Fare Amicizia con la Natura - Vinod e Iyengar
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Fare Amicizia con la Natura

I 9 Segreti della Meditazione - Anteprima del libro di Samprasad Vinod e B. K. S. Iyengar

Comprendere le leggi della natura

Per ampliare la propria visione della meditazione bisogna prima fare amicizia con la natura. In tal senso, la natura può essere la nostra migliore amica, filosofa e guida se sappiamo come rapportarci con lei. Quel che dobbiamo fare è tenere gli occhi aperti e iniziare a guardarci intorno. A poco a poco svilupperemo un legame, diventeremo più meditativi e comprenderemo l’importanza del ruolo svolto dalla natura nelle nostre vite.

È sorprendente vedere come funziona la natura nel quadro immacolato delle sue leggi eternamente incorruttibili, infallibili e inconfutabili, che governano la nostra esistenza individuale e tutto ciò che ci circonda. Imparando da queste leggi e rispettandole, arriviamo a capire quanto hanno da offrirci. I segreti della natura ci si rivelano, a condizione che noi collaboriamo con le sue leggi.

Una volta che sappiamo come imparare dalla natura, possiamo capire che cosa s’intende veramente con ‘apprendimento continuo’. Un apprendimento continuo ci aiuta a maturare una migliore comprensione delle realtà fondamentali della vita fìsica. Mentre impariamo dalla natura, impariamo molto anche su noi stessi, perché noi siamo parte integrante della vasta esistenza cosmica. La meditazione ci aiuta ad apprezzare questa verità.

Stando a stretto contatto con la natura, lentamente impariamo a diventare più aperti. Quest’apertura, insieme con i nostri sforzi nella giusta direzione, porta un grande miglioramento qualitativo nella nostra pratica meditativa quotidiana.

La legge di interdipendenza

A quanto pare, il funzionamento dell’universo è governato da un disegno intelligente, che agisce in conformità con la ‘legge di interdipendenza. Ogni singola parte dell’esistenza è progettata in modo da essere di aiuto a un’altra parte, e la parte che riceve tale aiuto lo ricambierà quando sarà il suo turno.

Perché questo modello funzioni senza problemi, le creature che si aiutano a vicenda dipendono luna dall’altra per tale aiuto. Per esempio, le piante emettono ossigeno - di cui non hanno bisogno per la loro sopravvivenza - e in cambio assorbono anidride carbonica, di cui invece hanno bisogno. Le piante si sbarazzano di qualcosa che non è essenziale per loro, ma che è vitale per la sopravvivenza umana. Allo stesso modo, gli esseri umani emettono anidride carbonica, che a loro non serve per sopravvivere, ma che è essenziale per le piante.

L’affascinante verità di fondo è che è più facile rinunciare a qualcosa che non si vuole che a qualcosa che si vuole terribilmente. Le verdure avariate, il cibo scaduto, gli escrementi fecali eccetera sono prodotti di scarto dannosi e del tutto inutili per gli esseri umani. Ciò che è dannoso, velenoso e addirittura letale per l’uomo è cibo altamente nutriente, vitale, prezioso per le piante.

Il segreto che si cela dietro questo meraviglioso disegno è che le piante e gli esseri umani si aiutano a vicenda a sopravvivere e a crescere, in modo che l’aiuto reciproco non sia un impegno gravoso per nessuno. In maniera simile, il meditatore dovrebbe rendersi conto che ricevere aiuto dagli altri e dare aiuto agli altri è una caratteristica intrinseca della natura. Perciò, non dovrebbe sentirsi diffidente quando riceve aiuto altrui né arrogante quando è lui a offrirlo.

Dopo una pratica regolare di meditazione, si comincia a conoscere meglio se stessi. Di solito, dopo aver conosciuto se stesso, il meditatore vuole condividere la sua conoscenza della meditazione con gli altri. Nel condividere, non dovrebbe mai lasciare che il suo ego si insuperbisca. In verità, non c’è alcun motivo per essere egoisti circa la condivisione, perché chi condivide trae a sua volta beneficio dalla condivisione stessa.

Attraverso questa condivisione, si crea dentro se stessi uno spazio, che viene riempito con nuove conoscenze. Inoltre, si può condividere solo ciò che è già noto per esperienza personale. Ciò che già sappiamo sulla meditazione in un certo senso non ci serve più. Ciò che condividiamo con gli altri è qualcosa di cui non abbiamo più bisogno per noi, perciò quel che stiamo facendo è in linea con la legge della natura. Se rinunciate a qualcosa che a voi non serve, non ce alcun motivo per sentirvi orgogliosi di quel qualcosa. Lbrgoglio di qualunque tipo può compromettere la qualità della pratica meditativa.

Quindi, l’aiuto reciproco è una legge di natura. È più saggio non combattere contro questa legge, ma cooperare di buon grado con essa. È dunque nel nostro interesse maturare un atteggiamento di sincera disponibilità verso gli altri e le altre creature.

Indipendenza e interdipendenza

È affascinante constatare come la legge di indipendenza e quella di interdipendenza coesistano in maniera armoniosa. A prima vista, sono agli antipodi, in realtà si completano a vicenda. Grazie alla legge di indipendenza, ogni creatura è dotata di libero arbitrio nel prendere le proprie decisioni, ma, nel farlo, deve rimanere entro i confini della legge di interdipendenza.

È interessante notare come, da un lato, due opposti quali indipendenza e interdipendenza collaborino in armonia reciproca, mentre, dall’altro, agiscano l’uno contro l’altro. Eppure ce un sottile equilibrio tra le due. La legge di interdipendenza si applica allo stesso modo a tutte le creature e a tutti gli esseri viventi, dal minuscolo verme che striscia sotto i nostri piedi, agli arbusti coltivati con cura in un giardino, agli alberi di un bosco. È applicabile a tutte le creature, selvatiche e addomesticate.

Osservando la grande simbiosi che esiste fra indipendenza e interdipendenza, possiamo imparare una lezione importante. È vero che siamo in grado di proteggere e preservare la nostra personale indipendenza di scelta, ma nel farlo dobbiamo accettare che altri facciano lo stesso e rispettare anche la loro indipendenza.

La minaccia dell'avidità umana

Benché l’interdipendenza sia una legge ineluttabile della natura, a quanto sembra noi esseri umani non siamo disposti né ad accettarla né a rispettarla. Siamo diventati così avidi, così egoisti, che trattiamo Madre Natura come se fosse una nostra proprietà, e continuiamo a escogitare mezzi e sistemi sempre nuovi per sfruttarla di continuo.

Bramiamo tutto ciò che viene prodotto in natura. La nostra avidità non ha limiti. Non siamo soddisfatti del terreno che abbiamo a disposizione e seguitiamo a scavare tutto ciò che sta sotto terra. Vogliamo estrarre tutto il petrolio dalle riserve sotterranee. Vogliamo scavare tutti i minerali, il materiale inorganico, e i metalli. Dagli oceani prendiamo il pesce, aragoste, perle - qualunque cosa su cui riusciamo a mettere le mani. Ce ne infischiamo del rapido disboscamento delle foreste. Spogliamo completamente gli alberi: vogliamo i loro fiori, i loro frutti, le foglie, i tronchi, persino le loro radici. Prosciughiamo gli animali del loro latte senza lasciarne nemmeno un po’ per i loro cuccioli, cui è in realtà destinato. Vogliamo mangiare le loro uova e la loro carne. Li priviamo della pelle, ne estraiamo i denti, e usiamo le loro ossa e la loro pelliccia.

La nostra avidità cresce di giorno in giorno in misura esponenziale. Abbiamo apparentemente perso il senso dell’equilibrio e i nostri pensieri e azioni hanno smarrito la via. Siamo preoccupati solo del benessere degli esseri umani, a scapito del benessere e della sopravvivenza del resto del pianeta e delle sue creature. E stiamo facendo ciò nel più totale spregio della legge fondamentale di interdipendenza. Stiamo prendendo tutto dalla natura, ma senza darle nulla in cambio. Furbescamente dimentichiamo che, così come noi abbiamo bisogno di diverse cose dalla natura, la natura ha bisogno di ricevere in cambio certe cose da noi. Siamo tenuti a prenderci buona cura della natura e garantire anche il suo benessere. L’avidità è pericolosa per noi. È come se ci scavassimo da soli la fossa, pronti per una morte prematura. L’avidità tende a perpetuarsi attraverso gli eccessi, gli stravizi. Gli eccessi consumano la nostra preziosa energia vitale e alla fine ci impoveriscono. Con il risultato che diventiamo schiavi dei nostri sensi. In seguito a questa schiavitù che ci autoinfliggiamo, sfruttiamo noi stessi e soffriamo.

Il modo migliore per prenderci cura della natura è quello di mantenere i nostri bisogni e desideri entro limiti ragionevoli. Prima di tutto, dobbiamo decidere che cosa è davvero ragionevole e che cosa non lo è. L’indagine, però, dev’essere onesta, e individuare la debole linea di demarcazione tra necessità e avidità. È assolutamente possibile che ciò che appare ragionevole a noi possa apparire del tutto irragionevole ad altri e viceversa. Ma ciò è nell’ordine delle cose. Finché siamo leali e onesti con noi stessi, poco importa se altri approvano o no la nostra scelta.

Un meditatore deve sempre essere a conoscenza della compassionevole provvidenza della natura. Se solo sapessimo nutrire una sincera gratitudine verso la natura, avremmo un sicuro successo anche nella meditazione.

Questo testo è estratto dal libro "I 9 Segreti della Meditazione".

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