SALUTE E BENESSERE   |   Tempo di Lettura: 10 min

Come riconoscere i doni del ciclo mestruale

Come riconoscere i doni del ciclo mestruale

Scopri gli strumenti con i quali le donne possono prendere coscienza del proprio ciclo e comprendere le energie che a esso sono associate.

Lo scopo di questo libro

La società moderna considera l’esperienza del ciclo mestruale come un evento passivo, riconosciuto ma spesso ignorato o nascosto. Alle donne viene detto che devono sopportarne i disagi senza attirare l’attenzione perché questo “fa parte dell’essere donna”. Per questo motivo le donne spesso nascondono le loro difficoltà per paura di essere considerate deboli o piagnucolose e questa mancanza di comunicazione e attenzione sociale relega il ciclo mestruale nell’ambito di un evento da nascondere e di cui vergognarsi. Questo libro mostra come esso sia invece un evento dinamico che, se liberato da condizionamenti e restrizioni sociali, può influenzare attivamente la crescita fisica, emozionale, intellettuale e spirituale della donna ma anche della società e dell’ambiente in cui vive.

La donna vive in una società dominata dall’uomo ed essa influenza inevitabilmente la sua percezione del mondo e di se stessa. Questa società non offre né guida, né strutture per interpretare le sensazioni e le esperienze che il ciclo mestruale comporta e neppure riconosce le espressioni che ne derivano. Ho cercato di offrire degli strumenti con i quali le donne possano prendere coscienza del proprio ciclo e comprendere le energie che a esso sono associate. Ogni donna sperimenta il ciclo in maniera diversa e le idee contenute in questo libro sono adattabili e possono soddisfare le necessità di ogni persona.

L’approccio è duplice; anche se sono assenti nella società moderna, molti insegnamenti a proposito del ciclo mestruale sono racchiusi nei miti, nelle leggende e nelle tradizioni popolari. Questo libro offre una reinterpretazione di alcune di queste storie familiari e utilizza le storie comuni e il loro intrinseco simbolismo per una nuova storia dal titolo Il Risveglio (secondo capitolo) come base dalla quale la lettrice, o il lettore, può comprendere il ciclo naturale della donna. Anche se i concetti sono importanti per aiutare a capire, è necessario basarsi sull’esperienza personale e quindi suggerisco dei modi per diventare consci del proprio ciclo e percepirlo, attraverso la propria esperienza, ogni mese.

Questi due tipi di approccio sono in relazione tra loro; le storie e i miti che contengono immagini relative al ciclo mestruale derivano dall'esperienza diretta delle donne e servono alla donna di oggi per comprendere le proprie esperienze. Nel libro viene enfatizzata l’importanza dell’esperienza personale con esercizi pratici e consigli che possono essere usati nella vita di tutti i giorni. Il libro tratta dell’intero ciclo, non solo del periodo delle mestruazioni, offre indicazioni e consigli pratici per interagire con le sue energie prendendo in esame i vari modi in cui le donne possono trasmettere questa consapevolezza alle proprie figlie e ad altre donne.

La posizione sociale delle mestruazioni

Per secoli il ciclo mestruale femminile è stato considerato con repulsione e, allo stesso tempo, con maliziosa soddisfazione; infatti, era visto come qualcosa di sporco, come il segno del peccato, e la sua esistenza rinforzava l’idea della posizione inferiore della donna in una società dominata da maschi.

Ancora oggi le mestruazioni sono viste come uno svantaggio biologico che rende le donne più emotive, irrazionali e inaffidabili sul lavoro. Nella cultura industriale occidentale, che definisce se stessa come “civile”, ci si riferisce al ciclo mestruale raramente in modo aperto, eccetto che in termini medici. Ci sono ancora barriere tra madre e figlia, moglie e marito, sorella e fratello e tra amici. Molte donne passano la vita sentendosi inadeguate o in colpa perché una volta al mese si sentono più depresse, irritabili, distratte o magari solo stanche. Quante donne hanno trasferito questo senso d’inadeguatezza e di colpa alle loro figlie, sia verbalmente che con l’esempio? Per quante donne le prime mestruazioni furono una esperienza negativa perché non era stato spiegato loro nulla o, al massimo, solo qualche dettaglio medico che non spiegava come si sarebbero sentite?

Nella società moderna non esistono più riti di passaggio; quante ragazze hanno effettivamente sentito di aver ricevuto il dono dell’essere donna ed è stata data loro una guida per crescere attraverso questa esperienza? Riconoscendo i doni del proprio ciclo mestruale e vedendolo in una luce positiva, le donne saranno in grado di guidare anche le loro figlie nel dare il benvenuto alla femminilità e al suo ciclo.

Molte donne soffrono durante le mestruazioni, sia mentalmente che fisicamente, e l’aiuto che trovano disponibile consiste solo nel combattere i sintomi. La causa, cioè l’essere donna, non si può combattere. L’esistenza della sindrome premestruale ha iniziato a essere accettata dalla società moderna ma i suoi effetti sono ancora visti come negativi e distruttivi. Le donne hanno dovuto lottare molto per far sì che la società, la scienza medica e la legge si rendessero conto che le donne attraversano uno stato di coscienza alterato legato alle mestruazioni ma non esiste più alcuna struttura o tradizione che le aiuti a capire e a usare quel medesimo stato di coscienza in modo positivo.

Le donne in età fertile sono cicliche per natura ma, con la visione lineare del tempo e degli eventi, tipica della nostra società, è spesso difficile, per loro, rendersene conto e usare il ciclo nella propria vita. Anche quando si segnano le date del ciclo sul calendario, può risultare difficile vederlo come un ciclo di eventi piuttosto che un andamento lineare. Se le donne prenderanno coscienza della loro ciclicità durante il periodo fertile, allora cominceranno a riconoscere che sono parte del più grande ciclo dell’universo e accetteranno la loro vera natura rendendo la loro vita più armonica.

Il tabù delle mestruazioni

Il potere del ciclo mestruale era conosciuto presso le antiche culture ed è ancora riconosciuto da alcune società di oggi. Le pratiche, create dalle donne, con le quali si usavano le energie creative, sono state largamente profanate dalle società patriarcali che vedevano nel potere della donna un pericolo per l’uomo. Le mestruazioni, quindi, prima considerate sacre, divennero una cosa sporca e inquinante.

La donna mestruata era vista come sorgente di energia distruttiva che racchiudeva, nella sua essenza femminile, un tremendo e magico potere che non poteva essere contenuto se non escludendola dalla comunità. Questo potere magico incontenibile si pensava capace di contaminare qualsiasi cosa con cui la donna veniva a contatto ed era particolarmente pericoloso per gli uomini, la loro vita, i loro beni e il bestiame.

Al primo segno di sanguinamento le donne venivano spesso separate dalla comunità. In molte culture questo significava essere confinata in una capanna lontana dal villaggio con altre donne della tribù nella stessa condizione. Alle donne mestruate non era permesso toccare gli attrezzi della vita quotidiana e ogni cosa con cui esse venivano in contatto in quel periodo veniva considerato “contaminato” e doveva essere distrutto. In particolare veniva vietato loro di toccare le cose che appartenevano a un uomo. Si credeva che fossero in grado di procurare la morte dell’uomo o di fargli perdere il suo valore di cacciatore. In alcune culture la trasgressione di queste regole era punita con la morte. Le donne mestruate potevano ricevere la visita di altre donne ma era loro proibito vedere gli uomini del villaggio. Non solo la donna era limitata nel muoversi, nel toccare e nel vedere, ma spesso anche nel mangiare. In alcune culture veniva proibito loro di bere latte e mangiare carne temendo che le mucche non allattassero più e che la caccia andasse male. Si pensava che la donna mestruata offendesse la natura e avesse il potere di cambiare l’ordine delle cose. Il periodo più pericoloso per la comunità era quando una ragazza aveva il menarca, cioè la prima mestruazione. Le restrizioni per lei erano ancora più rigide di quelle imposte alle donne adulte; il confinamento durava anche fino a sette giorni e in alcuni casi la ragazzina era chiusa in gabbia con la proibizione di camminare sul suolo e vedere il sole.

Il tabù delle mestruazioni non rimase retaggio delle culture primitive. A causa delle regole di alcune religioni, ancora oggi la donna mestruata viene limitata sia fisicamente che mentalmente. Nella cultura islamica, per esempio, le è proibito entrare in una moschea e in passato la trasgressione di questa regola era punita con la morte. Presso alcune culture cristiane le mestruazioni rappresentavano il peccato originale di Eva, un peccato con il quale è segnata ogni bambina che nasce e per il quale deve fare penitenza se vuole andare in paradiso. Questo, ovviamente, implica il concetto secondo il quale nessuna donna è sufficientemente pura per avere parte attiva nei riti religiosi.

Le donne devono cercare di capire in che misura il loro personale atteggiamento verso le mestruazioni sia stato influenzato dalla storia della società. Una volta fatto questo esse sono in grado di rompere i condizionamenti sociali e vedere le mestruazioni da una prospettiva nuova scoprendo ciò che significa per se stesse senza essere influenzate dalla visione di altre persone o di un gruppo.

Le energie mestruali

In questo libro il termine “mestruale” viene usato per indicare le questioni riguardanti l’intero ciclo mensile piuttosto che il tempo del sanguinamento. Le forze creative legate al ciclo hanno diversi aspetti e sono legate al ciclo dell’utero. Se l’ovulo rilasciato durante l’ovulazione viene fecondato, queste energie vengono espresse creando una nuova vita; in caso contrario l’energia prende forma nella vita della donna in altri modi. Le energie del ciclo non dovrebbero essere represse o controllate. Bloccarle o limitarle può portarle a diventare distruttive. L’energia dev’essere accettata come un flusso che si esprime a suo modo. Combattere questo flusso può causare sofferenza mentale e fisica, perché la donna che gli resiste combatte contro la sua stessa natura e questo può sfociare in aggressività, rabbia e frustrazione. Queste energie trovano espressione nelle molte forme della natura creativa di una donna.

Ritirarsi dalla società, in questo periodo, era una naturale espressione di questo tipo di energia. Era tempo per imparare e insegnare, tempo per usare le energie collettive dell’intero gruppo di donne mestruate. Il confinamento in pubertà non era originariamente un concetto negativo ma una occasione per le anziane donne sagge di spiegare alle giovani la natura del loro corpo, delle energie appena risvegliate e le tradizioni spirituali che le accompagnavano. Significava che la donna, dopo la pubertà, sarebbe emersa armonicamente con la sua natura e in grado di usare le sue energie per la comunità e per le terra.

Data di Pubblicazione: 7 marzo 2019


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