SALUTE E BENESSERE   |   Tempo di Lettura: 10 min

La Bocca e i Denti sono lo Specchio della Persona

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Anteprima del libro "La Salute Comincia in Bocca" di Hubertus von Treuenfels

La bocca come specchio della vita

Un proverbio asiatico afferma che il malato con i suoi disturbi porta già in sé la soluzione del suo problema. Perché con i disturbi, siano essi un dolore acuto o un malessere cronico, il corpo segnala che c’è qualcosa che non va. Il primo passo sulla strada verso la guarigione sta quindi nel rilevare i dolori e i sintomi e prenderli seriamente in considerazione. Perché non importa se abbiamo delle afte in bocca o se siamo perennemente stanchi e fiacchi perché di notte, il più delle volte senza accorgercene, digrigniamo i denti: i sintomi, da non confondersi con la malattia stessa, ci vogliono dire qualcosa. Entrambi sono disturbi molto diffusi e fortemente indicativi. Le afte in genere indicano che soffriamo di un’acidificazione, di uno squilibrio acido-base al quale la mucosa reagisce con delle vesciche infiammate. E il digrignamento notturno dei denti segnala che siamo costantemente in ansia e che - sempre per qualche motivo - “stringiamo i denti” nel vero senso della parola.

Guardando la bocca di un paziente, guardo anche dentro a un pezzo della sua vita, perché nella bocca si riflette molto di quello che mi può dire se una persona sopporta questo o quello, che cosa la preoccupa e che cosa la danneggia. Da molti anni cerco quindi di interpretare questi segni e di scoprire i motivi per cui il paziente reagisce in questo o in un altro modo.

Seguendo questa logica mi accorsi in un paziente di lunga data che i suoi incisivi si stavano spostando sempre più in avanti, aprendosi a ventaglio. Questo processo era stato agevolato dalla perdita ossea del parodonto, un indizio lampante di una parodontite che andava avanti già da molto tempo. Difatti, il paziente confermò il mio sospetto dicendomi che di giorno, ma soprattutto di notte, rimuginava su questo problema opprimente. E un giorno mi raccontò del fallimento del suo matrimonio e degli ulteriori problemi sul posto di lavoro. Naturalmente non mi era possibile risolvere i suoi problemi privati e lavorativi, ma potevo almeno prevenire gli effetti negativi di queste tensioni sui denti. Gli adattai un apparecchio funzionale che, prevenendo la dolorosa perdita dei denti, glieli riallineò. E con questa storia mi venne in mente quello che mi aveva detto una volta un mio collega: “Quando il dente traballa, traballa l’anima”.

Il nostro corpo si autoregola

In genere i sintomi vengono visti come indicatori della malattia. Tuttavia, possiamo considerarli anche un meccanismo di difesa perfettamente sano, perché il corpo per principio vuole essere sano e ce la mette tutta. Per cui i sintomi sono visti non solo come l’adeguata reazione a un attacco, a una malattia, a un batterio dannoso, ma anche come un’indicazione gradita della strada da seguire per curare l’organismo. Se abbiamo un’infezione, cominciamo in molti casi ad avere la febbre. In questo modo l’organismo si difende dai batteri dannosi e la febbre mostra che il corpo ha ancora qualcosa in serbo con cui rispondere. Secondo Ippocrate la natura aspira a ristabilire lo stato di salute e lo esprime in ogni sua reazione che noi definiamo come sintomo della malattia. In effetti questi sono al contempo i segni della guarigione.

Il nostro corpo continua a prepararsi in modo saggio e lungimirante a quello che potrebbe arrivare. Se stiamo sotto il sole troppo a lungo, ci si arrossa la pelle, se ci mettiamo seduti di fronte a piatti fumanti, si forma più saliva, mentre quando siamo su un palco di fronte a molta gente per tenere un discorso, ci si secca la bocca e la fronte si imperla di sudore per evitare che il corpo si surriscaldi per la troppa emozione. Quindi meglio che sul podio ci sia sempre un bicchiere d’acqua.

Una caratteristica organizzativa di tutti gli esseri viventi, e quindi anche del corpo umano, è il processo continuo di auto-creazione e auto-conservazione in cui si trova il nostro organismo, ossia il fatto che continui a regolarsi. Questo ha a che fare con la cosiddetta medicina regolatoria il cui principio è di lavorare con l’autoregolazione corporea, e non contro. Ma come si regola il nostro corpo? Come reagisce a quello che gli succede e come lo gestisce? Queste sono le domande che si pone la medicina regolatoria. Se in quanto dottori vogliamo aiutare i pazienti, allora adottiamo il principio dell’autoregolazione per poterli aiutare meglio. Perché così sosteniamo loro e il loro corpo nel modo che lui ritiene essere il migliore.

Come avviare un’autoregolazione simile è stato dimostrato dall’odontoiatra citato in precedenza, cioè Wilhelm Balters, con l’invenzione del Bionator. Il Bionator è un tipo di apparecchio per la regolazione dei denti e della mandibola. L’innovazione sta nel fatto che l’apparecchio mobile (rimovibile) di per sé non esercita nessuna pressione sulla mandibola deformata, ma al contrario sfrutta principalmente la forza di chi lo indossa per controllarne i movimenti della bocca, garantendo in particolar modo che le funzioni della bocca vengano regolate a ogni sorso e anche nel parlare. Così il paziente può correggere in modo sostanzialmente autonomo la posizione dei denti e della mandibola.

Tutto, ma veramente tutto, quello che facciamo a favore o contro il nostro organismo passa attraverso il cammino delle istanze dei nostri grandi sistemi di regolazione. Questi gestiscono e controllano tutte le funzioni vitali, i loro processi di adattamento e compensazione nel metabolismo, la pressione sanguigna così come la cadenza del respiro, le attività muscolari e gli impulsi nervosi.

Qualsiasi procedura e qualsiasi misura, che sia farmacologica o chirurgica, dipende dalla capacità di ogni sistema vivente di creare, rinnovare e conservare in modo autonomo sufficiente sostentamento.

La teoria dell’autopoiesi, secondo la quale ogni singola cellula può contribuire al tutto contemporaneamente come prodotto e produttore, è stata elaborata dagli scienziati cileni Humberto Maturana e Francisco J. Varela. I loro risultati costituiscono tuttora la base di tutte le scienze della vita e della medicina complementare moderna, che affermano che i trattamenti che non rispettano le leggi di natura non sono solo inutili, ma in linea di massima anche dannosi.

La medicina tradizionale e la naturopatia si completano

Naturalmente dobbiamo reagire alle malattie acute in modo diverso rispetto a quelle croniche. Per cui in una carie in stadio molto avanzato che ha già intaccato la parte interna, la cosiddetta polpa, il dente deve essere aperto e risanato, così come un’appendice infiammata deve essere rimossa prima che possa causare seri danni collaterali. Perciò in molti casi sostengo la cara vecchia medicina tradizionale. Quando invece si tratta di fastidi cronici, una naturopatia o una medicina complementare lungimirante e complessiva possono dare risultati durevoli.

Se per esempio abbiamo un’infezione che minaccia i nostri bronchi, allora con una buona situazione immunitaria mettiamo in campo subito tutte le difese, cioè tossiamo e ci viene la febbre. Entrambi sono dei sintomi positivi: la tosse è un riflesso di difesa sano contro l’irritazione della mucosa bronchiale e serve a pulire le vie respiratorie. La febbre ha la funzione di “intensificare” la circolazione e sostiene i processi difensivi del nostro corpo, accelerando le reazioni biochimiche necessarie alla guarigione.

Quando però abbassiamo la febbre con degli antipiretici, disturbiamo l’organismo nella sua attività di risoluzione autonoma del problema, disorientando così il nostro sistema immunitario. Per cui, quando abbassiamo la febbre nell’immediato siamo di nuovo operativi, ma forse ci servirà più tempo per superare l’infezione. Questo significa che rimaniamo “non sani” per un periodo di tempo più lungo. Se questa condizione diventa cronica, allora il naturopata si batte per sostenere la febbre, affinché il processo di guarigione attraversi tutti gli step necessari della malattia e il corpo venga curato correttamente.

Già Ippocrate, il padre fondatore della medicina occidentale, aveva individuato più di duemila anni fa il potere dell'autoguarigione dell’organismo umano e sulla base di questa scoperta aveva redatto una descrizione del lavoro del dottore che è ancora valida fino a oggi. A detta di Ippocrate, il compito del medico è quello di “sostenere la natura nel suo tentativo di ripristinare la salute”. Inoltre, il medico deve “agire secondo la natura e l’origine della malattia ora con il contrario, ora con l’analogo”. In concreto: a volte dobbiamo agire contro i sintomi con dei rimedi (ad es. antibiotici, antidepressivi), mentre a volte dobbiamo usare proprio il sintomo per guarire.

Nel caso dell’ortognatodonzia, per il disallineamento dentale si ricorre agli apparecchi fissi per agire sul sintomo, mentre quelli funzionali, vale a dire gli apparecchi mobili, funzionano generalmente con la regolazione corporea.

Saluti dal pleistocene

La bocca fa parte di noi in maniera così naturale e fondamentale che quasi non la teniamo in considerazione. Ma perché si è sviluppata in modo simile in così tanti esseri viventi? Non c’era nessuna alternativa? Il percorso di sviluppo della maggior parte delle forme di vita va dall'unicellulare al pluricellulare, dal semplice all’altamente complesso, dagli stati cellulari e gli organismi fino alle comunità internazionali. Questo significa che tutto si trova in un processo continuo, in perenne trasformazione. Ma nell’evoluzione rimane solo il meglio del meglio, la miglior funzione e meccanica, il miglior concetto di sopravvivenza. E da questo possiamo dedurre che la bocca in tutte le sue versioni sia stata progettata nella sua funzionalità primaria quasi nel miglior modo possibile. Tutto quello che nel nostro corpo ha a che fare con la carne e lo spirito non solo passa per la rinofaringe, ma viene anche controllato e regolato dalle sue funzioni. La nostra bocca è quindi l’area più multifunzionale e complessa del corpo. Sta al primo posto, senza di lei non funziona nulla. Difatti quando qualcuno dopo un incidente è per terra sulla strada o è in terapia intensiva, primariamente tutto gira intorno alla bocca: bisogna liberare le vie respiratorie, se necessario anche afferrare la lingua nel cavo orale nel caso in cui ostruisca le vie respiratorie, fare la respirazione bocca a bocca oppure mettere la mascherina d’ossigeno, poi intubare e regolare la ventilazione.

E così niente sembra più adeguato che guardare da vicino la bocca per rappresentare gli ulteriori vuoti nell’evoluzione, dal semplice al complesso, dal basilare metabolismo dei microorganismi fino alle doti motorie altamente specializzate e differenziate del parlare.

Questo testo è estratto dal libro "La Salute Comincia in Bocca".

Data di Pubblicazione: 21 maggio 2018


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