SELF-HELP E PSICOLOGIA   |   Tempo di Lettura: 4 min

Usa il Tuo Pensiero per Gestire le Emozioni

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Anteprima del libro "Intelligenza Emotiva e Coaching" di Steve Neale, Lisa Spencer Arnell e Liz Wilson

Le emozioni fanno parte di tutto

Le emozioni fanno parte di tutto ciò che facciamo, di ogni azione, decisione e giudizio. Le persone emotivamente intelligenti lo riconoscono e usano il proprio pensiero per gestire le emozioni anziché lasciare che queste prendano il sopravvento.

Proprio come per il termine “Coaching”, di cui parleremo nel Capitolo 2, anche IME viene definita in modi diversi da teorici diversi. Noi siamo d’accordo con la definizione proposta da Sparrow e Knight in Applied Et (2006):

L’intelligenza emotiva è la pratica abituale di:

  • utilizzare le informazioni emotive provenienti da noi stessi e da altre persone;
  • integrarle con il nostro pensiero;
  • utilizzarle per fare le nostre scelte in modo da ottenere ciò che vogliamo da una situazione, nell’immediato e dalla vita in generale.

In altre parole, IE significa applicare il pensiero ai sentimenti (e i sentimenti al pensiero) per guidare il nostro comportamento.

Questo permette di gestire meglio se stessi e migliorare il rapporto con gli altri.

Quanti cervelli abbiamo?

Per capire la nostra definizione di IE, innanzitutto è importante comprendere alcune cose sul funzionamento del nostro cervello. Il cervello umano evoluto può essere diviso in tre parti diverse, come illustrato dal modello uno e trino (triune brain) di Paul MacLean (1973).

Molti milioni di anni fa uscimmo dall’acqua come rettili. A quel tempo possedevamo solo la parte più primitiva del nostro cervello moderno, cioè il tronco encefalico, che circonda la parte superiore del midollo spinale. Questo cervello rettiliano regola funzioni vitali fondamentali come la respirazione, il controllo dei riflessi e i movimenti. Anziché pensare o apprendere, questo cervello primitivo si occupa del corretto svolgimento delle funzioni corporee di base, ad esempio ci dice quando abbiamo bisogno di mangiare o di dormire; pertanto svolge un ruolo essenziale per la nostra sopravvivenza.

Sviluppandoci come specie, il nostro cervello si è espanso e ha formato ciò che noi conosciamo come cervello limbico (chiamato anche mammaliano o emotivo). Questa parte inconscia del nostro cervello è il nostro centro emotivo, sede dei nostri valori, delle nostre convinzioni e dei nostri atteggiamenti, che genera le emozioni da essi innescate.

In tempi più recenti della scala evolutiva si è formato il nostro terzo e ultimo cervello: conosciuto come neocorteccia, esso contiene la corteccia prefrontale, responsabile del pensiero (cervello pensante).

Con l’applicazione delle moderne tecniche di diagnostica per immagini, gli scienziati hanno iniziato a misurare l’attività in diverse parti del cervello contemporaneamente. E forse non c’è da sorprendersi che il nostro cervello inconscio ed emotivo sia molto più attivo di quello logico e pensante. Si stima che nel nostro cervello emotivo si attivino fino a 6 miliardi di cellule nervose in un secondo, rispetto alle 100 stimolazioni neurali nel cervello logico: una cifra incredibilmente inferiore. Inoltre il nostro cervello, espandendosi, ha sviluppato estesi collegamenti neurali che vanno dal cervello emotivo a quello logico (e al resto del corpo). In altre parole, il cervello emotivo invia messaggi a quello logico e a tutto il corpo ogni secondo. Abbiamo sviluppato collegamenti neurali anche dal cervello pensante a quello emotivo, ma poiché il cervello si è espanso verso l’esterno, tali collegamenti sono in numero molto minore.

Per semplificare con un’immagine, il cervello emotivo è collegato a quello pensante tramite un’ampia rete autostradale di cellule nervose, mentre i collegamenti in direzione opposta, dal pensiero al sentimento, sono più simili a dei sentieri. Tuttavia, spesso il cervello pensante non è consapevole delle emozioni che vengono inviate dal cervello emotivo. Tali emozioni vengono invece elaborate inconsciamente da un’area cerebrale chiamata corteccia cingolata anteriore, che ci porta a comportarci nei modi abituali di sempre, quasi senza prestare attenzione all’emozione che proviamo o agli atteggiamenti a essa collegati.

Questo testo è estratto dal libro "Intelligenza Emotiva e Coaching".

Data di Pubblicazione: 13 giugno 2018


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