SELF-HELP E PSICOLOGIA   |   Tempo di Lettura: 8 min

Cosa ti renderà davvero un coach ricco

Cosa ti renderà davvero un coach ricco

Scopri le caratteristiche che contraddistinguono un coach di successo leggendo l'anteprima del libro di Antonio Panico.

Cosa ti renderà davvero un coach ricco

Non mi stancherò mai di inculcare questo concetto cardine del coaching: i coach ricchi lavorano per aiutare gli altri.

Vorrei che ti fosse ben chiaro questo punto prima di continuare, perché è metabolizzando questa etica professionale che il tuo lavoro si trasformerà in una missione soddisfacente e, come naturale conseguenza, remunerativa.

Ora, se questo è vero, uno dei feedback più eclatanti di un coach è il rapporto continuativo che egli ha con il cliente; quando un coach ha rapporti professionali continuativi con i suoi clienti, allora è da ritenere un coach valido.

Esiste tuttavia un altro feedback, ancora più importante, a cui prestare assoluta attenzione e ci ricollega all’introduzione di questo capitolo.

Voglio che sia un mantra per te che ti accingi a intraprendere questa professione: sei un coach ricco se possiedi una reputazione di ferro.

La reputazione

Sei un coach ricco se possiedi una reputazione di ferro.

Un noto libro di Adam Grant, Più DAI più hai, riporta le parole di un ricercatore il quale afferma, su basi statistiche, che la reputazione vale più del denaro.

Chiaro?

Cosa implica tutto ciò? Molto semplicemente significa che un coach ricco lavora con assoluta onestà intellettuale ed etica.

Per farti comprendere bene il punto, ti farò notare una differenza di approccio professionale e trarremo poi le nostre considerazioni finali. Concentriamoci sul senso della parola responsabilità in ambito professionale.

È corretto affermare che sono i clienti ad avere principalmente la responsabilità del loro operato e dei risultati che vorranno raggiungere, eppure un coach ricco che non ha come meta unica il denaro ma che vuole aiutare i suoi clienti in alleanza, prenderà a cuore le situazioni che gli sono state proposte e si sentirà responsabile dei risultati attesi.

Ecco, in questo caso possiamo affermare senza tema di smentita che questi coach avranno più successo di altri.

La responsabilità

I coach ricchi si sentono responsabili, i coach poveri no.

So che questa frase lapidaria può far storcere il naso a qualcuno di voi, forse proprio a te che mi stai leggendo ora, eppure è talmente importante e delicato carpire il sottile meccanismo che si innesca in un coach ricco che è giusto dedicarci qualche secondo ancora. Facciamo un passo indietro e chiediamoci: da dove deriva questo concetto di responsabilità altrui?

Nella psicologia spesso si propone una terapia continuativa, pur tuttavia senza prendersi la responsabilità del risultato, senza assicurare la risoluzione del problema per il quale si apre quella medesima terapia.

Detta in modo brutale (non uso molti giri di parole e già tu dovresti saperlo, amico mio), la terapia “dovrebbe” risolvere il problema - non è detto che lo risolva - allora si continua la stessa terapia finché non si otterrà la “guarigione” del paziente trattato. Praticamente molti psicologi, non tutti, propongono sempre la stessa forma di terapia anche se il risultato tarda ad arrivare... Com’è quella frase di Einstein?

«Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi un risultato diverso».

Questa la dice lunga, ma stendiamo un velo pietoso.

È questo un approccio professionale, certo, ma manca del senso di responsabilità che deve caratterizzare un coach ricco.

Il coach non è uno psicologo, il coach ricco soprattutto è una carrozza trainante e ha tutta la responsabilità di portare il suo cliente dal punto A al punto B, costi quel che costi (purché si rimanga assolutamente etici).

E vero che non esiste una responsabilità legale nei confronti del cliente e spesso viene sottolineato ciò nei contratti che si stipulano, ovvero dichiarando che il coach non si assume la responsabilità dei risultati del cliente.

Può essere, per certi versi, comprensibile e giusto questo approccio ma per altri versi stiamo sbagliando bersaglio, amico mio.

Tu vuoi diventare un coach ricco; tu vuoi quindi ottenere continuità professionale col tuo cliente; tu vuoi essere riconosciuto con una reputazione di ferro; tu vuoi lavorare in alleanza col tuo cliente; tu vuoi essere la sua locomotiva. Per ottenere tutto ciò devi inevitabilmente assumerti la responsabilità dei risultati dei tuoi clienti, non hai alternativa.

Lasciamo fare agli psicologi il loro mestiere e lasciamo ai coach poveri il loro lavoro, finché durerà.

Noi siamo e vogliamo rimanere coach ricchi, quindi al diavolo i giochi di parole sulle responsabilità legali e facciamoci entrare in testa che noi vogliamo assumerci una responsabilità reale, morale ed etica.

Dobbiamo e vogliamo fare tutto ciò che è necessario e in nostro potere per raggiungere i risultati dei nostri clienti, per traghettarli al loro successo, perché il loro successo è il nostro successo!

Con questa presa di coscienza allora un coach potrà anche commettere alcuni errori professionali, potrà anche sbagliare qualche strategia, ma manterrà sempre una reputazione di ferro e il rapporto tra lui e il cliente non subirà mai uno stop.

D’altronde se il ruolo di un coach, per definizione, è quello di aiutare il cliente a raggiungere il risultato, allora sentirsi responsabili dei risultati è la normale conseguenza.

Un’esperienza illuminante

Tempo fa dovetti prendere in mano una situazione molto delicata che stava cercando di gestire uno dei miei business coach.

Devi sapere che mi avvalgo di un piccolo gruppo di business coach, si tratta di un team selezionato, imprenditori che sono stati miei clienti e si sono appassionati a questo mio lavoro chiedendomi di formarli come business coach.

La mia prima esperienza è stata così bella, intensa e ricca di soddisfazioni che ho deciso di riaprire l’accademia dopo due anni a un numero di iscritti molto limitato e solo dopo selezione.

Pensavo che ci avrei messo due settimane per riempire i posti, invece con mio grande stupore dopo 48 ore dal lancio dell’accademia, avvenuta tramite una singola email, avevo riempito il corso. Comunque uno di questi coach si era trovato con un imprenditore che aveva più volte richiesto di posticipare la sua sessione di coaching.

Da contratto prevediamo che un cliente possa spostare l’appuntamento solo per motivi importanti entro 24 ore dall’appuntamento, previo addebito della sessione in cui non si presenta.

Malgrado ci fosse qualcosa di questa regola che non mi convinceva, l’applicavamo così poco che non me ne ero mai preoccupato. Poi arrivò questo mio coach e mi disse: “Antonio aiutami, Andrea, mi ha spostato gli appuntamenti ogni settimana nelle ultime tre, e

quest’ultimo appuntamento non mi ha risposto ed è saltato. Io gli ho detto che noi da contratto facciamo pagare gli appuntamenti saltati, ma lui ne ha spostati vari e adesso non si è presentato”.

Ora so che molti coach sarebbero d’accordo su questo punto, ma io ebbi da ridire.

Il motivo per cui noi facciamo coaching è aiutare i nostri clienti a portare aventi programmi, attività, strategie ecc. che lo porteranno verso i suoi obiettivi.

Se lui non si presenta all’appuntamento viola un accordo professionale, questo è vero, ma la domanda è “perché lo fa?”.

Nella mia esperienza mi è capitato spesso che alcuni clienti mi abbiano chiesto di spostare l’appuntamento, quando non si trattava di uno spostamento dovuto a una contingenza reale, lo hanno fatto perché non sono riusciti a rispettare il programma di attività e non volevano affrontare il confronto con il coach sul programma non svolto. Quando questo accadeva io dicevo: “Non ti preoccupare se non hai fatto tutto, io sono il tuo coach, mica la tua maestra... Se c’è qualcosa che non sei riuscito a portare avanti capiamo insieme cosa ti ha inibito. Magari eri super indaffarato, allora dobbiamo alleggerire le attività, oppure ti manca qualche informazione, e allora le integriamo”, e così via.

La cosa più bella che mi è successa è che solitamente 2/3 dei clienti poi si presentano alla sessione puntuali e con le attività svolte. Perché l’alleggerimento della preoccupazione li ha motivati.

Così ho scritto un protocollo su questa singola possibilità, l’ho fatto per standardizzare la risposta dei coach e per assicurarmi che anche in questa situazioni le nostre azioni siano allineate ai nostri scopi. Questo è un esempio molto importante che devi tenere a mente, e quindi riassumo qui: tutto quello che fai, che dici, che proponi deve essere in linea con la tua meta, con il tuo scopo spirituale, perché questo crea allineamento, le cose fluiscono dove tutto è allineato e il cliente si aspetta questo tipo di valore aggiunto da te.

Data di Pubblicazione: 4 febbraio 2019

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