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Cos'è la Comunicazione Animale

Cos'è la Comunicazione Animale

Scopri l'Animal communication, il mezzo di comunicazione meraviglioso che condividiamo con gli animali, leggendo l'anteprima del libro di Valeria Boissier.

Come ci sono arrivata

Da sempre amo gli animali e da bambina già trovavo molto più facile stare con loro che con le persone. I miei genitori mi hanno sempre appoggiato in questo e non mi hanno mai impedito di trascorrere tanto tempo con i miei amici pelosi. Già allora sentivo il bisogno di sapere cosa passasse per la testa di questi esseri così speciali: una curiosità che in un certo senso tutti noi abbiamo vissuto, in un modo o in un altro, più o meno consapevolmente.

Già Carl G. Jung sosteneva che i fenomeni psichici non erano limitati alla persona, all’organismo umano, per cui dovevano certo manifestarsi anche negli animali. Quanto alle nostre capacità di cogliere queste comunicazioni “sottili”, mi piace ricordare Edgar D. Mitchell, astronauta, secondo il quale non esistono fenomeni innaturali o soprannaturali, ma soltanto enormi lacune nella nostra conoscenza di ciò che è naturale. E mi piace condividere con voi l’incoraggiamento di Russel Targ, ricercatore per due decenni presso lo SRI (Istituto di Ricerca di Stanford), secondo il quale si tratta di capacità vaste che tutti possediamo, in vari gradi.

Tante persone hanno vissuto da piccole delle esperienze importanti di comunicazione con il mondo animale, e poi hanno apparentemente perso questa facoltà. Spesso ne ho incontrate ai miei corsi: erano venute proprio per poter comunicare nuovamente come facevano da bambine, e c’è chi c’è riuscito.

Personalmente ho capito solo da adulta come sviluppare questa capacità, spinta dal bisogno: è accaduto quando ho avuto la necessità di aiutare un mio cane in difficoltà. È a questo evento, nel 1996, che faccio risalire l’inizio della mia formazione.

Baloo era nato a casa mia, ma aveva difficoltà comportamentali: era un cane pieno di paure, e sentivo la spinta ad aiutarlo perché potesse avere una migliore qualità di vita. All’epoca non era così facile trovare metodi dolci che potessero aiutarlo a stare meglio, ma a furia di cercare incominciai a trovare qualche corso all’estero, e siccome un corso tira l’altro, frequentando dei seminari introduttivi sul comportamento conobbi altre persone che mi consigliarono altre formazioni, come ad esempio il metodo Tellington TTouch di Linda Tellington-Jones che insegna ad aiutare gli animali a ritrovare un equilibrio fisico, mentale ed emozionale; a questo fece seguito un corso di educazione cinofila con Turid Rugaas dove imparai a conoscere il vocabolario del cane e le sue necessità, e poi seguii dei corsi per educare i cuccioli con Gwen Bailey e quelli, davvero eccellenti, organizzati dalla Società cinofila svizzera SKG4. Poi fu la volta della formazione in Animal communication con Carol Gurney a Los Angeles; ma siccome nessuno di noi finisce mai di imparare, ora sto studiando la MetaKineBiology® in Svizzera con Philippe Bertholon.

La "comunicazione animale" è già nostra: occorre solo riscoprirla

L’Animal communication, o “comunicazione animale”, è un mezzo di comunicazione meraviglioso che condividiamo con gli animali, e che quindi consente di metterci in contatto con loro. Un sogno per tanti amanti degli animali, un sogno che si può realizzare.

Molti pensano che sia un dono, ma non è così: siamo tutti in grado di comunicare in questo modo, si tratta solo di riscoprire come, usando una semplice tecnica che si può imparare, e di cui troverete alcuni esercizi introduttivi alla fine di questo capitolo, alla voce "Come si comincia". Sicuramente c’è chi sarà più portato e chi meno, come in tutte le cose, ma in linea di massima basta impegnarsi per cominciare a vedere qualche risultato.

Uno dei risultati è che l’Animal communication è di grande aiuto non solo per gli animali ma anche per le persone: in tutti questi anni ho avuto la fortuna di conoscerne tante straordinarie, dotate di grande dedizione per i loro animali ma in cerca di qualcosa che le aiutasse a prendere delle decisioni difficili, o a capire meglio certe modalità dell’animale dovute a un suo complesso passato, o a rendersi conto di essere loro stesse causa involontaria di una difficoltà relazionale con l’animale: molti sono quelli che hanno il desiderio di mettersi in discussione e l’apertura per farlo, così da “aggiustare il tiro”. Per noi animal communicator è una gioia accompagnarli, ed è un onore essere accolti così, semplicemente, dentro alla loro vita. Per loro è un conforto e per il loro animale anche, perché si sente ascoltato. Insomma, è un’operazione win win win, come direbbero gli americani, dove tutti escono vincenti.

E naturalmente una delle domande più frequenti è: «Come funziona?»

Bene, è molto semplice. Di solito il passaggio di informazioni fra esseri viventi avviene in vari modi: parole, immagini, pensieri, emozioni, sensazioni. A volte si riceve in un modo e a volte in un altro, o anche in più modi contemporaneamente, come ad esempio per mezzo di emozioni e immagini insieme. E, sempre, ogni conversazione è un caso a sé, perché sia le persone sia gli animali hanno i loro modi prediletti per comunicare.

"I am a hunk"
Ricordo un giorno in cui, negli Stati Uniti, stavo conversando telepaticamente con un cavallo che continuava a rimandarmi questa frase: “I am a hunk”. Era un’espressione inglese che non conoscevo, e mi chiedevo cosa significasse. La spiegazione arrivò velocemente per bocca della sua compagna umana: «Lo chiamo così tutti i giorni, è come dire che è un figo».

Le immagini sono fondamentali, e ci aiutano tantissimo a comunicare con l’animale.

Pensateci: se vi viene in mente il vostro cane, sarà certamente con la sua immagine, non certo col suo nome scritto a caratteri cubitali....

Perlopiù, quello che comunicheremo verrà dunque accompagnato da un’immagine, e questo vale per noi quanto per gli animali. Questo ci costringe a riflettere su come ci relazioniamo con loro.

La parola no è molto presente nel nostro vocabolario e ci capita facilmente di dire: non saltarmi addosso, non leccarmi, non tirare, non graffiare, non mordere... il tutto ovviamente accompagnato da immagini dove saltano (ma non è quello che vorremmo...), leccano e tirano al guinzaglio, immagini su cui non possiamo certo tracciare una croce per indicare che si tratta di un divieto!

Allora bisogna trasformare i divieti in formule più propositive, comunicando all’animale ciò che vorremmo facesse invece di quello che non deve fare: “con le quattro zampe per terra sarai più apprezzato”, “se torni quando ti chiamo potrai andare a spasso libero”, “se giochi delicatamente giocheremo di più”... ed essendo il tutto accompagnato dall’immagine corrispondente, questo potrà fare la differenza, perché il messaggio che giungerà all’animale sarà più chiaro.

Fra le immagini, emozioni e sensazioni che ci pervengono dagli animali, ve ne sono di semplici (tristezza, gioia, rabbia, dolore) e di molto articolate, proprio come lo sono le nostre: come quando li percepiamo offesi, e magari ci tengono il muso, o sono in vena di scherzi, come la cagnolina che un giorno, mentre stavamo comunicando, mi mandò l’immagine di lei che sbatteva a terra un altro cane per gioco, e poi mi guardò tutta soddisfatta di sé, compiaciuta di quello che aveva fatto!

Con chi possiamo comunicare?

Con animali di tutti tipi: mammiferi, uccelli, pesci... ma anche con fiori, piante, alberi. Esperimenti hanno dimostrato che se mettiamo due piante uguali l’una accanto all’altra e con una parliamo e con l’altra no, cresceranno diversamente. La pianta con la quale si parla cresce meglio.

Possiamo comunicare con l’acqua. Sappiamo, dalle ricerche di Masaru Emoto relative alla cristallizzazione dell’acqua, che associando o scrivendo parole positive e amorevoli sui contenitori dell’acqua, nel momento in cui scende la temperatura abbastanza per consentire la cristallizzazione si producono cristalli armoniosi, bellissimi; mentre se l’acqua entrata in contatto con situazioni o parole violente e malevole, cristallizza in modo disarmonico e incompleto.

Comunicare con un animale o un qualsiasi appartenente ad altri regni arricchisce tantissimo. Sono a modo loro dei maestri per noi, e se solo ci disponiamo ad ascoltarli, a conoscerli, ci daranno tutto: messaggi che ci faranno riflettere, che ci faranno crescere, e che ci indurranno a cambiare tanti lati del nostro essere.

In poche parole, ci renderanno migliori.

Lo stato di ascolto

Ascoltare i nostri animali è anche il più bel regalo che possiamo offrire loro, e la nostra più bella dimostrazione d’amore.

Si tratta di entrare effettivamente in uno stato di ascolto obiettivo, cercando di comprenderne il punto di vista. Potremo, così, cogliere tante sfumature e capirne meglio il carattere. Troveremo il timido, lo sbruffone, il profondo, lo spirituale, il saggio, il responsabile, quello che sa tutto e ha la verità in tasca.

Ci saranno conversazioni dove l’animale in due parole dice quello che ha da dire, troveremo quello che non vuole parlare, quello logorroico e via di seguito. Tipologie diverse, insomma.

L'obiettivo del conversare

Nell’arco degli anni mi sono accorta che, molto spesso, quando le persone mi scrivono perché io parli con i loro animali, le domande sono perlopiù relative a problemi pratici. Sembra, così di primo acchito, che l’obiettivo principale sia quello di cercare di migliorare i problemi che presenta l’animale in questione, piuttosto di chiedersi il perché si comporti in quel dato modo.

Forse, questo avviene perché noi umani sottolineiamo più facilmente i problemi nelle situazioni relazionali e tendiamo a scordarci le cose belle che viviamo.

E' luogo comune, ad esempio, fissarsi sui danni in casa, sui comportamenti scorretti nei confronti dei simili o non simili; vogliamo sapere se ci amano, se per loro siamo brave persone e così via. E soprattutto si pensa che con la telepatia si possa dettare all’animale un decalogo di cose da fare per cambiare.

Sicuramente gli si possono spiegare, in una conversazione, le varie situazioni e il nostro punto di vista, ma è anche importante condividere con l’animale tutti i momenti di vita che sono positivi e rafforzarne l’importanza, così da trasmettere anche la piena consapevolezza dei momenti meravigliosi che viviamo con lui, e la nostra riconoscenza, il fatto che apprezziamo i suoi sforzi.

Un giorno una persona mi ha detto: «Arturo si è sdraiato accanto a me quando ero malata; ha appoggiato la testa sulla mia gamba e così mi ha dimostrato tutto il suo amore». La mia riflessione istantanea è stata: interessante, questo concetto: loro ci dimostrano in continuazione quanto ci amano, ma noi come dimostriamo il nostro amore nei loro confronti?

L’obiettivo di una conversazione è quello di migliorare il rapporto con l’animale, di capire come si sente e cercare una soluzione per fare stare meglio tutti.

Potremo anche, quando è il caso, spiegargli quale difficoltà un certo suo comportamento causa alla sua famiglia.

Per esempio, ci sono cani che sporcano in casa e non fuori: bisogna capire perché lo fanno: magari, è perché fuori non si sentono al sicuro o perché pensano che evacuare in casa vada ugualmente bene.

Se il cane sporca dentro perché fuori è a disagio, allora cercheremo di capire meglio come aiutarlo, mentre se non considera importante dove sporcare allora sarà necessario spiegargli in quali difficoltà questo comportamento mette la sua famiglia.

Data di Pubblicazione: 8 giugno 2020

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