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Due Storie di Maui

Le Storie di Maui - Anteprima del libro di Giovanna Garbuio

Pehea ka la? Come sta la tua luce?

Quando ebbe l'età per comprendere, suo nonno, come voleva la tradizione, gli raccontò una storia che tutti i nonni molto spesso raccontano ai loro nipoti in Hawaii: «Le parole che diciamo, Maui, hanno Mana, energia vitale, ed è molto importante come vengono utilizzate. Per questo usiamo il detto: "Aia ke ola i ka waha, aia ka make i ka waha", cioè la vita è nelle parole, la morte è nelle parole. Questo significa che se diciamo qualcosa, dobbiamo assicurarci che sia proprio ciò che vogliamo dire.

Quando incontriamo qualcuno e vogliamo sapere come sta, noi gli chiediamo: "Pehea ka la?". Come sta la tua luce? Come brilla il tuo sole? Non lo diciamo a caso. Questa frase ha un preciso significato!

Ogni bambino alla nascita è come una meravigliosa ciotola di luce perfetta. Quando siamo in questa condizione abbiamo la forza per fare molte cose: nuotare con lo squalo, volare con il falco, comprendere e conoscere tutto. Se nel corso della nostra vita, attraverso pensieri, parole e azioni, faremo scelte che tenderanno alla luce, rinforzeremo questo stato e faremo in modo che la nostra luce brilli sempre di più. Se invece cederemo alla rabbia, alla paura, al risentimento, all invidia, al rancore, alla gelosia, lasceremo cadere nella nostra ciotola una pietra. La luce e la pietra non possono condividere lo stesso spazio, per cui la luce cederà il posto alla pietra. Se continueremo a mettere pietre nella ciotola, la luce alla fine si spegnerà del tutto e diventeremo noi stessi delle pietre. E si sa che la pietra non si muove e non cresce. Ma se in qualsiasi momento ci stancheremo di essere delle pietre o ci accorgeremo che ciò non ci piace, tutto quello che dovremo fare è huli (girare, capovolgere) la nostra ciotola e lasciar cadere le pietre. La nostra luce così tornerà a brillare ancora nel mondo e potrà crescere di nuovo. Quindi chiedere: "Pehea ka la?" equivale a dire: ti stai prendendo cura della tua ciotola di luce? La stai facendo brillare o ci sono delle pietre che ne offuscano lo splendore?».

Questa domanda è già di per sé una formula di guarigione. Oltre a farci riflettere sugli eventuali ostacoli che ci impediscono di manifestare la nostra luce, ci permette di portare la nostra attenzione anche sulle azioni che stiamo compiendo.

Ogni azione che portiamo a termine per il bene del prossimo e a favore della vita, anche se piccola, è un raggio di luce. Quando nel nostro quotidiano manifestiamo la nostra vera essenza, ecco che facciamo risplendere completamente tutta la nostra luce e allora siamo tutt'uno con il nostro Aumakua, il sé superiore, la parte divina che ci lega all'Universo.

Conclusa la sua storia, il nonno chiese a Maui sorridendo: «Allora caro nipote mio, Pehea ka la?».

Il segreto di Taranga

Tanto tempo fa in Polinesia, molto ma molto prima del capitano Cook, Taranga, la mamma di Mani, usciva sempre di casa al mattino prima che sorgesse il sole e tornava solo dopo il tramonto. Maui, scombussolato da questo comportamento della madre, chiese spiegazioni ai suoi fratelli più grandi. Ma i fratelli non ne sapevano niente. Allora Maui, seppur piccino, decise di capire cosa causava quell'assurdo comportamento della mamma. Quella notte il piccolo Maui, uscito dal letto di Taranga, le rubò gli abiti nascondendoglieli accuratamente e chiuse tutte le fessure e gli spiragli di casa in modo che le luci dell'alba non svegliassero la madre l'indomani. La mattina seguente Taranga si svegliò tardissimo, quando il sole era già alto nel cielo, e in ritardo uscì di casa, di corsa, mettendosi addosso solo un vecchio mantello di lino, dato che i suoi abiti sembravano scomparsi. Il piccolo Maui la seguì di nascosto e la vide tuffarsi in un buco nel terreno dopo aver sradicato un ciuffo di giunchi. Maui tornò a casa, si vestì con gli abiti della madre e la seguì infilandosi nello stesso buco in cui l'aveva vista scomparire. Fu risucchiato in buie caverne sottoterra fino a fermarsi in un boschetto di alberi di manapua. Si arrampicò su uno di questi alberi e si mise ad osservare il gruppo di persone che c'erano sotto le loro fronde. Tra le persone c'era anche Taranga, seduta accanto al marito, Makeatutara. Maui prese alcune bacche dai rami dell'albero e le tirò in testa ai genitori per attirare la loro attenzione. Gli uomini del gruppo, accorgendosi del fatto, ma non capendo da chi o da cosa fosse provocato, gli tirarono dei sassi fino a farlo cadere. Una volta planato a terra, Taranga lo riconobbe e lo presentò a tutti con il suo nome: Maui-tiki-tiki-a-Taranga.

Allora Makeatutara, suo padre, dichiarò ufficialmente che Maui era suo figlio. Lo prese di peso e lo portò in riva al fiume, dove fece una cerimonia di purificazione e santificazione. Ma Makeatutara, che non si era preparato per quella cerimonia, saltò dei passaggi e fu a causa di questa mancanza che un giorno Maui avrebbe dovuto morire.

... E noi sappiamo che questa storia è vera, perché Maui, pur avendo vissuto molte centinaia di anni, alla fine è morto, anche lui, come tutti.

Questo testo è estratto dal libro "Le Storie di Maui".

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