La Concezione dell’Essere Umano nell'Antichità e Oggi

La Concezione dell’Essere Umano nell'Antichità e Oggi

Medicina Informativa Russa - Anteprima del libro di Olga Häusermann Potschar

La fede nelle divinità del destino, tramandata da tempi remoti

Fin dalla notte dei tempi l’uomo si domanda se esistano leggi di assegnazione del destino o se quello che ci capita sia un “caso”. Nell’antichità si supponeva l’esistenza di un’istanza ordinatrice (divina) che assegnava a ogni essere umano, a ogni gruppo e anche all’umanità intera le esperienze di vita a essi destinate. Si immaginava che si trattasse di dee del destino, spesso sotto forma di triade.

  • Nell’area culturale slava (e quindi anche in quella russa), queste tre dee sono note come le tre Zorja la stella del mattino (Utrennjaja), la stella della sera (Vechernjaja) e la stella di mezzanotte (Polunochnaja).
  • Nell’antica Grecia venivano chiamate Moire (parte, sorte, destino): Cloto (la filatrice), Lachesi (la fissatrice della sorte) e Atropo (l’irremovibile).
  • Gli antichi romani le chiamavano Parche: Nona, Decima e Parca (dea tutelare della nascita).
  • Nella mitologia nordica erano chiamate Nome: Urd (ciò che è stato), Verdandi (ciò che è) e Skuld (ciò che dovrà essere). Nel preludio del Crepuscolo degli dei di Richard Wagner, queste Nome rivestono un ruolo decisivo. Nella Maximilian-splatz di Monaco di Baviera si può tra l’altro ammirare una bella fontana in cui sono rappresentate queste tre divinità.

Con l’avvento delle religioni monoteistiche si impose l’idea di un dio che decide su tutto. Gli eventi della vita stabiliti da Dio furono chiamati destino (dal greco is temi = stare fermo, fisso), sorte (dal latino serere = annodare, legare insieme; in medio alto tedesco omen = oracolo, presagio),fatum in latino, mona in greco e kismet in arabo. Il destino era considerato la “divina Provvidenza”, l'ineluttabile disposizione di un potere impersonale. Dottori della Chiesa come sant’Agostino o Lutero introdussero la convinzione che la salvezza fosse opera esclusiva della grazia divina e che l’essere umano fosse incapace di meritarsi un destino favorevole.

Le filosofie antiche e le dottrine monoteiste hanno in comune la credenza nell’ineluttabilità di un risultato (predeterminazione), che esprimono per esempio nei miti di Edipo e di Odisseo, ma anche nell’Antico Testamento.

La concezione meccanicistica del mondo

Nel corso dello sviluppo del pensiero scientifico-naturalistico a cui abbiamo già accennato, l’era moderna ha assistito a un allontanamento dalla convinzione che la vita umana fosse determinata da forze superiori. Al loro posto, il caso è stato proclamato come la forza trainante alla base di tutti i processi vitali. Da un lato questa visione ha permesso di eliminare l’idea dell’impotenza dell’uomo di fronte al suo destino, dall’altro però lo ha messo in balia del caso.

Basandosi sulle idee di precursori greci come Epicuro e Democrito, si è andati in cerca di spiegazioni scientifiche del mondo con cui sostituire quelle mitologiche. Fondamentale in questo è stato il ruolo della Scolastica, che nell’ambiente erudito di lingua latina dell’Alto Medioevo ha sviluppato la corrente di pensiero scientifico e il metodo dell’argomentazione, utilizzati fino all’era moderna.

Nel XVII secolo, lo scienziato René Descartes (1596-1650), noto come Cartesio, postulò i concetti fondamentali di una visione meccanicistica (e quindi in ultima analisi materialistica). Cartesio credeva che la vita fosse un evento puramente meccanico. Per lui l’animale era come un orologio dotato di molle e ingranaggi, e anche l’essere umano era una sorta di macchina. In base a questa concezione, il cervello sarebbe una centrale telefonica, il cuore una pompa, l’apparato digerente una stufa a carbone e la trachea un camino. Nella visione meccanicistica, che considera gli organismi viventi come “macchine fisiochimiche”, esiste soltanto il piano materiale con i suoi processi predeterminati. Viene negata l’interazione fra i piani immateriali (spirito, anima, coscienza) e quelli materiali, come pure fra i vari oggetti o esseri dell’universo.

Il pensiero meccanicistico prende le mosse da sistemi chiusi: io sono separato dal Tutto (l’essere umano come “ego incapsulato nella pelle”). Con il procedere del pensiero per sistemi chiusi, molte persone hanno sviluppato uno stile di vita materialista e privo di scrupoli (illusione che tutto sia fattibile). Le conseguenze negative sono ancor oggi visibili nella logica del profitto dei singoli che non guardano in faccia nessuno, dello sfruttamento della Terra, dell’asservimento della natura e dell’oppressione delle popolazioni meno evolute da parte di una minoranza. Individui meno fortunati hanno vissuto il loro stato di impotenza come un fallimento personale, dato che non c’erano più divinità del destino a cui attribuire il proprio insuccesso.

Nella nostra epoca, sempre più persone si rendono conto di non poter trovare a lungo soddisfazione né nella fede in una divinità lontana che determina il destino umano, né nell’illusione che tutto sia fattibile. Oggi sappiamo che non esistono sistemi chiusi, ma fattori di influenza finora ignorati sia dalle religioni costituite sia dal pensiero logico-analitico, e siamo in procinto di risvegliarci a noi stessi e alle potenzialità insite in noi.

Ti dirò una modesta verità. Se l’uomo, in questo piccolo mondo di pazzia, si considera generalmente un tutto, io sono una parte della parte che in principio era tutto, una parte delle tenebre che generarono da sé la luce, l’orgogliosa luce che ora contende alla madre notte l’antico rango e lo spazio.

Goethe, Faust e Uifaust, vol.1

Quanto è materiale la materia? -Il vuoto quantistico

La materia è il passato della coscienza.

Svetlana Smirnova, Sergej Jelezky

Già all’inizio del XX secolo, scienziati come Max Planck, Niels Bohr, Albert Einstein, Werner Heisenberg, Erwin Schròdinger e John Archibald Wheeler avevano liberato la coscienza dai vincoli della concezione meccanicistica del mondo. Si erano resi conto che se si penetra abbastanza a fondo nei campi subatomici, la materia si dissolve. Circa ottant’anni fa, Max Planck aveva postulato che la materia non esista, ma che vi sia solo uno spirito intelligente all’opera dietro ogni cosa.

La componente fondamentale dell’universo

La componente fondamentale dell’universo e anche di ogni forma di materia è il cosiddetto vuoto quantistico (detto anche “campo quantico”). Questo campo tuttavia non è vuoto, ma contiene un numero infinito di onde (vibrazioni) con la stessa oscillazione (coerenti). Queste vibrazioni sono in primo luogo dei potenziali. Come illustreremo meglio più avanti, la coscienza umana è in costante interazione con questo campo quantico e lo modifica in continuazione.

Se per esempio mediante la coscienza umana si verifica un’interferenza con le onde coerenti del campo quantico, queste ultime si modificano: si decoerentizzano e si concretizzano. Mentre i suoi organi di senso riconoscono e “traducono” le onde divenute decoerenti, l’essere umano sperimenta la propria impressione sensoriale come “realtà materiale”. Ciò significa che la materia viene creata dalla coscienza e concretizzata dagli organi di senso. Dato che nell’uomo e anche nella maggior parte degli animali questi organi di senso sono tarati su funzioni d’onda analogamente sintonizzate, si ha la percezione di vivere in un mondo comune.

Quella che percepiamo come realtà è quindi la proiezione di qualcosa di molto più fondamentale che si svolge a un livello più profondo della creazione.

Sostanzialmente la materia non è nulla, è del tutto priva di sostanza. La cosa più sicura che possiamo dire di tutta questa materia inconsistente è che è più come un pensiero, è come un’informazione concentrata.

Attraverso gli organi di senso la materia agisce come un corpo solido e compatto o come una sensazione o un pensiero, ma essenzialmente si tratta di informazioni provenienti dal campo quantico, decodificate dagli organi di senso. [...] Il fatto che il mondo così come lo conosciamo si ricrei a ogni istante dipende considerevolmente dal nostro ricordo, o informazione, che continua a riprodurlo nello stesso modo.

La vita che percepiamo con i nostri cinque organi di senso non è la “vera realtà”. La fisica quantistica ha dimostrato che spazio e tempo sono solo un’illusione della nostra percezione. L’atomo (tutto ciò che vediamo è costituito da atomi, compresi noi stessi) è composto per la maggior parte dallo spazio vuoto. Ma allora come fanno questi atomi a creare il mondo intorno a noi?

I nostri corpi sono “mezzi di trasporto” per le nostre strutture spirituali, per lo spirito divino. Tutto vibra, a partire dagli elettroni fino all’universo infinito. Viviamo in un’illusione del nostro corpo e nell’illusione della separazione. In realtà esiste un legame spirituale generale fra tutti gli universi, e noi siamo una parte di un grande Tutto unitario onnicomprensivo.

Un bambino guardò una stella e si mise a piangere.

Allora la stella disse: «Bambino, perché piangi?».

Allora il bambino rispose: «Sei così lontana, non potrò mai toccarti!».

Allora la stella replicò: «Bambino, se io non fossi già nel tuo cuore, tu non potresti vedermi».

John Magliola

Questo testo è estratto dal libro "Medicina Informativa Russa".

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