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Una Esperienza di NDE - La Mia Premorte

Coscienza Oltre la Vita - Anteprima del libro di Pim Van Lommel

Un’esperienza di premorte (NDE) e il suo impatto sulla vita

«C’è una prova sicura che ti dice se la tua missione sulla terra è finita o meno: se sei vivo, non lo è».
Richard Bach

Voglio iniziare questo libro con un racconto tipico di una NDE e del difficile processo di elaborazione che l’ha seguita. Questa NDE fu determinata da serie complicazioni verificatesi durante un parto.

«Le contrazioni iniziarono il 27 settembre 1978. In quel momento ero al nono mese di gravidanza della nostra seconda figlia, come scoprimmo dopo. Tutta la mia gravidanza era stata un caso da manuale. Dopo un po’ di tempo, mio marito ed io, raggiunti dall’ostetrica, ci rechiamo in ospedale. Qui vengo subito condotta in sala parto. L’ostetrica ascolta a intervalli regolari il battito cardiaco del bambino attraverso lo stetoscopio di legno. Si rompono le acque. La sala parto diventa improvvisamente silenziosa. Gli operatori si affrettano attorno a me e iniziano a parlare tra loro a voce bassa, ma in modo concitato. Quando domando cosa sta accadendo, né io, né mio marito riceviamo risposta. Le contrazioni si interrompono, ma io mi sento bene. Nel frattempo ci ha raggiunto il ginecologo, insieme ad altre infermiere. Mio marito e io non abbiamo idea di cosa stia accadendo. Mi viene detto di cominciare a spingere. “Ma non ho contrazioni!” Questo non sembra importare. C’è uno sferragliare di pinze, forbici, vassoi e telini. Mio marito sviene ed è portato fuori dalla sala parto e lasciato in corridoio.

Improvvisamente mi accorgo che sto guardando dall’alto una donna che giace su di un lettino con le gambe appoggiate sui sostegni. Vedo intorno a lei le infermiere e i dottori in preda al panico, vedo tantissimo sangue sul letto e sul pavimento, vedo grandi mani che comprimono forte il ventre della donna, e poi vedo che la donna partorisce un bambino. Il bambino viene subito portato in un’altra stanza. Le infermiere sembrano costernate. Sono tutti in attesa. La mia testa rimbalza all’indietro con forza quando improvvisamente mi viene levato il cuscino. Ancora una volta, provo un grande turbamento. E veloce come se fossi una freccia, volo attraverso un tunnel scuro. Vengo travolta da un sentimento di pace e beatitudine. Mi sento intensamente soddisfatta, felice, calma e piena di pace. Odo una musica meravigliosa. Vedo dei colori bellissimi e dei fiori stupendi di tutti i colori dell’arcobaleno in un grande prato. Al suo estremo c’è una luce bella, chiara e calda. È là che devo andare. Vedo una figura vestita di luce. Questa figura mi sta aspettando e mi porge una mano. Un affettuoso, caldo benvenuto. Mano nella mano, ci muoviamo verso quella luce bella e calda. Poi la figura lascia andare la mia mano, si gira e va via. Sento qualcosa che mi tira dietro. Noto un’infermiera che mi schiaffeggia con forza il viso mentre mi chiama per nome.

Dopo un po’ di tempo realizzo dove sono e apprendo che la mia bambina non sta bene. Nostra figlia non è più viva. Questo ritorno è così doloroso! Vorrei tornare indietro... ma, dove? Il mondo continua a girare.

La mia NDE

La mia NDE era stata causata da un’emorragia verificatasi durante il parto. Inizialmente la perdita di sangue non era stata quasi notata dalle infermiere. Probabilmente tutti erano troppo concentrati sulla nascita della bambina. Intervennero solo all’ultimo momento togliendomi il cuscino da sotto la testa, dandomi del sangue e... e non ho visto altro. Ma a quel punto io avevo raggiunto quel paradiso. Quando ritornai da quel mondo meraviglioso, da quella esperienza stupefacente, l’accoglienza che ricevetti in questo mondo fu fredda, gelida e assolutamente priva d’amore. L’infermiera con cui avevo cercato di condividere la mia bella esperienza la liquidò dicendo che mi avrebbero presto somministrato qualche medicina per aiutarmi a dormire e che poi tutto sarebbe finito. Tutto finito? Io non volevo. Non volevo che tutto finisse. Io volevo tornare indietro.

Il ginecologo mi disse che ero ancora giovane e che avrei avuto ancora tanti altri bambini; dovevo andare avanti e pensare al futuro. Smisi di raccontare la mia storia. Era abbastanza difficile trovare parole per comunicare la mia esperienza, quali parole potevano esprimere cosa avevo vissuto? Ma cos’altro potevo fare? Con chi potevo parlare? Cos’era che non andava in me? Ero diventata pazza?

L’unica persona a cui potei raccontare la mia storia, più e più volte, fu mio marito. Lui mi ascoltò e, anche se non capiva, mi pose delle domande: che cosa mi era successo, che cosa significava quell’esperienza e come poteva essere definita, e se io ero l’unica persona ad averla avuta. Fui, e sono ancora, felice che egli si sia dimostrato un ascoltatore così attento. La mia NDE non rovinò la nostra relazione. E io adesso so che questa è una cosa davvero molto preziosa, parlando di amore incondizionato! Ma io mi sentivo come se fossi l’unica persona che avesse sperimentato una cosa simile. Nessuno mi chiedeva niente; nessuno era interessato. Ad esser sinceri, la mia situazione rendeva tutto più complicato: di fatto, come si reagisce quando ci si aspetta una nascita e invece si riceve la notizia di una morte? Per molte persone già questo è abbastanza duro, anche senza doversi confrontare con un’esperienza come la mia.

Durante quel periodo, vivevo come un automa. Anche se mi prendevo cura di mio marito, della nostra figlia maggiore e portavo a spasso il cane, la mia mente era altrove. La mia mente era concentrata sulla mia esperienza. Come potevo ricongiungermi a essa? Dove potevo riascoltare quella musica meravigliosa, rivedere quei colori stupendi, trovare dei fiori così splendidi, rivedere una luce così sfolgorante, provare nuovamente così tanto amore incondizionato? Ed ero forse pazza a pensare queste cose? Che cosa mi stava accadendo? All’epoca sarei stata immensamente grata agli operatori sanitari anche solo per l’l% di tutte le informazioni che adesso si trovano in tutti i libri e gli articoli sulle NDE! Nel 1978 l’assistenza sanitaria non aveva ovviamente gli stessi alti standard attuali, ma, a parte le normali infermiere, il ginecologo e l’ostetrica, non vidi nessun altro. Il medico di famiglia non venne mai a trovarmi, nemmeno dopo due settimane. Non si mise mai in contatto con me. Forse pensava che andasse tutto bene? Nemmeno io mi recai da lui; dopo tutto, cosa avrei avuto da dirgli? Ero arrivata alla conclusione che la mia esperienza era anormale e che fosse meglio non parlarne. I miei controlli dal ginecologo non evidenziarono alcuna irregolarità. Dal punto di vista meccanico funzionavo ancora bene, e questa era la cosa importante. Non mi furono fatte altre domande.

Così io me ne restai in silenzio.

Così io me ne restai in silenzio

Trascorsi anni in silenziosa ricerca. Quando finalmente trovai in biblioteca un libro che parlava di una NDE, non potevo quasi credere che anche io avessi avuto un’esperienza del genere. Non poteva essere! Avevo smesso di credere a me stessa. Solo molto, molto lentamente trovai il coraggio e la forza di credere di nuovo a me, di fidarmi della mia esperienza e di iniziare ad accettare di integrarla nella mia vita. Non fu facile. Nell’arco degli anni avevo sviluppato una strategia di sopravvivenza piuttosto valida, o piuttosto una strategia di fuga. Ero fuggita dai miei sentimenti, e da me stessa. Mi ero caricata di lavoro. Mi ero anche gettata nello sport, soprattutto nella corsa. Che simbologia perfetta! Stavo correndo via da me stessa e dalla mia NDE. All’inizio questo aveva funzionato molto bene, anche agli occhi del mondo: spesso mi trovavo a stringere il mazzo di fiori sul gradino più alto del podio. Ma non erano quelli i fiori che stavo cercando. Lottavo per fare mie le opinioni degli altri, dei miei colleghi. Il mio conflitto interiore - tra quello che sapevo e quello che provavo - si intensificò. Ogni cosa diventò progressivamente più difficile. Poi intervenne il mio corpo. A causa del sovraccarico e dello stress, passai da quello che consideravo uno stato di burnout a una vera depressione. Venni presa in cura da uno psicologo che usava l’omeopatia. Le coincidenze non esistono: fu il primo operatore sanitario ad ascoltare la mia storia, la mia esperienza. Mi credette e la considerò anzi una cosa normale! Ma questo accadeva più di vent’anni dopo la mia NDE! Mi disse di disegnare la mia esperienza, o di scriverla, per cominciare a elaborarla. Con il suo aiuto compii un affascinante viaggio nel mio sé interiore. Ogni cosa venne accettata e considerata normale. Allora capii di non essere pazza, ma che la mia NDE mi aveva cambiata. Ecco perché la mia paura della morte era completamente scomparsa, in totale antitesi con gli anni precedenti la mia NDE, anni in cui lottavo contro la morte e la paura che essa mi suscitava. Ecco perché ho difficoltà con il concetto di tempo. Da quel momento infatti ho perso il senso del tempo, mentre prima vivevo attaccata all’orologio. Le cose materiali non sono più importanti per me. La sola cosa che conta per me è l’amore incondizionato. E questo è quello che ho sempre avuto con mio marito. Pure di recente ho letto in uno studio che l’amore incondizionato tra gli esseri umani è un’illusione. E loro si rifiutano di credermi! Ecco perché a volte mi sento come una intrusa. Ecco perché sono sempre, specialmente durante le vacanze, in cerca di paesaggi, di colori e di fiori che ho già visto, ma che non riesco più a ritrovare. Ecco perché non riesco a sopportare le discussioni: voglio tornare a quell’atmosfera di pace. Di fatto io sono incapace di avventurarmi in una discussione.

Il mio viaggio interiore mi ha portato a dove sono ora. E ora sono felice di aver vissuto la mia NDE. L'ho accettata come una bella esperienza, come qualcosa che mi ha donato pace e mi ha permesso di essere me stessa, una me stessa che include quell’esperienza. Ora posso gioire della vita, compresa quella esperienza. L’integrare la NDE ha semplicemente reso questo mondo un posto migliore. Fu solo quando iniziai ad accettare e a integrare la mia NDE che riuscii a provare nuovamente il piacere di vivere. I miei pensieri e le mie sensazioni sono importanti, dopo tutto; non sono né stravaganti, né folli. Io ho bisogno di loro per poter ritagliare dal caos, in mezzo alla massa, la mia identità. Naturalmente sento che è mio compito diffondere le conoscenze sulle NDE tra le persone, in particolare tra gli operatori sanitari. Conducendo un piccolo studio tra i medici di famiglia della mia città, restai delusa dal fatto che ancora molti di loro non sanno cosa fare con le persone che hanno avuto una NDE. Ma la cosa più importante per me adesso è che io posso essere quella che sono, con le mie esperienze. Io sono quella che sono, niente di più, ma certamente niente di meno! E questo è un bene».

Questo testo è estratto dal libro "Coscienza Oltre la Vita".

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