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Dubbi e Misteri Biblici

L'Ottava Torre - Anteprima del libro di John Keel

L'inizio del viaggio

“Che cosa ci fa qui un bravo ragazzo ebreo come te?”, chiese in un sussurro Gesta, un delinquente incallito con le braccia legate da una fune che gli lacerava la carne.

“Tu, piuttosto, come hanno fatto a incastrati con quelle accuse infondate?”, ribattè Disma dall’alto del suo palo, con un filo di voce e il corpo a penzoloni, vinto dalla forza di gravità.

In mezzo a loro, appeso a una terza croce di legno costruita alla belle meglio, un uomo di nome Yehoshua emetteva gemiti e lamenti incoerenti. A differenza dei suoi due compagni, Yehoshua non era legato, bensì inchiodato al legno della croce. Soffriva pene indicibili. Due grossi chiodi gli infilzavano i palmi sanguinanti delle mani che, con le loro ossa sottili e i loro muscoli delicati, sostenevano tutto il peso del corpo. La tensione delle braccia divaricate lo costringeva a contrarre ogni singolo muscolo, specie il diaframma. Il respiro si sarebbe affievolito sempre più, fino al sopraggiungere della morte per asfissia. Il sole del deserto si offuscò sopra le loro teste e il cielo si fece buio. “Che cosa ha detto?”, domandò Cassio Longino.

“E che ne so? Ha farfugliato qualcosa su un certo Elia. Forse si riferiva a uno di quegli svitati che gli andavano dietro.”

“Se la sono data tutti a gambe, non è vero?”, sghignazzò il centurione. “Non c’è da stupirsi, avranno pensato bene di salvarsi la pelle.” “Che cos’hai lì?”, domandò Cassio al suo amico.

“La tunica del tizio crocifìsso. La stoffa sembra buona.”

“In tal caso, visto che non c’è altro, potremmo spartircela.” “Sarebbe un peccato tagliarla a metà, è una bella veste.”

“E va bene, allora giochiamocela a dadi e chi vince se la tiene tutta intera. Almeno uno dei due ci avrà guadagnato qualcosa.”

“Assurdo. Quel tizio ha passato la vita a predicare, era un vero e proprio invasato. E questa tunica è tutto quello che lascia dietro di sé.” “Già”, convenne il centurione con una smorfia. “Un uomo vive per trent’anni e di lui, alla fine, non rimane che un pezzo di stoffa. Tra poco non ci si ricorderà neanche più del suo nome.”

“A proposito, com’è che si chiama?”

“Yehoshua. Un nome come un altro. Ci sono migliaia di Yehoshua da queste parti.”

La riscrittura dei dialoghi biblici

La riscrittura dei dialoghi biblici è stata per secoli una pratica molto remunerativa. Decine di romanzi di successo hanno preso spunto da brevi passaggi o anche solo singoli versi delle Sacre Scritture. Non si contano i libri e i fumetti per bambini in cui appaiono ricostruzioni approssimative di un qualche episodio biblico, corredate da dialoghi inventati e scritti appositamente in una lingua d’altri tempi che poco ha a che vedere con l’accuratezza fdologica dei moderni esegeti. Nel corso dei secoli, via via che la vita e la morte dell’uomo chiamato Yehoshua andavano assumendo una risonanza sempre maggiore, un esercito di studiosi si è messo alacremente all’opera per rintracciare oscuri riferimenti scritturali in ogni testo storico e il mito ha finito per sostituirsi alla realtà di fatto. Col passare del tempo, l’interpretazione è diventata un’arte teologica.

Yehoshua è esistito davvero? Le esili prove su cui miliardi di persone hanno fondato il loro culto negli ultimi due millenni verrebbero respinte in un qualsiasi tribunale moderno. Anche il nostro giornalismo, con i suoi criteri più transigenti, le troverebbe inaccettabili.

Gli antichi codici e le pergamene in cui si narrano la vita e la morte di Yehoshua furono redatti a distanza di molti anni dai fatti riportati e non si fondano su testimonianze dirette, bensì su dicerie. Pur descrivendo nel dettaglio le complesse circostanze che accompagnarono la nascita di Yehoshua, questi testi sorvolano sulla sua prima giovinezza e non forniscono indicazioni sostanziali sulla sua famiglia di origine. Ignoriamo addirittura quale fosse il nome completo di quest’uomo.

Le radici culturali ebraiche di Yehoshua, reso in italiano come Joshua o Giosuè, furono progressivamente rimosse da teologi ansiosi di rendere la sua figura accettabile agli occhi dei gentili. I primi codici furono scritti in greco e non in aramaico, la lingua parlata in Mesopotamia e adottata dagli ebrei. Il nome Joshua in greco diventa Iesus, da cui discende l’italiano Gesù. Occorre precisare però che Gesù fu noto in vita come Yehoshua e che la versione greca del nome non entrò nell’uso comune fino al 100 d.C., vale a dire due generazioni dopo la sua morte.

L’appellativo “Cristo” o “il Cristo” fu aggiunto al nome proprio di Gesù solo intorno al 400 d.C., sebbene i suoi discepoli ricevettero l’attributo spregiativo di “cristiani” pochi anni dopo la sua crocifissione. Il termine Cristo deriva dal greco Christòs, traduzione dell’ebraico masia, che significa “l’unto” o “il Messia”. Yehoshua non rivendicò mai il titolo di Messia. Come indicano i testi sacri, si definiva solitamente “il figlio dell’uomo”.

A rigore di logica, Gesù Cristo non è mai esistito.

Dubbi sulla veridicità delle Sacre Scritture

Fino a non molto tempo fa, chiunque avesse osato sollevare dubbi sulla veridicità delle Sacre Scritture sarebbe stato lapidato sulla pubblica piazza, o quantomeno rovinato economicamente ed emarginato dalla società. Nell’ultimo secolo, tuttavia, un certo numero di studiosi e teologi di chiara fama ha cominciato a mettere in discussione l’intera storia di Yehoshua, il Cristo. Analizzando lo stile e i contenuti dei codici originali, gli studiosi sono giunti alla conclusione che le informazioni sulla vita e le opere di Gesù contenute nei Vangeli provengano tutte da un’unica fonte, e molte altre parti della Bibbia, tra cui l’episodio di Giona inghiottito da una balena, sono attualmente giudicate controverse. Non è dato reperire riferimenti a Cristo in nessun testo storico o religioso coevo ai Vangeli, compresi i famosi Manoscritti del Mar Morto, nascosti trentanni dopo la sua morte. Per ovviare a questo inconveniente, alcuni fedelissimi della prima ora composero documenti falsi e testimonianze fittizie. In seguito, i registri pubblici e i documenti ufficiali risalenti agli inizi del I secolo d.C. furono meticolosamente raccolti e distrutti. Non rimangono che i testi biblici, con tutte le loro inesattezze e contraddizioni.

I fondamentalisti, che prendono alla lettera la Bibbia, non sembrano fare caso al ritratto poco lusinghiero che il Nuovo Testamento offre di Gesù, descritto senza mezzi termini come il capo di una piccola banda di ladri e prostitute che sfidò le autorità e trasgredì le leggi vigenti all’epoca in Giudea. Se da un lato professava l’umiltà e invitava a prendersi cura degli indigenti, dall’altro accettava che i suoi seguaci gli lavassero i piedi con profumi assai costosi e il suo corpo fu deposto in una tomba destinata a un uomo abbiente. Il suo comportamento sulla croce non fu quello di un uomo al cospetto di una fine lungamente preannunciata. Di fatto, i due ladroni che condivisero il suo destino affrontarono la morte con più dignità. A differenza loro, Gesù non fece I che gemere e piangere, lamentandosi di essere stato abbandonato.

Ciononostante, la storia di Gesù e delle sue sofferenze ha commosso I miliardi di persone, un po’ come era accaduto precedentemente in Egitto dove, per 4000 anni, la vita religiosa ruotò intorno al mito di Osiride, I un grande capo spirituale che, come Cristo, sacrificò la propria vita per combattere il male e, sempre come Cristo, riapparve sulla Terra per guidare il suo popolo nei momenti di difficoltà. Molte credenze del Cristianesimo sono un riadattamento dell’antico culto di Osiride, passato dall’Egitto alla Grecia. Come è noto, i Greci esercitarono una profonda influenza sui primi cristiani, che adottarono molti dei loro miti.

Come osserva Ernest Alfred Wallis Budge, celebre archeologo ed egittologo inglese:

Benché la storia di Osiride non appaia in forma compiuta in nessun testo egizio, libri di ogni genere e tempo ne accettano la vita, le sofferenze, la morte e la resurrezione come dati di fatto universalmente riconosciuti. Osiride era il dio che grazie ai suoi patimenti e alla sua morte aveva reso possibile la resurrezione dei corpi, destinati a tornare in vita in forma glorificata, e gli Egizi lo pregavano, in quanto divinità immortale e signore dell’aldilà, di concedere anche a loro la vita eterna. In ogni iscrizione funeraria giunta a noi, dalle incisioni ritrovate nelle piramidi alle rudimentali invocazioni iscritte sulle lapidi di epoca romana, il culto destinato ai defunti è identico a quello riservato a Osiride, lo stato e la condizione dei defunti coincidono con lo stato e la condizione di Osiride: in una parola, ogni defunto si identifica con Osiride.

Questo testo è estratto dal libro "L'Ottava Torre".

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