SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 10 min

Cosa succede quando si muore

Cosa succede quando si muore

Scopri cosa accade al corpo fisico nei momenti appena successivi al decesso leggendo l'anteprima del libro di Roland Schulz.

La morte

Nel momento del trapasso, intorno cala il silenzio, come se dietro il defunto si chiudesse una porta. Il respiro affannoso si ferma, il rantolo scompare: la morte si è compiuta. Il silenzio, che si sostituisce al rumore di prima, porta con sé una calma quasi palpabile, che raramente regna nel mondo dei vivi; forse d’inverno, quando cade la neve e i suoni diventano ovattati. Anche i presenti si sentono avvolti da questa pace e per un istante colgono la potenza della morte, come illuminati da un lampo.

Poi il ritmo della vita riprende a battere, con il debole ronzio degli elettrodomestici e il sommesso ticchettio dell’orologio, i suoni smorzati delle apparecchiature dell’ospedale, il brusio in corridoio, il rumore del traffico in lontananza; fuori dalla finestra il cinguettio di un uccello. Ogni suono sembra nuovo, dopo che i sensi si erano acuiti di fronte al dolore.

La calma è imperante; il presente della morte paralizza i vivi ancora a lungo. Abbassano la voce, camminano in punta di piedi, si muovono con cautela, come se temessero di rompere qualcosa. Anche quando piangono e si disperano lo fanno con profondo rispetto. C’è una reazione comune a molti, in ospedale e a casa: guardano il defunto in faccia.

Il defunto in quel momento appare vulnerabile, il corpo e le membra sono fragili, le mani appoggiate sulla coperta sono pallide e la presa, prima debole, non stringe più. Sul volto, più che in qualsiasi altra parte del corpo, la morte si mostra in tutta la sua tragicità: il cranio ossuto, le guance scavate, il mento appuntito. La pelle è livida, cerea, il viso smunto, i tratti deformati. Nelle orbite, gli occhi sono semiaperti, lo sguardo è vacuo. La bocca è socchiusa e dalle labbra non escono più suoni. Il viso è irriconoscibile, ha perso la propria luminosità. Anche chi non ha mai visto un cadavere capisce che siete morti.

E non siete gli unici. Nello stesso istante qualcun altro è spirato da un’altra parte del mondo. Secondo le statistiche, ogni secondo sulla Terra muoiono in media due persone.

Tic, morite voi e un altro. Tac, muoiono il bambino nello Yemen e l’anziano in Canada.

Tic, la donna sulla costa e l’uomo all’altro capo della città. Tac, l’uomo solo del terzo piano e la madre di quattro figli in Australia.

Tic, il religioso e l’attrice, tac la bisnonna centenaria e il neonato.

Tic, la contadina del Gange e il fabbro delle Ande, tac la famosa musicista cinese e lo sconosciuto profugo nel Mediterraneo.

Tic, due automobilisti usciti di strada, tac due soldati in Siria, tic morto numero 21 e morto numero 22, tac morti numero 23 e 24, tic 25 e 26, tac 27 e 28.

Mentre leggevate questo elenco sono spirate almeno altre 30 persone. Ogni minuto subiscono questa sorte oltre un centinaio di esseri umani, ogni ora quasi 6.500, ogni giorno più di 150.000, ciascuno con la propria storia e, se considerati insieme, una massa anonima. Questo è il paradosso della morte: ciascuno muore da solo, la morte è un evento unico nel suo genere e nel contempo ordinario come pochi altri.

Come quando nascete, anche quando morite avete dei compagni scelti per voi dal caso, che muoiono nello stesso giorno, nella stessa zona.

I vostri sono un’anziana signora che la sera ha chiuso gli occhi e il mattino non li ha più riaperti, un bambino che ha perso la sua battaglia contro il cancro e un ragazzo che voleva scattare una foto fantastica. Voi siete spirati al termine di una lunga malattia.

Il viaggio

I corpi giacciono ancora dove ciascuno è deceduto, ma presto si incontreranno; uno dopo l’altro prenderanno la strada seguita da ogni salma, passando per una serie di stazioni, come quelle della metropolitana. In alcuni snodi importanti si incroceranno, in altri punti, invece, saranno soli. Il viaggio sarà breve, potrà durare qualche giorno, forse una settimana, al massimo dieci giorni, diffìcilmente di più. Il tempo che intercorre tra il decesso e la sepoltura varia da caso a caso. Né sul processo di morte, né sul lutto esistono ricerche, regole e rituali cosi precisi come in questa fase.

Dove e quando avviene il decesso: da questo dipende il percorso che seguirà il cadavere. L’ora è importante per il disbrigo delle pratiche successive: siete morti di notte, di mattina o di sera? Nel weekend o in un giorno feriale? Se succede al di fuori degli orari lavorativi rimarrete fermi, altrimenti andrete avanti. Ma ancor più decisivo è il luogo del trapasso, che determina quali mani laveranno il vostro corpo, quale medico lo palperà e quali impiegati ne registreranno il decesso. Ma soprattutto, questo stabilirà quali leggi, decreti e regolamenti cimiteriali saranno applicati.

In Germania, per esempio, la gestione di tali pratiche è di competenza dei Länder, anche se molti di essi, nella propria costituzione, hanno delegato i dettagli ai comuni. In base a queste disposizioni, gli enti locali hanno elaborato i propri regolamenti in materia, rendendo la questione più complicata che in altri Paesi. Attraverso una giungla di moduli, norme e documenti, il luogo del decesso indica la strada da percorrere, che è ancora lunga, perché ancora per un pezzo non sarete ufficialmente morti.

Ebbene, dove e quando. Voi siete appena spirati, il vostro corpo giace lì, a casa vostra, in una regione come tante altre, in una città circondata dalla campagna, attraversata da un fiume, dove lo sguardo abbraccia l’orizzonte. Ci sono degli ospedali, molti piccoli comuni e diversi grandi cimiteri. Ci sono abbastanza morti da dare lavoro a una squadra di agenti funebri, crematori e impiegati.

La salma della vecchia signora giace nella sua stanza, all’ottavo piano della casa di riposo vicino alla tangenziale, ed è mattina.

Il cadavere del bambino si trova nell’ospedale alle porte della città, nel reparto di cure palliative, ed è mezzogiorno.

Il corpo del giovane è all’aperto, ai piedi di un’impalcatura, ed è sera.

Fra i vivi, pochi conoscono il percorso dei morti. La maggior parte della gente può intuire qualcosa quando incrocia questo percorso nella propria quotidianità: da un cimitero risuona il rintocco grave di una campana, un carro funebre parcheggia in una via laterale davanti al municipio, dalla porta di un edifìcio in centro escono degli uomini che trasportano una bara. Poi quell’attimo svanisce e resta soltanto l’idea che accanto al mondo dei vivi ce ne sia un altro, vicino e lontano nello stesso tempo.

Si tratta di un mondo indipendente, con le proprie leggi e la propria lingua, i propri confini e il proprio territorio. Anche i defunti hanno dei documenti, un’età e dei rituali, indossano certi vestiti, si muovono in appositi veicoli e occupano determinati spazi. Sono un popolo che si muove fra di noi.

Quasi tutti i vivi che hanno accesso a questo mondo sono professionisti che operano nelle varie tappe del percorso; quasi nessuno però lo conosce interamente. Per questo tutti sono rimasti affascinati dall’idea di esplorarlo finalmente nella sua globalità: scoprire che giro fa un cadavere, tappa dopo tappa. Naturalmente alcuni tratti sono occultati o sbarrati. Chi opera con i cadaveri, tra l’altro, ha l’obbligo di riservatezza.

Per esempio, l’impiegata non può rivelare le informazioni estrapolate dai documenti del defunto; il poliziotto è vincolato al segreto professionale quando rileva le cause di un decesso; il medico ha prestato giuramento e non può dire nulla di ciò che viene a sapere nell’esercizio delle sue funzioni. Alcuni professionisti non hanno interesse a svelare dei dettagli sul mondo dei morti per non favorire la concorrenza e per non spaventare i vivi. E interessante, dal momento che la presenza di specialisti è un fenomeno nuovo dal punto di vista storico; per millenni, infatti, la gestione della salma è stata compito dei parenti, che lavavano, vestivano e pettinavano il defunto, gli scavavano la fossa e lo seppellivano con le proprie mani. Becchini e burocrati sono comparsi solo 150 anni fa.

Il mondo dei morti è impenetrabile

Tra questi specialisti c’è chi ritiene che il mondo dei morti sia impenetrabile per i vivi. Essi hanno accettato che li accompagnassi nel loro lavoro a condizione di non citare nomi e luoghi. Per questo ho modificato le generalità dei protagonisti, per esempio il sesso, l’età e il contesto. I fatti narrati, però, sono veri - dietro ogni storia c’è una persona realmente esistita.

C’è la vecchia signora che giace nel letto dove ha dormito negli ultimi vent’anni, circondata dalle fotografìe di famiglia che ritraggono il marito e i fratelli morti, i figli e i nipoti, che vivono lontano. Un’infermiera si avvicina e la chiama: “Buongiorno signora G., è ora di alzarsi! Signora? Signora?”.

C’è il bambino steso sul lettino colorato; i suoi genitori, in lacrime, si stringono in un abbraccio.

C’è il giovane trovato da un muratore, alla fine della giornata. L’uomo lo tocca, si ritrae spaventato e corre a chiamare un’ambulanza.

Voi giacete lì, nel silenzio, come se una porta si fosse chiusa alle vostre spalle.

Il vostro corpo è immobile, privo di vita. Ma quella calma è ingannevole. Al suo interno, esso è ancora tiepido ed è in gran subbuglio - lo avete abbandonato e senza di voi le sue funzioni abituali sono in tilt. Il sangue, che prima circolava regolarmente, si è fermato. Per la forza di gravità, che in pochi minuti esercita un’attrazione molto forte sui tessuti e sulle cellule dell’organismo, le piastrine, i globuli bianchi e i globuli rossi si depositano sul fondo dei vasi sanguigni, affluendo verso il basso. Anche i liquidi - bile, linfa e succhi gastrici - si raccolgono nella parte inferiore dei vasi. Intanto, la sofisticata interazione fra le cellule si blocca. Senza l’ossigeno trasportato dal sangue, le cellule nervose, i muscoli e gli organi perdono l’elemento fondamentale per produrre energia. Quindi trasformano le sostanze rimaste, finché i processi biochimici iniziano a incepparsi. All’interno delle cellule si accumulano prodotti intermedi del metabolismo e l’equilibrio dell’ambiente, dove ogni cellula svolge il proprio compito, salta. Il vecchio sistema collassa, gli enzimi si rompono, la concentrazione di albumina aumenta e le cellule organiche esplodono. Questi burrascosi processi che hanno luogo all’interno del corpo non sono visibili. Soltanto dal volto traspare il cambiamento in atto. Nel momento del trapasso i muscoli si afflosciano e i tratti del viso si distendono. Eppure è evidente che è successo qualcosa di importante.

Adesso che la morte è sopraggiunta l’unica cosa da fare, l’unico consiglio che gli specialisti danno ai familiari, è:

Non fare niente.

Proprio così.

Riprendere fiato, respirare, stare seduti in silenzio, piangere, al limite tenere la mano del defunto. Niente di più. Non c’è fretta, quel che doveva succedere è successo. Per il resto c’è tempo.

Data di Pubblicazione: 13 marzo 2020

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