SELF-HELP E PSICOLOGIA   |   Tempo di Lettura: 4 min

E se fossero stelle? Il potere dell'incontro autentico

E se fossero stelle? Il potere dell'incontro autentico - Speciale

Scopri il potere degli incontri autentici e il loro ruolo nel definire chi siamo. Come imparare a riconoscersi nell'altro senza perdersi? Continua a leggere!

L'incontro come trasformazione

E se fossero stelle? Questo libro parla del potere dell'incontro. Quello vero, profondo, possibile. E anche di quegli abbagli che prendiamo quando scambiamo per buono un inganno, un miraggio per una possibilità.

Ci sono incontri che ti trasformano, ti arricchiscono, altri che ti annientano. Se ci pensi, è la chimica della vita. A volte restiamo senza fiato per la meraviglia di chi scopriamo di essere grazie al nostro mescolarci agli altri, altre invece permaniamo in un dubbio melmoso, sentendoci così sbagliati, vero?

In ogni caso, penso ci sia tanta bellezza nell'essere umano, e nel mondo. Mi occupo di relazioni da anni. Non solo di quelle amorose, ma di tutte, proprio tutte: quelle famigliari, di lavoro o di amicizia.

Alla base di ognuna ci sono gli incontri. Riusciti, mancati, temuti, desiderati, rincorsi, evitati, rifiutati, specchiati, disperati, velenosi, talvolta traumatici.

Il mistero dell'incontro e l'abisso della relazione

L'incontro ha una forte componente di mistero: talvolta accende qualcosa dentro di noi, ed è come una magia che arricchisce e da un senso al nostro essere qui.

Altre volte lo vorremmo tanto, ma restiamo impermeabili, in superficie, manchevoli. Nostalgici. La relazione è anche abisso affascinante, ha a che fare col profondo. Altrimenti non è «relazione». Ѐ altro.

Può succedere di impigliarci in rapporti che dapprima sembrano promesse, e poi svaniscono all'alba. Questo accade spesso quando ci illudiamo che siano proprio quelle relazioni a risolverci.

Ti prometto che scopriremo insieme un modo altro, un segreto. Anticipo subito che questo libro non è un manifesto di autonomia emotiva.

relazioni

Siamo esseri sociali

Il mio intento è di fare un'analisi onesta di cosa ci accade quando ci avviciniamo al mondo altrui. Perché è inevitabile, siamo esseri sociali: dell'altro, in virtù della nostra natura gregaria di mammiferi, abbiamo autenticamente bisogno.

Il problema è che all'appuntamento ci andiamo zoppi, mutilati, e pretendiamo che l'altro sia la nostra soluzione invece che la nostra condivisione. Possiamo sanare il nostro modo di incontrarci?

La risposta è: «Certamente sì». Se comprendiamo a fondo i nostri meccanismi. Se impariamo a distinguere quando ci rivolgiamo all'altro in modo autentico e quando invece restiamo sulla soglia, un po' posticci, in superficie. Che è ancora una possibilità.

Ma è necessario sapere a che profondità ci stiamo intercettando gli uni con gli altri. A che grado di intensità e verità ci stiamo o meno connettendo.

Autenticità e profondità nella connessione

In pratica, quanto riusciamo a essere noi stessi in questo scambio? Potrai chiedermi: «Ѐ necessario essere sempre autentici? A chi e a cosa serve?» Ci sono situazioni formali in cui resti, per convenzione, a pelo d'acqua.

Eppure, se tu riuscissi a mantenerti in contatto con la tua autenticità, anche questi brevi sfioramenti avrebbero un altro sapore. E, ti assicuro, ti piaceresti di più tu. Nell'incontro in superficie, spesso, occorre sforzarsi di mantenere un copione. Nella naturalezza non c'è fatica, se ci pensi. C'è un fluire.

A partire da noi stessi, dai nostri genitori, dai famigliari e dagli amici, entriamo in contatto con tante persone nell'arco di una vita, o anche solo di un giorno.

Incrociamo tanti sconosciuti, nei posti pubblici, a scuola, al lavoro, nel tempo libero. Si fanno conoscenze. Con alcune, poi, si approfondisce. Con altre è solo come un soffio leggero, per non vederci mai più.

incontri

Riconoscersi nell'altro per conoscere se stessi

Quando possiamo dire di esserci incontrati davvero?

A questa domanda cercherò di risponderti a mano a mano che leggerai. Intanto ti anticipo quello che sarà un assunto di base per ciò di cui parleremo: non possiamo riconoscere nessuno se non conosciamo prima noi stessi, ma dagli incontri con l'altro, con l'alterità, la conoscenza di sé aumenta via via.

Perciò questo movimento da me a te è indispensabile e imprescindibile per tornare a me. Per restare connessi, insieme. Per arrivare a scoprire chi sono io, ho bisogno di entrambi noi.

Perciò vorrei che tu immaginassi il nostro percorso come il quadro di Escher, Vincolo di unione, che raffigura due volti formati da nastri che continuano l'uno nell'altro, ma - attenzione - ben distinti e differenti.

Ognuno con la propria identità, poiché «incontro» non vuol dire «fusione». E se lo diventa, ahinoi, allora sono guai. Gli incontri mi affascinano, gli scambi mi interessano. Di persone, nel mio lavoro, ne intreccio costantemente.

Apprendo la loro storia dai loro racconti. Conoscersi senza barare, avendo il coraggio di guardare nella profondità vertiginosa del nostro essere, è un processo infinito e complesso.

Vivere è una moltiplicazione immensa e incommensurabile di riflessi, un gioco di specchi che ci rimandano gli uni agli altri.

Data di Pubblicazione: 24 febbraio 2026

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