SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 8 min

Come si viveva su Atlantide, il continente perduto

Come si viveva su Atlantide, il continente perduto

Leggi il resoconto della vita nel regno perduto, e in particolare della cosidetta razza servile, leggendo l'anteprima del libro di Aleister Crowley.

Sulle pianure ai piedi di Atlante e sulla razza servile

Il vero nome di questo arcipelago è «Atlante» - il termine «continente» è del tutto errato, poiché ogni «dimora» o vetta montuosa era isolata dalle altre per mezzo di canali naturali, in molti casi piuttosto stretti. L'Atlante africano ne è solo un'ultima propaggine. Era il vero Atlante a sorreggere il mondo antico con la propria forza morale e magica, e da qui trae il suo nome di mitico reggitore del globo. La sua radice viene dal lemuriano tla o tlas, che significa «nero», per ragioni che si chiariranno più avanti. A- è il prefisso femminile, derivato dalla forma della bocca quando si pronuncia questo suono. «Donna nera» è quindi la traduzione più fedele in italiano; il latino ha un equivalente simile.

Le montagne sono separate l'una dall'altra tramite i canali marini, e dalle pianure sottostanti per mezzo di pareti levigate ed erose dalla natura o dal lavoro dell'uomo, alte almeno trenta piedi su ogni versante, che le rendono inaccessibili.

Le pianure furono spianate dal lavoro di intere generazioni. Poiché i vigneti e gli alberi da frutto crescono solo sui pendìi più alti, furono destinate principalmente alla coltivazione del granturco e al pascolo delle greggi anfibie di Atlante. Questo granturco era di una qualità sconosciuta e cresceva rigoglioso nell'acqua marina, le cui inondazioni periodiche avevano lo stesso effetto di quelle del Nilo in Egitto.

I villaggi erano costruiti su enormi piattaforme galleggianti di roccia spugnosa; nelle pianure, infatti, non crescevano alberi e il legno era sconosciuto.

Gli abitanti dei villaggi erano di un tipo simile alla moderna razza caucasica. Non avevano il diritto di consumare il cibo dei loro padroni, né il granturco né gli anfibi, e nemmeno le grandi quantità di molluschi; così si nutrivano di quello che chiamavano «il pane del cielo», che scendeva dalle montagne ed era un ammasso eterogeneo di scarti.

L'intera popolazione era sottoposta a un duro, incessante lavoro. I più giovani e attivi badavano alle greggi anfibie, coltivavano il granturco, raccoglievano i molluschi e il «pane del cielo» per i più anziani; inoltre erano obbligati a riprodursi. All'età di vent'anni erano considerati abbastanza forti per la fabbrica, dove, divisi in squadre, lavoravano a un macchinario che riuniva in sé le caratteristiche delle nostre pompe e ruote da mulino, per sedici ore al giorno. Questo macchinario forniva ad Atlante lo zro, la sua energia, di cui parlerò più avanti.

Ogni lavoratore che dava segni momentanei di debolezza veniva trasferito alla miniera di fosforo, dove era sicuro di morire nel giro di pochi mesi. Il fosforo era una necessità primaria per Atlante; tuttavia, non veniva impiegato nella sua forma rossa o gialla, ma in un particolare allotropo, una sostanza di color blu o viola scuro tendente al nero, nota solo sotto forma di polvere, più fine dell'oro precipitato, più dura del diamante, undici volte più pesante del fosforo giallo, alquanto incombustibile e così incredibilmente velenosa che, nonostante le precauzioni, pochi grammi di questa polvere potevano costare la vita all'incirca a duecentocinquanta persone. Delle sue proprietà parlerò più avanti.

Il popolo era tenuto in condizioni di estrema schiavitù e ignoranza, su saggio consiglio del primo filosofo di Atlante, che aveva scritto: «Un cervello vuoto è una minaccia per la società». Di conseguenza, aveva istituito un sistema di istruzione composto di due parti: di base, una massa di fatti inutili e sconnessi, e, in aggiunta, una sovrastruttura di menzogne.

La prima parte era obbligatoria; dopodiché il popolo accettava docilmente la seconda senza protestare.

il carattere della razza servile

La lingua delle pianure era semplice ma ricca. I nomi erano pochi, e i verbi ancora meno. «Lavorare ancora» (non esisteva una parola per il semplice verbo «lavorare»), «dormire ancora», «mangiare ancora», «violare la legge» (mancava l'espressione «violare ancora la legge»), «venire da fuori», «trovare la luce» (ovvero, andare alla miniera di fosforo), erano quasi gli unici verbi usati dagli adulti. I ragazzi e le ragazze avevano un vocabolario ancora più semplice, di vergognosa rozzezza. Tutti, però, facevano uso di una straordinaria abbondanza di aggettivi, la maggior parte dei quali privi di significato, da collegare a nomi o idee, e di una grande quantità di sostantivi astratti come «Libertà», «Progresso», senza i quali nessun abitante colto poteva considerare completa una frase. Era usuale inserirli nelle affermazioni sugli argomenti più materiali: «Quell'immorale naso camuso», «quel dente antiprogressista», «musica lasciva», «sopracciglia reazionarie»; erano frasi familiari e note a tutti. «Mangiare ancora, dormire ancora, lavorare ancora, trovare la luce: questa è Libertà, questo è Progresso» era un proverbio assai diffuso.

La religione del popolo era, essenzialmente, una forma di protestantesimo, ma con una dipendenza ancora più accentuata da Dio. I fedeli si limitavano a pronunciare le formule del culto, senza attribuire alle parole nessun significato particolare, e lo facevano in modo al contempo riverente e appassionato. La vita sessuale era severamente proibita ai lavoratori, e una sola violazione comportava la condanna alla miniera di fosforo.

In ogni campo, tuttavia, c'era un'enorme stele di roccia, scolpita su un lato con una rappresentazione dei tre stadi della vita: i campi, la fabbrica, la miniera di fosforo; sull'altro lato erano incise le seguenti parole: «Se vuoi entrare in Atlante, vola». Sotto campeggiava un'elaborata serie di raffigurazioni che mostravano come apprendere l'arte del volo. Ma, a quanto si sa, nessuno in tutta la storia di Atlante ha mai saputo servirsi di queste istruzioni.

Il timore principale della popolazione consisteva in una qualsiasi variazione della routine. Per indicarla si usava un'unica parola, benché la sua connotazione cambiasse da un secolo all'altro: «stregoneria», «eresia», «pazzia», «malformazione», «perversione sessuale», «magia nera» erano le principali varianti negli ultimi quattromila anni del dominio di Atlante.

Gli starnuti, la pigrizia o i sorrisi erano ritenuti premonitori. Ogni interruzione nel discorso, anche solo per prendersi un attimo di pausa, era considerata altamente pericolosa. Il desiderio di stare soli era anche peggio: il delinquente veniva catturato dai suoi compagni e, se non era ucciso sul posto, veniva gettato nella miniera di fosforo, da cui non c'era via d'uscita.

Le abitudini del popolo erano incredibilmente disgustose. Le loro principali forme di intrattenimento erano l'arte, la musica e il teatro, in cui raggiunsero vertici di poco inferiori a quelli di Henry Arthur Jones, Pinero, Lehàr, George Dance, Luke Fildes e Thomas Sidney Cooper.

In fatto di medicina erano felicemente ignoranti. La vita all'aria aperta in quel clima mite e costante faceva crescere giovani forti, e si riteneva che il primo sintomo di malattia in un lavoratore minasse la sua efficienza, rendendolo degno per la miniera di fosforo. Le paghe erano stabilmente alte, e poiché non esistevano mercanti nemmeno di alcol, che era proibito, ogni uomo accumulava i propri guadagni e moriva ricco. Alla sua morte, i suoi risparmi venivano restituiti alla comunità.

Di conseguenza, la tassazione non era necessaria. Gli abiti erano altrettanto superflui, anzi sconosciuti, e il «pane dal cielo» era considerato il «libero dono di Dio». I morti erano gettati in pasto agli anfibi. Ogni uomo si costruiva da solo il proprio rifugio con la ruvida pietra spugnosa che abbondava ovunque. Il termine «dimora» era usato solo in Atlante; gli schiavi chiamavano le proprie capanne hloklost (equivalente di «casa»). Il malcontento era assolutamente sconosciuto.

Il divieto di commerciare con i paesi vicini non era ritenuto necessario, dal momento che i loro abitanti erano considerati barbari. Se accadeva che sbarcasse una nave straniera, i suoi uomini venivano uccisi, nella convinzione che Atlante non permettesse a nessuno di avvicinarsi alle sue coste. Un simile divieto, attuato con mezzi infallibili, era dovuto ad altre considerazioni, la cui trattazione sarà condotta in un successivo capitolo.

Queste dunque erano le pianure ai piedi di Atlante, e questo il carattere della razza servile.

Data di Pubblicazione: 27 febbraio 2019


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