SAGGI E RACCONTI   |   Tempo di Lettura: 9 min

Comunicare con gli animali attraverso l'anima e il cuore

Comunicare con gli animali attraverso l'anima e il cuore

Scopri l'esperienza di Laila Del Monte con un lupo nel parco naturale di Yellowstone, leggendo l'anteprima del suo nuovo libro "Comunicare con gli animali".

Il lupo

Estate 2002. Ero a Yellowstone, una magnifica riserva, un parco nel nord degli Stati Uniti. Ero con degli amici. Avevamo deciso di noleggiare un’auto e di visitare il parco. Eravamo in quattro: David, la sua amica Cathy, che guidava, Chris, un giovane uomo di vent'anni, ed io. Posto su un antico cratere vulcanico, Yellowstone è uno dei posti più belli del continente americano.

Era magnifico: cascate di luce, geyser che scaturivano dal suolo, l’onnipresente odore di zolfo, la terra argentata tutta luccicante di cristalli e di sali, le sorgenti termali, le fumarole di acqua bollente nel suolo da cui fuoriusciva uno strano vapore caldo, e dietro di me le montagne violette dei grandi canyon. Mi ritrovavo su una terra incantata, persa nel tempo e di una bellezza da togliere il fiato. Attraverso gli alberi scorgevamo enormi bisonti, alci e cervi che ci osservavano con sguardo sospettoso. Su quella terra amerindiana viveva un’intera popolazione di animali selvatici.

Desideravo soprattutto vedere un lupo. Ho sempre amato i lupi. Certamente, i lupi che mi affascinavano erano quelli del "Libro della giungla", e la lupa leggendaria che allattò Romolo e Remo. Immaginavo che lei avesse adottato me e il mio fratello gemello, e che ci proteggesse. Questo non aveva nulla a che vedere con la realtà, ma per me non faceva differenza: tutto era più bello così.

Qualche anno prima, negli Stati Uniti, avevo incontrato una medicine woman, una donna-medicina. Al suono ben ritmato del tamburo, ad occhi chiusi, in quel viaggio accompagnato dal ritmo del tamburo fu un lupo ad apparirmi. Non sapevo se tutto ciò fosse reale o se invece fosse semplicemente frutto della mia immaginazione. Non potevo dimenticare il suo sguardo giallo, l’odore della sua folta pelliccia a cui mi ero aggrappata. Ora volevo vederne uno vero. Mi avevano detto che la città di Yellowstone stava cercando di reintrodurre i lupi che erano stati decimati dalla caccia. Ne erano rimasti pochi, e si nascondevano.

Un branco di alci si avvicinò. Un grande maschio stava molto vicino a noi, all’ingresso di un ponte. Sembrava furioso. Altri tre, più piccoli, probabilmente delle femmine, lo aspettavano a metà del ponte. Evidentemente lui era il leader del gruppo. Non c’era altro modo per raggiungere l’altra sponda del fiume. Eravamo molto impressionati, e terrorizzati. Dopo averne discusso, venne deciso di mandarmi avanti come portavoce. Ero spaventatissima. Con le sue grandi corna, quell’alce era piuttosto minaccioso, e inoltre non aveva per nulla l’aria di volere fare spazio a quei deboli umani civilizzati smarriti nella natura. Era il suo territorio e quel fiume splendente, di un blu profondo, gli apparteneva.

 

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Comunicazione mentale

Mi tenni a una distanza tale da potermi sentire sicura e gli comunicai rapidamente, mentalmente, che ci lasciasse passare, che non gli avremmo dato fastidio. Ma lui era veramente furioso e non aveva nessuna intenzione di collaborare. Gli spiegai che volevamo passare dall’altra parte del ponte. Comprendevo bene che non apprezzasse i turisti a due zampe che invadevano il suo territorio, ma che noi non gli volevamo alcun male. Desideravamo soltanto attraversare quel ponte. Gli mandai a più riprese delle rappresentazioni del nostro gruppo che camminava rapidamente sul ponte con un atteggiamento benevolo nei suoi confronti.

Gli mostrai un’immagine del ponte, che da quel momento sarebbe stato libero dagli «ingombranti stranieri» che si allontanavano verso l’orizzonte blu violetto delle montagne. Dopo diversi tentativi, arrivammo a un tacito accordo. Dissi ai miei amici, sempre preoccupati: «Adesso passiamo uno per volta, in silenzio, e soprattutto senza guardarlo negli occhi». Quel giorno dovevo essere proprio convinta della realtà della comunicazione telepatica, era un test. Tutti contavano su di me. Il nostro amico David si fece avanti coraggiosamente, e l’alce ci lasciò passare. Bisognava praticamente sfiorarlo, ci guardava con occhio feroce. Ero pronta a saltare nel fiume nel caso in cui... Gli altri alci ci lasciarono passare senza fare il minimo movimento.

Alla fine di quello straordinario pomeriggio, imboccammo la strada del ritorno. Sonnecchiavo. David mi svegliò con una gomitata e disse: «Guarda il lupo!». Vidi soltanto un’ombra argentata e la scintilla gialla degli occhi che fuggiva davanti ai fari della nostra auto. Esclamai: «Ah no, non è sufficiente! Voglio vedere un lupo per davvero!». Poi mi addormentai immediatamente, stanca per le avventure della giornata.

L’indomani, lo stesso gruppo partì in spedizione. Era previsto di terminare la serata su una delle montagne violette che si scorgevano in lontananza. Al ritorno, intorno a mezzanotte, ci fermammo per guardare la cartina perché avevamo sbagliato strada. La luna illuminava quel paesaggio fantastico e sovrannaturale. Nell’aria continuava a fluttuare l’odore inebriante e denso dei sali minerali. Nel momento in cui l’auto si fermò, sentii che intorno a me tutto si muoveva. Pensai: «Dev’essere un terremoto!» ma nell’auto i miei compagni non avevano l’aria preoccupata, erano intenti a ritrovare la strada.

 

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Viaggio fuori dal corpo

Di colpo sentii che stavo abbandonando il corpo. Un grande vuoto interiore mi diede l’impressione che non sarei mai più tornata, ebbi paura di non poter ritornare più. Poi avvertii una grande Presenza di Luce, la potente sensazione di una corrente che si irradiava penetrandomi attraverso il cranio e scendendo lungo la mia colonna vertebrale. Era così forte che riuscivo appena a respirare, mi sembrava di essere sul punto di vomitare. Il mio amico David cercava di calmarmi, ma riuscivo a malapena a contenere nel mio corpo quella grande Forza. Era potentissima, come se il mio corpo stesse per consumarsi. Sembrava che Chris vedesse delle cose che io non riuscivo a vedere, e mi disse: «Lasciati andare, non lottare, se non resisterai sarà più facile».

Mollai la presa con grande difficoltà, sentii come una luce rotonda e rosa, palpabile, entrare attraverso la mia fronte, poi una pace meravigliosa e assoluta mi inondò. La Forza era sempre lì, ma io stavo scivolando in uno spazio atemporale, dolce come il miele, buio e luminoso al tempo stesso. Facevo parte del Tutto. Era molto semplice. Ero contemporaneamente nulla e tutto. Ero lì da sempre, lì in quella Pace senza sostanza. Per sempre. Era talmente limpido, come se non esistesse nient'altro e nulla avesse importanza.

Credo persino di aver smesso di respirare, in ogni caso non sentivo più il mio respiro, eppure ero viva, più viva che mai. Ero nel cuore di quello spazio infinito, senza limiti, e al tempo stesso ero consapevole delle persone presenti nell’auto, della strada, della foresta e della luna. Ero consapevole di tutta la mia vita su questo pianeta, consapevole di tutti gli altri esseri nella mia vita, facevo parte di tutti loro, e contemporaneamente ero assente, lontano dalle emozioni, soltanto nella Pace.

Poi udii la voce chiara di Chris: «Ora devi tornare, torna!». Ma non avevo nessuna intenzione di tornare. Là dove mi trovavo era tutto perfetto. Sapevo che il mio corpo era da qualche parte, seduto in quell’auto, ma ero molto lontana da tutto ciò. Chris insistette: «Adesso torna». Senza avere davvero intenzione di tornare, di colpo mi ritrovai seduta sul sedile posteriore dell’auto, con la sensazione di una Luce potente dentro tutta la mia schiena, e di un’energia quasi insopportabile, elettrica, nelle mie mani. Ero sbalordita. I miei compagni mi guardavano.

Avevo fame. Molta fame. Impossibile muovere le mani. Mi misero in bocca un pezzetto di banana. Il suo sapore era strano, come se stessi gustando una nuova varietà o come se non avessi mai saputo che cos’è una banana. Potevo controllare a stento tutta quell’energia dentro il mio corpo. Udii il rumore del motore. Ritornammo sul nostro percorso. Malgrado tutto, dissi a voce alta: «Voglio comunque vedere un lupo!».

 

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C’è un lupo!

Era mezzanotte passata. Eravamo in piena foresta e la luna brillava nel cielo nero con la sua fantastica luce. Ma l’incanto era all’interno del mio intero essere. La foresta e la luna mostravano un’altra realtà. Improvvisamente, una frenata e Cathy, la nostra autista, disse: «C’è un lupo!».

In piena notte, in piena foresta, gli occhi gialli e scintillanti del lupo erano fissi nei miei. Un lupo grigio argento, magro, con le costole prominenti, tutto solo, a due metri sulla mia sinistra. Non respiravo più, non potevo muovere le mani che erano con i palmi rivolti verso il cielo, vibranti di tutta quell’energia all’interno di me. Il lupo era con me, in me, ero persa nell’oro scuro dei suoi occhi. Lui mi guardava, di tanto in tanto abbassava la testa come se stesse mangiando qualcosa, ma sull’asfalto freddo e nero della strada non c’era nulla. Poi mi guardava di nuovo.

Improvvisamente si spostò silenziosamente, girò intorno all’auto per avvicinarsi al mio finestrino. Proprio in quel momento ebbi una stretta al cuore. L’animale tornò rapidamente dall’altra parte dell’auto e continuò a fissarmi con lo sguardo. Lui ed io. Tutto qui. Un incontro. I miei compagni lo guardavano, li sentivo respirare vicino a me, ma era come se fossero in un altro mondo. Ero avvolta dal lampo unico e selvaggio dei suoi occhi, facevo parte di lui. Tutto sembrava molto chiaro e definito, come se fino ad allora fossi stata nella nebbia e di colpo mi avessero dato degli occhiali. Da qualche parte in fondo alla mia coscienza sapevo che quel lupo era un dono privilegiato.

Un fascio di luce illuminò la strada, dietro di noi. Si stava avvicinando un’altra auto, la nostra autista riavviò il motore. In quel momento lo sguardo del lupo era nella mia schiena. Da quell’incontro tra il lupo e me erano passati dieci minuti. Sapevo che la mia vita sarebbe cambiata per sempre. Quella notte, nella mia camera d’albergo, dovetti dormite completamente vestita perché all’interno delle mie mani l’energia era così forte che potevo muoverle appena. Sognai che un branco di lupi entrava nella mia camera e faceva un cerchio intorno al letto sorvegliando il mio sonno.

 

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Data di Pubblicazione: 7 settembre 2021

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