SAGGI E RACCONTI

Dunkerque: un episodio controverso della Seconda Guerra Mondiale

Episodi controversi della Seconda Guerra Mondiale

Scopri i retroscena delle inspiegabili scelte di Hitler in questa anteprima del libro di Marco Pizzuti

Dunkerque fu una scelta di Hitler

Hitler lascia fuggire gli Alleati

La personalità bipolare di Hitler si manifestò sin dall'inizio della sua ascesa al potere, poiché la sua condotta politico-militare è stata un continuo susseguirsi di paradossi e contraddizioni. Così, ad esempio, mentre dava fiato a tutta la sua capacità oratoria contro l'alta finanza ebraica e la massoneria internazionale, ebbe la faccia tosta di mettere a capo della Banca centrale nazista un esponente di spicco dell'élite finanziaria come il banchiere massone Hjalmar Schacht.

Se non fosse stato per il carattere ambiguo di Hitler, la Germania avrebbe vinto la seconda guerra mondiale sin dal 24 maggio 1940, il giorno in cui tutte le forze alleate stavano per essere circondate a Dunkerque (Francia) dai panzer del generale Guderian. In tale occasione, infatti, il Führer ordinò a tutti i suoi generali di fermare l'avanzata che avrebbe chiuso ogni via di fuga delle truppe francesi e britanniche. Mancavano appena 18 miglia (28 km) per intrappolare definitivamente il nemico in rotta dentro una sacca priva di rifornimenti, eppure Hitler diramò l'ordine di bloccare i panzer a un passo dalla vittoria.

Per molti storici, le sue direttive scaturirono dalla necessità logistica di riorganizzare i rifornimenti all'esercito tedesco che combatteva ininterrottamente da settimane, ma questa tesi non è suffragata dai fatti. Come testimoniato dalla reazione dei generali nel momento in cui dovevano chiudere l'accerchiamento, le divisioni corazzate naziste erano al massimo del morale e disponevano ancora di tutta la forza necessaria per completare l'operazione.

Hitler, invece, vietò ai panzer di superare la linea a nordovest di Arras, che avrebbe tagliato rifornimenti e vie di fuga agli Alleati. Per tale ragione, sia il comandante in capo della Wehrmacht Walther von Brauchitsch sia il generale Franz Haider rimasero totalmente sconcertati da una simile intrusione del Führer nelle operazioni di guerra. Haider pensò di aggirare l'assurdo ordine di Hitler (ai limiti del sabotaggio militare) usando come escamotage l'emanazione della seguente disposizione aggiuntiva ai gruppi di armate impegnati nelle operazioni: «A seguito degli ordini dell'OKH del 24 maggio, nulla osta alla continuazione dell'offensiva fino alla linea Dunkerque-Cassel-Estaires e Armentières-Ypres-Ostenda».

Il comando del gruppo di armate B accolse con entusiasmo il nuovo ordine, che avrebbe consentito alla 4a Armata di raggiungere Dunkerque e bloccare lo sbocco sul mare agli Alleati, ma von Rundstedt ignorò il comando impartito dai suoi superiori dell'OKH perché, come spiegò in seguito, temeva ritorsioni da parte di Hitler:

"Se avessi potuto agire secondo le mie intenzioni, gli inglesi non sarebbero potuti fuggire così facilmente da Dunkerque. Tuttavia, le mie mani erano legate dagli ordini diretti del Führer, e mentre gli inglesi si arrampicavano sulle navi al largo delle spiagge, io ero tenuto fuori dalla porta senza possibilità di muovermi. Chiesi al Comando Supremo di inviare subito le mie cinque divisioni panzer a distruggere completamente gli inglesi in ritirata, ma ricevetti ordini tassativi dal Führer di non attaccare in nessun caso e mi venne espressamente vietato di inviare delle truppe a meno di 10 chilometri da Dunkerque."

La mattina del 25 maggio il comandante supremo dell'esercito tentò nuovamente di indurre Hitler a dare via libera alle forze corazzate per la manovra di accerchiamento finale, ma il dittatore fu irremovibile e il giorno seguente gli Alleati furono lasciati liberi di evacuare il proprio contingente militare dando inizio all'Operazione Dynamo. All'alba del 26 maggio il capo di Stato maggiore dell'esercito tedesco dovette constatare rassegnato: «I carri e i reparti motorizzati stanno, come se avessero messo le radici, sulle alture tra Béthune e Saint-Omer e non possono attaccare. Tutto ciò per ordine supremo di Hitler».

Brauchitsch e i suoi generali avevano fatto il possibile per opporsi all'ordine di arresto forzato di due giorni, ma non riuscirono a ottenere nessuna concessione. Hitler da parte sua cercò solo di calmare gli animi dichiarando che avrebbe spazzato via gli Alleati in ritirata con i bombardamenti aerei della Luftwaffe. L'aviazione tedesca, però, non era assolutamente in grado di ottemperare alle promesse del Führer e, come facilmente prevedibile, il grosso del corpo di spedizione alleato riuscì a fuggire senza particolari difficoltà.

La battaglia di Dunkerque non fu un miracolo, né tantomeno un'impresa eroica degli eserciti alleati, perché fu lo stesso Hitler a lasciarli ritirare via mare proprio nel momento in cui la Germania stava per vincere la guerra. Il motivo per cui l'abbia fatto rimane un mistero, ma nel Mein Kampf aveva auspicato un'alleanza con i «fratelli ariani» della Gran Bretagna e, secondo alcune fonti, i suoi ordini sarebbero stati giustificati proprio con la motivazione di non voler umiliare troppo il nemico, in modo da rendere ancora possibile una trattativa di pace. Come era logico supporre, invece, il blocco dei panzer servì solo a consentire la fuga di 338.000 soldati alleati che, una volta sbarcati sulle coste inglesi, tornarono a combattere contro i tedeschi con maggiore determinazione e accanimento di prima. È chiaro dunque che, se Hitler non fosse intervenuto personalmente con un atto di forza, le truppe alleate sarebbero state annientate dall'accerchiamento ordinato da Brauchitsch, mentre la Gran Bretagna sarebbe rimasta completamente priva di difese, ovvero in condizione di accettare qualsiasi ultimatum di resa.

L'Operazione Leone Marino

Anche dopo la «miracolosa» evacuazione del contingente alleato da Dunkerque, Hitler aveva ancora la possibilità di invadere la Gran Bretagna senza grandi ostacoli, perché tutti i mezzi pesanti necessari a difenderla erano stati abbandonati durante la disastrosa ritirata.

L'8 giugno 1940 la maggior parte del contingente alleato era stato posto in salvo, ma la scarsità di armamenti in Gran Bretagna era tale che l'intera isola disponeva soltanto di 420 cannoni di artiglieria campale, 54 cannoni anticarro e 105 carri armati medi.

La situazione militare per la difesa della Gran Bretagna era così drammatica che i generali tedeschi si aspettavano una proposta di pace immediata da Londra per evitare l'invasione dell'isola. Tuttavia, Churchill mantenne la linea dura e Hitler fu costretto a preparare un piano di sbarco denominato Operazione Leone Marino (Unternehmen Seelowe).

Il 2 luglio 1940 le forze armate tedesche erano pronte a dare inizio all'attacco, ma il piano venne rimandato diverse volte e poi fu definitivamente accantonato. Ufficialmente Hitler decise di non invadere la Gran Bretagna perché sapeva che la Luftwaffe non deteneva la superiorità aerea sulla Manica e il mare era ancora ben protetto da una potente flotta. La Kriegsmarine, in effetti, non possedeva molte navi da guerra adatte a un'invasione via mare, ma dopo la campagna di Francia i tedeschi avevano requisito un numero sufficiente di scialuppe e vaporetti dai porti della Manica che erano stati prontamente convertiti in mezzi da sbarco.

La Germania, inoltre, aveva a disposizione una temibile flotta di sommergibili (U-Boot) e un'imponente forza aerea che, per quanto non fosse riuscita a conquistare il dominio dei cieli, avrebbe potuto impegnare il nemico almeno per il tempo necessario alle operazioni di sbarco. Hitler avrebbe potuto contare anche sul contributo dell'alleato italiano, che disponeva ancora di una potente flotta (la terza del Mediterraneo, dopo Francia e Gran Bretagna) e che sin dal 26 giugno 1940 aveva offerto l'invio di un proprio contingente. A esso si sarebbero potuti aggiungere gli 80 sommergibili della Francia appena conquistata, che curiosamente Hitler preferì lasciare sotto la giurisdizione del governo fantoccio di Vichy. Infine, la capitale britannica era vicina alla zona di sbarco e, senza cannoni e mezzi corazzati a difenderla, sarebbe stata facilmente sopraffatta.

Pertanto, le vere motivazioni di Hitler erano ben altre, perché per invadere la Gran Bretagna avrebbe dovuto spostare il grosso delle forze armate a ovest e, se Londra non fosse caduta subito, la Germania sarebbe stata facilmente attaccabile alle spalle dall'Armata Rossa.

Il folle volo di Rudolf Hess

Nonostante i libri di storia non ne facciano menzione, l'élite nazista aveva stretti legami con l'élite britannica, e un mese prima di iniziare la guerra su due fronti accadde un fatto tanto clamoroso quanto misterioso che può essere spiegato come l'estremo tentativo della Germania per giungere a un accordo di pace separata con la Gran Bretagna. Il 10 maggio 1941 il fedele braccio destro di Hitler Rudolf Hess decollò da Augsburg a bordo di un Messerschmitt Bf 110 appositamente modificato (era stato dotato di due serbatoi di carburante aggiuntivi) per volare segretamente fino in Scozia.

Ufficialmente non si conosce lo scopo della sua missione, ma è molto probabile che intendesse trattare con la nobiltà britannica filonazista per «scavalcare» Churchill e chiudere il fronte occidentale prima di iniziare l'attacco contro Stalin. Il sovrano britannico Edoardo VIII (duca di Windsor), infatti, nutriva una grande ammirazione per Hitler, ma nel 1936 aveva lasciato il trono per sposare l'americana Wallis Simpson. Hess, quindi, si sarebbe dovuto incontrare con il duca di Hamilton e il principe Giorgio (entrambi filonazisti) perché, secondo alcuni documenti pubblicati nel 2017, Hitler aveva un piano per reinsediare sul trono l'ex sovrano Edoardo VIII in cambio della firma della pace con la Germania.

Hess, però, non solo non ottenne l'accoglienza sperata, ma venne arrestato dopo essersi paracadutato nei pressi del castello del duca di Hamilton. La notizia della sua cattura rimbalzò subito in Germania e Hitler rilasciò una dichiarazione ufficiale alla radio in cui dichiarò che Hess era improvvisamente impazzito.

Prima di partire per la Scozia, Hess aveva lasciato una lettera per Hitler, perché probabilmente agì senza informarlo ma nella certezza di interpretarne il pensiero. Secondo le testimonianze, appena Hitler seppe di quanto accaduto, diede in escandescenze e poi ordinò l'arresto di tutti coloro che avevano aiutato Hess a preparare il suo folle volo. L'imbarazzo di Churchill fu enorme, perché non poteva ammettere pubblicamente l'esistenza di rapporti di amicizia «sotterranei» tra i reali britannici e il regime nazista. Per questo motivo fece cadere la notizia, senza sfruttare la cattura del numero due del Partito nazista per la propaganda militare. A sua volta, Hitler fu costretto a sostenere la tesi della follia per non creare uno scandalo contro i reali britannici filonazisti, che avrebbero ancora potuto agire a favore della Germania.

L'uomo chiave per le trattative con Hitler era il duca di Kent, che però morì in uno schianto aereo il 25 agosto 1942. Dopo l'incidente iniziarono a circolare molte voci secondo le quali il velivolo su cui viaggiava sarebbe stato sabotato dall'intelligence britannica a causa delle sue pericolose simpatie per il nazismo (avrebbe potuto rivelare a Hitler informazioni di vitale importanza per la sicurezza della nazione).

Durante il processo di Norimberga, Hess venne riconosciuto colpevole dei capi d'imputazione contro il nazismo e fu rinchiuso in isolamento nel carcere berlinese di Spandau. Nel corso di tutti gli anni della sua detenzione gli venne proibito di parlare con i suoi famigliari dei fatti riguardanti la seconda guerra mondiale. Nel 1973 venne visitato dall'ufficiale medico britannico Hugh Thomas, il quale scoprì che il detenuto non poteva essere il gerarca nazista perché sul corpo non aveva cicatrici. Thomas spiegò, infatti, che il vero Hess aveva riportato durante la prima guerra mondiale diverse ferite, in quanto era stato colpito da una fucilata al petto e da due pallottole al braccio destro.

Dal giorno in cui Hess si paracadutò in Scozia venne visitato da decine di specialisti, ma nessuno di loro notò la presenza di cicatrici sul suo corpo. È stato inoltre scoperto che la carcassa dell'aereo indicata come il velivolo usato da Rudolf Hess per paracadutarsi in Scozia aveva come numero di matricola la sigla «Njoq», mentre l'aereo usato per la partenza da Augsburg aveva la sigla «Njcll».

Il 18 agosto 1987, infine, alla veneranda età di 93 anni, il prigioniero doveva essere scarcerato, ma incredibilmente, proprio il giorno prima di tornare in libertà, venne trovato impiccato alle sbarre della sua cella con un cavo elettrico.

Il caso fu archiviato come suicidio e i documenti degli archivi militari inglesi su Rudolf Hess sono stati secretati fino al 2030.

Data di Pubblicazione: 11 settembre 2018


Torna su
Caricamento in Corso...