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Cos'è il sogno liminale?

Scopri cos'è il sogno liminale

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Cos'è il sogno liminale?

C’è un’esperienza vorticosa, caleidoscopica e di libera associazione ai margini della vostra mente. La troverete nello spazio tra la veglia e il sonno, dove la coscienza vaga e mischia ricordi e pensieri con immagini visionarie. Questa esperienza io la chiamo sogno liminale. “Liminale” si riferisce agli spazi tra le cose, la condizione transitoria di soglie o confini. Ci sono due stati di sogno che, assieme, compongono il sogno liminale: ipnagogia e ipnopompia.

Questi stati in costante mutazione si aggrappano alle frange del sonno. Probabilmente avete familiarità con entrambi, ma magari non ci avete mai pensato.

Quando scivoliamo nel sonno la notte oppure durante un sonnellino pomeridiano o nel delirio da stanchezza, passiamo attraverso l’ipnagogia. Coniata nel 1848 da Louis Ferdinand Alfred Maury, studioso e medico francese le cui idee sull’interpretazione dei sogni influenzarono Freud, la parola “ipnagogia” deriva dal greco hypnos, che significa sonno, e agógos, portare, per cui acquisisce il significato di “condurre al sonno”. Tuttavia, è possibile notarla anche prima, quando ci sforziamo di rimanere svegli. In un cinema al buio, in una sala conferenze surriscaldata o da soli sul divano a tarda notte, in attesa del rientro di qualcuno, l’ipnagogia possiamo sperimentarla come una sorta di allucinazione da stanchezza. Scivolando in un sonnellino, potrebbe manifestarsi sotto forma di visioni vivide. Quando di notte ci addormentiamo, forse vediamo volti inquietanti rivolti a noi, udiamo stazioni radio sconosciute o sobbalziamo per la sensazione di cadere. Se il braccio o la gamba hanno uno scatto involontario, sapete di stare sperimentando l’ipnagogia.

Al mattino, emergiamo dal sonno attraverso il regno dell’ipnopompia, gemella dell’ipnagogia, dall’altra parte del sonno. Questa parola, coniata nel 1897 da Frederic W. H. Myers, fondatore della Society for Psychical Research, proviene anch’essa dall'hypnos greco e da pompē, cioè scacciare. Distesi nel caldo e accogliente letto, mentre ci svegliamo lentamente, potremmo notare che qualcosa iniziato come un pensiero è diventato un sogno. La memoria diviene storia e noi ci rendiamo conto che la mente sta sprofondando di nuovo nel sonno o che in realtà non siamo svegli come pensavamo di essere.

Ipnagogia e ipnopompia offrono alcuni dei sogni più strani, più belli e più interessanti. Sono alquanto diversi da ciò che viviamo durante il REM (movimento rapido degli occhi), la fase del sogno di cui probabilmente avete sentito parlare. Molti sanno che in questa fase si verificano i sogni, ma in pochi si rendono conto che sogniamo anche in altre fasi.

Il sogno liminale è uno stato mentale straordinario, che possiamo canalizzare per ricavarne creatività o risoluzione dei problemi, utilizzare come forma di metacognizione per esaminare i processi cognitivi o semplicemente giocare con una forma di esplorazione della coscienza.

Ho trascorso gli ultimi due anni a coltivare il sogno liminale e ora mi ci posso dedicare piuttosto facilmente. Tuttavia, insegno e scrivo sui sogni fin dagli anni Novanta. Per quasi vent’anni il mio lavoro e la mia attenzione si sono concentrati sui sogni REM: ho giocato con i sogni lucidi, esaminato i gadget per EEG disponibili in commercio e a volte mi svegliavo alle cinque del mattino per assumere erbe che allungavano i periodi di REM. Vedremo alcune di queste pratiche in seguito. Sono fantastiche, ma non mi hanno preparato alla serie di bizzarri e affascinanti sogni liminali che hanno completamente cambiato il focus della mia ricerca.

Il mio primo sogno liminale

Ho deciso per la prima volta consapevolmente di dedicarmi al sogno liminale una notte di fine dicembre. Avevo già avuto la mia esperienza a Delfi. Sapevo anche che ci sono tipi diversi di sogni in fasi diverse del sonno e ne discuterò nel capitolo 3. Ma analogamente alla maggior parte delle persone, vedevo ancora i “sogni” come REM. Poi ne ho fatto uno che mi ha portato davvero a cambiare idea.

Mi ero coricata abbastanza presto, cosa che faccio raramente. D’inverno ho i piedi freddi e non dormo bene. Quella notte era particolarmente fredda, quindi ho messo ai piedi del letto la mia borsa dell’acqua calda di gomma rosa (che chiamo “il maialino”). Sentire il calore sui piedi mentre mi rannicchio tra le lenzuola fredde è particolarmente soporifero per me. Mi fa dormire bene. Quella notte mi sono coricata con il maialino, portandomi il più vicino possibile a mio marito, caldo e addormentato, senza svegliarlo.

In breve mi sono resa conto della pesantezza degli arti e di una sensazione leggermente disconnessa tra corpo e mente. Con sorpresa, mi sono accorta che il mio corpo si era addormentato, ma la mente era sveglia. Ascoltavo il suono del mio respiro, più lento e profondo del solito: il suono inconscio e autoregolato del sonno. Quando lo sentiamo, riconosciamo il suono di qualcuno che dorme. La mia mente ronzava, ancora cosciente ma lì, sulla soglia del sonno. Sapevo che se avessi pensato troppo o provato a muovermi anche solo di un po’, il mio corpo si sarebbe svegliato. Sapevo anche che se mi fossi rilassata maggiormente e avessi smesso di focalizzarmi sui pensieri, la mente si sarebbe addormentata. Cosa incredibile, sono riuscita a rimanere sul confine, perfettamente in bilico tra veglia e sonno. Per la prima volta, ho fatto lo sforzo di indugiare ai confini della coscienza.

Consapevole di me stessa distesa a letto, ascoltando il respiro e avvertendo il corpo iniziare a riscaldarsi, ho cominciato a sognare: mi muovevo lentamente lungo un corridoio con un pavimento a scacchiera in bianco e nero. Il sogno c’era e non c’era, quasi come un fantasma che riuscivo a vedere. Con il corridoio che andava e veniva, ho oltrepassato un vecchio lavello di ceramica sbrecciato, montato sul muro. Le linee del lavello erano tracciate a fatica nel mio campo visivo. Era un sussurro di sogno, traslucido, quasi trasparente. La mia mente è rimasta sveglia, ma stavo sognando, sebbene solo a malapena. Alla fine la stranezza della situazione mi ha attivato la mente abbastanza da svegliarmi.

Ipnagogia e ipnopompia

Nel corso dei mesi successivi l’esperienza si è ripetuta in varie forme e non sempre sul letto. A un affollato evento per la pubblicazione di un libro mi sono accoccolata su un pouf a sacco in mezzo alla stanza e sono scivolata in un sonno liminale, né del tutto sveglia né addormentata. Quasi subito ho iniziato a sognare. Ho visto un uomo in stile cubista seduto su una sedia azionare un grosso macchinario industriale con un grande apparato steampunk rotante che gli ha sbattuto una bombetta in testa, poi gli ha infilato gli occhiali e messo un drink in mano. Dalla vita in su era un quadro incorniciato, dalla vita in giù un essere umano. Sapevo che stavo sognando, ma non mi sembrava esattamente un sogno.

Non avevo la sensazione che “io” fossi nella stanza con il mezzo uomo cubista. C’era solo l’uomo, un lampo della sua esistenza, ma non esattamente una storia e non avevo nemmeno la sensazione che ci fosse un “io” presente. Inoltre, non ero addormentata, non ero completamente immersa nel mondo dei sogni. Avevo mantenuto la consapevolezza di me stessa che faceva un sonnellino nel bel mezzo di un evento. Mi chiedevo se il mio vestito mi coprisse adeguatamente. Riuscivo a udire il mio amico Jason, in piedi poco distante, descrivere un progetto artistico che stava sviluppando a Marfa, in Texas.

Durante i miei anni di studio dei sogni, avevo già sentito parlare di ipnagogia, anche se ci sono pochissimi studi dettagliati sull’argomento. L’avevo sempre considerata solo una zona di transizione, un luogo da attraversare sulla strada verso il REM. Cercare di rimanere in questo stato è stata un’idea nuova, ma presto è diventata il fulcro delle mie incursioni nel sogno. A primavera mi sono ritrovata profondamente coinvolta nella pratica del sogno liminale.

L’ipnagogia è una sfrenata avventura psichedelica. Se mai avete desiderato fare con la mente un potente viaggio di quindici minuti che poi vi lasci del tutto lucidi e non produca i postumi di una sbornia, non cercate oltre. Con la pratica, ho imparato a indugiare in questo stato e ora in genere mi ci posso cimentare a piacimento. Ho anche imparato a rimanere più a lungo nell’ipnopompia, uno stato mentale piacevole e delicato in cui sembra di galleggiare su nuvole calde e soffici.

Ho perseguito il sogno liminale per la pura e semplice esperienza, ma nel mentre ho scoperto un nuovo modo di percezione e comprensione. Chiamo questa modalità mente liminale e la mia visione della vita è cambiata. Oltre a far fare viaggi straordinari con la mente, il sogno liminale può anche essere sfruttato per altri scopi: creatività, risoluzione dei problemi, guarigione e metacognizione. Mi auguro che lo esplorerete anche voi e che questo straordinario stato mentale vi aprirà nuove modalità di pensiero e percezione.

Data di Pubblicazione: 31 dicembre 2020

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