SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO

Scopri la Connessione che c'è tra la Fedeltà e i Propri Affetti

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Anteprima del libro "L'Universo Crearmonico delle Costellazioni Familiari" di Alba Sali

Le fedeltà all’albero genealogico

“Seguivo mio padre come un cane fedele segue un padrone ingrato” - così Lauretta, una donna povera che viveva isolata dal mondo, aveva scritto del suo rapporto col padre in una delle sue dolcissime e dolorose poesie.

Lo sappiamo tutti che, quando la potenza dell’amore si allontana dalla maturità, dalla saggezza e dall’essere quello strumento di costruzione e creazione che è, allora questa potenza può diventare assai pericolosa e può rendere la vita di chiunque uguale a quella di Lauretta con suo padre.

L’amore intenso partorisce sempre la fedeltà: la fedeltà che spinge a fidarsi e a seguire, quella che porta a imitare il meglio dell’altro per essere uno con lui e sentirlo continuamente presente dentro di sé; lo fanno i figli con i genitori e viceversa, lo fanno i discepoli con i Maestri, i devoti con i loro santi, lo fanno gli amanti, gli amici e anche la maggior parte degli animali.

La fedeltà è un’esperienza soddisfacente, intensa e profonda ma, quando è cieca, mal riposta o mal gestita, allora diventa un istinto pericoloso che fa della relazione con l’altro un labirinto dal quale è difficile uscire e nel quale è facile perdersi.

Tutti noi, quindi, magari anche solo per sentito dire, abbiamo esperienza della fedeltà per amore e anche delle sue trappole.

La fedeltà all’albero genealogico e quindi ai nostri avi è molto simile: amiamo seguiamo e imitiamo e, senza saperlo, finiamo con inscenare le loro vite attraverso la nostra.

Sulla fedeltà genealogica si potrebbero scrivere interi libri, ma credo che al momento per noi sia importante soffermarci sinteticamente e precisamente soltanto su quali siano gli effetti positivi e quali i negativi di queste fedeltà.

Gli effetti benefici o problematici della fedeltà dipendono sostanzialmente da due fattori: dal grado personale di connessione interiore alla memoria e dal tipo di memoria ereditata, che può essere quella di un merito o una benedizione oppure di un demerito o una maledizione.

Per quanto concerne il fattore “connessione”, quando rappresentiamo la parte migliore dei nostri antenati, ascoltando i loro consigli portati dal vento della memoria, la nostra vita si riempie di forza e di realizzazioni che si amplificano con l’aumentare della consapevolezza e, quindi, della gratitudine per tale connessione sulla linea del tempo che non conosce tempo.

Nella visione della sistemica crearmonica, in accordo con Rabbi Jack Bemporad, si definisce maledizione quanto concorre a diminuire le risorse fisiche, psichiche e spirituali della persona. Queste possono essere sia situazioni che stati d’animo, come anche persone vere e proprie. Non c’è nessun riferimento alla magia né ad alcun altro intervento soprannaturale. Le benedizioni, al contrario, sono tutto quello che interviene nella vita aumentando il livello di benessere dai piani più materiali a quelli più sottili.

Nel terzo varco di questo libro, il tema viene ripreso e ampliato.

Se al contrario smettiamo di dare loro ascolto, cominciano a presentarsi le prime spiacevoli coincidenze, che peggiorano esponenzialmente se l’eredità pervenuta giunge come frutto di mala pianta; in altre parole, se al fattore disconnessione si somma anche quello ereditario, va da sé che la situazione si complica molto.

Parlando del fattore eredità, che non è in relazione con l’atteggiamento interiore verso la memoria, credo si possa spiegare semplicemente così: se ereditiamo le “cose buone” e i meriti del passato, nelle nostre vite avremo “dei crediti da spendere”, mentre ereditando quelle negative e demeriti si presenteranno gli irretimenti, i debiti, le difficoltà, i blocchi...

Comprendo bene che parlare degli effetti della fedeltà, influenzati dal fattore connessione, possa suonare un po’ strano e curioso, tuttavia non bisogna lasciarsi ingannare dall’aspetto sentimentale della questione: la connessione alla memoria, infatti, è il denominatore comune, sempre presente, di ogni nodo genealogico da sciogliere e su questa dinamica bisogna soffermarsi con molta attenzione. Quando, per ignoranza o arroganza, neghiamo, rinneghiamo o chiudiamo la comunicazione interiore con gli ascendenti, allontanandoci, così, da un amore che ha la natura dell’inalienabilità, la fedeltà ci viene a cercare per riportarci indietro e metterci di fronte a quello che nessuno ha la possibilità di dimenticare né tantomeno il diritto di farlo.

La fedeltà genealogica, ricordiamolo, come ogni altra fedeltà è sempre figlia dell’amore e pretende la nostra attenzione, collaborazione, disponibilità e anche responsabilità e se la ignoriamo, considerando che non le piace essere invisibile, attuerà quanto in suo potere per riaprirci gli occhi. La fedeltà è colei che senza farsene accorgere inizia a scavare dei tunnel sotterranei di comunicazione alternativi a quelli che in superficie sono stati interrotti dalla limitatezza, dall’incapacità e dall’anaffettività umana e spirituale.

Quando non siamo capaci, dunque, di aprirle la porta del nostro cuore, essa comincerà a trovare altre vie per manifestarsi e quella più sicura, che le garantisce la conquista della totale attenzione da parte nostra, è il dolore, davanti al quale nessuno può distogliere lo sguardo; per questa ragione la fedeltà ricostruisce nel presente una situazione a specchio del passato che tanto male ha fatto, determinando proprio così gli irretimenti di cui poc’anzi abbiamo parlato.

Se ci si trova sotto gli effetti spiacevoli della fedeltà, per capovolgere questa “sfortuna”, l’unico modo è guarire la propria vita: bisogna fermarsi, ascoltare il suono delle parole che porta, e poi scegliere come rispondere. Ignorare la fedeltà e il sentimento che essa serve è inutile e impossibile poiché l’amore che le dà ragione di essere e di esserci non si può estirpare; esso è già dentro di noi da prima ancora dell’inizio del nostro corpo e ciò grazie a quello che tra poco vedremo essere il nostro debito di riconoscenza.

Quando impareremo a considerare le conoscenze genealogiche come parte della nostra storia, il nostro vissuto assumerà nuovi significati; ognuno per se stesso riuscirà a interpretare gli eventi trovando spiegazioni e soluzioni che diventano visibili per il futuro soltanto quando il passato è stato finalmente guardato e sanato. Esplorare le fedeltà genealogiche non è inutile archeologia, ma è davvero di grande aiuto per trovare nessi, spunti e ispirazioni per le soluzioni di cui tutti noi abbiamo sempre più bisogno. Inoltre, nelle costellazioni familiari, la fedeltà è la via per impadronirsi dell’unicità del proprio destino, che sta alla base del processo di separazione che è necessario compiere per non incappare nei suoi spiacevoli effetti negativi: più si riesce a distinguere il proprio destino da quello delle persone che consciamente o inconsciamente amiamo, più si sarà liberi dai condizionamenti e si potrà vivere liberamente la propria vita; ancora, la conoscenza e il lavoro sulle fedeltà consentono di trasformare in una grande forza alleata ogni “gene” buono o cattivo che sia stato ereditato.

Infine, gli effetti negativi in atto della fedeltà si possono riconoscere non solamente attraverso gli irretimenti, più o meno macroscopici, ma anche dalle piccole cose che istintivamente ricalchiamo dai caratteri, dai temperamenti e anche dai gesti dei nostri predecessori; è come se questo filo diretto con il passato fosse insito nel DNA, allo stesso modo di un vero e proprio programma di base dal quale, come ormai avremo contezza, non si riesce a sfuggire tanto facilmente.

Vi racconto, adesso, di alcune fedeltà che per la semplicità che le contraddistingue sono veramente straordinarie.

Due iscrizioni pericolose: la fedeltà che era sfuggita

Paola, la mia preziosa amica, ha sempre raccontato di sua madre un fatto raro che in qualche modo svela la forte indipendenza e libertà di pensiero di quella donna e anche una sua certa dose d’incoscienza. La madre di Paola era un’ebrea lituana che si trovò a vivere le leggi razziali nel cuore di Trieste. Ebbene, nel momento in cui gli ebrei dovevano nascondersi, battezzarsi, cambiare i loro nomi, lei, che mai lo aveva fatto prima, di nascosto dal marito cristiano si iscrisse ufficialmente alla comunità ebraica senza dirlo a nessuno.

Tutti gli amici di Paola, come ora anche voi, conoscono questo famoso aneddoto che lei racconta spesso, ma risale soltanto a pochi giorni fa la scoperta di quanto il comportamento della madre sia stato un atto di affermazione potentissimo dell’identità tale da lasciare una traccia precisa da seguire per sua figlia.

Erano trascorse poche settimane da quando mi trovavo in casa sua per le nostre due consuete chiacchiere e Paola, rispondendo alle mie curiosità sulla sua vita, a un certo punto, ridendo, scompare in un’altra stanza per ritornare con qualcosa in mano. Non l’avevo mai vista prima: era una vecchissima tessera d’iscrizione al partito comunista del 1962. Mi racconta che in una fase della sua vita, tali ideali per niente condivisi dal marito, divennero per lei importantissimi senza nessuna ragione particolare. Fu così che un giorno, al tempo in cui essere comunista era quasi a un passo dall’essere fuori legge, Paola, all’insaputa di tutti, si iscrisse al partito, mettendo a rischio l’intera famiglia e soprattutto la professione brillante del marito.

Come sono certa che, a questo punto, avrebbero fatto anche molti di voi, commentai con quelle che credevo essere delle parole scontate: “Certo hai fatto esattamente come tua madre!”. Beh, voi non ci crederete, ma Paola sgranò gli occhi e aprì la bocca... Io la guardavo con fare interrogativo perché non capivo cosa la stesse tanto sorprendendo considerando che la storia della madre era di dominio pubblico. “Non me ne ero mai accorta!”, mi rispose sbalordita lasciando, adesso, me a bocca aperta.

Sono più di cinquant’anni che Paola psicoanalizza mezzo mondo trovando e rintracciando le fedeltà più incredibili tra i suoi pazienti e le loro madri e lei non si era mai accorta di questa sua così eclatante.

Insieme ci lanciammo nell’analisi della nuova fedeltà e, tra le tante cose, saltò fuori che questa sua azione bizzarra e rischiosa l’aveva fatta anche alla medesima età di sua madre.

La cosa bella ed emozionante, sia per me che per lei che facciamo ricerca nell’ambito della psicogenealogia, fu che poteva guardare a questa esperienza accedendo al ricordo dall’interno con la luce della sua conoscenza: quando, senza immaginarlo, agì esattamente come sua madre, in Paola c’era una forza dirompente, un impulso fortissimo che la orientava in quella direzione; sicuramente per lei una scelta inconscia dettata più dal cuore che dalle sue ragioni.

Le memorie del terremoto: fedeltà come in trappola

Annarita è già la quarta casa che compra e cambia perché dopo un po’ comincia a starci male al punto da doverne uscire per trovare poi mille scuse con gli altri e con se stessa per non ritornarci.

La nonna fu una superstite del terremoto di Messina del 1908 nel quale tutta la sua famiglia rimase sepolta sotto le macerie della loro casa.

Non aprire quella lettera: la fedeltà che porta presagio

Sin da piccola l’ansia la prende ogni volta che vede una lettera nella sua casella di posta e adesso che i tempi sono cambiati e la corrispondenza arriva via mail, comunque le succede lo stesso; inspiegabilmente, l’idea di scoprire cosa c’è scritto spaventa sempre Ileana e, davanti alle buste chiuse, ha ogni volta dei brutti presentimenti.

La madre di suo padre, durante la seconda guerra mondiale, ricevette tre lettere in una settimana in ognuna delle quali si comunicava prima la morte del marito e poi quella dei suoi due figli.

Questo testo è estratto dal libro "L'Universo Crearmonico delle Costellazioni Familiari".

Data di Pubblicazione: 11 maggio 2018


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