, un tratto comune negli uomini di mezza età e nelle donne dopo la menopausa. E associata a resistenza insulinica (è come se, con una quantità di grasso che giunge al fegato dagli organi addominali, il fegato riducesse le porte per far entrare il glucosio nelle cellule) e a stato infiammatorio cronico (una condizione che favorisce tutte le principali malattie croniche di oggi).

Spesso l'obesità addominale è associata a glicemia, colesterolo e trigliceridi alti, colesterolo buono (HDL) basso e pressione arteriosa alta. Se ci sono almeno tre di questi fattori (anche se non c'è l'obesità addominale), si dice che una persona ha la sindrome metabolica. Dal 20 al 35% della popolazione adulta dei Paesi occidentali è affetto da sindrome metabolica ed è ad alto rischio di molte patologie croniche. La buona notizia è che cambiando stile di vita la sindrome metabolica può regredire, e il rischio di ammalarsi diminuire di conseguenza. Più sperimentazioni cliniche hanno dimostrato che la sindrome metabolica regredisce con la dieta mediterranea tradizionale (cereali integrali, legumi, verdure, frutta, noci, mandorle, pesce e, solo occasionalmente e in piccole dosi, cibo animale).

Data di Pubblicazione: 19 marzo 2019


Torna su
Caricamento in Corso...