Una Crescita Spirituale attraverso il Bosco

Anteprima del libro "Alchimia Selvatica" di Michele Giovagnoli

La crescita è un viaggio in profondità

E indispensabile tornare. La crescita è un viaggio in profondità, uno scavare e penetrare, ed è quindi indispensabile tornare indietro, tornare nel bosco. Sappiamo che esiste, ce ne hanno parlato, sappiamo che è là. Ma manteniamo una distanza di sicurezza. Appoggiamo gli occhi da lontano ed è già troppo. Senza una buona giustificazione nemmeno si guarda in quella direzione, perché guardarlo significa sfidarsi.

Sappiamo, ma ancora di più sentiamo di avere lasciato qualcosa in sospeso, come il vuoto di un tassello staccato da un mosaico. E guardando il bosco si attiva un ingranaggio strano che recupera una corda da un abisso, e qualcosa è attaccato in fondo a quella corda. Qualcosa di vivo che si dimena ed emette suoni. Il bosco incute paura, una paura talmente forte da essere attrazione. Tentazione. Ci riguarda, ecco il punto! Ci piace parlarne come fosse un’entità esterna, ma intimamente sappiamo che parliamo di noi stessi. Il bosco è misterioso, intricato, buio. Nel suo stomaco si animano forze incontrollabili, creature ignote. Così siamo noi nelle profondità inconsce, così è il nostro prezioso tesoro.
Tutto ciò che è scomodo e minaccioso racchiude in sé una forza propulsiva e creativa immane, e l’atto di affrontare il bosco è quindi il gesto coraggioso di chi affronta la propria immensità occulta, consapevole che dentro agli aspetti più ombrosi e inquietanti troverà un nutrimento essenziale per la propria crescita.

Ciò che ci spaventa va quindi cercato. Occorre chiamarlo per nome e raggiungerlo. E nel ridurre lo spazio di lontananza si assimila progressivamente una linfa magica, finché si giunge a guardare negli occhi l’entità avversa, integrandola al proprio reticolo vitale e integrandosi a propria volta nel reticolo universale della vita. La crescita si compie attraverso un contatto, un abbraccio, e un riconoscere nel lato oscuro uno strumento di congiunzione con l’assoluto.

Con la sua struttura irregolare e imprevedibile, il bosco è un laboratorio nel quale si mischiano, sommandosi, forze archetipe e relazioni biologico-evolutive, facendo della minima porzione di spazio un campo di forza eccellente. La presenza di odori e suoni primordiali, le forme armoniche ed essenziali del mondo vegetale, il potere evocativo di animali, la mutevolezza viva indotta dal ruotare del giorno e della notte e delle stagioni hanno la capacità di proiettarci con naturalezza in uno stato impersonale dove ogni reazione è animata da un movimento interiore molto profondo.

Chi si fa eroe di se stesso è costretto ad allontanarsi. E decidendo di perdersi, si rinnova completandosi. Ma camminando un suolo che si fa reale e metafisico, ci si avvolge anche di innocenza e di stupore, rendendo lecita e obbligata ogni meraviglia. Nel suo farsi specchio dell'animo del visitatore, il mondo selvatico risponde con un gesto protettivo fatto di ineguagliabile bellezza e armonia. L’intera dimensione si satura così di spontaneità infantile rendendo familiare ogni emozione e conferendo un solido senso di libertà. Ecco dunque il bosco come perfetta creatura duale, immagine di sintesi e completezza.

Lasciati scegliere! Apri il tuo cuore con un respiro che si fa germoglio e lasciati scegliere. In un punto preciso di un bosco si accenderà un magnete e ti sentirai chiamare. Non sarà una semplice voce che pronuncia il tuo nome ma una sete che riconosce la propria acqua, e un filo invisibile andrà a tendersi. Non sarai più padrone di te stesso all istante, tornando a sentire di appartenere a qualcosa che in un modo o nell’altro ti avrà. Cedi subito se puoi, proietta subito il tuo battito là. Fatti luce e allungati con un pensiero che è pulsione e immagine. Renditi subito magico! E una volta imploso e dichiarato tra le tensioni insostenibili dell’universo selvatico, richiudi immediatamente gli occhi e recupera il tuo presente. Sarà sufficiente per dimostrarti che un lungo viaggio ti attende e che non potrai più tornare indietro.

Visualizzare l’incontro

Prenditi almeno un giorno per visualizzare l’incontro. Raccogliti uno spazio protetto, nasconditi e inizia a guardarti da vicino, come ti trovassi all improvviso dentro a un corpo che non hai mai visto rima e che ora sei chiamato a scoprire. Guarda le tue mani, i polsi. Ruota lentamente i gomiti, un braccio alla volta. Piega le dita dei piedi avvicina e distanzia le ginocchia, fletti il tuo addome e di seguito il torace. Annusati. Leccati. Striscia ogni parte che si può incontrare. Esplorati come fossi uno sguardo libero dal dominio della propria iride. Infine ascolta il tuo sangue scorrere, battere con ritmo. Entra in quel battere. Dedicagli tempo, concentrati e seguilo. È il suono di una marcia di qualcosa che avanza, inesorabile, il punto di incontro di tutta la vita che esiste. Registralo bene nella tua memoria, perché una volta giunto nel bosco sarà lo stesso suono che uscirà da ogni cosa per dirti che sei tornato a casa.

Poi scegli il tuo abito, che sia comodo e non troppo vistoso. Prepara un po’ di acqua, una torcia elettrica e qualcosa da mangiare. Sistema tutto in un unico posto e sosta di nuovo, proprio di fronte a ciò che hai preparato e ti sarà utile l’indomani. Tornerai nella tua prima casa ma portando con te gli strumenti per sopravvivere. Rifletti su questa cosa: sarai ospite in casa tua ed estraneo a ciò che ti offre da sempre tutto l’occorrente per esistere. Prepara dunque lo sguardo di chi torna perché sa che deve recuperare. Infine dormi, ringrazia per l'invito ricevuto e regala alle tue labbra l’accenno di un sorriso. Te lo meriti. Là, da qualche parte, ti stanno aspettando. Parlano già di te. Ti fiutano nell’aria, qualche stella sta già facendo la spia. Dicono che tornerai con occhi diversi, che saprai ascoltare. Pensano a come accoglierti, ti preparano sorprese. Sei il protagonista per tutti perché tutti sanno che un giorno non molto lontano hai portato il tuo passo via da lì e ora questo passo è cambiato. C’è curiosità, aspettativa. C è timore. Più forte di un temporale, più definitivo di un incendio, più assoluto di un inverno. Là dove tutto ti è estraneo tutti ti conoscono bene. La tua indole è nota, ma ciò che sta diventando ora il tuo cuore no.

Riposati dunque, come una crisalide silenziosa forgerai nel sonno il tuo paio di ali. Sarai assistito da radici infinite che ti raggiungeranno assieme a esseri minuti e cadenze vegetali. Al risveglio, il tuo abito interiore sarà terminato e pronto per essere inciso di esperienza. Vestiti e raggiungi il tuo tempio.

Ogni bosco si raggiunge varcando un portale che è tutta la superficie esterna che lo separa dal resto. Ha forme ovunque differenti ma carattere unico. In qualunque posto lo approcci incontrerai un’insegna muta che recita una sola parola: entra! Il bosco ti accoglierà sempre con un imperativo, sempre un invito a congiungerti. Ringrazia di nuovo e sosta qualche istante prima di procedere. Poniti eretto e a braccia distese. Tieni il mento alto, lasciati guardare in volto. Fatti riconoscere. Di fronte a te si erge il popolo antichissimo. Il Padre e la Madre di ogni singolo respiro, il depositario di tutta la memoria dell'umanità, punto di inizio e termine. Sosta e chiedi anche al tempo di farlo per un po’. Allenta il più possibile il palmo delle mani, espanditi in aria e in terra. Radicati e indica con la mente il cielo. E resta in silenzio, fermo con lo sguardo oltre quella linea. Distendi l’addome e porta quella staticità nei tuoi polmoni. Accoglila animando gli alveoli più prossimi all’emozione. Fonditi nell’accordo dell’entrata e dell’uscita. E dal basso una pressione salirà al tuo cuore e sentirai battere. Con ritmo. Con cadenza. È un battito che giunge da ogni singolo tronco, è un battito di ogni foglia, di ogni ramo decomposto, di ogni insetto e forma viva. È un battito unico, in ogni cosa. E ti sta dicendo che sei tornato a casa.

Ora, indipendentemente dal suolo, ogni passo sarà un passo in profondità dentro di te.

A distanza di tempo rivisiterai questo momento come il giorno nel quale hai dato inizio a una violenta rivoluzione interiore. Mentre tutto il mondo quotidiano scorre sulle realtà solite, il tuo impegno ha aperto un fronte di contatto con quella parte ancora integra e spontanea. Nelle tue cellule si accumulano progressivamente autenticità e purezza. Hai un'alternativa privata. Hai un complice.

Questo testo testo è estratto dal libro "Alchimia Selvatica".

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