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Dipendenti si nasce o si diventa?

Dipendenti si nasce o si diventa?

Scopri che ruolo giocano l’ereditarietà e i fattori ambientali nello sviluppo delle dipendenze leggendo l'anteprima del libro di Boris C. Rodríguez Martin.

Ereditarietà e consumo di sostanze psicotrope

I dati del Rapporto Mondiale sulla Droga del 2018 suggeriscono che vi sono alcune persone più inclini di altre a sviluppare una dipendenza. Una spiegazione plausibile di ciò è fornita dalla sindrome da deficit della gratificazione, che descrive la correlazione tra comportamenti compulsivi o di tossicodipendenza da un lato e una bassa secrezione di dopamina geneticamente condizionata dall’altro, ragion per cui l’individuo trova nel consumo un modo per riequilibrare tale carenza.

Cercheremo dunque di capire che ruolo giocano l’ereditarietà e i fattori ambientali in questo processo.

Diversi studi hanno mostrato che le dipendenze possono essere ereditate. Infatti, si è stimato che lo sviluppo di una dipendenza alle varie sostanze è rappresentato per il 40-60% da fattori genetici. Iniziamo con l’analizzare l’influenza dei geni sullo sviluppo della dipendenza dall’alcol e successivamente dal tabacco, facendo riferimento ai risultati di una recente revisione di questa tematica.

Gli autori esaminarono 22 nuovi studi realizzati tra il 2013 e il 2018. I risultati riconfermarono l’evidenza dell’esistenza di una componente genetica che predispone allo sviluppo della dipendenza da queste sostanze. Tuttavia, il gran numero di polimorfismi incontrati nelle diverse popolazioni analizzate rese difficile identificare i marcatori genetici specifici.

Riguardo alla dipendenza dalla cocaina, un’analisi pubblicata nel 2018 ne evidenziava l’elevata ereditarietà. Un recente studio è riuscito a identificare specifiche modificazioni del DNA grazie all’uso di strumenti di analisi bioinformatica. I risultati ottenuti mostrano le potenzialità di queste conclusioni per lo sviluppo di nuove applicazioni terapeutiche.

La stessa cosa si verifica con la dipendenza dall’eroina. Studi recenti mostrano che determinate sequenze di geni correlano con la suscettibilità a sviluppare questa dipendenza. Inoltre, si sono anche potuti identificare i marcatori genetici dei soggetti con maggior resistenza all’astinenza. I risultati di questo studio suggeriscono che la miglior resistenza di questi soggetti è dovuta alla loro resilienza di fronte allo stress.

Recentemente si è identificato anche un nuovo marcatore genetico della dipendenza dalla cannabis. In quest’analisi sono stati comparati più di 3.000 soggetti con 9.000 casi di controllo.

I risultati di un altro studio, realizzato su più di 1.000 soggetti rinforzano ulteriormente l’idea di una correlazione tra ereditarietà e dipendenza. Sebbene l’osservazione seguente possa sembrare abbastanza ovvia per il senso comune, tuttavia lo studio evidenzia anche che i soggetti con una predisposizione genetica alla dipendenza dalla cannabis tendevano ad entrare in relazione con altri drogati, aumentando il loro consumo nel tempo, cosa che non era frequente per i casi di controllo senza predisposizione genetica.

La dipendenza dal cibo è ereditaria?

Se consideriamo la dipendenza dal cibo come una malattia, sarebbe logico domandarsi se il profilo genetico di questi soggetti abbia qualche relazione con quello delle persone dipendenti da altre sostanze. È importante però evidenziare che, per quanto mangiare sia un istinto primario (e per questo potrebbe avere una base genetica), non facciamo riferimento in questo contesto al profilo genetico dell’obesità - che è chiaramente definito -, in quanto sono meno del 25% gli individui obesi che soddisfano i criteri diagnostici di dipendenza dal cibo.

Uno studio che risale al 2016 analizzò il profilo genetico delle persone che soddisfano i criteri diagnostici della dipendenza dal cibo. Il campione era rappresentato da circa 10.000 donne, in cui l’incidenza di indicatori diagnostici di dipendenza dal cibo si aggirava intorno al 3% per le partecipanti più adulte e intorno al 9% per quelle più giovani.

I risultati dell’analisi di questo studio rivelarono marcatori genetici specifici correlati con i criteri diagnostici della dipendenza dal cibo. Non si osservò però una relazione significativa con i criteri di dipendenza da sostanze psicotrope, per cui si presume che le basi genetiche della dipendenza dal cibo e della dipendenza dalle droghe siano differenti.

Riguardo all’indice di massa corporea, i marcatori individuati erano maggiormente correlati con gli aspetti dell’obesità legati al piacere.

Cosa accade con le dipendenze comportamentali?

Il gioco patologico è un comportamento problematico, ufficialmente riconosciuto come disturbo. Nella Terza Conferenza Intemazionale delle Dipendenze Comportamentali, Marc Potenza, uno dei più rinomati ricercatori in quest’ambito, affermava che nello sviluppo della dipendenza dal gioco i fattori genetici rappresentano circa il 50%.

A questo riguardo, uno studio pubblicato nel 2018 ha permesso di esaminare tali fattori utilizzando topi da laboratorio. I risultati confermarono l’attivazione di determinati geni nell’esecuzione delle attività ludiche proposte alle cavie.

Dato che il sesso è un impulso primario, alcuni autori hanno suggerito che possa esserci una base genetica anche nell’ipersessualità, ovvero nella dipendenza dal sesso. Ciononostante, i risultati di un recente studio suggeriscono che i cambiamenti nel comportamento sessuale sperimentati dalle persone che soddisfano i criteri diagnostici del disturbo ipersessuale possono essere maggiormente influenzati da fattori epigenetici.

Per quanto concerne l’uso compulsivo di Internet, un articolo del 2016 stimava l’influenza dei fattori genetici intorno al 48%. Tuttavia uno studio più recente precisa che, sebbene l’uso problematico di Internet correli con vari polimorfismi, questi hanno solo un effetto abbastanza marginale nello sviluppo del problema.

Infine, si è potuta osservare l’influenza della genetica anche nell’uso problematico dei videogiochi. In Corea del Sud fu condotto uno studio su questo tema con un campione di 230 ragazzini. I risultati mostrarono che i ragazzini positivi ai criteri diagnostici di dipendenza dai videogiochi presentavano anche polimorfismi in un gene specifico, che non era invece presente in quelli valutati come non dipendenti. Forse il fattore comune di tutte le dipendenze potrebbe essere rappresentato dalla difficoltà di autocontrollo, associata o mediata da tratti di impulsività, argomento che tratteremo nel paragrafo seguente.

Ereditarietà dell’autocontrollo

L’autocontrollo può essere definito come la capacità di sopprimere o posticipare la soddisfazione di un impulso indesiderato o inopportuno, in funzione della soddisfazione di altri obiettivi più coerenti con il contesto e i valori dell’individuo. In altre parole, è la capacità di rinunciare ad ottenere una ricompensa a breve termine per conseguirne altre a più lungo termine.

Una metanalisi sull’ereditarietà dell’autocontrollo, che risale al maggio del 2019, sostiene che rispetto all’autocontrollo i fattori genetici hanno un’incidenza del 60%. Gli autori, che esaminarono 31 studi realizzati su gemelli, conclusero che non esistono differenze di genere e che l’influenza dell’ereditarietà rimane stabile nel tempo.

Il ruolo dei fattori ambientali

Sebbene i fattori genetici non siano così importanti per spiegare la motivazione che induce una persona a sperimentare l’uso delle droghe o di certi conportamenti, assumono invece maggior rilevanza quando si struttura un modello stabile di consumo come metodo per affrontare lo stress o le difficoltà della vita quotidiana, cioè quando l’uso diventa abuso o dipendenza.

Una domanda importante da porsi a questo punto è perché certe persone hanno bisogno di ricorrere al consumo compulsivo di determinate sostanze o a comportamenti compulsivi per gestire lo stress e il malessere causati dai problemi della vita quotidiana.

L’importanza dei fattori genetici cambia in funzione dell’ambiente, e infatti si corre un rischio maggiore in un ambiente che facilita il consumo. Per questo motivo, si dovrebbe tenere sempre in considerazione anche l’educazione familiare ricevuta, gli eventi personali significativi, il livello di istruzione raggiunto, le caratteristiche del luogo in cui la persona vive e l’influenza degli amici o dei colleghi.

Pertanto, per comprendere le differenze individuali nella suscettibilità agli stimoli dell’ambiente circostante, è necessario fare uno studio combinato di fattori genetici e ambientali. Relativamente a questi ultimi, si richiede però che superino una certa soglia di tolleranza.

I geni caricano l’arma e l’ambiente preme il grilletto

Quando si supera questa soglia di tolleranza? Può accadere a causa di gravi eventi traumatici o quando l’entourage dell’individuo non potenzia le competenze necessarie per gestire i problemi della vita quotidiana.

A tale proposito, possiamo citare come esempio un’analisi in cui gli autori esaminarono 26 studi, per determinare gli effetti congiunti di fattori genetici e ambientali sul consumo di alcol negli Stati Uniti.

Elementi come la disponibilità dell’alcol, lo status socio-economico, le norme sul consumo adottate dalle diverse comunità studiate possono essere i fattori che premono il grilletto dell’arma precedentemente caricata dai geni. La disponibilità di alcol nei quartieri conflittuali, in cui esiste probabilmente anche discriminazione razziale o etnica, possono rappresentare importanti fattori di rischio, che logicamente aumentano quando la persona si trova sulla soglia della povertà.

In conclusione, la dipendenza è un tema complesso e multifattoriale, in cui interagiscono tra l’altro i cambiamenti neurobiologici prodotti dal consumo stesso, la comorbilità, i tratti di personalità o la risposta allo stress.

Data di Pubblicazione: 12 giugno 2020

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